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Scoperta sui fondali del Mar Nero “la nave di Ulisse”, è una nave di 2400 anni fa

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Una nave di 2400 anni fa, praticamente intatta è adagiata sui fondali del Mar Nero. Per gli storici è simile alla nave di Ulisse, raffigurata in un antico vaso. Secondo molti studiosi è la nave più antica del mondo mai ritrovata. É lunga 23 metri. Veniva usata per i commerci ed era originaria della Grecia classica. Il relitto è stato scoperto da un team d’archeologi guidati dal britannico Joe Adams nell’ambito di un entusiasmante programma di ricerca sottomarino denominato Black Sea Maritime Archaeology Project. Il reperto, individuato a circa 2000 metri sorto il livello del mare – e destinato per il momento a restare lì -, è completo di albero, timone e postazioni per gli addetti ai remi. E il suo stato  di conservazione è dovuto alle condizioni di mancanza d’ossigeno a quella profondità, oltre che al particolare habitat di un bacino chiuso e preistorico come il Mar Nero.

 

 

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Cultura

I portici di Bologna patrimonio dell’umanità dell’Unesco

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I portici di Bologna sono un patrimonio dell’umanita’: il riconoscimento e’ arrivato dall’Unesco che ha accettato la candidatura alla quale il Comune e la citta’ hanno lavorato per anni. Dalla a 44/a sessione del Comitato del patrimonio mondiale svoltasi online da Fuzhou (Cina) per l’Italia sono arrivati anche altri riconoscimenti. Il primo riguarda Firenze, il cui centro storico e’ inserito nella lista dei patrimoni fin dal 1982, uno dei primi in Italia. Il perimetro si amplia e arriva adesso a comprendere anche l’Abbazia di San Miniato, la Chiesa di San Salvatore al Monte, le Rampe, il Piazzale Michelangelo, il Giardino delle Rose e quello dell’Iris. Il secondo oltre 8.000 ettari di foreste italiane, con il riconoscimento dei caratteri ecologici peculiari di ulteriori faggete vetuste mediterranee nei parchi nazionali di Aspromonte, Gargano e Pollino. Bologna esulta, per una candidatura fortemente identitaria, per la quale le istituzioni cittadine e non si sono impegnate a fondo. Il titolo e’ per 62 km di portici, 42 dei quali nell’area del centro storico, riconosciuti dall’Unesco come un unicum non solo e non tanto dal punto di vista architettonico, ma anche da quello sociale. Nati nel medioevo come un modo per ampliare le abitazioni ai piani alti, i portici bolognesi sono, di fatto, un immenso spazio privato messo a disposizione del pubblico e un immenso spazio pubblico che richiede l’impegno dei privati per la sua manutenzione, a volte, in citta’, al centro delle polemiche. Ma sono soprattutto uno spazio che accoglie e dove si cammina insieme, come lo ha definito un bolognese d’adozione come l’arcivescovo Matteo Zuppi che fin dal suo arrivo in citta’ ha sempre sottolineato la portata simbolica ed evocativa dei portici: “e’ la citta’ che si fa casa e la casa che si fa citta’”, ha detto il cardinale, esprimendo la sua gioia per il riconoscimento dell’Unesco.

I portici tengono insieme il sentimento religioso e quello laico: accompagnano l’ascesa al santuario della Madonna di San Luca e sono da sempre luogo d’incontro, di riparo e di protezione per chiunque li cerchi. Permettono di girare per la citta’ senza ombrello quando piove, ma anche di trovare piu’ facilmente un giaciglio per chi una casa non ce l’ha. Francesco Guccini li ha paragonati alle cosce di una mamma che culla i suoi figli. Sono stati un simbolo dell’esplosione turistica degli ultimi anni e hanno rappresentato anche un’arma per il ritorno alla vita dopo i lockdown imposti dalla pandemia, offrendo una possibilita’ in piu’ di svolgere all’aperto attivita’ che abitualmente si fanno al chiuso. Nel dossier Unesco le punte di diamante sono state, oltre a San Luca, il vastissimo portico dei Servi dove si svolge il tradizionale mercatino di Natale, ma anche i portici piu’ moderni come quello nel quartiere periferico della Barca, dove l’edilizia popolare ha scelto di replicare il modello dei portici, anche per sottolineare il radicamento di questo elemento architettonico nell’anima piu’ intima della citta’. Esulta il sindaco Virginio Merola, che con questo riconoscimento conclude di fatto i suoi dieci anni di mandato. “Questo titolo rappresenta un grande onore e una grande responsabilita’ per Bologna, saremo all’altezza di questo riconoscimento”, assicura.

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‘A ggente, il progetto fotografico di Gennaro Giugliano sui volti di Napoli: racconto le persone attraverso i miei scatti

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Gennaro Giugliano ha ventidue anni e sogna di diventare un fotografo professionista. I Quartieri Spagnoli sono lo sfondo in cui si muove, il microcosmo che racconta con i suoi scatti. “La mia storia inizia dall’ultimo anno di maturità – racconta Giugliano -. Dovevo preparare la tesina ma non sapevo che argomento portare. Un giorno in classe la mia professoressa affermò che i Quartieri Spagnoli fossero la zona più brutta di Napoli. Io, che fra quei vicoli ci ero cresciuto, rimasi sconvolto da quelle parole. Così all’esame scelsi di portare proprio i Quartieri Spagnoli: dovevo smentire la professoressa. Accanto alla classica tesina, presentai un videoclip che mostrava le bellezze e il fascino dei Quartieri. Sconvolse la commissione. L’ho poi caricato su Facebook, dove ha ottenuto oltre 100mila visualizzazioni”. 

Giugliano ha legato così il suo destino a quello dei Quartieri Spagnoli. Si aggira per i vicoli e con i suoi scatti restituisce l’unicità e l’umanità della sua gente. Così contribuisce al riscatto e alla valorizzazione di una zona spesso bistrattata, ma che sta nascendo a nuova vita grazie alle inesauribili energie umane dei suoi abitanti. “I Quartieri stanno cambiando: sono arrivati i turisti, stanno diventando un punto di incontro e c’è grande fermento culturale. Spero che prima o poi tutti gli stereotipi sui Quartieri Spagnoli saranno abbattuti”, commenta Giugliano. 

Un ruolo decisivo nel riscatto della zona lo stanno giocando le tantissime associazioni culturali che insistono sul territorio. Come Miniera, l’associazione di Salvatore Iodice che salva i ragazzi dalle strade insegnando loro il lavoro di artigiano e realizza elementi di arredo urbano con mobili e ingombranti abbandonati per le strade. “Salvatore per me è stato importante, mi ha aiutato in un momento complicato della mia vita – racconta il giovane fotografo -. Ad oggi sono un membro molto attivo dell’associazione e provo a dare una mano al quartiere, questo è il senso profondo del lavoro di Miniera”. 

Giugliano però non s’è fermato al vicolo sotto casa. Dai Quartieri Spagnoli ha incominciato a spostarsi per tutta la città, alla ricerca dei volti della gente di Napoli. È nata così l’idea di ‘A ggente, il primo grande progetto fotografico di Gennaro Giugliano. “La nostra città, i suoi quartieri, i suoi vicoli sono rappresentati al 99% da quei volti senza nome che nessuno riconosce, visi espressivi e familiari ma al tempo stesso sconosciuti, visi di persone che vivono, lavorano, amano. ‘A ggente: noi omaggiamo loro”, ha spiegato. 

Fra i quindici scatti selezionati per il progetto, figurano, accanto a gente del popolo, anche i volti di artisti che, ciascuno nel rispettivo campo, hanno portato in alto il nome della città. Giugliano ha così immortalato anche gli attori Patrizio Rispo, Alessio Gallo e Vincenzo Messina, e i cantanti Francesco Da Vinci e Ntò. “Ho scelto loro perché sono stati sin da subito molto entusiasti del progetto – spiega -. Sono attori e cantanti che con il loro talento hanno saputo portare Napoli in Italia e nel mondo”. Presto le foto di Giugliano saranno presentate in una mostra fotografica. “Con i miei scatti provo a raccontare la bellezza di questo popolo, la nobiltà d’animo dei napoletani. L’obiettivo è realizzare una mostra tutta mia, il cui eventuale ricavato sarà donato in beneficenza”.

C’è anche un altro motivo che ha spinto il fotografo napoletano a mettere in piedi questo progetto fotografico. Napoli è una città estremamente eterogenea al suo interno, in cui ciascun quartiere rivendica la sua unicità, le sue differenze rispetto agli altri. “Con questo progetto vorrei anche provare a dimostrare che Napoli è una sola, non dovrebbero esistere barriere fra i suoi abitanti e i diversi quartieri”, chiarisce Giugliano.  

Alcune delle foto di Giugliano sono state scelte da Vogue Italia e saranno inserite nel prossimo numero della rivista, all’interno di un servizio dedicato ai progetti Instagram che raccontano la città. E proprio su questa piattaforma, Giugliano sta costruendo, foto dopo foto, il suo percorso artistico. Ad oggi il suo profilo conta più di 30mila follower. Per un giovane che cerca di affermarsi nel mondo del lavoro, restare a Napoli può apparire una scelta complicata. Ma Napoli è anche una città estremamente creativa, viva e vibrante, piena di potenzialità pronte ad esplodere da un momento all’altro. Giugliano non ha dubbi: “Non andrò mai via da Napoli, è una città incredibile, di una bellezza inarrivabile. So che le opportunità lavorative non sono tantissime, ma proverò a ritagliarmi uno spazio e a raggiungere traguardi importanti”. 

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Muti, per gli 80 anni del Maestro festa al Conservatorio di Napoli e incontro con i giovani di Scampia

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Una celebrità internazionale della musica, diplomata al conservatorio di San Pietro a Majella e che venerdì 30 luglio tornerà lì per festeggiare i suoi 80 anni anche se a guardarlo bene e a vederlo mentre dirige sembra un 60enne. E’ Riccardo Muti che ha accettato l’invito del Conservatorio nel mezzo di una propria vicenda musicale ancora del tutto in corso, nei teatri di tutto il mondo, ma portando nel cuore la sua Napoli. Il conservatorio e l’Associazione degli ex allievi della scuola l’hanno invitato per l’ottantesimo compleanno e Muti ha subito accettato. Sarà al “suo” Conservatorio per ricevere gli auguri della città. Il Maestro è atteso alle 18 e presenzierà all’inaugurazione di due mostre. La prima, allestita in Sala Muti, si intitola “Tutto iniziò da qui” ed è una rassegna multimediale fotografica dedicata ai suoi trascorsi napoletani e curata dall’Associazione Ex Allievi di San Pietro a Majella con gli archivi fotografici RMM Music, Carbone, Romano, Conte. L’altra mostra, intitolata “L’architettura della musica”, troverà spazio nel Chiostro grande e illustrera’ il passato glorioso, il presente laborioso e il futuro ambizioso di San Pietro a Majella attraverso otto grandi pannelli, che resteranno in esposizione fino al prossimo 30 novembre. “L’architettura della musica” nasce per la volonta’ di regalare simbolicamente a Muti il progetto di restauro dell’edificio, tanto auspicato dal Maestro, finanziato dalla Regione Campania e realizzato dalla Soprintendenza. Esaurito l’ampio prologo, il Maestro e il pubblico (composto solo da invitati per il distanziamento imposto dal Covid) si trasferiranno nella Sala Scarlatti. Qui Muti e il filosofo Massimo Cacciari converseranno con monsignor Vincenzo De Gregorio, preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra ed ex direttore del Conservatorio napoletano, a proposito del libro “Le sette parole di Cristo”, scritto nel 2020 a quattro mani da Muti e Cacciari. Infine ci sara’ spazio alla musica suonata, con il concerto dell’Orchestra Barocca del Conservatorio di San Pietro a Majella diretta da Antonio Florio, barocchista insigne. In programma, musiche, tra gli altri, di Guglielmi, Paisiello, Piccinni, Porpora, Sarro, Ugolino, Vinci. La celebrazione vuole essere, nelle intenzioni del presidente del Conservatorio Luigi Carbone e del direttore Carmine Santaniello, anche un punto di partenza per coinvolgere il Maestro, negli anni a venire, in una strategia di ulteriore crescita del Conservatorio, con progetti formativi, scientifici, artistici che traggano vigore e prestigio speciali dalla presenza di questo straordinario artista. Muti a Napoli per far crescere una città che sembra avviata ad un ineluttabile declino dopo essere stata una capitale culturale ed economica del Mediterraneo. Muti ha sempre declinato come sue virtù l’amore per la bellezza, il culto del perfezionismo, un’idea etica profonda del lavoro e le battaglie per un sistema didattico serio e capillare rimanendo sempre connesso alla sua terra. Il maestro Muti ha sempre mostrato un orgoglio d’appartenenza all’Italia che porta in giro nel pianeta come una bandiera. Ed ha sempre precisato di essere certo italiano ma poi napoletano. C’è tutta la sua speciale passione per Napoli in quel che fa e dici su qualunque palco al mondo.

 

A Napoli Muti vi nacque da mamma napoletana e papà pugliese. Era il 1941. La mamma viveva a Molfetta. Ma per partorire si trasferiva a Napoli. Per far nascere i suoi figli a Napoli. Farli studiare a napoli. Con questa città meravigliosa e difficile ha avuto sempre un’intima adesione, definendola con orgoglio “capitale culturale europea”. Il 30 luglio sarà dunque al Conservatorio che gli dedicherà una festa con professori e allievi. Il giorno prima, però, il Maestro, dirigerà un concerto a Roma, al Quirinale, in occasione del G20, sul podio dell’Orchestra Giovanile Cherubini e davanti a Mattarella e ai ministri della cultura del mondo. Il giorno dopo il Conservatorio, sempre lui, Muti, sarà a Scampia per lavorare con un’orchestra di ragazzi “che meritano il miglior futuro possibile” dice il Maestro. Il gruppo si chiama “Scampia Musica Libera Tutti”. “Nel luogo dove più attecchisce il male, un ensemble di giovani diffonde il messaggio del fare musica insieme, in nome dell’armonia e della libertà” dice Muti che anche in questo mostra di essere prim’ancora che un grande direttore di orchestra, forse il migliore di ogni tempo, anche un uomo eccezionale. Un napoletano che non perde mai occasione per mostrare amore per il luogo di nascita e là dove ci sono le sue radici.

 

Il video di Muti che trovate in questo servizio racconta il suo amore per Napoli. Ed è tra i documenti più visti e “rubati” a questo giornale.

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