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Il deputato catanese Santi Cappellani lascia il M5S: non ha senso rimanere in una squadra in cui non ci si riconosce più > JUORNO.it
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Il deputato catanese Santi Cappellani lascia il M5S: non ha senso rimanere in una squadra in cui non ci si riconosce più

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Il deputato nazionale catanese del M5s Santi Cappellani ha lasciato il movimento con una mail inviata ieri sera perche’ “non avrebbe senso rimanere in una squadra in cui non ci si riconosce piu'” e perche’ “avvertivo da tempo la profonda frustrazione” di “non poter rappresentare il temine di cui ci fregiamo” e “non poter rispondere ai territori per non minare gli equilibri di questo o quel governo”. Lo scrive La Sicilia. Nella missiva, riporta il quotidiano, Cappellani, 29 anni, studente di Psicologia e manager nell’azienda di famiglia, che aveva spiegato di non avere potuto ‘pagare’ il movimento perche’ non ricordava la password d’accesso al sistema, scrive che il M5s si e’ “imborghesito, finito in una spirale di autoreferenzialita’”. “Quando sento la frase ‘pugno di ferro’ – aggiunge – rabbrividisco”. Secondo Cappellani nel M5s c’e’ “piu’ ascolto a comunicazione e sondaggi” che “al sentire comune e della base”. E “mentre ci si apriva giustamente alla societa’ civile con gli uninominali, si cancellavano dalle liste attivisti storici, senza alcuna motivazione”, sostiene Cappellani. Che contesta “una serie di azioni di imperio che hanno fatto venire meno proprio il sentirsi comunita’”, a partire dai “facilitatori” voluti con la “volonta’ di eliminare ogni voce critica e ogni pensiero pensante”. Infine contesta che in Sicilia il M5S “e’ in preda all’anarchia, non vi e’ una linea comune, molto spesso, e senza confronto, vengono prese posizioni contro i nostri stessi alleati di governo e contro le azioni dei nostri stessi ministri. Gli amministratori locali sono abbandonati a se stessi. E mi fermo qui”.

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Meloni, nessun presupposto per dimissioni Delmastro

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“Non ritengo vi siano in alcun modo i presupposti per le dimissioni che qualcuno ha richiesto. Peraltro, le notizie contenute nella documentazione oggetto del contendere, che il Ministero della Giustizia ha chiarito non essere oggetto di segreto, sono state addirittura anticipate da taluni media”, Scrive Giorgia Meloni nella lettera al Corriere. “Trovo paradossale che non si possa chiedere conto ai partiti della sinistra delle loro scelte, quando all’origine delle polemiche di questi giorni si colloca oggettivamente la visita a Cospito di una qualificata rappresentanza del Partito democratico, in un momento in cui il detenuto intensificava gli sforzi di comunicazione con l’esterno, come emerge dalle note dell’autorità giudiziaria che si è pronunciata sul caso, rese note dai mezzi di informazione. E quello che colpisce me, ancora più di quella visita, è che dopo aver preso atto – da quello che riporta la stampa sulla vicenda – dei rapporti tra Alfredo Cospito e i boss mafiosi in regime di carcere duro, e ben sapendo quanto alla mafia convenga mettere in discussione il 41bis, autorevolissimi esponenti del Pd abbiano continuato a chiedere la revoca dell’istituto per Cospito, fingendo di non comprendere le implicazioni che tale scelta avrebbe avuto soprattutto in termini di lotta alla criminalità organizzata”. Lo scrive Giorgia Meloni nella lettera inviata al Corriere della Sera. 

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Pd: caso tessere, a Sessa Aurunca 1050 iscritti su 1200 voti 

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Da Sessa Aurunca a Casal di Principe, passando anche per piccoli comuni come Letino. La commissione del Pd per la provincia di Caserta comincia da oggi il lavoro sulle tante tessere ‘dubbie’ segnalate dal partito a livello centrale, iscrizioni online da controllare e che potrebbero essere cancellate. In prima linea tra i problemi, stando da fonti dem di Caserta, il boom dei tesseramenti in alcuni comuni rispetto ai voti ottenuti alle ultime elezioni politiche: accade a Sessa Aurunca dove ci sono circa 1050 iscrizioni online in una città dove a fine settembre i dem hanno ottenuto 1200 voti; un altro caso a Casal di Principe con oltre 100 iscritti, un terzo dei 363 voti presi alle politiche, mentre a Letino si sono iscritte al Pd 15 persone e 21 erano stati i voti di settembre.

Dal Pd di Roma, dove si sta svolgendo un attento studio sui Comuni della Campania, arrivano poi segnalazioni di molte iscrizioni fatte dalla stessa persona con i propri sistemi di pagamento, oltre la soglia delle tre previste dal regolamento. Un esame lungo anche perché i bonifici che sono stati fatti entro il 31 dicembre alle 18 sono arrivati alcuni giorni dopo e quindi è necessario controllare la data e l’orario della partenza dell’accredito. I controlli dovranno definire la platea degli iscritti che avrà diritto al voto locale per la segreteria di Caserta, dove il tesseramento 2021 è stato annullato e quindi c’è un commissario uscente. Oggi il coordinamento della mozione Schlein ha chiesto l’annullamento delle iscrizioni nel Casertano, in linea con le polemiche degli ultimi giorni. 

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L’ex sindaco de Magistris: per Mancuso consulente resta incompatibilità 

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Ancora scandalo vergognoso per le tessere Pd a Napoli. Come all’epoca di Cozzolino nel 2011, candidato alle primarie del Pd per sindaco di Napoli, poi spazzati via dalla nostra vittoria che ha pulito la città dai rifiuti con cui avevano sommerso Napoli e cancellato gli scandali del Pd sostituendoli con un’amministrazione dalle mani pulite”. E’ quanto afferma in una nota Luigi de Magistris. “Ora un altro scandalo – prosegue l’ex magistrato e sindaco di Napoli – dopo che il partito è stato guidato in Campania da Paolo Mancuso, noto magistrato napoletano, salito ai vertici del partito subito dopo essere andato in pensione e dopo aver fatto il Procuratore della Repubblica di Nola e poi divenuto assessore del sindaco Manfredi, il quale nomina proprio Cozzolino a guidare la cabina di regia su PNRR e soldi pubblici in città”. “Qualche giorno fa – sottolinea – l’uomo di punta del Pd napoletano, l’ex assessore Paolo Mancuso all’Ambiente, lascia l’incarico si dice perché il figlio fa il pubblico ministero a Napoli e ci sarebbe incompatibilità. Decisione corretta, assolutamente inopportuna la confusione potenziale tra controllore e controllato. Ora però il sindaco Manfredi con una decisione bizzarra lo fa rientrare dalla finestra e gli dà il ruolo di suo super consulente”. “Manfredi – osserva l’ex pm – non meraviglia perché ci sta abituando al peggio, ma sono preoccupato per le potenziali ricadute di queste condotte sulla magistratura. Nessun sospetto ovviamente sul figlio di Paolo Mancuso che non conosco ma so che ha svolto un lavoro importante e coraggioso in Calabria, ma è ammissibile la coesistenza del figlio Pm in Procura sulla cui scrivania possono transitare in ogni momento fascicoli sul Comune di Napoli e il padre braccio destro del sindaco a Palazzo San Giacomo?” si chiede l’ex primo cittadino. “Secondo me non è accettabile – conclude de Magistris – lo penso da ex pubblico ministero e da ex sindaco e sono esterrefatto che tutto questo accada senza che nulla accada”. 

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