Collegati con noi

Cronache

Il miliardario ebreo che vende diamanti, ha residenza a Monaco, fa affari in Africa e muore a Parigi mentre si allunga il pene: così si diffonde l’infezione delle notizie sul web

Pubblicato

del

La notizia è virale. In fondo basta poco per rendere vera una cosa verosimile e per trasformare una fake news tutto sommato manco tanto perniciosa una notizia vera. Gli ingredienti della bufala da far diventare virale ci sono tutti. C’è un magnate che traffica in diamanti ed è miliardario. E siccome è miliardario non può non arrivare da Israele, avere domicilio fiscale nel Principato di Monaco, studio professionale in Belgio e interessi nell’Africa subsahariana dove i diamanti si producono. Il nome di questo sedicente miliardario ha un vago sapore internazionale. Ehud per renderlo ebreo, Laniado (il sapore italo-ispano-portoghese) lo rende europeo. Ecco, questo signore, a giudicare da molti siti di informazione, sarebbe morto in una clinica di Parigi per le complicazioni di una operazione di allungamento del pene. E qui c’è il secondo appeal della notizia. Il sesso e il sangue, la vita e la morte. Il miliardario col pene piccolo che va a farselo allungare e muore. Muore per uno choc anafilattico. I medici vanno ad iniettare una sostanza nel pene – scrivono tutti i siti di informazione usando le stesse parole –  e lui muore. Una fake news confezionata bene che messa nel frullatore mediatico diventa un virus e infetta la rete. Per cui anche se questo miliardario non esiste, oramai è “vivo” (nella nostra mente), e quand’anche non ha una storia che si può rintracciare sul web, quello che sappiamo di lui ci basta tanto da essercene interessati.

 

Il signor Ehud dal pene piccolo pur non esistendo è morto in una clinica. A Parigi. Ora davanti ad un multimiliardario che traffica in diamanti, saperlo morto per un pene piccolo da operare, vi aspettereste come minimo decine di giornalisti accampati fuori la sedicente clinica parigina per raccontare di questa morte. E invece, niente. Tutto si consuma sul web. Tutti a leggere le stesse cose. Tutti a guardare sempre la stessa foto di chissà chi. Persino i filmati creati con quella foto del miliardario fasullo e qualche diamante diventa materiale da consumare. Ore e ore di un video inutile in cui non c’è nulla. Solo quella foto di un bell’uomo avanti con gli anni, fisico non male, sorriso da réclame di un dentifricio e niente altro. Uno si aspetta immagini o video della clinica dove è morto, della sua sede di lavoro, i dipendenti che piangono, la moglie distrutta dal dolore, gli amici che fanno a gara a raccontare chi era Ehud. Nulla. Non c’è nulla del solito circo Barnum mediatico. Tutti a provare a capire digitando il nome su google e trovando esattamente quello che abbiamo già letto: nulla. Questo vi fa capire quanto è serio il tema delle fake news e quanto sono ipocriti quei giornali o presunti tali (di carta o sul web) che creano la rubrica delle fake news o dei facts checking ma ci bombardano di notizie fasulle mai verificate. Perchè? Perché  l’informazione è in mano non più ai giornalisti ma alle società che vendono clic. E le società che vendono clic non hanno a cuore l’informazione ma i clic. Sono come i trafficanti di droga. Ti vendono la cocaina, l’eroina, il crack o lo shaboo a seconda delle scorte di magazzino. Basta che sei tossico. In questo caso di fake news.  Attenzione, fake news che non sono una specialità italiana. Anzi, all’estero, soprattutto in Paesi che spesso citiamo come se fossero la Bibbia del giornalismo, per riportare  la notizia non se ne assumono il rischio di averla verificata. E così la danno sempre con quella formuletta ipocrita: “According to local media, complications during surgery proved fatal for the Belgian-Israeli dual national and he suffered a heart attack when a substance was injected into his penis”.

 

 

Advertisement

Cronache

Medvedev: Zelensky farà una triste fine, abbattere regime Kiev

Pubblicato

del

Il numero due del Consiglio di sicurezza russo, Dmitri Medvedev, ha dichiarato che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “finirà nel modo più triste” e che le truppe russe devono concludere “con una vittoria” l’invasione dell’Ucraina e “distruggere” quello che lui, seguendo la definizione della propaganda del Cremlino, definisce “il regime neonazista di Kiev”. Lo riporta l’agenzia di stampa ufficiale russa Ria Novosti.

“Quando il capo di uno Stato, anche uno così particolare come l’Ucraina, e un tipo così patologico come questo personaggio, si vanta di queste cose, significa solo una cosa: che alla fine anche lui finirà nel modo più triste”, ha detto Medvedev, commentando la notizia, ripresa anche dalla Reuters, secondo cui Zelensky avrebbe elogiato l’intelligence ucraina per l’uccisione di alcuni alti ufficiali russi ma senza riferimenti a casi specifici.

“Innanzitutto, dobbiamo completare l’operazione militare speciale in Ucraina con una vittoria e dobbiamo distruggere il regime neonazista di Kiev, ma il regime, non lo Stato, il cui destino è una questione del futuro”, ha detto poi l’ex presidente russo usando la dicitura “operazione militare speciale” con cui il Cremlino indica l’aggressione militare contro l’Ucraina. La Russia di Putin ha invaso l’Ucraina sostenendo di volerla “denazificare”, ma la tesi di Mosca secondo cui il governo di Kiev sarebbe “neonazista” è considerata del tutto infondata dalla stragrande maggioranza degli analisti politici.

Continua a leggere

Cronache

Ischia ritrova la sua giustizia: il Tribunale torna operativo con le udienze del giovedì

Il Tribunale di Ischia riapre le udienze del giovedì grazie al decreto del presidente vicario Scoppa. Una vittoria per avvocati, cittadini e istituzioni locali dopo mesi di proteste.

Pubblicato

del

Una notizia attesa con speranza dai più ottimisti e insperata da altri, ma che segna un passaggio decisivo nella lunga battaglia per la tutela del presidio giudiziario dell’isola verde. Il presidente vicario del Tribunale di Napoli, Gianpiero Scoppa, ha disposto il ripristino delle udienze a Ischia, restituendo piena funzionalità alla sezione distaccata locale.

Una decisione che accoglie le istanze dell’Associazione Forense dell’isola di Ischia e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, protagonisti di una mobilitazione decisa culminata nello sciopero del 5 aprile scorso e nel ricorso al TAR presentato con il sostegno dei sei Comuni isolani.

Il decreto del giudice Scoppa: ritorno alla normalità

Il provvedimento firmato da Scoppa prevede l’assegnazione provvisoria del giudice onorario Ciro Ravenna al settore civile della Sezione distaccata di Ischia, in qualità di Giudice dell’Esecuzione, con il compito di gestire le udienze precedentemente seguite dalla giudice Criscuolo.

Nel decreto si evidenzia che Ravenna, rientrato in servizio nel 2025 dopo un incarico all’Ufficio del Giudice di Pace, aveva espressamente chiesto di essere destinato a una sezione civile in virtù della propria formazione professionale. La sua collocazione a Ischia rappresenta dunque una soluzione funzionale per sopperire alle gravi carenze d’organico che affliggono il Tribunale isolano.

Il decreto ha effetto immediato, garantendo il ripristino delle udienze del giovedì e segnando una svolta dopo mesi di polemiche, disservizi e disagi per professionisti, cittadini, testimoni e imputati costretti agli spostamenti sulla terraferma.

La soddisfazione dell’Assoforense e dell’avvocatura

«Quello ottenuto è un risultato importante», ha commentato Alberto Morelli, presidente dell’Assoforense Ischia. «Scoppa aveva già dimostrato attenzione e sensibilità alla nostra situazione. Ora arriva un passo concreto che ridà dignità alla nostra professione e servizio alla cittadinanza».

Anche il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli esprime soddisfazione per l’esito di un lavoro di sinergia tra istituzioni e avvocati, premiato da un risultato tangibile dopo mesi di diplomazia e pressione istituzionale.

La battaglia continua: si attende la stabilizzazione definitiva

Sebbene l’assegnazione di Ravenna rappresenti una boccata d’ossigeno, resta ancora aperta la questione della stabilizzazione definitiva del Tribunale di Ischia, promessa più volte dal Governo centrale ma mai concretamente attuata.

Il clima ora è più disteso, ma solo un atto definitivo potrà chiudere quella che gli avvocati dell’isola definiscono «una lunga parentesi di giustizia precaria».

Continua a leggere

Cronache

Conclave 2025, i cardinali decidono: si comincia il 7 maggio

Il Conclave per eleggere il successore di Papa Francesco inizierà il 7 maggio. I cardinali si riuniranno nella Cappella Sistina: le regole, i tempi e il ruolo di Parolin.

Pubblicato

del

I cardinali hanno deciso: il Conclave che eleggerà il 266esimo successore di Pietro inizierà il 7 maggio, mercoledì prossimo, nel pomeriggio. L’annuncio è arrivato dopo l’assemblea dei porporati che ha scelto di prendersi qualche giorno in più per motivi principalmente logistici.

Più tempo per sistemare gli elettori

La decisione di posticipare l’inizio del Conclave rispetto alla conclusione dei novendiali di suffragio per Papa Francesco, che termineranno domenica, è dovuta alla necessità di organizzare adeguatamente l’accoglienza dei 135 cardinali elettori – il numero più alto mai registrato – presso la Casa Santa Marta. Due porporati, infatti, hanno già annunciato la rinuncia per motivi di salute.

La guida del Conclave

A presiedere il Conclave sarà il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, poiché il Decano Giovanni Battista Re e il Vice Decano Leonardo Sandri, avendo superato gli ottant’anni, non parteciperanno alle votazioni. Toccherà a Parolin, quindi, interrogare il nuovo eletto circa l’accettazione del pontificato e il nome che vorrà assumere.

Prima dell’inizio delle votazioni, la mattina del 7 maggio, il cardinale Re celebrerà la Missa pro eligendo Romano Pontifice nella Basilica di San Pietro. Nel pomeriggio, i cardinali si raccoglieranno nella Cappella Paolina per poi entrare in processione nella Cappella Sistina intonando il “Veni Creator Spiritus”, invocando l’assistenza dello Spirito Santo.

Le regole del Conclave

Come stabilito dalla Costituzione Universi Dominici Gregis di San Giovanni Paolo II, i cardinali hanno giurato di rispettare rigorosamente le norme che regolano l’elezione. Sono vietate influenze esterne, pressioni, favoritismi o avversioni personali. L’unico criterio dev’essere il bene della Chiesa e la gloria di Dio.

Il nuovo Papa dovrà essere eletto con una maggioranza qualificata di due terzi. Dopo il comando “Extra omnes” (“Fuori tutti”), inizieranno le votazioni: il primo scrutinio sarà effettuato il 7 maggio. Dal giorno successivo, se necessario, si procederà con quattro votazioni quotidiane, due al mattino e due al pomeriggio.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto