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Lavoro

Assunti 797 infermieri negli ospedali napoletani

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Alla Mostra d’Oltremare di Napoli sono state completate le procedure amministrative per l’assunzione a tempo indeterminato in Campania di 797 infermieri che hanno superato il concorso bandito dall’azienda ospedaliera Cardarelli e che prendono servizio nelle strutture delle Asl di Napoli, al Pascale e al Policlinico Federico II. In particolare, 567 infermieri sono stati assegnati all’Asl Napoli 1, 70 all’Asl Napoli 2, 130 all’Asl Napoli 3, 20 al Pascale e 10 al Policlinico Federico II. “Si tratta del primo blocco – ha dichiarato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca – delle 7.600 assunzioni che stanno per partire nella sanità campana grazie al via libera avuto con l’uscita dal commissariamento. Una vera e propria rivoluzione in atto”. “Una giornata bellissima. Vedere tanti giovani mi riempie di fiducia per il futuro”. “Voi – rivolgendosi ai vincitori del concorso – potete testimoniare che avete trovato lavoro senza dover piegare testa davanti a nessun padrone politico”.

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Disoccupazione giù a febbraio, più lavoro per i giovani…poi è arrivato il virus

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La disoccupazione che cala, seppur di poco, e piu’ giovani con un posto in tasca. Spiragli. Accadeva a febbraio, quando l’impatto economico del Coronavirus ancora non era tangibile. La fotografia scattata dall’Istat sul mercato del lavoro coglie, infatti, la “fase immediatamente precedente all’emergenza sanitaria”, si premura di chiarire l’Istituto di statistica. Ecco che le cifre che vedono la disoccupazione al 9,7% e 35 mila under25 impiegati in piu’ in un mese sono destinate solo a tracciare un confine, dietro il qualche non ci potra’ che essere un crollo. Tutto da stimare e non senza difficolta’, visto che la raccolta dei dati in alcuni casi (per esempio la fiducia) diventa impossibile. Tornando a febbraio, dopo due mesi di forte calo delle posizioni lavorative quella che l’Istat definisce una stanziale stabilita’ fa tirare un sospiro di sollievo ma il saldo su gennaio e’ comunque negativo (-10 mila) e non alleggerisce le perdite di gennaio e dicembre. La riduzione registrata nel trimestre dell’occupazione risulta “evidente” (-89 mila posti). C’e’, poi, da segnalare la ripresa del precariato a fonte della flessione del contratti fissi. I tempi determinati crescono e toccano quota 3 milioni e 106 mila, mentre gli indeterminati scendono di 20 mila. Intanto prosegue l’emorragia, con un nuovo minimo storico, tra gli autonomi, categoria che con tutta probabilita’ subira’ pesantemente gli effetti dell’epidemia. Anche se il lavoro indipendente in Italia conta ancora 5 milioni e 216 mila affiliati su un totale di 23 milioni e 262 mila occupati. Quanto a chi un posto lo cerca, non solo il tasso si riduce di un decimo di punto ma anche il numero delle persone a caccia di un impiego cala di 18 mila unita’. Solo che contemporaneamente salgono gli inattivi, quelli che sono fuori dal mercato. Un piccolo rialzo, 12 mila in un mese, che lascia invariata la quota, ma che sembra suggerire uno stallo. Non a caso il confronto annuo sui numeri dell’occupazione non mostra il segno piu’. Ma chi vince e chi perde a febbraio? Sicuramente il vento e’ girato a favore delle donne: 18 mila in piu’ a lavoro su gennaio, contro un calo di 22 mila per gli uomini. C’e’ pero’ da capire, e lo testimonieranno solo i dati trimestrali, se la crescita dell’occupazione femminile si esaurisca nel part time, il cui ricorso non ha fatto che aumentare negli ultimi tempi. Il quadro e’ in miglioramento per i giovani, gli inattivi under25 calano in modo deciso, ma la disoccupazione non si schioda dal 29,6%. In Ue, dove il tasso generale torna ai livelli pre-crisi 2008, continuano a far peggio solo Spagna e Grecia.

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Coronavirus, c’è fame di medici per combattere il male: Anaao chiede di sbloccare le assunzioni di specializzandi

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Sbloccare, con un intervento legislativo e ministeriale, le assunzioni dei medici specializzandi, in modo che possano lavorare come dipendenti accanto ai medici lombardi. A lanciare l’appello e’ Stefano Magnone, segretario generale di Anaao-Assomed (Associazione dei medici dirigenti) Lombardia. “Dopo 4 settimane di emergenza Covid-19 – rileva in una nota – gli ospedali delle zone piu’ colpite della Lombardia, quali Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, sono allo stremo delle forze in termini di personale, e di posti letto in terapia intensiva, e la soluzione di allestire ospedali da campo nelle citta’ non e’ praticabile”. Non e’ pensabile, secondo Magnone, “che le aziende sanitarie possano trovare ulteriori forze da mettere a disposizione delle nuove strutture di emergenza che si stanno progettando. I professionisti per questi nuovi ospedali certamente non possono provenire dagli ospedali lombardi”. Il segretario di Anaao-Assomed Lombardia dice che si ha notizia di diversi “specializzandi che vorrebbero venire a lavorare in Lombardia da altre regioni, ma cio’ non e’ consentito dalla legge – continua – In tempi di guerra non si ragiona come in tempi di pace: ci sono giovani medici che vorrebbero lavorare con noi e non gli e’ concesso. Questo e’ inaccettabile”. Secondo il decreto del 9 marzo infatti, per gli specializzandi e’ prevista solo l’assunzione come liberi professionisti e “solo con il placet del consiglio della scuola, quest’ultimo non dovuto, se assunti con contratto atipico – conclude – Il nostro appello e’ forte e preciso: e’ necessario un intervento che sblocchi le assunzioni degli specializzandi, in modo che possano lavorare come dipendenti accanto ai medici lombardi, dove l’emergenza richiede maggiormente la loro presenza”.

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Economia

Spiragli sul nuovo contratto della Pa, da taglio cuneo beneficio

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Qualche spiraglio si apre sulla trattativa che dovrebbe portare nuovi aumenti nelle buste paga dei dipendenti pubblici. Il Governo si dice pronto a valutare le richieste dei sindacati, che puntano a una dote complessiva di 5 miliardi a fronte di uno stanziamento che oggi arriva a 3,4. Per ora non e’ un si’ ma nemmeno un no. Certo e’ difficile che la rivendicazione sia soddisfatta in pieno ma un ulteriore sforzo potrebbe essere fatto. Intanto il ministero della P.a stima in 62 euro il beneficio medio del taglio del cuneo per il pubblico impiego. Dopo gli incontri al ministero con 15 sigle sindacali la titolare della P.a, Fabiana Dadone, si ritiene “cautamente ottimista” anche su “una possibile, ulteriore riflessione nel prossimo Def sulle gia’ ingenti risorse disponibili per i rinnovi”. Visto che si tratta di mettere mano ai cordoni della borsa al tavolo era presente anche il Mef, con la viceministro Laura Castelli e il sottosegretario Pier Paola Baretta. La prima garantisce che l’esecutivo lavora “al giusto riconoscimento”, mentre il secondo assicura: “Approfondiremo tutte le tematiche, compresa la materia delle risorse”. Materia intricata perche’ c’e’ ancora da accordarsi su cosa mettere dentro al finanziamento e cosa invece lasciare fuori. Al lordo di tutte le poste l’Aran, l’Agenzia per la contrattazione, ha calcolato in 100 euro l’aumento medio mensile lordo. I sindacati pero’ ne vogliono 125-130 se si tiene conto anche del fondi per l’accessorio e per il cosiddetto elemento perequativo, che fissa un minimo sui redditi piu’ bassi. Considerando tutte le voci mancherebbero all’appello 1,5 miliardi. Se pero’ ci si concentra solo sulla dote per le fasce piu’ povere e il salario accessorio allora l’ammontare potrebbe aggirarsi intorno ai 500 mila euro. “Registriamo un’apertura del ministro Dadone all’avvio di un confronto tecnico sul lavoro pubblico” ma “non puo’ essere la stagione degli auspici”, dicono Cgil, Cisl e Uil. Nel corso dell’incontro le tre sigle hanno lamentato un blocco delle carriere, denunciando il mancato pagamento delle progressioni orizzontali in 1.600 enti. Discorso a parte per la scuola, per cui viene confermato lo sciopero dei precari del 6 marzo. Massimo Battaglia della Confsal fa sapere che la ministra, replicando alle richieste del sindacato, “ha parlato di un tavolo ad hoc con la collega per l’Istruzione”. Il sindacato dei dirigenti pubblici propone invece l’abolizione del tetto retributivo dei 240 mila euro e la possibilita’ anche per i vertici delle amministrazioni centrali di andare in pensione a 70 anni. Per la segretaria generale di Unadis, Barbara Casagrande, il limite agli stipendi va eliminato almeno per “le figure apicali”. La ministra avverte che sicuramente sulla valutazione delle performance le regole cambieranno ma senza per questo ricorre a un intervento di legge. “L’obiettivo – dice – e’ valorizzare il personale che merita”.

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