Politica
Sì di Renzi al partito unico ma Calenda, lo guido io
La fase di accelerazione verso il partito unico del Terzo Polo è ormai cominciata. Italia Viva, dopo la riunione del gruppo dirigente con i parlamentari e i consiglieri regionali, ha dato il suo via libera alla proposta sui tempi avanzata da Carlo Calenda. Il leader di Azione incassa l’ok e commenta: “non ne dubitavo, sono molto felice”. Matteo Renzi conferma così il suo “impegno” e rilancia in vista del prossimo comitato della Federazione: “daremo i nostri suggerimenti perché il processo sia il più aperto e inclusivo possibile”. L’appello di Italia Viva è ad allargare al massimo il cantiere in costruzione, evitando la somma algebrica dei due partiti. Restano da chiarire anche il nome e il simbolo della nuova formazione politica. Italia in Azione? “No, quello era un working name”, chiarisce Calenda. “Ci sono tante ipotesi”, aggiunge, tra cui anche “liberaldemocratici”. Renzi ironizza: “il Terzo Polo, troverà un nome più sexy, più affascinante”. Intanto, l’intesa sul cronoprogramma c’è. A marzo verrà costituito il comitato per scrivere il manifesto dei valori. Da aprile cominceranno i lavori per fissare le regole della costituente. Da luglio a settembre si prevede l’apertura delle iscrizioni. A ottobre, infine, il congresso verso il partito unico.
Questi i passaggi della proposta di Azione, approvata oggi dalla riunione presieduta da Renzi. Italia Viva ha fatto sapere che convocherà la sua Assemblea nazionale già tra maggio e giugno per approvare formalmente il manifesto e la carta dei valori. Con le tappe ormai cadenzate, rimane da trovare l’accordo sulla leadership e sul metodo di selezione della classe dirigente. Calendaha fatto il suo passo avanti, ricordando quello fatto nella direzione opposta dal suo alleato Renzi. Sul ruolo dell’ex premier, il leader di Azione ha commentato: “non è negli organi della Federazione, fa altro”. Aggiungendo: “al momento il partito lo guido io, in ticket con Elena Bonetti”, ma “se ci saranno donne che si vogliono candidare sarà un processo aperto”. Di “processo” si parlerà nel prossimo comitato politico della Federazione la prossima settimana. Lì, Italia Viva porterà i suoi “suggerimenti finalizzati ad allargare al massimo la costruzione” del partito e “raccomanderà massima apertura”. L’invito è a coinvolgere liberali, popolari e “tutti i riformisti”. Lo sguardo è soprattutto rivolto a +Europa, il cui segretario Riccardo Magi conferma interesse verso il progetto. Ma resta cauto. “Il metodo è importante, non ci siano ultimatum”, commenta in Transatlantico. Il leader di +Europa continua a essere scettico sulla maturazione del processo in autunno, ritenendo più realizzabile una lista elettorale congiunta per le prossime europee. Della stessa idea Emma Bonino, propensa piuttosto a “un’alleanza elettorale”.
Magi, intanto, plaude alla sottoscrizione arrivata dal Terzo Polo della sua proposta di legge sui migranti, chiarendo che le intese si trovano su comuni “battaglie liberali”. Renzi invita anche chi “è fuori” dai due partiti, a lavorare “insieme sulle idee”. Italia Viva e Terzo Polo hanno cominciato mettendo sul tavolo le prime tre proposte congiunte sul Servizio sanitario nazionale. Su temi come quello della sanità, dice Calenda, “c’è la possibilità e il dovere di lavorare insieme”. L’appello oltrepassa i confini del partito unico e si rivolge anche alle altre forze politiche dell’opposizione. Ma la linea rimane quella di condividere “singoli dossier”, “altra cosa è un’alleanza politica”.
Politica
Mattarella ricorda Borsellino: «La Repubblica ha sconfitto il disegno eversivo della mafia»
Nel 34esimo anniversario della strage di via D’Amelio, il presidente Sergio Mattarella ricorda Paolo Borsellino e gli agenti della scorta: «Sono parte della coscienza democratica della Repubblica».
«La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese». È il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel trentaquattresimo anniversario dell’eccidio in cui furono uccisi il magistrato Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.
Secondo il capo dello Stato, l’attentato del 19 luglio 1992 rappresentò «il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani».
Il ricordo degli agenti della scorta
Mattarella ha ricordato, uno per uno, i cinque servitori dello Stato morti insieme a Borsellino: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
I loro nomi, ha sottolineato il presidente, «sono iscritti per sempre nella memoria della Repubblica».
Il capo dello Stato ha espresso solidarietà e vicinanza ai familiari di quanti, nelle forze di polizia, nella magistratura e nelle istituzioni, hanno difeso il Paese «dal cancro mafioso».
«La Repubblica si è dimostrata più forte»
Mattarella ha ricordato che il progetto eversivo perseguito dalla mafia fu sconfitto grazie al sacrificio e all’impegno di uomini e donne dello Stato.
«La Repubblica ha dimostrato di essere più forte», ha affermato il presidente, ricordando la cattura e la condanna di carnefici e mandanti.
Falcone e Borsellino simboli della riscossa civile
Nel messaggio del Quirinale, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vengono indicati come «simboli della riscossa civile del Paese».
Con la loro professionalità e il loro coraggio, ha ricordato Mattarella, riuscirono a istruire processi che prima non si riuscivano a celebrare e contribuirono a dotare lo Stato di strumenti più avanzati nella lotta alle organizzazioni mafiose.
La cultura della legalità
Falcone e Borsellino, ha concluso il presidente, hanno seminato una cultura della legalità destinata soprattutto alle nuove generazioni.
Il loro insegnamento dimostra che la logica mafiosa deve essere contrastata fin dai comportamenti quotidiani e nelle scuole. «Il loro impegno è parte della coscienza democratica della Repubblica».
In Evidenza
Rapporto Ue, allarme sull’indipendenza della Rai e sulla libertà di stampa in Italia
La Commissione europea riconosce alcuni progressi dell’Italia, ma segnala rischi per l’indipendenza e la sostenibilità finanziaria della Rai, l’assenza di riforme sulla diffamazione e sulle fonti giornalistiche e il persistere di aggressioni e intimidazioni contro l’informazione.
Politica
Legge elettorale, Renzi apre a Calenda ma Azione chiude: «Restiamo al centro»
Matteo Renzi invita Carlo Calenda a entrare nella coalizione di centrosinistra, ma il leader di Azione respinge duramente l’offerta. Sullo sfondo, la nuova legge elettorale spinge le forze minori ad aggregarsi per non disperdere i voti.
La nuova legge elettorale riaccende lo scontro tra Matteo Renzi e Carlo Calenda e trasforma il futuro dell’area centrista in un duello personale e politico.
Il leader di Italia Viva apre le porte della sua “tenda riformista” ad Azione e invita tutto il centrosinistra a mettere da parte divisioni e veti. Calenda risponde con un attacco durissimo, accusando l’ex presidente del Consiglio di cercare soltanto un passaggio verso la prossima posizione di potere.
Renzi: «Porte spalancate a Calenda»
Renzi sostiene che il centrosinistra debba presentarsi unito alle prossime elezioni politiche. Il rischio, avverte, sarebbe una nuova vittoria della destra, con Giorgia Meloni proiettata verso il Quirinale e Roberto Vannacci a Palazzo Chigi.
Il senatore invita quindi gli alleati a smettere di polemizzare e a prepararsi ad accogliere anche Calenda. Non rinuncia però alla provocazione, sostenendo che il leader di Azione sarebbe solito cambiare posizione alla vigilia della presentazione delle liste.
L’obiettivo dichiarato è costruire un’area riformista capace di bilanciare le componenti più radicali del centrosinistra e di contribuire alla conquista del premio di maggioranza.
La replica di Calenda: «Cerchi un taxi per la prossima poltrona»
La risposta di Calenda è arrivata con toni molto più duri. Il leader di Azione ha accusato Renzi di voler utilizzare l’alleanza come un «taxi» verso la prossima poltrona e di essere pronto a piegarsi a Giuseppe Conte e ad Alleanza Verdi e Sinistra pur di rientrare nella coalizione.
Calenda ha inoltre evocato i rapporti professionali avuti in passato da Renzi con governi stranieri e lo ha accusato di essere disposto a tradire gli alleati subito dopo il voto.
«Fai la cortesia di tenerci fuori dalle tue convulsioni», è il senso della replica. Azione, ha ribadito, intende restare nella posizione nella quale ritiene di essere stata collocata dagli elettori: il centro.
Richetti: «Non governiamo con chi non sostiene Europa e Ucraina»
Anche Matteo Richetti esclude l’ingresso di Azione nel campo largo alle condizioni prospettate da Renzi.
Il capogruppo del partito afferma di non voler governare con forze che pongono veti, non sostengono con chiarezza l’Europa e l’Ucraina oppure mantengono rapporti politici con Conte o Vannacci.
Azione, sostiene Richetti, preferirebbe restare fuori dalla coalizione piuttosto che partecipare a un’unione giudicata incoerente rispetto alla propria identità liberal-democratica ed europeista.
La norma che penalizza i partiti più piccoli
Dietro lo scontro c’è soprattutto una modifica alla nuova legge elettorale approvata dalla Camera.
La norma stabilisce che, nel calcolo dei voti necessari alla coalizione per ottenere il premio di maggioranza, non vengano conteggiate le liste collegate che restano sotto il 3%. Fa eccezione soltanto la lista che, tra quelle escluse, ottiene il risultato più alto.
Con il sistema attualmente in vigore, invece, i voti delle liste comprese tra l’1 e il 3% contribuiscono al risultato complessivo della coalizione, pur non consentendo alla singola forza politica di eleggere parlamentari.
La modifica è stata presentata come uno strumento contro la frammentazione, ma costringe di fatto i partiti minori ad aggregarsi in contenitori più ampi per evitare che i loro consensi vadano completamente dispersi.
Renzi favorito come federatore dei piccoli
La nuova soglia potrebbe favorire Italia Viva e Casa Riformista, che dispongono di una struttura politica nazionale e potrebbero diventare il punto di raccolta di diverse formazioni minori.
Tra i soggetti chiamati a valutare una lista comune vengono indicati Casa Riformista, +Europa e il progetto civico promosso da Alessandro Onorato. Renzi potrebbe così assumere il ruolo di federatore dell’area moderata del centrosinistra.
L’aggregazione permetterebbe di superare la soglia del 3% e di far concorrere tutti i voti alla conquista del premio. Allo stesso tempo, ridurrebbe il potere contrattuale dei piccoli partiti, che non potrebbero più presentarsi separatamente confidando nella possibilità di contribuire comunque al risultato della coalizione.
Una riforma ancora modificabile al Senato
La legge elettorale approvata in prima lettura prevede un sistema proporzionale con liste bloccate e un premio di maggioranza attribuito alla coalizione che raggiunga almeno il 42% dei voti. Il premio sarebbe di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro i limiti indicati dal testo.
Il provvedimento deve però essere esaminato dal Senato e potrebbe subire nuove modifiche. La stessa maggioranza ha già aperto alla possibilità di correggere alcuni punti dopo la sconfitta subita alla Camera sull’emendamento relativo alle preferenze, bocciato per un solo voto.
Lo scontro tra Renzi e Calenda dimostra comunque che gli effetti politici della riforma sono già iniziati. Prima ancora dell’approvazione definitiva, la nuova legge sta obbligando i partiti minori a scegliere tra aggregazione, isolamento e rischio di irrilevanza.


