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Prigozhin curato per un cancro nella clinica dei vip

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Voci e indiscrezioni su Yevgeny Prigozhin si rincorrono da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, e in realtà da prima ancora. Questa volta, però, non si tratta delle sue mire politiche o delle sue accese discussioni con i vertici dell’esercito russo: il capo del Gruppo Wagner avrebbe un tumore all’addome e sarebbe stato sottoposto alle terapie in una clinica per vip, collegata alla figlia dello zar. La notizia è stata diffusa dal sito investigativo indipendente Proekt, che ha parlato a lungo con due dipendenti dell’ex cuoco di Putin, che hanno lavorato con lui per anni. La malattia adesso sembrerebbe sotto controllo, ma ha costretto Prigozhin a cure lunghe e invasive come testimoniano una stanza con un letto per la terapia intensiva, un ventilatore polmonare e un concentratore di ossigeno: tutti oggetti trovati nelle sue dimore di San Pietroburgo e fotografati dalle forza di sicurezza russe durante le perquisizioni seguite all’ammutinamento dei Wagner. Un armamentario per le cure che il capo della Wagner ha sviluppato soprattutto con lo scoppio della pandemia, che ha lo ha portato a evitare il più possibile gli ospedali. Lui, che nella prestigiosa clinica russa di Sogaz collegata alla figlia del presidente Putin, Maria Vorontsova, era registrato come super vip con lo pseudonimo di Dmitry Isaakovich Geyle. Una delle tante identità fittizie utilizzate da Prigozhin per muoversi liberamente e diventata pubblica dopo le perquisizioni delle forze di sicurezza, che hanno trovato un passaporto con il nome del vip ricoverato a Sogaz sotto alla foto del capo della Wagner. Chi lo conosce bene dice che a seguito della diagnosi Prigozhin avrebbe cominciato a condurre uno stile di vita sano e una dieta rigorosa, ma sostiene anche che le sue condizioni di salute avrebbero peggiorato un carattere già forte e facilmente irascibile. Fino a influenzarlo anche nella decisione di imbarcarsi in un ammutinamento contro il Cremlino.

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Ribadito il no alla Russia per cerimonia anniversario Hiroshima

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Per il terzo anno consecutivo, la Russia e la Bielorussia non saranno invitate alla commemorazione dell’anniversario della bomba atomica che si terrà il 6 agosto nella città di Hiroshima, mentre l’invito sarà esteso a Israele. Lo anticipa il giornale online Asahi Shimbun, che cita fonti a conoscenza del dossier, spiegando che i rappresentanti di Russia e Bielorussia saranno considerate “persone non grate” alla cerimonia annuale al Memoriale della Pace, a causa del conflitto in corso in Ucraina .

“La situazione non è cambiata rispetto all’anno scorso, e per questo motivo attueremo le stesse decisioni , ha dichiarato all’Asahi un funzionario dell’amministrazione cittadina, con il governo centrale che è stato già informato della decisione. Hiroshima ha tuttavia intenzione di invitare un rappresentante di Israele – che da ottobre è impegnato in una guerra contro il gruppo militante islamico Hamas da ottobre, riferisce l’Asahi.

“Non c’è in questo momento un’opinione condivisa nei Paesi del mondo sul conflitto in corso in Medio Oriente. Per questo motivo vogliamo trasmettere un messaggio di pace invitando Israele”, affermano le fonti. Nel 2023, per il 78/esimo anniversario del bombardamento atomico, Hiroshima aveva richiesto la presenza dei leader e degli ambasciatori di 167 Paesi. La mattina del 6 agosto del 1945 un ordigno atomico venne sganciato dal bombardiere B29 statunitense ‘Enola Gay’, causando la morte di circa 140.000 residenti. Una seconda bomba venne utilizzata su Nagasaki il 9 agosto, con un bilancio di 74.000 vittima, decretando di fatto la fine della Seconda guerra mondiale pochi giorni dopo, con la resa incondizionata del Giappone.

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Somalia rifiuta dialogo con l’Etiopia su accordo col Somaliland

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Il Governo federale somalo ha dichiarato con fermezza che non avvierà alcun dialogo con l’Etiopia in merito agli accordi tra Addis Abeba e l’autoproclamata regione del Somaliland. La decisione, come riporta il sito Shabelle Media, è stata annunciata in risposta a un comunicato del G7 che esprimeva preoccupazione per l’accordo tra Etiopia e Somaliland, che la Somalia considera una violazione della propria sovranità e integrità territoriale.

La Somalia ha manifestato un forte impegno a mantenere la pace e la stabilità regionale e ha espresso la volontà di collaborare con il G7 e altri partner internazionali. Il Somaliland non è riconosciuto a livello internazionale come Paese indipendente, sebbene gestisca le proprie forze armate e la propria banca centrale e tenga regolari elezioni dal 1991, anno in cui ha rivendicato l’indipendenza dalla Somalia, pochi mesi dopo la caduta del Paese nella guerra civile.

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Per Kiev 60 miliardi da Usa, subito la difesa aerea

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Una sessantina di miliardi, con l’arrivo delle prime forniture militari entro la prossima settimana: è quanto vale il nuovo pacchetto di aiuti americani che il Congresso potrebbe approvare entro il weekend, con tanto di firma del presidente Joe Biden. Il Pentagono sta già preparando il primo lotto, che comprenderà munizioni di artiglieria (a partire da quelle da 155 mm) e mezzi di difesa aerea come i Patriot, quelli di cui Kiev ha disperatamente bisogno per difendersi dalla crescente offensiva russa. Ad accorciare i tempi di consegna è il fatto che parte degli armamenti si trova negli arsenali americani in Europa.

Oltre un terzo dei fondi (23,2 miliardi) resterà negli Usa, per riapprovvigionare i magazzini Usa, in parte svuotati proprio per fornire assistenza all’Ucraina. Il resto degli aiuti sarà distribuito in due direzioni: 13,8 miliardi di dollari saranno destinati all’acquisto di sistemi d’arma avanzati, prodotti e servizi per la difesa dell’Ucraina, 11,3 miliardi di dollari invece verranno spesi per le operazioni militari statunitensi in corso in Europa.

Il disegno di legge prevede anche un aiuto finanziario diretto al bilancio ucraino pari a 7,85 miliardi di dollari ma sotto forma di un prestito che potrà essere cancellato dal presidente, dopo le elezioni del 5 novembre: nessun problema se resterà Biden, mentre Donald Trump potrebbe chiederne la restituzione. In ogni caso questi fondi non potranno essere usati per pagare le pensioni. Un altro punto interessante del provvedimento è l’obbligo per il presidente Usa di trasferire immediatamente i missili Atacms a lungo raggio all’Ucraina.

A meno che non ritenga che danneggi gli interessi nazionali americani, in tal caso dovrà informare il Congresso rischiando di essere accusato dai repubblicani di non fare tutto il possibile per Kiev. In un disegno di legge separato inoltre si autorizza il presidente a trasferire all’Ucraina gli asset russi congelati in Usa (la maggior parte è bloccata in Europa): si stima una cifra di almeno 8 miliardi, destinati alla ricostruzione. Oltre che sui nuovi aiuti americani, Kiev può sperare nelle promesse del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, secondo cui i Paesi dell’ Alleanza hanno concordato di dare all’Ucraina ulteriore supporto militare, dalle munizioni da 155 mm ai droni, sino alle difese aeree, tra Patriot e Samp/T.

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