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Salute

Terapia omeopatica per il controllo del dolore, dati falsati sulla rivista Scientific Reports

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E’ stato ritirato oggi dalla rivista Scientific Reports, perchè i dati che presentava erano “falsati”, un articolo che sosteneva l’efficacia terapeutica dell’omeopatia per il controllo del dolore, pubblicato nel settembre 2018, e che aveva avuto una certa eco sulla stampa italiana ed estera. E’ accaduto per iniziativa di un gruppo di ricercatori italiani, con il biochimico Andrea Benelli, dell’università Sapienza di Roma, il farmacologo Silvio Garattini e il biologo Enrico Bucci, della Temple University. Lo rendono noto gli stessi ricercatori.

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Solidarietà e ricerca, serata di Gala della Sbarro Health Research Organization a Vico Equense

Il professor Antonio Giordano, presidente della Sbarro Health Research Organization (SHRO) e docente presso la Temple University e l’Università di Siena, insieme a Giancarlo Arra, vice presidente della SHRO, ha organizzato il “Gala della ricerca” a Vico Equense (Napoli). L’evento ha riunito il mondo imprenditoriale e scientifico per una raccolta fondi che ha raggiunto i 400mila euro per il terzo anno consecutivo. I fondi saranno destinati alla ricerca oncologica. La serata ha visto la partecipazione di personalità di spicco, inclusi ministri e ricercatori, e ha sottolineato l’importanza della lotta contro il cancro e il supporto ai giovani ricercatori.

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Una serata dedicata alla comunità scientifica e al sogno di sconfiggere il cancro e di farne una patologia controllabile come il diabete”. Per questo lo scienziato italo-americano Antonio Giordano, presidente della Sbarro Health Research Organization (Shro) e docente della Temple University e dell’Università di Siena, con Giancarlo Arra, vice presidente Shro, ha organizzato a Vico Equense (Napoli) il ‘Gala della ricerca’, riunendo il gotha del mondo imprenditoriale e scientifico per una raccolta fondi che ha visto un’asta di oggetti messi a disposizione da esponenti delle istituzioni e dell’imprenditoria. Per il terzo anno sono stati raccolti 400mila euro che saranno destinati alla ricerca e ai ricercatori impegnati nei laboratori. Alla serata di beneficenza la madrina Cristiana dell’Anna, il giornalista Leonardo Metalli, l’organizzatore Carlo Fumo, Barbara Colombo con Lello Javazzi e Maddalena Liardo, con la partecipazione delle musiciste Cira Romano e Francesca Maresca.

“In occasione dei settant’anni della scoperta del Dna che ha permesso la nascita di farmaci di precisione, della medicina personalizzata e la nascita di terapie come quelle contro tumori aggressivi come al seno e al polmone – afferma Giordano – posso dire di aver realizzato il mio sogno, quello di creare un’organizzazione che potesse aiutare e finanziare giovani ricercatori. In America, io giovane ricercatore italiano – racconta – ho potuto realizzare i miei progetti lavorativi grazie alla generosità di Mario Sbarro, fondatore della catena Sbarro fast-food, la prima tavola calda italiana in America con oltre 2mila punti vendita. In breve tempo il mio istituto è diventato una public charity che riceve finanziamenti del governo americano.

A distanza di 30 anni l’organizzazione è diventata un punto di riferimento che ha finanziato oltre 400 ricercatori e la Shro è tra le 500 istituzioni che applica metodi diagnostici e protocolli terapeutici determinanti”. “Abbiamo creato un ponte virtuale con l’Italia, con la creazione della Sbarro Italia che gode del know how americano – sottolinea Arra – Per il momento abbiamo a disposizione 12mila metri quadri a Candiolo, grazie alla Regione Piemonte. Qui abbiamo creato un istituto. Ad ottobre, poi, avremo anche i laboratori nell’università di Palermo. Siamo in trattativa anche per ‘portare’ la Sbarro a Napoli, dove tutto è nato”. Numerosi i brevetti di cui è proprietaria l’organizzazione nel settore dell’oncologia, campo in cui Giordano, ha fatto chiarezza anche sul disastro ambientale della Terra dei fuochi.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci – si legge in una nota – nel corso della serata ha espresso il suo ringraziamento per la generosità dei presenti finalizzata al bene della collettività, e ha sottolineato quanto sia importante investire per il futuro della comunità scientifica per rendere il cancro curabile e per offrire assistenza alle persone.

Anche Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, ha parlato di “un lavoro straordinario che coniuga amore e professione con l’impatto sul territorio per innovare attraverso la prevenzione”. Il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha evidenziato come la ricerca costruisca la società del benessere. Giordano e Giorgio Meneschincheri, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e fondatore di Tennis and Friends, che raccoglie fondi coinvolgendo tennisti e professionisti e personaggi del mondo dello spettacolo, hanno rimarcato l’importanza di indirizzare i giovani verso lo sport per combattere l’obesità.

Presenti all’evento, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Pina Castiello; Gianfranco Nicoletti, rettore dell’Università Vanvitelli; Antonio Garofalo, rettore dell’Università Parthenope; Pier Paolo Sileri, ex sottosegretario alla Salute; l’oncologo Pino Petrella; il Ceo di Innovaway, Antonio Giacomini; Riccardo D’Aquino, consigliere SBARRO; Nerio Alessandri, patron Technogym; Rosaria Campitiello, capo Dipartimento di Prevenzione del ministero della Salute; Giorgio Grassi Damiani, vicepresidente Damiani; Bruno Nardelli, Ceo Liu Jo; Luca De Nigris, Ceo Aceto De Nigris; Pasquale Granata, direttore Genera; Vincenzo Santoro, Ceo di Auto Santoro; Michelino De Laurentiis, oncologo dell’Istituto Pascale; Vincenzo Argenzio, chirurgo plastico; Giovanni Siniscalchi, avvocato; Gennaro Sbarro, cofondatore SBARRO pizza; Vincenzo De Clemente, Ceo De Clemente spa; Vincenzo Giacomini, Mce Finance; Bartolomeo Di Muccio, esponente Nato; la console generale Usa Sud Italia, Tracy Roberts Pounds; Marc Fedele, Ceo scuole Montessori; l’avvocato Antonella Brancaccio; Vincenzo Esposito di Kyla caffè; Adriano Nargi, manager di American Express; Paolo Scudieri, patron del gruppo Adler; Guido Bourelly, presidente del Gruppo Piccola Industria di Unione Industriali Napoli; l’artista Lello Esposito; il patron della maison Cilento Ugo Cilento; l’imprenditore della pizza Vincenzo Capuano; lo chef Peppe Guida; Andrea Delfini, patron Nero lifestyle.

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Salute

Svelato il legame tra Sla e inquinamento

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Lo smog, in particolare quello causato dalle particelle più sottili, è in grado di indurre danni al sistema nervoso centrale che possono contribuire allo sviluppo della sclerosi laterale amiotrofica (Sla). La conferma arriva da uno studio condotto nell’ambito di Mnesys, progetto di ricerca che si pone l’obiettivo di sviluppare nuovi approcci per le neuroscienze presentato a Napoli “L’associazione tra Sla e particolato atmosferico è stata già rilevata in molti studi epidemiologici”, ricorda Tullio Florio, ordinario di Farmacologia all’Università di Genova e coordinatore dello Spoke 6, uno dei sotto-progetti in cui è articolato Mnesys. Grazie alla sua capacità di aggirare la barriera ematoencefalica che protegge il cervello da elementi esterni, “l’esposizione alle polveri sottili può indurre stress ossidativo e neuroinfiammazione con conseguente neurotossicità e deterioramento cognitivo”, aggiunge Florio. Il progetto Mnesys ha ora chiarito in che modo ciò avviene.

“Il nostro studio ha esplorato la connessione tra l’esposizione a smog e la Sla indagando alcuni meccanismi molecolari che causano la perdita dei motoneuroni, cioè di tutti quei neuroni localizzati all’interno del sistema nervoso centrale che hanno la funzione di controllare direttamente o indirettamente i muscoli e il loro movimento”, spiega Agnese Secondo, professoressa di Farmacologia dell’Università Federico II di Napoli. “Dallo studio è emerso come PM0.1 e NP20, particelle di dimensioni ultrafini e nanometriche, siano in grado di indurre una forma di neurodegenerazione simile alla Sla, caratterizzata dalla disfunzione e disregolazione di proteine essenziali per la sopravvivenza neuronale”, prosegue l’esperta. La scoperta, conclude, “sarà utile per l’identificazione di bersagli molecolari verso cui indirizzare nuovi possibili farmaci”. Parallelamente, il progetto si sta concentrando sui meccanismi alla base delle demenze e del Parkinson. Un gruppo di ricerca dell’Università di Firenze sta testando una strategia per rimediare all’alterazione del gene GBA1 che provoca un deficit dell’enzima glucocerebrosidasi (GCase) e, ad oggi, rappresenta il fattore di rischio genetico più comune per lo sviluppo di Parkinson.

“La ricerca ha scoperto delle nuove ‘stampelle molecolari’, molecole organiche con struttura simile a quella degli zuccheri, in grado di correggere la struttura errata dell’enzima GCase, permettendogli di continuare a svolgere il suo ruolo e rappresentando quindi un promettente nuovo approccio terapeutico per una malattia attualmente orfana di cura”, spiega Francesca Cardona, professoressa del Dipartimento di Chimica “Ugo Schiff” dell’Università di Firenze. Nuove prospettive terapeutiche si aprono anche per la malattia di Alzheimer. Un gruppo di ricerca dell’Università di Parma sta indagando i benefici della modulazione, nel cervello, dei livelli di colesterolo, sostanza essenziale per la salute delle cellule nervose la cui disponibilità, nelle persone con Alzheimer, è limitata da una proteina denominata PCSK9. La ricerca ha dimostrato che “il silenziamento genico di PCSK9 in topi con malattia di Alzheimer ne migliora significativamente le funzioni cognitive e riduce l’accumulo di beta amiloide, lo stesso peptide tossico che si accumula nel cervello dei malati”, afferma Franco Bernini, professore ordinario di Farmacologia del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma. “I risultati ottenuti sono promettenti in quanto aprono la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche innovative”, conclude Bernini. (

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Cervello, per le cure del futuro avatar e neuroprotesi: una ricerca presentata a Napoli

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È l’organo più affascinante, quello più complesso e anche il più difficile da studiare. A svelare i segreti del cervello e a contribuire a migliorare le cure per le malattie che lo affliggono potrebbero ora contribuire modelli virtuali capaci di riprodurre la sua complessa organizzazione e la sua capacità di adattamento, alcuni aspetti del suo funzionamento. A questo obiettivo sta lavorando uno dei macro-progetti (Spoke 2) del progetto Mnesys, il più ampio programma di ricerca sul cervello mai realizzato in Italia, presentato a Napoli al primo forum che riunisce i 500 scienziati italiani impegnati. Una delle peculiarità del cervello è la neuroplasticità, cioè la capacità naturale di adattarsi e cambiare, a ogni età, in risposta alle esperienze, all’invecchiamento, alle malattie.

“Il potere plastico del cervello ci permette di imparare qualcosa di nuovo, acquisire informazioni e adattarsi all’ambiente circostante”, spiega Fabrizio Esposito, ordinario di Bioingegneria dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli e coordinatore dello Spoke 2. A rendere possibile questa proprietà è la capacità del cervello di modificare le proprie connessioni in continuazione. “L’attività cerebrale si svolge in complesse reti neurali e si organizza su diversi piani funzionali, le cosiddette scale di complessità”, illustra Egidio D’Angelo, professore ordinario di Fisiologia all’Università di Pavia e responsabile del progetto di modellistica del cervello all’interno dello Spoke 2.

“In Mnesys, per la prima volta in Italia, siamo riusciti a sviluppare il cervello virtuale, cioè rappresentazioni digitali multiscala dei neuroni, dei microcircuiti e delle reti neurali fino all’intero cervello”, aggiunge. Non solo: i ricercatori stanno lavorando alla costruzione di veri e propri gemelli digitali del cervello di singoli pazienti. Permetteranno di di fare un passo avanti nella lotta alle malattie del cervello, aiutando a migliorare la diagnosi, predire l’evoluzione della malattia e scegliere il trattamento più efficace per ciascun paziente. Intanto, Mnesys sta cercando di approfondire in che modo il cervello e il resto dell’organismo interagiscono tra di loro. Un filone di ricerca che potrebbe avere ricadute in tutte quelle condizioni in cui il cervello non ha il normale controllo sul corpo e i muscoli, come le lesioni del midollo spinale. Uno studio condotto da un gruppo di ricerca coordinato da Patrizia Fattori dell’Università di Bologna ha identificato due nuove aree che “rappresentano delle buone candidate all’interno delle quali effettuare un ipotetico impianto neuroprotesico, dice Fattori, che coordina lo Spoke 4 di Mnesys.

“Queste conoscenze di base consentiranno di aiutare pazienti con deficit motori, come ad esempio chi ha una lesione del midollo spinale che causa la disconnessione del cervello dai muscoli, o, in caso di ictus, per aumentare la loro autonomia”, aggiunge Fattori. Tuttavia, non è solo il cervello a influenzare il comportamento del corpo. Accade anche il contrario: ne è un esempio l’impatto del microbiota su alcune malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Una ricerca condotta da un gruppo di ricerca guidato dalle professoresse Laura Calzà e Luciana Giardino dell’Università di Bologna ha mostrato come l’invecchiamento precoce del microbioma causi un’infiammazione del colon che anticipa l’insorgenza dei difetti di memoria della malattia di Alzheimer. “Conoscere questa fase pre-sintomatica apre possibilità preventive e terapeutiche completamente nuove, ad esempio regolando opportunamente i segnali che derivano dal microbiota”, dice Calzà, ordinaria di Anatomia degli animali domestici del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna.

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