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Economia

Parla Yari Cecere, uno dei “30 Under 30 Europe”: “fare imprenditoria al Sud è difficile, ma ce la possiamo fare”

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Ha 25 anni e ha costruito le sue prime 100 unità abitative. Per questo è stato selezionato da Forbes tra 300 giovani talenti – 10 per categoria divisi tra: arte e cultura, finanza, media e marketing, scienze e medicina, sport, intrattenimento, industria e tecnologia, commercio e vendita online e imprenditori social – che stanno trasformando vari settori e industrie in Europa. È Nunzio Yari Cecere, ceo di Cecere Management, una holding attiva nello sviluppo di alloggi efficienti dal punto di vista energetico e sostenibile.  Nell’intervista a Juorno.it il giovane imprenditore racconta delle difficoltà di fare imprenditoria partendo dal Sud e di come è cambiato il mondo del mercato immobiliare. Yari è un ragazzo ambizioso. “Puntiamo al mercato estero e mondiale entro dieci anni”, ha detto.   

 

È di Aversa uno dei “30 Under 30 Europe” di Forbes, Yari Cecere “sta cambiando il mondo delle costruzioni sostenibili”

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Reddito di cittadinanza: spesi quasi 9 miliardi nel 2021: sono quasi 20 dal 2019

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L’Inps ha speso per il reddito e la pensione di cittadinanza quasi 8,8 miliardi nel 2021 mentre la spesa complessiva dall’introduzione della misura contro la poverta’, ad aprile 2019, sfiora i 20 miliardi Il dato e’ contenuto nell’Osservatorio dell’Inps sul reddito e la pensione di cittadinanza secondo il quale a dicembre 2021 erano 1,37 milioni le famiglie ad avere il beneficio per circa tre milioni di persone interessate. L’importo medio a famiglia e’ di 545 euro. Resta alta la percentuale delle famiglie con un solo componente che beneficia della misura di contrasto alla poverta’ con il 44,74% del totale e 615.482 nuclei a fronte delle 32.365 famiglie con sei e piu’ componenti che hanno avuto il beneficio a dicembre. Non sono ancora state introdotte, infatti, le modifiche proposte dalla Commissione sul Reddito per rivedere la scala di equivalenza che ora penalizza le famiglie piu’ numerose e quelle con minori (ora il primo componente vale 1 e il secondo componente vale 0,2 se e’ minore e 0,4 se adulto mentre il moltiplicatore massimo resta 2,1 che sale a 2,2 se in famiglia c’e’ un disabile). Nel corso del 2021 hanno avuto almeno una mensilita’ di reddito o pensione di cittadinanza 1,76 milioni di famiglie (1,59 milioni il reddito e 169mila la pensione) per quasi 3,94 milioni di persone coinvolte per un importo medio a nucleo di 546 euro. Circa 594mila famiglie hanno avuto almeno una delle prime tre mensilita’ del reddito di Emergenza previste dal decreto 41/2021 e 555mila hanno avuto almeno una mensilita’ tra quelle previste dal decreto 73/2021 per il periodo giugno-settembre. Il reddito e la pensione di cittadinanza vengono erogate prevalentemente alle famiglie del Sud con 858mila nuclei su 1,37 milioni totali (il 62,4%). Su poco piu’ di tre milioni di individui interessati nel complesso il Sud ne conta oltre due milioni. E’ la Campania la regione con il numero piu’ alto di beneficiari con 290.959 famiglie e oltre 744mila persone interessate, seguite dalla Sicilia con 254.442 famiglie e 602mila persone interessate. La sola provincia di Napoli concentra 182.737 nuclei con il reddito o la pensione di cittadinanza per 489.601 persone coinvolte piu’ delle Regioni Lombardia (107.196 famiglie) e Piemonte (73.515) messe insieme. Nel Lazio hanno il reddito 142.853 famiglie, 105.148 delle quali in provincia di Roma. L’importo medio varia con il numero dei componenti il nucleo familiare, e va da un minimo di 446 euro per i monocomponenti a un massimo di 698 euro per le famiglie con quattro componenti. Ma le famiglie con sei componenti e piu’ ricevono una media di 673 euro. La misura infatti non tiene conto dei criteri Istat secondo i quali si e’ considerati poveri in base non solo al reddito ma anche al luogo nel quale si vive e al numero dei familiari. In pratica una famiglia di cinque componenti che vive al Nord, al centro di un’area metropolitana e’ povera con meno di 2mila euro al mese mentre la stessa famiglia che vive al Sud in un piccolo comune e’ povera se sfiora i 1.500 euro al mese. Un anziano over 75 solo che vive in un piccolo comune del Sud e’ povero se ha meno di 504 euro al mese. Ci sono quindi famiglie povere che non ottengono comunque il beneficio perche’ hanno un reddito considerato troppo alto. Se si guarda alle persone interessate alla misura nel complesso a dicembre ci sono 2,6 milioni di cittadini italiani, 313mila cittadini extra comunitari con permesso di soggiorno UE e circa 115mila cittadini europei.

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Fmi taglia crescita Italia al 3,8%, anche mondo rallenta

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La crescita mondiale rallenta a causa di un Covid che non molla la presa e un’inflazione alta e persistente. Non sfugge alla frenata l’Italia, per la quale il pil 2022 e’ stato rivisto al ribasso al +3,8% dal +4,2% stimato solo in ottobre. La fotografia dello stato di salute della ripresa globale del Fondo Monetario Internazionale mette l’accento sulle molte sfide da affrontare e sui molteplici rischi, in primis il caro prezzi legato alle strozzature delle catene di approvvigionamento. Le tensioni geopolitiche fra Russia e Ucraina complicano ulteriormente un quadro difficile, caratterizzato da un debito pubblico record a livello mondiale e un ampio divario nell’accesso ai vaccini. “L’economia globale entra nel 2022 in una posizione piu’ debole delle attese”, afferma il Fondo nell’aggiornamento del World Economic Outlook, nel quale si prevede una crescita globale del 3,8% per il 2023, ovvero 0,2 punti percentuali in piu’ rispetto a ottobre. La revisione al ribasso delle stime per il 2022 e’ legata al rallentamento delle due maggiori economie al mondo. Gli esperti di Washington hanno infatti dato una forte sforbiciata alle stime per gli Usa, rivedendole al ribasso di 1,2 punti al 4,0% quest’anno a causa della mancata approvazione del piano Build Back Better di Joe Biden. Per il 2023 la crescita americana e’ prevista al 2,6% (+0,4 punti). Complice al politica della tolleranza zero per il Covid e le tensioni sul mercato immobiliare, il Dragone cinese e’ invece atteso crescere del 4,8% nel 2022 (-0,8 punti) e del 5,2% il prossimo anno (-0,1). La frenata americane e cinese si ripercuote sull’Europa. La crescita per l’area euro e’ prevista al 3,9% quest’anno e al 2,5% il prossimo. A rallentare sono tutte le grandi economie europee, dalla Germania alla Francia passando per la Gran Bretagna che, comunque, resta il paese a crescita piu’ veloce nel G7 per il secondo anno consecutivo. Dopo una contrazione del pil dell’8,9% nel 2020, il Fmi certifica per l’Italia un rimbalzo del 6,2% nel 2021, e prevede una crescita del 3,8% quest’anno e del 2,2 il prossimo (+0,6). “I rischi all’outlook sono al ribasso”, avverte il Fmi presentando i suoi dati citando fra l’altro l’emergenza clima. “Investire in politiche sul clima resta un imperativo per ridurre il rischio di un catastrofico cambio climatico”, mette in evidenza il Fondo. Fra gli altri rischi c’e’ un’inflazione alta per un periodo piu’ prolungato del previsto. “Dovrebbe restare elevata nel breve termine, attestandosi nel 2022 in media al 3,9% nelle economie avanzate e al 5,9% in quelle emergenti, prima di arretrare nel 2023”, osservano gli esperti di Washington. A minacciare la ripresa e’ anche il debito pubblico record sul quale pesa l’atteso aumento dei tassi di interesse della Fed. Il Fondo si augura una stretta “ordinata”. Secondo Gita Gopinath, la numero due del Fmi, in questo quadro e’ ancora piu’ importante che la Fed comunichi chiaramente le sue mosse cosi’ da ridurre il rischio di tensioni sui mercati. Nell’incitare alla cooperazione il Fondo esorta quindi a facilitare l’accesso ai vaccini per tutti come chiave per mettere fine a una pandemia destinata a costare 13.800 miliardi di dollari al 2024 rispetto alle stime pre pandemia.

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Il prezzo della benzina corre, ai massimi dal 2013

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Pieno per l’auto piu’ caro in una settimana: per un serbatoio da 50 litri si paga 1,22 euro in piu’ per la benzina e 1,35 euro in piu’ per il gasolio. Ma se guardiamo ancora piu’ indietro, rispetto a un anno fa il pieno costa circa 15 euro in piu’ per entambi i carburanti, con un’impennata del 20,5% per la benzina e del 22,3% per il gasolio, calcolano i consumatori secondo cui la stangata in un anno supera i 360 euro. Il prezzo medio della benzina in modalita’ self costa 2,43 centesimi in piu’ rispetto alla settimana scorsa (da 1,754 euro a 1,778) e ha raggiunto il massimo da settembre 2013; il costo del gasolio e’ invece salito di 2,69 centesimi (da 1,620 a 1,647). Stabile il Gpl, da 0,817 euro a 0,816 e mentre il gasolio da riscaldamento e’ salito di 2,92 centesimi (da 1,436 a 1,466), secondo la rilevazione settimanale del ministero della Transizione ecologica. Insomma, un salasso per le famiglie italiane gia’ schiacciate dal caro-bollette. Ma gli aumenti dei prezzi dell’energia, ricordano i consumatori, incidono anche sul costo di numerosi prodotti al dettaglio, “considerato che in Italia l’85% della merce viaggia su gomma, e che a costi di trasporto piu’ elevati corrispondono listini al dettaglio piu’ cari, con un duplice danno per le tasche delle famiglie” osserva il presidente del Codacons Carlo Rienzi. E naturalmente a monte anche le imprese soffrono la fiammata dei prezzi dei carburanti. Il nuovo record del listino della benzina, secondo la Coldiretti, “aggrava il gap competitivo dell’Italia che deve affrontare i costi per il trasporto merci superiori dell’11% rispetto alla media europea per un valore di 13 miliardi all’anno. Il tutto con un effetto valanga ancora piu’ evidente sul carrello della spesa”. A subire gli effetti, aggiunge, “e’ l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano a incidere fino al 35% sul totale dei costi per frutta e verdura”. Nel fare i calcoli, l’Unione Nazionale Consumatori afferma che “dall’inizio dell’anno, un litro di benzina e’ aumentato di quasi 6 cent (5,90), pari a 2,95 euro a pieno, il gasolio di oltre 6 cent (6,18), equivalenti a 3,9 euro per un rifornimento, pari a 74 euro su base annua”. Il presidente dell’Unc, Massimiliano Dona, osserva che “in appena 4 settimane i prezzi dei carburanti hanno recuperato, con gli interessi, tutto quanto avevano perso in un mese e mezzo, con la discesa ininterrotta registrata da meta’ novembre fino alla fine dell’anno scorso”. Il balzo del prezzo alla pompa, equivale su base annua, “a una stangata pari a 363 euro per la benzina e a 361 euro per il gasolio” sottolinea l’Unc. Il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi, parla di “una vera e propria emergenza, con effetti negativi sull’intero sistema economico” e “ripercussioni sull’inflazione” per cui invoca “un intervento del Governo perche’ il potere d’acquisto dei cittadini subira’ un duro contraccolpo e le conseguenze si faranno sentire direttamente sui consumi”. Nel definire “deludenti” i provvedimenti del governo per contenere i rincari delle bollette energetiche (nel primo trimestre 2022 sono stati stanziati 5,5 miliardi per famiglie e imprese, ndr), Assoutenti sollecita l’Esecutivo “a intervenire in modo efficace sui carburanti” introducendo “strumenti in grado di sterilizzare l’Iva e ridurre le accise (voci che, sommate, pesano per il 60% su ogni litro di benzina venduto in Italia) quando i prezzi alla pompa salgono oltre una certa soglia”. A livello industriale, infatti, il costo della benzina e’ inferiore alla media europea di 5 centesimi e di 7,5 centesimi per il gasolio, ricorda l’Unione energie per la mobilita’ (l’associazione delle aziende del settore petrolifero che operano in Italia).

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