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Economia

Bollette, rischio stangata per luce e gas

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I prezzi dell’energia si impennano, complice anche la ripresa dei consumi e delle fabbriche nella ripartenza dalla crisi del Covid, e arriva puntuale la stangata sui consumatori. Dal primo luglio, infatti, in base alle dinamiche dei prezzi a livello internazionale, per le bollette di luce e gas si prevedono rincari a due cifre, che si tradurranno in una maggior spesa per famiglia tipo di oltre 280 euro annui. I dati ufficiali arriveranno nei prossimi giorni con il consueto aggiornamento trimestrale dell’Autorita’ di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), ma Nomisma Energia formula gia’ delle previsioni. “La ripresa dell’economia europea”, che sta cercando di ripartire dopo la crisi del Covid, “incontra un primo ostacolo nell’impennata dei prezzi dell’energia che per l’Italia porta una stangata sulle bollette di elettricita’ e gas dal primo luglio 2021”, afferma il presidente Davide Tabarelli, che precisa: “In base ai dati preliminari e’ possibile stimare per l’elettricita’ un aumento intorno al 12% e per il gas oltre il 21%, entrambi balzi record mai visti in passato”. Per la famiglia tipo, questo si traduce in una maggiore spesa complessiva di “284,5 euro su base annua e cio’ annulla ampiamente i cali accumulati nel 2020 durante la pandemia”. A determinare questo effetto e’ la “piccola crisi” in atto sul fronte dei prezzi sui mercati internazionali, con “la concomitanza di scarsita’ di offerta, ripresa dei consumi e politiche ambientali restrittive”, spiega Tabarelli. “La principale causa e’ il rimbalzo” dal periodo piu’ nero del Covid, rimbalzo che vede i prezzi di gas e luce sul mercato internazionale “tornare ai massimi che non vedevamo dal 2008”. A guidare questa impennata e’ soprattutto il gas, i cui prezzi sono “quasi raddoppiati rispetto alla scorsa primavera quando fu fatto l’ultimo adeguamento”, in un sistema che si e’ trovato “impreparato”. C’e’ poi il caldo che spinge sui prezzi dell’elettricita’ “per i maggiori consumi per condizionamento e, in parte, per la ripresa economica”. C’e’ anche “una minore produzione da fonti rinnovabili, il che spinge proprio sulla domanda di gas delle centrali elettriche, mentre l’offerta – precisa Tabarelli – ha problemi per basse scorte dallo scorso inverno e per riduzioni dalla Russia e dalla Norvegia”. Ha un effetto su queste dinamiche anche il prezzo della CO2 legato alla nuova politica ambientale dell’Ue: “i prezzi della CO2 hanno raggiunto record a 55 euro per tonnellata, il doppio di fine 2020”. Sullo sfondo, infine, “il prezzo del petrolio tornato a 75 dollari per barile”, con aspettative “di ulteriori rialzi”. Il tutto porta a “prevedere un tasso di inflazione in forte accelerazione nei prossimi mesi sulla spinta delle tariffe elettriche e gas, a cui si somma il rincaro gia’ in corso di benzina e gasolio”, prosegue Tabarelli, che conclude: “Si preannuncia un’estate molto calda per i prezzi, con tassi di inflazione che inevitabilmente saliranno creando non pochi problemi ad un’economia troppo gonfiata su alcuni mercati finanziari”. Sara’ un’estate “all’insegna dei rincari” anche a detta del Codacons, che monitorando gli aumenti dei listini per l’intero comparto turistico (dagli spostamenti ai soggiorni presso strutture ricettive, dall’affitto di ombrelloni e lettini e alle consumazioni) prevede che la spesa procapite per una vacanza di 10 giorni costera’ 996 euro, circa l’11% in piu’ del 2020.

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Economia

Napoli, il rito del caffè candidato Unesco

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La pausa per prendersi per caffe’ scandisce lo stile di vita degli italiani. Ed e’ un rito conviviale, l’incontro con tazzina al tavolo o al banco, che ha spesso per cornice locali storici come il Florian a Venezia, il Caffe’ Greco a Roma e il Gambrinus a Napoli. E che fin dalla colazione evoca pagine di letteratura e piece teatrali, da Goldoni a De Filippo. Fino a momenti di solidarieta’ come si usa a Napoli col caffe’ sospeso offerto a sconosciuti avventori in difficolta’. C’e’ tutto questo in una tazzina di caffe’ espresso italiano che oggi, con voto unanime, e’ stato candidato al prestigioso ricoscimento Unesco di patrimonio dell’umanita’ dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Con un impegnativo lavoro di sintesi delle tante valenze di un caposaldo del nostro lifestyle il Mipaaf ha cosi’ candidato a patrimonio immateriale dell’Umanita’ dell’Unesco “Il caffe’ espresso italiano tra cultura, rito, socialita’ e letteratura nelle comunita’ emblematiche da Venezia a Napoli”. “Siamo molto soddisfatti di essere arrivati ad una candidatura unitaria” commenta il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali con delega all’Unesco. Gian Marco Centinaio.

 

“In Italia – sottolinea – il caffe’ e’ molto di piu’ di una semplice bevanda: e’ un vero e proprio rito, e’ parte integrante della nostra identita’ nazionale ed e’ espressione della nostra socialita’ che ci contraddistingue nel mondo”. Per la candidatura si e’ speso in prima persona anche il ministro Stefano Patuanelli che ha aperto il 2022 incontrando gli esercenti delle insegne storiche triestine. “Oggi stesso – annuncia ancora Centinaio – sara’ trasmessa l’istanza di candidatura alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco e confidiamo che questa la approvi e la trasmetta entro il 31 marzo a Parigi. La tazzina di espresso rappresenta per tutti gli italiani un rito sociale e culturale che trova riscontro anche nella letteratura e che appassiona tutto il Paese, da Napoli a Venezia fino a Trieste passando per Roma, Milano e Torino. Una candidatura tanto piu’ importante in un momento storico in cui le restrizioni dovute alla pandemia hanno penalizzato i rapporti sociali, molti dei quali – sottolinea Centinaio – avevano come cornice il bancone o il salotto all’aperto di un bar davanti a un buon caffe’ italiano”. Coldiretti stima lungo la Penisola un consumo di 30 milioni di tazzine al giorno tra bar, ristoranti e locali pubblici. Tra i molti tesori italiani gia’ iscritti ci sono, ricorda la Coldiretti, l’arte italiana della ricerca del tartufo (2021), l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010), l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013), la vite ad alberello di Pantelleria (2014), l’arte della Falconeria (2016), l’arte dei pizzaiuoli napoletani (2017), la Transumanza (2019) fino all’ “Arte dei muretti a secco”.

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Stretta Superbonus: protesta imprese,basta cambi

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Superbonus si cambia ancora: per scoraggiare le truffe il Governo punta a mettere limiti alla cessione dei crediti: si potra’ fare ma solo una volta. L’ipotesi pero’ preoccupa molto i costruttori, con l’Ance e le organizzazioni artigiane che in coro dicono: “basta modifiche”. Il Governo ipotizza nella bozza del decreto Sostegni una modifica che dovrebbe incidere sulle frodi sui bonus edilizi, compreso il Superbonus: la bozza del decreto Sostegni ter sul tavolo del Consiglio dei ministri prevede infatti che il credito di imposta sia cedibile una sola volta. Per i crediti gia’ oggetto di cessione al 7 febbraio si potra’ procedere con una sola ulteriore cessione. I contratti che violeranno le nuove norme sulle cessioni del credito saranno considerati nulli. “L’ennesima modifica alle misure in corso, con il limite alla cessione dei crediti, rischia di bloccare le imprese e penalizzare le famiglie piu’ bisognose. Non e’ cosi’ che si fermano le frodi”. Cosi’ l’Ance commentando le novita’. “Basta con i continui cambiamenti. L’incertezza delle regole, anche con provvedimenti retroattivi, scoraggia il mercato e le imprese piu’ serie”, dice il presidente dell’Ance, Gabriele Buia. “Giusto l’obiettivo di contrastare le frodi”, sottolinea Buia, “ma non si possono colpire continuamente migliaia di cittadini e di imprese corrette impegnate in interventi di riqualificazione energetica e sismica, che ora dovranno necessariamente rivedere le condizioni contrattuali con i proprietari, generando migliaia di contenziosi e un blocco del mercato.” Non e’ la prima modifica in corso al funzionamento dei bonus edilizi, ricorda il Presidente Ance. “Ogni mese ci troviamo di fronte a qualche nuova norma che genera confusione e rischia di fermare i cantieri. Non e’ questo il sistema per frenare abusi e irregolarita’”. Dello stesso tenore i commenti delle organizzazioni artigiane: il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, sottolinea infatti come “le continue modifiche creano incertezza sul mercato con l’effetto di bloccare le operazioni, anche quelle che non presentano profili patologici. Inoltre, limitare ad una sola cessione il trasferimento dei crediti potrebbe determinare un rallentamento delle operazioni di acquisto da parte degli operatori finanziari che sono prossimi al raggiungimento della loro capacita’ di ‘assorbimento’ in compensazione dei crediti stessi”. E Anche Cna giudica “in modo negativo l’ennesimo intervento che modifica criteri e procedure dei bonus edilizi. Le continue modifiche producono disorientamento tra le imprese ed i clienti e rischiano di paralizzare il mercato della riqualificazione edilizia”.

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Bollette: Confesercenti Campania, aumenti del 50% su energia

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Parla di costi “insostenibili” Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania e vicepresidente nazionale con delega al Mezzogiorno. E in merito al ‘caro bollette’ chiama in causa i dati del centro studi di Confesercenti: l’aumento sull’energia elettrica, per le attivita’ di ristorazione e somministrazione, ha raggiunto una percentuale che oscilla tra il 45% e il 53%. “In Campania ci sono 31.000 attivita’ della ristorazione (bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, paninoteche) che mediamente pagano una bolletta di fornitura di energia elettrica che si aggira intorno ai €1.500 al mese e il loro aumento di dicembre e’ stato mediamente di €750 – spiega Schiavo – Cio’ significa che soltanto il settore della ristorazione campana ha avuto un rincaro di circa 25 milioni piu’ IVA al mese. A questo insostenibile aumento, ovviamente, va aggiunta l’IVA del 22%, che e’ un regalo alla comunita’ europea di ulteriori 5 milioni di euro al mese. Le nostre aziende, da sole, non possono sostenere questi aumenti. Se il Governo non si decidera’ ad intervenire in maniera seria e decisa, gli imprenditori campani saranno costretti ad alzare bandiera bianca”. Due esempi: un take away di 50 metri quadri ha subito un rincaro di oltre 330 euro nella bolletta di dicembre rispetto a quella di ottobre (da 430 euro a 770 circa), un ristorante di 240 metri quadri e’ passato da 2500 euro a 4700 circa. “Nel nostro studio – aggiunge Schiavo – abbiamo considerato uffici, piccoli negozi e soprattutto attivita’ come bar e ristoranti che hanno macchinari sempre in funzione, 24 ore su 24. Questo aumento spaventoso che grava sulle aziende della nostra regione gia’ piegate dalla crisi conseguente alla pandemia e’ dovuto non soltanto all’aumento del costo del chilowattore, che sale di una percentuale del 35/40%, ma alla crescita ingiustificata e inspiegabile di moltissime voci in bolletta, quali la spesa del trasporto dell’energia, la gestione del contatore ed altre, nella misura del 10-20% circa. Non e’ immaginabile che in piena crisi pandemica, con pochissima gente per strada, con i ristoranti e i bar semivuoti, il settore della ristorazione campana sia costretto a pagare 300 milioni in piu’ all’anno di energia elettrica quando il fatturato e’ calato del 40-50% e in alcuni casi del 70%. E’ una follia”. In attesa di risposte concrete e immediate dal Governo, le attivita’ di Confesercenti provano a trovare soluzioni-tampone. “Alcune grandi strutture – aggiunge Schiavo – come i centri commerciali, stanno valutando l’idea di aprire mezz’ora piu’ tardi e di chiudere mezz’ora prima. Questa situazione, a cascata, si riflettera’ drammaticamente anche sull’occupazione. E’ incredibile che si continuino ad appesantire i costi di gestione delle imprese. Invece di mettere gli imprenditori nelle condizioni migliori per un rilancio dell’economia, stiamo ulteriormente caricando il loro fardello. La politica ha il dovere di intervenire in modo veloce e determinato”.

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