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Estate e benessere della pelle: l’alimentazione giusta per proteggersi

Durante l’estate, la pelle è esposta a vari stress ambientali, ma possiamo proteggerla e mantenerla sana anche attraverso l’alimentazione. Una dieta ricca di antiossidanti e seguendo i principi della dieta mediterranea può fare la differenza.

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L’estate è sinonimo di passeggiate all’aria aperta, bagni di sole e di mare, un mix perfetto per il benessere di corpo e mente, ma non sempre favorevole per la pelle. Tuttavia, possiamo aiutare la nostra epidermide a rimanere sana, protetta e bella attraverso una corretta alimentazione.

Antiossidanti: i guardiani della pelle

Gli antiossidanti sono fondamentali per la salute della pelle. «Sono gli elementi che conferiscono colore a frutta e verdura», spiega Stefano Erzegovesi, nutrizionista e psichiatra. Esempi comuni sono:

  • Antocianine: conferiscono il colore blu e violetto ai mirtilli.
  • Clorofille: danno il verde scuro agli spinaci.
  • Carotenoidi: rendono arancioni le albicocche.

Ogni pianta ha i suoi specifici antiossidanti. È importante consumare una varietà di antiossidanti, piuttosto che grandi quantità di pochi tipi. Questo principio si applica anche agli integratori, che non possono sostituire l’effetto benefico di una dieta variata e bilanciata.

Il collagene: mito e realtà

Il collagene, essenziale per la tonicità e l’elasticità della pelle, è una proteina presente in tutte le parti gelatinose della carne o del pesce. Tuttavia, quando consumato attraverso la dieta, viene scisso in aminoacidi e non ha lo stesso effetto diretto sul collagene della pelle.

Dieta mediterranea “povera”

La migliore alimentazione per la pelle è quella che promuove anche la salute generale: la dieta mediterranea “povera”. Questa dieta prevede che il 50% delle proteine sia di origine vegetale. Questo tipo di alimentazione non solo aiuta la pelle, ma è anche benefica per la circolazione, la prevenzione dei tumori e il benessere cerebrale.

Idratazione e antiossidanti

Mantenersi idratati è cruciale durante l’estate. Bere acqua arricchita di antiossidanti, come tè verde, infusi di erbe e anche caffè, può contribuire a questo obiettivo.

Abbronzatura e protezione UV

Per chi desidera un’abbronzatura dorata, i carotenoidi presenti in albicocche, carote, pomodori, melone e anguria possono creare uno strato protettivo a livello dell’epidermide, conferendo un colore più dorato all’abbronzatura. Tuttavia, è importante ricordare che la vera protezione dai raggi UV viene dalla schermatura solare.

Antiossidanti


In sintesi, per proteggere la pelle in estate, è fondamentale seguire una dieta ricca di antiossidanti e bilanciata secondo i principi della dieta mediterranea. Questo, insieme a una corretta idratazione e all’uso di protezioni solari, può aiutare a mantenere la pelle sana e bella.

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Milano tra longevità e fragilità: sport e inclusione al centro della strategia sul benessere urbano

Milano conferma i suoi primati in termini di longevità e qualità della vita, ma mostra anche criticità strutturali che richiedono una risposta politica fondata su investimenti mirati in sport, prevenzione e inclusione sociale. È il quadro emerso dal Forum ospitato ieri alla Palazzina Appiani dell’Arena Civica, il più antico centro sportivo tuttora attivo in Europa. […]

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Milano conferma i suoi primati in termini di longevità e qualità della vita, ma mostra anche criticità strutturali che richiedono una risposta politica fondata su investimenti mirati in sport, prevenzione e inclusione sociale. È il quadro emerso dal Forum ospitato ieri alla Palazzina Appiani dell’Arena Civica, il più antico centro sportivo tuttora attivo in Europa.

Il Forum e il progetto Milano Wellness City 2030

L’appuntamento, promosso dalla Wellness Foundation e da Technogym, in collaborazione con il Corriere della Sera e con il patrocinio del Comune di Milano e della Fondazione Milano Cortina 2026, ha riunito istituzioni, accademici, mondo scientifico e sportivo attorno alla presentazione del report Milano Wellness City 2030.

L’evento, introdotto da Daniele Manca, vicedirettore del Corriere della Sera, ha rappresentato la prima analisi socio-economica sul benessere urbano della città, seguita da tre sessioni di lavoro dedicate a salute, stili di vita e legacy olimpica.

I protagonisti

Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri, il rettore dell’Università Bocconi Francesco Billari, la rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto, il presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò, oltre agli assessori comunali Emmanuel Conte, Lamberto Bertolé e Martina Riva. Presenze anche dal mondo dello sport e della scienza, con il campione olimpico Filippo Tortu, il docente di medicina Sergio Harari e l’immunologo Alberto Mantovani.

I dati sulla longevità e le ombre sulla salute

Il report conferma i livelli elevati di aspettativa di vita:

  • 82,7 anni per gli uomini e 86,7 per le donne, superiori alle medie lombarde e nazionali.

Meno incoraggiante, però, il divario tra vita lunga e vita in salute: in Lombardia il gap arriva a 21,9 anni per gli uomini e 28,3 per le donne. A pesare è soprattutto l’elevato numero di malattie croniche, che a Milano raggiunge 687.037 casi, destinati ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione.

Oggi il 70-80% della spesa sanitaria è assorbito dalla cura delle patologie croniche non trasmissibili, mentre la prevenzione riceve risorse marginali. Preoccupano anche i dati su salute mentale e solitudine, con una persona su quattro fisicamente inattiva.

La sfida culturale e politica

«Il nostro Paese ha l’opportunità di diventare un riferimento mondiale del benessere — ha affermato Nerio Alessandri, fondatore e presidente della Wellness Foundation e di Technogym — e Milano ha tutte le carte in regola per fare da apripista». L’obiettivo di Milano Wellness City 2030 è in primo luogo promuovere un cambiamento culturale, spostando l’asse dalle cure alla prevenzione e integrando sport, salute e politiche urbane.

Il messaggio che arriva dal Forum è chiaro: la longevità da sola non basta. Senza un investimento strutturale in stili di vita attivi, inclusione sociale e benessere mentale, anche una città ai vertici delle classifiche rischia di vedere crescere fragilità e disuguaglianze. Milano, in vista anche dell’eredità olimpica di Milano-Cortina 2026, è chiamata a trasformare i numeri in politiche pubbliche di lungo periodo.

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Dieta mediterranea, l’Onu istituisce la Giornata Internazionale: si celebrerà ogni 16 novembre

L’Assemblea generale dell’Onu istituisce la Giornata Internazionale della Dieta mediterranea, da celebrare il 16 novembre, riconoscendone valore culturale e benefici per la salute.

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La Dieta mediterranea diventa ufficialmente una Giornata Internazionale delle Nazioni Unite. L’Assemblea generale dell’Onu ha adottato la risoluzione che ne istituisce la celebrazione annuale il 16 novembre, data che coincide con l’anniversario del riconoscimento Unesco avvenuto 15 anni fa, quando questo modello alimentare è stato inserito nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Si tratta di un ulteriore riconoscimento internazionale per un modello alimentare considerato non solo equilibrato e salutare, ma anche espressione di un patrimonio culturale vivente, fondato su saperi tradizionali, pratiche locali e valori di condivisione.

Il ruolo dell’Italia e il sostegno internazionale

L’Italia ha promosso l’iniziativa insieme a un gruppo di Paesi dell’area mediterranea, pochi giorni dopo l’iscrizione della Cucina italiana nella Lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. A darne notizia è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando come la Dieta mediterranea rappresenti “espressione della nostra identità e della nostra filiera”.

Alla risoluzione hanno aderito 35 Paesi co-sponsor, con Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Libano, Marocco, Portogallo, San Marino, Spagna e Tunisia nel ruolo di co-facilitatori. In aula si sono aggiunti ulteriori 12 Stati, tra cui Egitto, Israele, Iran, Emirati Arabi Uniti, Mali, Burundi, Congo, Gibuti e Palestina.

Il plauso di Fao e mondo agricolo

La Fao ha accolto positivamente il riconoscimento, evidenziando come le diete territoriali possano offrire benefici per la salute umana e la sostenibilità, contribuendo ad affrontare sfide globali come sprechi alimentari e obesità. Per Coldiretti e Filiera Italia si tratta di “un risultato storico” e di “un passo importante nella lotta contro la diffusione degli alimenti ultra formulati”, a favore di un’alimentazione sana e naturale.

Un patrimonio millenario

Da oltre duemila anni la Dieta mediterranea rappresenta un insieme di conoscenze e tradizioni che spaziano dall’agricoltura alla pesca, dall’allevamento alla conservazione e preparazione dei cibi. Pur nelle sue numerose varianti regionali, condivide principi comuni: largo uso di frutta e verdura fresca, cereali integrali, legumi, noci e olio d’oliva; consumo moderato di pesce, pollame, latticini, carne e uova; limitazione dei dolci.

I benefici per la salute sono documentati da decenni, a partire dagli studi pionieristici di Ancel Keys negli anni Sessanta, che ne dimostrarono l’efficacia nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, oltre a una minore incidenza di diabete, alcune forme di cancro e depressione.

Le criticità e il calo di adesione

Nonostante il riconoscimento internazionale, la Fao avverte che questo patrimonio si sta indebolendo a causa della globalizzazione, dell’urbanizzazione e dei cambiamenti negli stili di vita. Nei Paesi del Mediterraneo si registrano oggi tassi di sovrappeso e obesità, sia infantile sia adulta, superiori alla media.

Il trend negativo riguarda anche l’Italia: secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune, meno di un italiano su cinque segue oggi i principi della Dieta mediterranea. A ciò si aggiungono una maggiore propensione al consumo di alcol e la difficoltà a ridurre il fumo.

Una giornata per rilanciare lo stile di vita mediterraneo

L’istituzione della Giornata Internazionale del 16 novembre punta dunque non solo a celebrare un patrimonio culturale riconosciuto a livello globale, ma anche a rilanciare uno stile di vita che unisce alimentazione, salute, sostenibilità e identità dei territori, in un momento in cui questi valori appaiono sempre più fragili.

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Cucina italiana patrimonio Unesco, Chef Palamaro: “Un onore, ma soprattutto una responsabilità”

Pasquale Palamaro, chef stellato dell’Indaco di Ischia, commenta il riconoscimento Unesco alla cucina italiana: “Un patrimonio vivo che richiede responsabilità, ricerca e autenticità”.

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Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco trova un forte riscontro nel mondo dell’alta cucina. Per Pasquale Palamaro, chef stellato dell’Indaco all’hotel della Regina Isabella di Lacco Ameno, isola di Ischia, si tratta di “un risultato straordinario, che ne sottolinea il valore culturale nel mondo”. Una conquista che, spiega, non rappresenta solo un motivo di orgoglio ma anche una responsabilità per chi ogni giorno interpreta la tradizione gastronomica italiana.

“Un patrimonio vivo: territori, tecniche, identità”

Per Palamaro, la cucina italiana non è un semplice repertorio di ricette ma “un patrimonio vivo fatto di territori, gesti, tecniche e identità”. Da qui la necessità, per gli chef, di continuare a investire nella ricerca, nella sostenibilità e nella purezza del gusto. “È un invito a custodire e allo stesso tempo a innovare con consapevolezza”, osserva lo chef, sottolineando come il riconoscimento dell’Unesco rafforzi il legame tra cucina e cultura italiana.

Formazione, filiere e comunicazione: le priorità per il futuro

Di fronte a un patrimonio riconosciuto a livello mondiale, secondo Palamaro servono tre direttrici fondamentali: formazione, filiere e comunicazione autentica. Una strategia che, afferma, permette di trasmettere i valori della cucina italiana in modo solido e credibile, mantenendo il radicamento nei territori e garantendo qualità nelle produzioni. Non possiamo improvvisare, occorre programmare e strutturare questo risultato straordinario.

Ischia come origine e identità gastronomica

Il percorso di Palamaro nasce a Ischia, “dalla montagna, l’Epomeo, e dal mare, il regno di Nettuno”, due elementi che hanno plasmato la sua cucina. “È dalla sobrietà dei sapori e dalla natura che ti obbliga a essere essenziale che nasce una cucina di saperi e di sapori”, racconta. Ogni scelta gastronomica è legata alla valorizzazione dei prodotti del territorio, ereditati dalle tradizioni degli avi e interpretati con rigore: “Ho sempre cercato l’essenza dei prodotti, senza sovrastrutture, senza alterare nulla”.

Un dialogo globale con radici italiane

Ischia rappresenta il punto di partenza di un percorso che oggi si apre al mondo. “Il dialogo è ormai globale e la cucina italiana ha sempre avuto questa universalità che l’Unesco oggi le riconosce”, conclude Palamaro. Un riconoscimento che, per lo chef, non celebra solo il passato ma indica la direzione del futuro: un’Italia che valorizza le sue radici e le porta nel mondo con autenticità.

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