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Procida Capitale, chiusura con il piatto celebrativo fatto con lo chef Nino Di Costanzo

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Una chiusura con il botto, con la presentazione di “Un piatto per Procida”: un servizio di piatti in porcellana realizzato dai maestri artigiani e dai giovani allievi dell’Istituto “Caselli” di Napoli, in collaborazione con lo chef Nino di Costanzo e il maestro caseario Giuseppe Iaconelli.
Un piatto d’autore per Procida, un progetto programmato e finanziato dalla Regione Campania (POC 2014-2020), attraverso la Scabec e nell’ambito di Procida Capitale italiana della Cultura 2022.
Partendo da un concept proposto dall’associazione “L’albero fiorito”, il progetto ha messo in dialogo tradizione, design e le eccellenze enogastronomiche del territorio con le abili maestrie manifatturiere dell’Istituto Superiore a indirizzo raro “Giovanni Caselli”, erede della Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte, che ha immaginato un piatto in porcellana dipinta a mano a terzo fuoco, realizzato dallo staff dei maestri artigiani e dei giovani artieri della scuola.

Armida Filippelli. Assessore alla Formazione Professionale della Regione Campania

 

Il progetto è stato fortemente voluto dall’assessore alla Formazione professionale della regione Campania, Armida Filippelli che è stata direttore del Caselli, e dal suo collega al Turismo Felice Casucci: si tratta di un servizio di piatti degno del ricordo di una grande manifestazione, creato ad hoc per accogliere una pietanza immaginata da due eccellenze dell’enogastronomia campana: lo chef Nino di Costanzo, icona del food italiano,due stelle Michelin con il suo “DaNi maison” a Ischia,  e il maestro caseario Giuseppe Iaconelli.

Nino Di Costanzo

I maestri sono stati coinvolti nella ideazione e realizzazione del piatto, inteso come quel cibo che sappia veicolare il claim di Procida 2022 “La cultura non isola”, perché anche la tavola mette in risalto la capacità del luogo di esprimere cultura e di esplorare nuove forme di narrazione, contamina tradizione e risorse locali con culture diverse, unisce eccellenze artigianali differenti, vuole legare evento e prospettive, essere un esempio di creatività e di progettazione. La cultura non isola, infine, perché lega terra e mare. Con un “Piatto per Procida” si vuole dare una nuova visione sull’importanza delle culture materiali dei luoghi; il cibo è cultura tout court e la cultura è risorsa di innovazione e inclusione.


Alla presentazione Felice Casucci, assessore al Turismo e alla Semplificazione amministrativa della Regione Campania, Armida Filippelli, assessore alla Formazione Professionale della Regione Campania, Pantaleone Annunziata, amministratore unico della Scabec, Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, Raimondo Ambrosino, sindaco di Procida, Leonardo Costagliola, assessore al Turismo, alle Attività Produttive e alla Mobilità del Comune di Procida, lo chef Nino di Costanzo e il maestro caseario Giuseppe Iaconelli.

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Vino: Consorzio, valore 1 miliardo obiettivo sistema Amarone 

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 La corsa in valore dell’Amarone e dei vini Valpolicella sembra non volersi fermare agli attuali 600 milioni di euro. “Obiettivo è raggiungere un miliardo di euro, e il sistema se lo merita” ha detto, a margine di Amarone Opera Prima, il produttore Riccardo Pasqua che guarda con ottimismo al consolidarsi sui mercati esteri del re dei vini veronesi. “Obiettivo nei nostri orizzonti – conferma il presidente del Consorzio vini Valpolicella Christian Marchesini – visto che nel 2021 abbiamo venduto 3,5 milioni di bottiglie in più della produzione annua, e ci siamo giocati le scorte di un vino che sa invecchiare bene. Ci stiamo vendendo anche le vecchie annate, e il prezzo dei nostri vini – osserva – non potrà che salire. Per la corsa della domanda e per l’aumento dei costi energetici e delle materie prime. Noi siamo fortunati, il vetro verde si trova, quello trasparente meno, ma sono aumentate tutte le forniture. Il mercato però – conclude con soddisfazione il presidente del Consorzio vini Valpolicella Marchesini – ci sta già riconoscendo più valore, persino negli sfusi i listini sono cresciuti del 30% circa, e le vendite dirette sul territorio restano in equilibrio”.

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Chi mangia sano butta meno cibo

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Mangiare sano e bene, prima regola. Poi, fissare un menu dei 7 giorni, cuocere tutto una volta a settimana, fare la spesa con una lista per evitare di comprare cose inutili o doppioni, leggere attentamente le istruzioni riportate in etichetta, e se si mangia al ristorante chiedere senza esitazione la family bag, come ricorda il vademecum di federalimentare. Sono solo alcuni degli accorgimenti lanciati da organizzazioni e istituzioni con linee-guida, vademecum, appelli, indagini in vista della X Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio. Secondo una ricerca del Crea, (Consiglio per la ricerca in agricoltura) condotta su un campione di 2869 adulti, chi segue le linee-guida per una sana alimentazione butta via meno cibo e aiuta il pianeta, oltre a mangiare meglio. C’è da dire, però, che i consumatori sono diventati più oculati. Nelle case degli italiani lo spreco alimentare è sceso del 12% rispetto ad un anno fa, anche come risposta alla corsa dell’inflazione, per un valore complessivamente di 6,48 miliardi di euro.

Una cifra, secondo il report ‘Il caso Italia’ 2023 di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, che arriva a 9,3 miliardi considerando le perdite lungo la filiera, dal campo alla catena dell’industria alla distribuzione. E sulla base dei nuovi dati che si riferiscono al mese di gennaio 2023, gli italiani gettano in media 524,1 grammi pro capite a settimana di cibo contro i 595,3 grammi della scorsa indagine, o circa 75 grammi di cibo al giorno e 27,253 kg annui. Mentre secondo l’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Campagna Spreco Zero, nel report ‘Il caso Italia’ 2023 , l’86% degli italiani si impegna a consumare tutto quello che cucina e a mangiare anche gli avanzi. Anche gli chef fanno la loro parte. La Federcuochi ha lanciato l’appello “Chef Spreco Zero”, rinnovando l’appello a tutti i suoi chef verso lo ‘spreco zero’, attraverso un utilizzo consapevole delle risorse alimentari, incentivando ricette basate sul recupero del cibo avanzato, sull’ottimizzazione degli ingredienti e su una gestione più razionale degli acquisti. La lotta allo spreco alimentare è anche un obiettivo del Governo “per favorire la distribuzione degli eccessi a chi ne ha bisogno”, ha detto oggi il Ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida. “Sono necessarie un’attenta analisi scientifica alla base, una corretta informazione e una formazione ad hoc che parta dalle scuole” E infine, fa sapere il fondatore Spreco Zero, l’agroeconomista Andrea Segrè, “non è lontano l’obiettivo Onu di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030” .

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Vino, l’Ue lavora a nuove etichette

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Il 2023 parte in salita per il settore vino che, dopo il lockdown e i rincari delle materie prime ed energetici, rileva in corso di navigazione falle normative con nuove burrasche all’orizzonte sul fronte dell’etichettatura e della promozione. “È in corso un attacco alla dieta mediterranea e l’Italia deve difendere i propri interessi, anche commerciali” ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani confermando di aver avuto uno scambio di vedute col collega irlandese a proposito della etichettatura sul vino.

“”Serve trovare una soluzione che tuteli la salute ma non colpisca la produzione agroindustriale del vino che nel nostro Paese è fondamentale anche per le esportazioni. Metteremo in contatto i nostri ministeri dell’agricoltura e i ministeri competenti per vedere se possiamo aprire un dialogo e un confronto coi colleghi irlandesi”, ha precisato il vice premier. Intanto i produttori italiani cominciano a temere un passaggio dalla padella alla brace visto che il portavoce della Commissione europea Stefan De Keersmaecker, pur premettendo che “nessuno è contro il vino”, ha poi precisato che il Piano Ue prevede una riduzione del consumo dannoso di alcol “di almeno il 10% entro il 2025”. “L’etichettatura – ha proseguito il portavoce di Bruxelles – è un argomento molto importante e abbiamo già annunciato nella Strategia Farm to Fork e nel Piano per battere il cancro che lavoriamo a una revisione” delle norme Ue in materia. Su questo aspetto, ha annunciato De Keersmaecker, “una valutazione di impatto è in preparazione, e il lavoro tecnico è in corso”.

La proposta sulle nuove etichettature, sia nutrizionali che alcoliche, è attesa a fine 2023 ma oggi Unione Italiana Vini si dichiara delusa. “Dichiarazioni cerchiobottiste” tuona il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, rivolgendo un appello alle istituzioni italiane, a partire dal ministero della Salute, affinché “esprimano la propria posizione su un tema che non deve più originare equivoci”. Nell’ambito del dibattito sul rapporto tra alcol e salute Federvini sottolinea “la necessità di riconoscere tale distinzione, indipendentemente dalla tipologia di bevanda alcolica. Altrimenti si rischia una deriva priva di fondamenti scientifici che potrebbe portare all’introduzione di health warning persino su farmaci contenenti alcol o sui babà napoletani”. “Anche altri Paesi sono con noi nella battaglia, noi più degli altri perché difendiamo una eccellenza che non può essere globalizzata” fa sapere il presidente della 9/a Commissione del Senato, Agricoltura e produzione agroalimentare, Luca De Carlo. Sull’etichettatura “le ambiguità non ci fanno bene” così come “temiamo ideologismi sui pesticidi” sottolinea Caterina Avanza, responsabile del neonato gruppo Agricoltura di Azione di Carlo Calenda. Mentre in Italia continua la polemica sulle affermazioni di virologi-vinologi come la biologa Antonella Viola secondo la quale “bere un paio di bicchieri fa rimpicciolire il cervello”. Ha trovato l’assist dell’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, mentre hanno preso distanza da queste affermazioni l’infettivologo Matteo Bassetti, il mondo produttivo, il leghista Gian Marco Centinaio, Assoenologi e quattro Consorzi del vino pugliese lamentando “terrorismo e disinformazione”.

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