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Smartphone e cancro, non ci sono certezze scientifiche secondo uno studio americano

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Manca la pistola fumante, la prova regina, ma l’uso dei cellulari è un fattore di rischio in più per l’insorgere del cancro. Ciò significa che il legame fra smartphone e cancro resta ancora poco chiaro anche dopo la pubblicazione del più lungo e costoso studio sull’argomento. La Ntp, l’agenzia pubblica americana “National Toxicology Program”, ha pubblicato i dati di una ricerca che ha usato come cavie 3mila fra topi e ratti, è costata 30 milioni di dollari ed è durata oltre 10 anni. La tecnologia dei cellulari che ha preso in esame – il 2G e il 3G – nel frattempo è diventata desueta.

In questa ricerca l’unica evidenza definita “chiara” riguarda un tumore maligno del cuore, che è aumentato del 5-7% nei ratti maschi che erano stati esposti alle radiazioni. Dati altrettanto nitidi non sono emersi né sulle femmine di ratto né sui topi.

Si sa che il cancro può comportarsi in maniera diversa nei due sessi, ma per quanto riguarda questo studio le differenze sono rimaste inspiegate. Il problema del tumore al cervello, assai più delicato, non ha avuto evidenze certe. Si è visto un leggero aumento dei gliomi, sempre nei ratti maschi. Ma le statistiche degli uomini negli ultimi anni, da quando i cellulari sono così diffusi, non registrano aumenti per questa malattia. I soliti ratti maschi hanno mostrato un’incidenza leggermente superiore di cancro anche alle ghiandole surrenali. Paradossalmente proprio i ratti maschi, almeno quelli che schivavano il cancro, avevano nel complesso una durata della vita superiore alla media. L’esposizione alle radiazioni abbassava infatti l’incidenza di malattie ai reni, principale causa di morte fra i roditori anziani. Misteri della biologia, o forse della statistica. E’ uno dei motivi per cui questi studi vanno presi con beneficio di inventario.

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Dalle viscere della stazione della metropolitana Duomo di Napoli spunta la necropoli dei bambini

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Due tombe di argilla. Dentro resti umani. Forse bambini. Ma non sono i primi che vengono ritrovati. Già nel 2004, tra i tanti ritrovamenti, spuntò un’urna funeraria con lo scheletro di un bambino, cosa che fece  pensare all’esistenza di una necropoli. Non molto distante dalla Napoli greco romana. Ma è stata comunque grande la sorpresa degli operai dell’azienda impegnata nei lavori al cantiere di piazza Nicola Amore, la stazione Duomo della linea 1 che da 15 anni riserva sorprese (e relativi rallentamenti), quando sono spuntate due bare in argilla con due scheletri.

Durante gli scavi archeologici sono stati riportati alla luce reperti risalenti all’epoca romana, tra cui un tempio del I secolo d.C., un porticato Ellenistico di età Flavia e una pista da corsa del ginnasio, che si aggiungono ai circa tre milioni e mezzo di reperti recuperati a Napoli in 35 anni di lavori. La stazione sarà coperta da un’enorme calotta trasparente che darà l’idea di un museo aperto a tutti.

Ma sarebbero almeno quattro le tombe sinora trovate ieri. Gli esami di laboratorio dateranno l’età delle ossa e forse il motivo della morte. Ancora si sa poco dell’ennesimo ritrovamento e a quale contesto storico riferirlo. Visto che la piazza dei Quattro Palazzi sembra abitata da sempre, dall’età del bronzo antico, passando per quella del ferro e diventando anche uno dei centri principali dell’età greca e di quella romana.

Una scoperta che arriva a pochi giorni dal rilascio del rendering della futura stazione progettata da Massimiliano Fuksas a Piazza Nicola Amore.
Una cupola di vetro e un riadattamento del progetto originario necessario proprio per preservare e valorizzare i ritrovamenti archeologici e per seguire le prescrizioni della Soprintendenza.

 

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Isole ecologiche trasformate in discariche, a Torre del Greco è già caos nella raccolta rifiuti

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Ci sono giunte queste foto in forma anonima, ma solo dopo averle verificate con i nostri corrispondenti, ci sembrava doveroso dar voce ad una situazione che da giorni i residenti vicino alle aree destinate ad Isole Ecologiche del comune di  Torre del Greco stanno denunciando alle autorità locali senza ottenere risultati.

Le aree che troverete nella galleria sono quelle che interessano le isole di via Sotto ai Camaldolesi e via Sardegna, la popolazione residente, oramai impossibilitata a sversare rifiuti nelle aree predisposte,  abbandonano i rifiuti anche in altri posti, cominciando contro la loro volontà a dover depositare la spazzatura anche in altri posti.

Sperando si prendano immediati provvedimenti, confidiamo che nel minor tempo possibile, giungeranno in redazione le foto di queste strade ripulite. Queste immagini, purtroppo, non sono più rare nell’area metropolitana di Napoli. Sono i primi effetti di un rallentamento del sistema regionale dei rifiuti dopo gli attentati a ripetizione (vedi roghi) agli impianti industriali del sistema di smaltimento della Campania.

 

 

 

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Mobilità del futuro, la Cina corre come un treno mentre l’Italia è nelle retrovie per infrastrutture inadeguate e norme arretrate

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Sul fronte della mobilità del futuro l’Italia  è in netto ritardo. La rivoluzione è  in atto, il nostro Paese è penultimo nella classifica stilata da Roland Berger, società tedesca di consulenza strategica, nel quarto report “Automotive Disruption Radar” sulla mobilità condivisa e la guida autonoma.

Pesa sull’Italia  lo stato delle infrastrutture: insufficienti o arretrate. Parlando di mobilità elettrica, la peggiore rete pubblica d’Europa è italiana:  0,4 stazioni di ricarica ogni 100 km. Una ogni 200 km di strade. In Germania la media è di 4,5 stazioni ogni 100 km, in Francia è a quota 2,3. Altro deficit: il quadro normativo ancora non in linea con la rivoluzione tecnologica in atto, pur con un importante passo segnato dal decreto Smart Road varato nel corso del 2018 che consente l’effettuazione di test per la circolazione delle auto a guida autonoma.

 

Nonostante l’automobile privata resti a livello mondo la scelta preferita dai consumatori, con gli Stati Uniti campioni di auto di proprietà (85% sul totale popolazione), la mobilità condivisa non è più invece un fenomeno di nicchia. In India un quarto degli intervistati ricorre abitualmente a soluzioni di car sharing e/o ride hailing. Va peggio in Europa occidentale attualmente ferma al 5%, al pari di Giappone e Corea del Sud. In totale sono 13mila i consumatori in 14 Paesi presi in esame dagli analisti di Roland Berger, su un totale di 26 indicatori industriali suddivisi in 5 maxi-categorie: interesse del consumatore, regolamentazione, infrastruttura, tecnologia e attività industriale. Il tutto in un quadro di grande incertezza per il mondo dell’auto alle prese con uno scenario che cambia per la necessità di adeguarsi alla norme anti-inquinamento imposte soprattutto in Europa e alla mostruosa necessità di investimenti richiesti ai costruttori per adeguarsi.
Anche in materia di guida autonoma, la Cina ha dimostrato un grande interesse verso i veicoli self-driving e ha stilato linee guida standardizzate per la sperimentazione. Il quadro normativo è più aperto e duttile rispetto a quello degli altri Paesi e ha permesso ad aziende come Daimler e Bmw di attivare sperimentazioni su veicoli autonomi a Pechino e Shanghai. La Cina, nonostante il maggior numero di punti ricarica già presenti sulle proprie strade rispetto a quelli attivi in tutti gli altri Paesi del mondo con 272 stazioni ogni 100 km, continuerà a sviluppare le proprie infrastrutture, dalle colonnine di ricarica fino alle autovie per i veicoli autonomi, diventando sempre più l’ esempio da seguire per tutti i mercati avanzati dell’auto”.

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