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Con cambio privacy su WhatsApp, c’è il boom di download di Telegram e Signal

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 Boom di Telegram e Signal, le chat alternative a WhatsApp, dopo che l’app di proprieta’ di Mark Zuckerberg che conta nel mondo due miliardi di utenti, ha annunciato nei giorni scorsi la modifica ai suoi termini di servizio sulla privacy da accettare entro l’8 febbraio. Queste modifiche pero’ non impattano sull’Italia e sull’Europa dove vige il Gdpr, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. Il dibattito su WhatsApp in questi giorni ha fatto cosi’ impennare la popolarita’ di app alternative come Telegram che nelle ultime 72 ore ha registrato 25 milioni di nuovi utenti. L’app fondata nel 2013 dal russo Pavel Durov, ai primi di gennaio contava oltre 500 milioni di utenti attivi mensilmente.  Il 38% dei nuovi utenti viene dall’Asia, il 27% dall’Europa, il 21% dall’America Latina e l’8% da Medio Oriente e Nord Africa. Un’altra chat che ha registrato un’impennata di download dopo le critiche a WhatsApp e’ Signal, sviluppata nel 2013 da un gruppo di attivisti per la privacy e finanziata, tra gli altri, da Brian Acton uno dei fondatori di WhatsApp che ha lasciato la societa’ nel 2017 in disaccordo con la gestione di Facebook che l’aveva comprata tre anni prima. Secondo gli analisti di Sensor Tower, la chat e’ stata scaricata a livello globale 8,8 milioni di volte dopo che WhatsApp ha annunciato le modifiche. Picchi di download in India (da 12mila a 2,7 milioni), ma anche negli Usa (da 63mila a 1,1 milioni). Signal ha pure ricevuto l’endorsement di Elon Musk, l’uomo piu’ ricco del mondo, patron di Tesla e Space X. Telegram e Signal, come WhatsApp, si basano su sistemi di crittografia ‘end-to-end’, consentono cioe’ che le conversazioni tra gli utenti delle chat possano essere viste solo da mittente e ricevente. Nemmeno i gestori delle app possono vederle. Signal, a differenza di WhatsApp e Telegram, non conserva neanche i metadati delle conversazioni, cioe’ le informazioni su dove, quando e con chi hanno comunicato i suoi utenti.

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Truffe online, ​l’allarme della Polizia postale: attenzione ai furti di account su Whatsapp

Ignorare le richieste di codici via sms, anche da ‘contatti amici’. Per maggiore sicurezza attivare sempre la ‘verifica a due passaggi’

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Come evitare i furti di accounts Whatsapp. E’ l’indicazione data dalla Polizia postale che evidenzia: “Un numero sempre crescente di cittadini sta segnalando la ricezione sul proprio smartphone di messaggi sms del tipo ‘Ciao, ti ho inviato un codice per sbaglio, potresti rimandarmelo?’, che appaiono inviati da utenti presenti all’interno della propria rubrica. Molto spesso gli utenti, tratti in inganno dalla presunta conoscenza del mittente, non esitano ad assecondare la richiesta, rispondendo al messaggio, ignari di essere vittime di una truffa. Il codice inviato, infatti, consente ai cybercriminali di impadronirsi dell’account WhatsApp e di sfruttare il servizio di messaggistica istantanea per compiere ulteriori frodi utilizzando il numero di telefono della vittima, nonché di avere accesso ai contatti salvati nella rubrica, innescando una sorta di catena di Sant’Antonio. Il profilo WhatsApp dell’utente che ci richiede di inviargli il codice è effettivamente un nostro contatto che a sua volta ha subito la violazione del suo account con lo stesso meccanismo, ed è ormai un problema che sta colpendo migliaia di cittadini in tutta Italia”.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ricorda che i codici che arrivano per sms sono strettamente personali e non vanno mai condivisi, anche se richiesti da un nostro contatto o da amici e/o familiari; non bisogna mai cliccare su eventuali link presenti negli SMS; è consigliabile attivare la “verifica in due passaggi” disponibile nell’area “impostazioni-account dell’App” che ci permette di inserire un codice personale a sei cifre, che il sistema ci richiede al primo accesso e per tutte le operazioni di modifica che andremo a effettuare sul nostro profilo; se siamo caduti nella frode è necessario avvisare subito i nostri contatti di quanto ci è capitato in modo che non diventino potenziali vittime della catena. Come recuperare il tuo account. Accedi a WhatsApp con il tuo numero di telefono e verifica il numero inserendo il codice a 6 cifre che ricevi tramite SMS; una volta inserito il codice SMS a 6 cifre, chiunque stia usando il tuo account verrà automaticamente disconnesso. Ti potrebbe anche essere richiesto di fornire il codice della verifica in due passaggi. Se non conosci il codice, la persona che sta usando il tuo account potrebbe aver attivato la verifica in due passaggi. La Polizia Postale, poi, ricorda che per qualsiasi ulteriore approfondimento e per ogni segnalazione è sempre disponibile il portale www.commissariatodips.it

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Da new space economy a Luna, il ‘nuovo’ spazio del 2021

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 Dalla new space economy alla Luna, il 2021 si annuncia un anno cruciale per lo spazio italiano: piccole e medie aziende si preparano a sfruttare le nuove opportunita’ di accesso all’orbita terrestre, il sistema di navigazione satellitare europeo Galileo si prepara a crescere, c’e’ un nuovo direttore generale per l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e si stanno definendo nuovi equilibri fra la stessa Esa e la Commissione Europea. Grandi cambiamenti e nuovi scenari che l’Italia affronta forte di un ruolo consolidato, ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia, in un incontro stampa online. “Il 2020 e’ stato un anno di preparazione, ha innescato un’onda di cui vedremo i risultati nel 2021 e negli anni a venire. La nostra industria – ha rilevato – e’ matura per fare un salto in termini di qualita’ e quantita’”. Nello spazio del 2021 si annunciano nuovi protagonisti, come le piccole imprese, e c’e’ il ritorno di 1,3 miliardi degli investimenti fatti dell’Italia, a fronte dell’aumento di circa un miliardo in piu’ del contributo del nostro Paese all’Esa, deciso nella conferenza ministeriale di Siviglia del 2019. E’ un ritorno finanziario che va “ben oltre l’investimento fatto, e senza precedenti in termini quantitativi e qualitativi”, ha aggiunto Saccoccia riferendosi al ruolo dell’Italia e della sua industria come primo contraente dei nuovi satelliti per l’osservazione della Terra del programma Copernicus, di Esa e Commissione Europea. Sempre nel settore dell’osservazione della Terra, e’ stato firmato il contratto per la seconda generazione della costellazione Cosmo SkyMed. Nel settore dei lanciatori l’Italia conferma un ruolo importante sia nel segmento di Terra del futuro veicolo europeo Space Rider sia nell’evoluzione del lanciatore europeo Vega, con il contratto di Vega E. L’Italia e’ in ottima posizione anche nello sviluppo della nuova generazione del sistema europeo di navigazione satellitare Galileo, del quale il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, ha appena annunciato l’intenzione dell’Unione Europea di anticipare di un anno, al 2024, la prossima generazione. “L’Asi ha inoltre sostenuto l’avvio di nuovi contatti e di collaborazione internazionale, bilaterale e multilaterale, per sostenere un’industria che sta vivendo difficolta’ per la crisi e per rafforzare il settore in futuro”, ha detto ancora Saccoccia. L’Italia si e’ aggiudicata, per esempio, il ruolo di capofila in molti programmi della futura stazione spaziale nell’orbita lunare Gateway, nella missione su Marte Mrs (Mars Sample Return) della Nasa ed e’ in gara per lo sviluppo del lander lunare, come unico competitore non americano. Non sembrano esserci dubbi sul prossimo volo di Samantha Cristoforetti sulla Stazione Spaziale nel 2022, e intanto sono in vista nuove opportunita’ per i giovani, con il nuovo bando per il corpo astronauti dell’Esa. In Italia si pensa poi a un programma di collaborazione fra industria e universita’ che possa attrarre finanziamenti privati. Non ultimo, nei progetti del 2021 c’e’ il contributo che l’Asi intende dare in occasione della presidenza italiana del G20: “Non potevamo non parlare di spazio in questa occasione, e abbiamo avviato tutte le iniziative necessarie per associare al G20 un convegno dedicato alla space economy, per discutere il contributo che lo spazio potra’ dare al benessere dei cittadini e allo sviluppo sostenibile”.

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L’Europa contro la censura di Big Tech: va regolata

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 Chi controlla i controllori? Antica domanda che già si ponevano gli antichi romani. Ma soprattutto puo’ un’azienda privata hi-tech ergersi a giudice di cosa è bene e cosa è male, cosa si può dire e cosa no? Il dibattito si fa sempre più urgente nei governi e tra le istituzioni internazionali – con moniti pesanti da Germania, Francia e Unione europea – dopo l’inedita messa al bando di Donald Trump dai principali social media. Una damnatio memoriae decisa dai big della Silicon Valley dopo le violenze di Capitol Hill in cui i messaggi online del presidente uscente degli Usa hanno giocato un ruolo non secondario nell’incendiare gli animi dei rivoltosi. Nonostante in Italia la discussione resti ancora piuttosto sottotraccia – salvo qualche voce isolata come quelle del leader leghista Matteo Salvini o quella di Massimo Cacciari – nella patria della democrazia, il Vecchio Continente, ci si interroga ai massimi livelli e con preoccupazione sul potere raggiunto dalle grandi societa’ tecnologiche, in grado di silenziare a piacere leader del peso di un presidente americano, escludendolo da uno dei luoghi principali dove ormai si sviluppa il dibattito politico. Facebook, Instagram, Twitter, Twitch hanno sospeso a tempo indeterminato l’account di Trump, Snapchat gli ha bloccato il profilo, Youtube ha ritirato molti dei video in cui contestava i risultati elettorali. Da ultimo il social network conservatore Parler, dove Trump e molti suoi sostenitori si erano rifugiati, e’ stato messo off-line all’indomani del monito di Amazon, Apple e Google, che non ospiteranno piu’ il social network sulle loro piattaforme. Una situazione che personalita’ non certo vicine a Trump come la cancelliera tedesca Angela Merkel definiscono senza mezzi termini “problematica”. Mentre in Francia la classe politica ha raggiunto una rara unanimita’ nel condannare il bando digitale ai danni del presidente Usa. “La regolamentazione dei colossi del web – ha ammonito il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire – non puo’ avvenire attraverso la stessa oligarchia digitale”. Sulla stessa linea la Commissione europea e l’Alto Rappresentante Ue Josep Borrell, concordi nel sottolineare la necessita’ di una maggiore regolamentazione dei colossi digitali purche’ essa avvenga nello “scrupoloso rispetto della liberta’ di espressione”. Soprattutto, a regolamentare meglio i contenuti dei social non possono essere solo dei privati, sottolineano a Bruxelles, dove lo scorso 15 dicembre la Commissione ha presentato una sua proposta sul tema, il ‘Digital Services Act’. La svolta interventista di Big Tech – o piu’ probabilmente le dure reazioni arrivate a livello politico – non sono piaciute neppure alle borse. A Wall Street Twitter e’ affondata perdendo il 10,12% in apertura mentre Facebook ha ceduto il 3,30%, e nel corso della giornata sono andate in rosso anche Apple, Amazon e Google. Al di la’ della questione di principio – gli effetti sulla democrazia dello strapotere di un manipolo di imprenditori californiani -, anche tra i detrattori di Trump c’e’ chi ha messo in evidenza un altro effetto collaterale: l’assist politico fornito all’ormai quasi ex presidente. Invece di parlare dell’assalto dei giorni scorsi a Capitol Hill, molti dei media conservatori finora vicini al tycoon – come Fox News, Newsmax e One America News Network – stanno cavalcando l’esilio forzato sancito ai suoi danni dai giganti dei social media. Con il rischio di accendere ancora di piu’ gli animi.

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