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Cronache

Terremoto a Bergamo, paura e gente in strada in tutta la Lombardia

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Erano passate da poco le 11.30 quando la terra ha iniziato a tremare in tutta la Lombardia, con la gente scesa in strada, le scuole evacuate rapidamente e tanto spavento. Molto rumore per nulla, o quasi, dato che il sisma, avvenuto alle 11.34 con epicentro a Bonate Sotto, nel Bergamasco, a una profondita’ di 26 chilometri, fortunatamente non ha provocato danni a cose e persone. “E’ un terremoto che definiamo leggero, tra 4 e 5 sono relativamente bassi, in Italia i terremoti solitamente fanno danni quando sono oltre 5.5”, ha spiegato Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv. A Bonate Sotto, comune dell’epicentro, “non risultano danni ne’ per fortuna persone ferite, pero’ stiamo ancora effettuando tutte le verifiche del caso”, dice il sindaco Carlo Previtali. “Ero in ufficio in municipio quando tutto ha iniziato a tremare – racconta il primo cittadino – ma non pensavo che l’epicentro fosse qui. Tant’e’ vero che poco dopo sono uscito per andare a un incontro e la piazza e il centro erano tranquilli: nessuna situazione di panico ne’ allarme particolare”. Si sono spaventati di piu’ Fedez e Chiara Ferragni che, appena sentita la scossa, hanno abbandonato il loro appartamento in zona Citylife, a Milano, per scendere in strada: “Ho sentito questa mega mega scossa e c’era anche Fede in casa, allora – racconta l’imprenditrice su Instagram – siamo corsi giu’, i bimbi erano dai nonni, mai sentita una cosa del genere a Milano”. “Paura raga” aggiunge in un video del marito rapper. Poco distante, al mercato di via Fauche’, “improvvisamente ha tremato tutto e son volate giu’ le confezioni di detersivo dai banchetti” racconta un ambulante. “Ci siamo guardati stupiti mentre ballava tutta la roba sui tavoloni e gli ombrelloni ondeggiavano, poi tutto e’ tornato normale”. Paura anche per chi era in casa, che “ha iniziato a tremare” dice Filippo, dal quinto piano di un palazzo in zona Paolo Sarpi. Grosso spavento anche nell’hinterland: Mauro a Bresso ha sentito prima il pavimento tremare per due volte e poi l’edificio che ondeggiava. Daniela, che abita al terzo piano di una villetta a Gessate, parla di un forte botto, “come se fosse caduta l’asciugatrice fissata alla parete”. La scossa si e’ sentita molto forte anche a Vimercate, in Brianza, dove testimoni raccontano di lampadari che si sono mossi, specchi traballanti, scaldabagni tremanti e fioriere che si sono spostate di alcuni centimetri. Di fronte ad un locale supermercato ci sarebbe stato anche un lieve incidente stradale provocato dal panico suscitato dal sisma. A Treviglio, a pochi chilometri dall’epicentro, gli studenti della scuola superiore Isis Zenale e Butinone sono stati evacuati. A Milano dai licei classici Tito Livio, Parini e Beccaria al liceo artistico Caravaggio, i ragazzi hanno lasciato la scuola con ore di anticipo rispetto al previsto. Altri istituti, invece, come il liceo classico Manzoni sono rimasti aperti, proseguendo normalmente le lezioni. Decine le chiamate ai centralini dei vigili del fuoco nel Lecchese, dove le scuole sono state evacuate. Gli unici danni in zona si sono registrati a Olgiate Molgora, a una vecchia cascina disabitata. Anche a Como e provincia – dove la scossa e’ stata avvertita distintamente – varie scuole sono state evacuate, cosi’ come alcuni istituti di Sondrio e dintorni e di Pavia e del territorio. Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, che ha sentito i sindaci di Bergamo, Gori, e di Lecco, Gattinoni, si e’ messo “in contatto con i nostri uffici territoriali per monitorare la situazione delle scuole”. Per consentire la verifica dello stato della linea, dalle 11.45 sulle linee AV/convenzionale Milano Lambrate – Brescia, linea Milano – Molteno/Lecco/Bergamo, linea Bergamo – Treviglio/Rovato, il traffico ferroviario e’ stato sospeso. Nonostante il sisma, nessun rinvio per la partita di campionato di serie A, Atalanta-Roma, con le squadre regolarmente in campo e i tifosi sugli spalti.

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Anziana uccisa in casa, presunto omicida ha chiamato cugina

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“Mamma mi ha aggredito e mi sono difeso”. Simone Uras, 44 anni, il figlio della 77enne, Maria Atzeni, trovata morta ieri a tarda sera in una abitazione a San Gavino, nel sud della Sardegna, e arrestato con l’accusa di omicidio volontario, avrebbe chiamato la cugina e le avrebbe detto poche parole prima di allontanarsi. E’ quanto emerge dalla ricostruzione fatta dagli investigatori che, in queste ore, stanno cercando di capire i contorni della vicenda accaduta ieri sera. Sarebbe stata la cugina ad avvertire il fratello di Simone che si è recato nella casa e ha trovato la madre morta, facendo scattare i soccorsi. Secondo quanto appreso i carabinieri, già in passato, erano intervenuti in quell’abitazione per liti in famiglia e, in un’occasione, era stato richiesto anche un trattamento sanitario obbligatorio che sarebbe stato rifiutato. La pm di turno, Nicoletta Mari, affiderà domani l’incarico al medico legale per l’autopsia ma è anche probabile che verrà chiesta una consulenza su Simone Monni, che soffre di problemi psichiatrici.

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Processo in corso per l’omicidio di Frederick Akwasi Adofo, pestato a morte dal due ragazzini a Pomigliano

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Il caso dell’omicidio di Frederick Akwasi Adofo, il 43enne senza fissa dimora originario del Ghana brutalmente ucciso a Pomigliano d’Arco lo scorso 19 giugno, è giunto davanti al giudice per un processo carico di tensione e significato. Il pestaggio che ha portato alla morte di Adofo, avvenuto in una terribile sequenza di quindici secondi, ha scosso profondamente la comunità locale, mettendo in evidenza l’estrema violenza inflitta a un uomo indifeso, colpito ripetutamente mentre giaceva a terra.

I due imputati, un 17enne e un 16enne, sono stati portati davanti alla giustizia minorile, con la Procura che ha ottenuto il giudizio immediato. La difesa ha invece richiesto il processo con rito abbreviato, attualmente in corso davanti alla giudice Anita Polito. La sentenza è attesa dopo le discussioni delle parti previste per marzo, che includeranno la requisitoria del pubblico ministero e le arringhe degli avvocati Sabato Graziano e Umberto De Filippo.

Il tragico evento ha scatenato un’ondata di sdegno nella cittadina di Pomigliano, dove la vittima conduceva una vita da senzatetto, cercando di sopravvivere aiutando i clienti di un supermercato locale a portare la spesa. I carabinieri sono riusciti a identificare i due aggressori grazie alle telecamere di sicurezza di un negozio nelle vicinanze, che hanno registrato l’intera aggressione.

Il filmato mostra Frederick da solo per strada quando viene avvicinato da due giovani. Sebbene l’approccio sembri amichevole all’inizio, si trasforma rapidamente in un attacco brutale, con uno dei due giovani che lo colpisce violentemente al volto, facendolo cadere a terra, per poi continuare a percuoterlo con calci al corpo e alla testa. Le ferite inflitte hanno causato un’emorragia cerebrale che ha portato alla morte di Adofo.

La giudice Angela Draetta, nell’ordinanza cautelare emessa poco dopo il delitto, ha definito l’azione dei due aggressori come “un vile esercizio di violenza” e un “immotivato e brutale pestaggio”, condannando il loro comportamento come privo di qualsiasi giustificazione.

La storia di Frederick Akwasi Adofo è quella di un uomo che ha attraversato un percorso di sofferenza e difficoltà, sopravvivendo a un lager libico prima di arrivare in Italia nel 2012. Nonostante avesse ottenuto una licenza media nel nostro Paese, si era ritrovato a vivere per strada a Pomigliano, perdendosi a causa dei traumi del suo passato. La sua morte ha suscitato commozione e sconcerto tra coloro che lo conoscevano, evidenziando la gratuità e l’ingiustizia della violenza inflitta a un individuo così vulnerabile.

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Camorra, latitante con la parrucca riconosciuto e arrestato dai carabinieri

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Una parrucca per non farsi riconoscere, ma la sua latitanza termina sotto casa di un familiare. Era ricercato dal gennaio dello scorso anno Fabio D’Agostino, 37enne in orbita clan Orlando – Polverino, che ieri sera è stato catturato a Marano di Napoli dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna che lo sorpreso in strada, alla guida di un’auto intestata ad un prestanome, con un toupet di capelli castani in testa. I carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, erano sulle tracce di D’Agostino da tempo e, analizzando gli schemi relazionali del 37enne, hanno effettuato un attento monitoraggio dei social e del suo patrimonio.

Le sue ultime tracce conducevano ancora a Marano, luogo dove vivono moglie e figlio. Già da tempo posizionati in osservazione attorno all’abitazione familiare, i carabinieri hanno visto accostare i fari di un veicolo intestato ad una persona fino ad allora sconosciuta. Le mani sul volante erano quelle di un uomo dalla capigliatura folta e singolare, già di primo acchito fuori posto. I carabinieri si sono scambiati un’occhiata e, quando moglie e figlio del 37enne hanno varcato la soglia del portone, il blitz è scattato. D’Agostino è rimasto imperturbabile e con un malcelato disagio ha chiesto spiegazioni. Anche al buio, i militari hanno riconosciuto il 37enne e gli hanno sfilato il toupet. Il latitante è finito in manette ed è ora in carcere, nel penitenziario di Secondigliano. Dovrà scontare una pena di 5 anni di reclusione per estorsione continuata ed aggravata dalle finalità e modalità mafiose.

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