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Ambiente

Coronavirus, i sindaci di Capri-Anacapri: è una occasione per tutela mare

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“La vicenda covid-19 restituisce come un’immagine nuova di natura e ambiente ed offre una nuova occasione. Capri deve ripartire da qui, per poter finalmente riscattarsi da un selvaggio sfruttamento delle sue bellezze dando risposte finalmente veloci e rapide. Con questo spirito attendiamo di condividere il crono-programma per istituire l’area marina protetta dell’isola di Capri”. Cosi’ in una lettera i sindaci di Capri ed Anacapri in una lettera inviata al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che si dichiarano pienamente d’accordo con le posizioni del rappresentante del governo per un’accelerazione dell’istituzione dell’area marina protetta di Capri. “Ci rivolgiamo a lei per rinnovarle la piena attenzione delle amministrazioni su questa iniziativa e la piu’ ampia disponibilita’ come gia’ concordato nella riunione svoltasi a Roma il 14 gennaio presso la direzione generale del ministero del mare e delle coste da lei guidata”, sottolineano gli amministratori locali.

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Ambiente

Si chiama Selma la foca in arrivo per Natale allo zoo di Napoli

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Una nuova foca vitulina sta per arrivare allo zoo di Napoli, si chiama Selma e verrà a far compagnia ad Halos: lo Zoo di Napoli, nonostante il duro periodo che tutti stiamo vivendo, non smette di investire sul benessere animale, sull’animal welfare. Questa volta è toccato alla vasca di Halos, Phoca vitulina, ospite del giardino zoologico da marzo del 2019. Halos è un maschio di 17 anni, è arrivato a Napoli grazie alla collaborazione con il Parc Zoologique de Chateau de Branféré , in Francia. Il motivo per cui è stato necessario spostarlo dal luogo in cui viveva dipende dal suo particolare carattere: Halos è infatti un animale molto solitario, non ama vivere in gruppo.

In Francia Halos era ospitato insieme ad altri esemplari della sua specie dai quali si teneva sempre molto distante e alcune foche erano impaurite da lui. Il responsabile che lo ha affidato allo Zoo di Napoli aveva raccomandato di tenerlo al massimo solo con un altro esemplare. Ormai a Napoli ha vissuto da solo per circa un anno e mezzo e finalmente arriva anche per lui una sorpresa natalizia! Dopo lunghe ricerche i responsabili scientifici dello Zoo di Napoli hanno trovato Selma. La nuova ospite ha quasi la stessa età di Halos e a breve partirà dal suo luogo d’origine, un parco in Olanda.
Il parco è in trepidante attesa e tutto lo staff ha lavorato per garantire ai due esemplari una vita felice insieme in una ‘casa’ tutta ristrutturata. La nuova vasca è stata interamente piastrellata e riqualificata,  e Halos sta già apprezzandone i dettagli.

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Ambiente

Clima: vertice Biden-Harris per il rientro degli Usa nell’accordo di Parigi

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Joe Biden e Kamala Harris hanno incontrano il loro staff per la Sicurezza nazionale e il Clima, per discutere dei possibili piani per il rientro degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi. Lo riportano i media americani

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Ambiente

Coronavirus, nuova ricerca conferma legame con smog solo con molti contagi

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Dopo l’adozione del position paper (pubblicato su “BMJ Open” il 24 settembre scorso) che evidenziava per la prima volta un’associazione tra incidenza di Covid-19 e frequenza di sforamenti di particolato atmosferico nelle città del nord Italia investite dalla prima ondata, la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) ha annunciato nel mese di aprile la costituzione di una grande rete internazionale (denominata RESCOP) per la ricerca del coronavirus SARS-COV2 sia nell’aria ambiente che nei luoghi chiusi (indoor). La RESCOP è oggi una commissione tematica della prestigiosa rivista scientifica “Environmental Research” e sta contribuendo a generare evidenza sul tema grazie a un numero speciale dedicato a Covid-19 e inquinamento outdoor/indoor. A distanza di 8 mesi, le prime evidenze scientifiche dell’effetto dell’inquinamento sulla diffusione e la mortalità di SARS-COV2 sono state ripetutamente studiate in più parti del mondo con oltre 17.000 pubblicazioni prodotte, a conferma della corretta intuizione dei ricercatori.

“Nelle prime settimane di marzo” – afferma il professore Alessandro Miani, Presidente SIMA – “abbiamo riscontrato il genoma del SARS-COV2 sul PM10 di Bergamo pubblicando metodologia e risultati a fine maggio su ‘Environmental Research’. La rete RESCOP ha condotto una campagna di monitoraggi a Milano, Bergamo, Napoli, Madrid e Bruxelles nel corso del lockdown tra aprile e maggio, giungendo alle stesse conclusioni della ricerca condotta in Veneto e in Puglia dal CNR ISAC negli stessi giorni: il coronavirus SARS-COV2 non si ritrova nell’aria ambiente se non circola in maniera massiccia tra la popolazione, fatto che ne rimane il presupposto necessario ma non sufficiente. Infatti, oltra a un’ampia diffusione del virus – peraltro oggi resa più difficoltosa dall’uso di mascherine anche all’aperto – è necessario che vi siano condizioni climatiche ideali all’adesione del virus al particolato – come, per esempio, giornate di nebbia, con tassi di umidità idonei e temperature basse – e trovarsi in presenza di picchi di PM10 molto elevati”.

I risultati di entrambi i gruppi di ricerca indicano che il virus entra strettamente a contatto con il particolato e questo può essere possibile solo attraverso l’interazione tra le goccioline di espettorato e le polveri sospese. Nel recente lavoro su “BMJ Open”, i ricercatori SIMA hanno proposto per la prima volta un modello meccanicistico secondo cui le goccioline, interagendo con il particolato sospeso, rallentano la loro velocità di dispersione outdoor mantenendosi più stabili nell’aria e permettendo una maggiore probabilità di contagiare persone a distanze superiori a 2 metri, portando così la distanza di sicurezza a 8 metri. Questa maggiore stabilità ha verosimilmente portato a fenomeni di superspread con Rt che passano da 1-2 a 3-4, come si è osservato in molte province del nord Italia anche durante la seconda ondata tra ottobre e novembre, quando gli sforamenti di polveri sottili hanno interessato Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, così come l’area metropolitana di Napoli. “Durante i monitoraggi che hanno portato al duplice riscontro del genoma del SARS-COV2 da parte dei laboratori dell’Università di Trieste e dell’attigua Azienda Ospedaliera Giuliano Isontina, avevamo valori medi di PM10 superiori a 40 microgrammi per metro cubo, con picchi oltre gli 80 microgrammi, che favoriscono un’elevata probabilità di collisioni tra goccioline e particelle” – aggiunge il professor Leonardo Setti dell’Alma Mater di Bologna. “È per questo che non ci sorprendono i successivi rilevamenti della RESCOP e del CNR-ISAC: è normale non aver trovato il virus nell’aria ad aprile e maggio, con temperature miti, lontano dagli umidi giorni di nebbia, in belle giornate assolate caratterizzate da valori di inquinamento relativamente bassi. A nostro parere, lo studio del CNR ISAC ha confermato i nostri riscontri su Bergamo, in quanto ha rilevato fino a 0,8 copie di coronavirus per metro cubo in un periodo di bassissime concentrazioni di PM10 e di contagiati in circolazione. Gli stessi autori dello studio affermano che probabilmente avrebbero riscontrato una maggiore presenza del virus se avessero campionato nel periodo di picco della circolazione virale, come abbiamo fatto noi di SIMA nell’ultima settimana di febbraio, in concomitanza con l’ultima serie di giornate di sforamento delle polveri.”

Non si dichiara sorpreso nemmeno il professore Gianluigi De Gennaro dell’Università di Bari e membro del comitato scientifico SIMA: “Paradossalmente il fatto che nessun campionamento eseguito dalla nostra rete RESCOP o da altri enti abbia riscontrato il coronavirus nelle belle giornate di lockdown della scorsa primavera è di fatto una conferma alla nostra ipotesi di ricerca: l’effetto di accelerazione del processo di contagio è determinato da alte concentrazioni di polveri e meteorologia sfavorevole, oltre che da un’elevata circolazione del virus. Questi elementi incrementano la probabilità di aerodispersione dei fomiti.” Infine, la SIMA ricorda l’importanza dell’uso della mascherina – è recente la notizia che anche le mascherine in tessuto multistrato hanno una buona efficacia testata dai CDC negli USA – e che i maggiori rischi di contagio sono negli ambienti chiusi (indoor), da dotare pertanto inderogabilmente di adeguati sistemi di ventilazione meccanica controllata, specie se si tratta di scuole, ristoranti, uffici o locali aperti al pubblico.

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