Esteri
Kiev: a corto di missili, senza aiuti Usa perderemo
Le lancette corrono e a Kiev è iniziato il conto alla rovescia: le forze ucraine “sono in procinto di esaurire le scorte di missili” per contrastare i continui attacchi dal cielo dei russi, incluse le micidiali bombe a guida laser, e senza i 60 miliardi di dollari a tutt’oggi congelati dal Congresso americano “si rischia di perdere la guerra”. Prospettive inquietanti rese ancor più cupe dal presunto piano segreto di Donald Trump per porre fine al conflitto se fosse rieletto alla Casa Bianca: premere su Kiev per cedere la Crimea e l’intero Donbass a Mosca, rivela il Washington Post. Il tycoon, saldamente in testa nei sondaggi negli Stati chiave americani, sarebbe convinto che “per alcune aree dell’Ucraina andrebbe bene essere parte della Russia”.
E Vladimir Putin non aspetta altro. La situazione sul campo preoccupa da settimane, gli ucraini si affidano oramai quasi esclusivamente ai droni per attaccare. Anche obiettivi estremamente delicati come la centrale nucleare di Zaporizhzhia, controllata dai russi, dove un velivolo armato sarebbe esploso “danneggiando un camion parcheggiato vicino alla mensa”. Immediata la reazione del capo dell’Agenzia atomica internazionale, Rafael Grossi: “Esorto ad astenersi da azioni che contraddicono i 5 principi dell’Aiea e mettono a repentaglio la sicurezza nucleare”.
“I lavoratori dell’impianto e i tecnici Aiea sono illesi e al riparo, il livello di radiazioni è nella norma”, ha dichiarato un responsabile della centrale controllata dai russi. Decine di droni sono stati poi intercettati nelle regioni russe al confine: nei pressi di Belgorod i frammenti di un velivolo abbattuto hanno ucciso una donna e ferito 4 persone, compresi due bambini. Nel complesso, Mosca dichiara di aver abbattuto 239 droni nelle ultime 24 ore, e distrutto un magazzino di droni marini – vero e proprio incubo della Flotta russa – “forniti dalla Nato”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ammonito che “la difesa aerea si sta esaurendo”, e se i russi “continuano a colpire l’Ucraina ogni giorno come hanno fatto nell’ultimo mese, potremmo rimanere senza missili, e i nostri partner lo sanno”. Il leader ucraino è tornato a sollecitare Washington, avvertendo che se il Congresso Usa “non aiuta l’Ucraina, l’Ucraina perderà la guerra”.
A fargli eco il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba: i soldati ucraini “vengono attaccati in modo massiccio e direi anche di routine da bombe aeree guidate che spazzano via le nostre posizioni”, ha detto al Financial Times. Secondo i funzionari della difesa di Kiev, dall’inizio dell’anno le forze russe hanno sganciato quasi 3.500 bombe aeree guidate, un record pari a 16 volte quelle utilizzate in tutto il 2023. E mentre Kiev si aspetta un’altra offensiva russa per la fine di maggio, ha ribadito il capo dell’intelligence militare, Kyrylo Budanov, a Mosca gli occhi sono puntati sulla missione di due giorni in Cina del ministro degli Esteri, Serghei Lavrov. Il capo della diplomazia russa sarà a Pechino “su invito del ministro degli Esteri cinese Wang Yi”. Gli incontri si svolgono all’indomani del j’accuse americano: a Washington si ritiene infatti che la Cina stia intensificando il suo sostegno alla Russia fornendo, fra l’altro, intelligence geospaziale – ovvero immagini satellitari – per aiutare Mosca a vincere la guerra.
Esteri
Guerra in Iran, la Cina convoca i colossi dello shipping: timori per i costi e le rotte commerciali
La Cina convoca Maersk e MSC dopo l’aumento dei costi di trasporto e la sospensione di alcune rotte verso il Medio Oriente a causa delle tensioni legate alla guerra in Iran.
Esteri
Bambini ucraini deportati in Russia, rapporto ONU: “Crimini contro l’umanità”
Un’indagine delle Nazioni Unite conclude che la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini in Russia durante la guerra costituiscono crimini contro l’umanità. Documentati circa 20mila casi.
Esteri
Guerra Iran-Occidente, caos nei voli tra Europa e Australia: rotte stravolte e prezzi alle stelle
I bombardamenti su Iran e le tensioni nel Golfo bloccano le principali rotte aeree tra Europa e Australia attraverso Dubai, Doha e Abu Dhabi. I viaggiatori sono costretti a lunghe deviazioni via Stati Uniti.
Le tensioni militari in Medio Oriente stanno provocando effetti immediati sul traffico aereo internazionale tra Europa e Oceania.
Le interruzioni dei voli tra Australia, Nuova Zelanda e i principali hub del Golfo stanno costringendo i passeggeri a scegliere itinerari finora poco utilizzati, spesso con lunghi scali negli Stati Uniti.
La situazione è conseguenza di circa due settimane di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran e delle successive rappresaglie iraniane nell’area del Golfo Persico.
Hub del Golfo quasi paralizzati
Le rotte tradizionali tra Europa e Australia passano normalmente attraverso tre grandi hub mediorientali: Dubai, Abu Dhabi e Doha.
Secondo quanto riportato dalla stampa economica australiana, queste rotte risultano ora fortemente ridotte o temporaneamente sospese per ragioni di sicurezza.
Le principali compagnie della regione, tra cui Qatar Airways, Emirates ed Etihad Airways, stanno offrendo rimborsi e modifiche gratuite delle prenotazioni ai passeggeri australiani.
L’effetto domino sulle rotte globali
La chiusura o la riduzione delle rotte attraverso il Medio Oriente sta spingendo molti viaggiatori a optare per itinerari alternativi attraverso gli Stati Uniti.
Il direttore esecutivo di United Airlines, Scott Kirby, ha spiegato che il numero di passeggeri che volano dall’Australia e dalla Nuova Zelanda verso l’Europa attraverso scali americani ha superato i mille al giorno.
Prezzi dei biglietti in forte aumento
La riduzione dei collegamenti diretti tra Europa e Oceania attraverso il Golfo ha provocato anche un forte aumento dei prezzi dei biglietti aerei.
La disponibilità di posti è diventata limitata e molte tratte risultano rapidamente esaurite.
Le alleanze commerciali tra compagnie amplificano l’impatto della crisi: Emirates è il principale partner internazionale di Qantas, mentre Qatar Airways collabora con Virgin Australia.
La difficoltà nel garantire collegamenti attraverso il Medio Oriente sta quindi ridisegnando, almeno temporaneamente, l’intero sistema dei collegamenti aerei tra Europa e Pacifico.


