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Ambiente

Infrastrutture, parchi gioco in aree degradate di 18 comuni del Parco del Cilento Vallo di Diano e Alburni

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Pubblicato il bando per realizzare 18 nuovi parchi gioco che andranno a riqualificare le aree degradate di 18 Comuni del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni. Le nuove opere, utili e concrete, si andranno ad aggiungere ai 15 spazi ludici già realizzati nel Territorio del Parco. In totale 33 parchi gioco più altri due in corso di verifiche tecniche. Un investimento di circa 1 milione di euro. Sono 35 i Comuni beneficiari di questa iniziativa, selezionati attraverso una manifestazione d’interesse indetta dal Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

“Il degrado urbano è una delle criticità più diffuse nei nostri Territori, contrastarlo con la realizzazione di parchi gioco che, favoriscono i processi di socializzazione e inclusione anche dei più piccoli, ritengo sia un sostanziale segno di civiltà e di attenzione alle nostre famiglie”. Lo ha detto Tommaso Pellegrino, Consigliere Regionale e Commissario del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

“Sono contento e orgoglioso di questa iniziativa – ha proseguito Pellegrino – che mette a disposizione dei cittadini nuovi spazi di ritrovo e socialità riqualificando le aree pubbliche e rendendole più facilmente fruibili dai bambini e dalle famiglie. In questo modo si promuove il gioco all’aria aperta, l’attività ludica e i comportamenti rispettosi dell’ambiente. Con il completamento dei nuovi parchi gioco, oltre a regalare qualche sorriso in più ai nostri bambini, abbiamo contribuito a rendere più belle le nostre Comunità”, ha concluso Pellegrino.

A seguire i Comuni nei quali si realizzeranno i Parchi gioco:

  • Sicignano degli Alburni
  • Casalbuono
  • Piaggine
  • Castel San Lorenzo
  • Perito
  • Bellosguardo
  • Sant’Angelo a Fasanella
  • Corleto Monforte
  • Monte San Giacomo
  • Morigerati
  • Omignano
  • Polla
  • Sacco
  • Orria
  • Serramezzana
  • Montano Antilia
  • Moio della Civitella
  • Buonabitacolo

Di prossimo affidamento

  • Campora
  • Ceraso
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Ambiente

Copernicus, giugno 2026 da record: il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale

Secondo Copernicus, giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. Temperature estreme, mari eccezionalmente caldi, siccità e incendi confermano l’accumulo di calore nel sistema climatico.

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Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato per l’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. Lo rileva il Copernicus Climate Change Service, il programma europeo di osservazione della Terra implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.

Il mese è stato segnato da temperature quasi da record, spinte anche da valori eccezionalmente elevati della superficie del mare. L’Europa, in particolare la sua parte occidentale, è stata colpita da caldo estremo sia sulla terraferma sia sugli oceani.

Ondate di calore, siccità e incendi

Secondo Copernicus, l’ondata di caldo ha battuto record mensili e storici in diversi Paesi europei, con conseguenze rilevanti anche sulla salute pubblica, inclusi decessi legati alle alte temperature.

Il caldo estremo, insieme alla secchezza del suolo, ha aggravato condizioni di siccità già emerse durante l’ondata di calore di maggio. La situazione ha contribuito all’attività degli incendi boschivi, soprattutto nella Penisola Iberica e nel sud della Francia, e ha aumentato il rischio siccità in alcune aree dell’Europa orientale.

Burgess: “Il clima sta cambiando profondamente”

“Giugno 2026 ha sottolineato quanto profondamente stia cambiando il clima”, ha dichiarato Samantha Burgess, Strategic Lead for Climate presso Ecmwf.

Secondo Burgess, l’Europa occidentale ha registrato il giugno più caldo di sempre mentre l’oceano globale ha continuato a mantenere livelli record di calore. “Il risultato sono ondate di caldo sempre più intense, un oceano costantemente caldo e rischi crescenti per persone, ecosistemi e infrastrutture in tutta Europa e oltre”, ha spiegato.

I dati globali di Copernicus

A livello globale, la temperatura media dell’aria superficiale a giugno è stata di 16,54 gradi, cioè 0,56 gradi sopra la media del periodo 1991-2020. Il dato colloca giugno 2026 dietro soltanto a giugno 2024.

Rispetto alla media stimata del periodo preindustriale 1850-1900, giugno 2026 risulta più caldo di 1,39 gradi.

Mari mai così caldi per giugno

La temperatura media della superficie del mare negli oceani extrapolari, tra 60° Sud e 60° Nord, è stata di 20,86 gradi, il valore più alto mai registrato per il mese di giugno, appena 0,01 gradi sopra giugno 2024.

Copernicus segnala inoltre temperature eccezionalmente alte in ampie aree del Pacifico tropicale, dove sono presenti condizioni di El Niño, destinate secondo le previsioni a rafforzarsi rapidamente nei prossimi mesi.

Europa e ghiacci polari

Sulle terre europee, la temperatura media di giugno 2026 è stata di 19,14 gradi, la seconda più alta mai registrata per il mese, dietro giugno 2019. Nell’Europa occidentale la media è salita a 20,74 gradi, oltre 3 gradi sopra la media 1991-2020, superando il precedente record del giugno 2025.

Nell’Artico, l’estensione media mensile del ghiaccio marino è stata circa il 5% sotto la media, sesta più bassa per il mese. In Antartide, l’estensione del ghiaccio marino è risultata circa l’8% sotto la media, anche in questo caso al sesto valore più basso per giugno.

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Ambiente

Caldo record in Europa, l’Oms avverte: le prossime estati saranno più dure

Il giugno 2026 conferma l’accelerazione del caldo estremo in Europa. Francia da record, notti sempre più calde e allarme Oms: le ondate di calore saranno più frequenti, lunghe e intense.

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Il caldo del 2026 non è un’anomalia isolata. È il volto sempre più riconoscibile della nuova estate europea. La Francia ha registrato il suo giorno più caldo il 24 giugno, con una temperatura media nazionale di 30 gradi, superando il record stabilito appena il giorno prima. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha segnalato massime fino a 43,8 gradi e un record anche per le temperature notturne.

Giugno, il mese che corre più veloce

In molte aree dell’Europa occidentale, giugno si sta riscaldando più rapidamente degli altri mesi. Non aumentano solo le temperature diurne, ma anche quelle notturne, le più pericolose per anziani, fragili e persone che vivono in case non adatte al caldo.

L’Oms Europa avverte che questa ondata è solo una “prova generale”: le estati future saranno più difficili, con crisi più frequenti, più intense e più lunghe. Il direttore regionale Hans Kluge ricorda che l’Europa si sta riscaldando a oltre il doppio della media globale.

Il clima del passato non esiste più

Secondo World Weather Attribution, un’ondata di calore come quella del giugno 2026 sarebbe stata “praticamente impossibile” nel 1976. Rispetto al 2003, le temperature notturne estreme sono oggi molto più probabili, in alcuni casi fino a cento volte.

Il punto è decisivo: non siamo davanti a estati semplicemente “calde”, ma a un clima che ha cambiato base di partenza. A parità di configurazione atmosferica, oggi l’aria è più calda e le città trattengono più calore.

Il mare come serbatoio di energia

La variabile più inquietante è il mare. Gli oceani assorbono oltre il 90% del calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale. A giugno 2026 le temperature superficiali oceaniche fuori dalle regioni polari hanno raggiunto nuovi record, secondo Copernicus.

Questo calore non scompare: viene accumulato e rilasciato lentamente, alimentando ondate di caldo, notti tropicali, eventi estremi e instabilità atmosferica.

Adattarsi non basta, ma serve subito

La comunità scientifica indica una traiettoria chiara: le ondate di calore saranno più frequenti, più lunghe e più intense. Non significa che ogni estate sarà identica al 2026, ma che episodi simili diventeranno meno eccezionali.

La prevenzione diventa quindi politica pubblica: piani sanitari per il caldo, città più ombreggiate, case meglio isolate, protezione dei lavoratori esposti, assistenza agli anziani soli e gestione più intelligente dell’acqua. Il caldo estremo non è più solo meteo. È una questione sanitaria, sociale ed economica.

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Ambiente

Caldo record, scontro sui morti tra Oms e Ministero: l’Italia attende i dati reali

L’Oms parla di cinque morti in 24 ore per il caldo in Italia, ma il Ministero della Salute frena: “A noi non risultano”. Mentre l’ondata di calore colpisce Europa e Italia, resta aperto il nodo tra dati reali e stime statistiche.

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Il caldo non è solo una questione di termometri. È diventato anche un terreno delicato di confronto sui numeri, sulle vittime e sul modo in cui si misura l’impatto sanitario delle ondate di calore. L’Oms Europa parla di cinque decessi in 24 ore in Italia, ma il Ministero della Salute frena: quei morti, al momento, “non risultano” nei dati ufficiali disponibili. In mezzo ci sono pronto soccorso sotto pressione, anziani fragili, lavoratori esposti e un Paese ancora stretto nella morsa dell’afa.

Il dato dell’Oms e la replica del Ministero

Il direttore regionale dell’Oms per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, ha lanciato l’allarme: in Italia sarebbero stati registrati cinque decessi in 24 ore legati al caldo, mentre in Europa l’organizzazione sanitaria invita tutti i governi a rafforzare le misure di prevenzione. Kluge ha anche annunciato per il 6 luglio una riunione con i referenti nazionali per emergenze, ambiente e cambiamenti climatici.

Dal Ministero della Salute, però, Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento della Prevenzione, ha precisato che quei decessi “attualmente non risultano”. Il punto è tecnico ma sostanziale: il Ministero fa riferimento a dati comunicati dai Comuni e aggiornati in tempo reale, mentre l’Oms utilizza anche modelli e proiezioni statistiche sull’eccesso di mortalità.

Dati reali e stime statistiche

La differenza non è secondaria. Un conto sono i decessi certificati come direttamente collegati al caldo. Un altro sono le stime epidemiologiche che misurano l’aumento della mortalità rispetto ad altri periodi comparabili. È su questo terreno che si inserisce il parere di Walter Ricciardi, docente di igiene e medicina preventiva, secondo cui l’impatto reale delle ondate di calore emerge solo con studi specifici sull’eccesso di mortalità.

Morti e malori, casi ancora da accertare

Nella giornata di ieri sono stati segnalati diversi decessi e malori in circostanze compatibili con il caldo, ma non tutti sono già attribuibili con certezza all’afa. Tra i casi riportati ci sono un operaio morto nel Trevigiano dopo il turno di lavoro, una donna deceduta sulla spiaggia a Lido di Fermo, un bracciante morto nel Mantovano mentre raccoglieva angurie, un’anziana colta da malore in mare a Stintino e un sacerdote novantenne morto dopo essersi sentito male in acqua.

A Poirino, nel Torinese, un ragazzo di 18 anni, Andrea Salvati, è morto sotto un violento temporale mentre consegnava pizze in scooter. Un dramma che racconta l’altra faccia dell’emergenza: non solo caldo estremo, ma anche nubifragi improvvisi e fenomeni violenti.

Bollini rossi in calo, ma resta l’allerta

Secondo il sistema del Ministero della Salute, i bollettini sulle ondate di calore monitorano 27 città italiane con previsioni a 24, 48 e 72 ore, aggiornate nei giorni feriali. L’ultima rilevazione indicava 25 città da bollino rosso, con una riduzione attesa nelle ore successive.

Il caldo dovrebbe attenuarsi temporaneamente, ma l’allerta resta alta soprattutto per anziani, malati cronici, bambini, lavoratori all’aperto e persone sole. L’Oms avverte che questa ondata di calore rischia di essere solo una prova generale delle estati future, sempre più segnate da temperature estreme e fragilità dei sistemi sanitari.

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