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Cronache

Gay e transgender cacciati da casa torneranno a vivere nella villa di Castelvolturno sequestrata alla camorra

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Nella villa confiscata al boss Francesco Rea a Castelvolturno, zona della Campania devastata da camorra, monnezza, abusivismo edilizio, immigrazione clandestina nascerà il Centro Lgbt del Mediterraneo. Sarà uno spazio a disposizione di  persone omosessuali e transgender respinte dalle famiglie che potranno trovare rifugio in uno dei sei appartamenti gestiti dall’associazione Rain Arcigay Caserta. Le modalità di accoglienza sono quelle tipiche del social housing: aree condivise e un locale aperto al pubblico per iniziative e incontri al piano terra. Quella di Castel Volturno sarà la secondo struttura di accoglienza per le vittime di omofobia e transfobia in Italia. L’unica finora era la casa Refuge Lgbt gestita a Roma dal Gay Center in collaborazione con la Croce Rossa, che però opera in modo diverso da come vorrebbe funzionare Castel Volturno. A Roma accettano solo giovani fino ai 26 anni e solo a seguito di intervento delle forze dell’ordine.

 

Bernardo Diana. Associazione Rain Arcigay Caserta

“Noi vorremmo ampliare la sfera di azione, perché qui abbiamo per esempio una popolazione transgender che supera quella soglia d’età in un’area dove la prostituzione è largamente praticata” spiega il presidente Bernardo Diana che ha voluto questa casa di accoglienza a Castelvolturno. Nell’ultimo anno a chiedere aiuto sono state soprattutto ragazzine. Cacciate di casa dopo aver confessato ai genitori la propria omosessualità.  “Ogni anno riceviamo 10-15 domande di persone che cercano alloggio – spiega Diana – . Nei casi più urgenti paghiamo noi l’albergo o un bed&breakfast. In vista dell’apertura del Centro abbiamo avuto anche richieste dall’estero. Persino una email in arabo: chiedevano se la casa fosse già aperta”.
La cronaca racconta storie al limite. Nei giorni scorsi a Monte di Procida, Napoli, un giovane cacciato di casa perché gay e costretto a vivere in un sottoscala, è finito in ospedale dopo essere stato morso dai topi. L’obiettivo quindi è velocizzare l’apertura, ma la ristrutturazione ha costi ingenti, stimati in 150mila euro. Martedì 6 novembre è il giorno fissato per la firma della concessione in comodato d’uso per 20 anni dell’immobile, che sorge in un parco dove sono 33 le costruzioni confiscate e dove, dopo decenni di incuria, l’Arcigay ha promosso giornate di pulizia delle aree verdi in collaborazione con Legambiente. Resta il problema dei fondi, perchè poi devono essere fatti dei lavori. “Lanceremo un crowdfunding e intanto stiamo rispondendo a tutti i bandi di fondazioni bancarie e filantropiche – spiega Diana – Mi auguro che i lavori possano essere conclusi nel 2020. Ma a gennaio apriremo al pubblico gli spazi al piano terra, per dare un segnale. La nostra sfida è appena cominciata”.

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Mafia, la Dia sequestra patrimonio da un milione a un imprenditore trapanese

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La Direzione investigativa antimafia, ha eseguito un decreto di sequestro finalizzato alla confisca di prevenzione emessa dal Tribunale di Trapani, avente ad oggetto beni mobili, immobili e partecipazioni societarie appartenenti ad un imprenditore operante nel settore agricolo, condannato con sentenza passata in giudicato anche per 416-bis, e organico alla famiglia mafiosa di Vita (TP).

Il destinatario del provvedimento in argomento – riferisce una nota – risulta coinvolto, tra gli altri, nel procedimento penale instaurato a seguito dell’operazione c.d. “Pionica” che ha riguardato le famiglie mafiose operanti nei comuni trapanesi di Salemi e Vita, nel cui ambito sono state eseguite, nel 2018, numerose misure cautelari personali tra cui quella a carico dell’odierno proposto, al quale a termine dell’iter processuale, e’ stata inflitta in via definitiva la pena di anni 12 di reclusione.

La misura ablativa, emessa a fronte di una proposta a firma congiunta del direttore della Dia e del Procuratore della Repubblica di Palermo, e’ stata adottata sulla scorta delle risultanze di articolate indagini patrimoniali svolte dalla Sezione Operativa della Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, la quale ha dimostrato la sproporzione tra gli asset patrimoniali riconducibili al prevenuto e i redditi da questi dichiarati, per un valore complessivo di circa 1 milione di euro.

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Agrigento, tragedia familiare: ferisce moglie e figli e si barrica in casa

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Cianciana, un tranquillo paese dell’entroterra agrigentino, è stato scosso da una tragedia familiare avvenuta in un appartamento di via Puccini. Daniele Alba, un meccanico di 35 anni, ha aggredito con un coltello la moglie e i suoi due figli, causando loro gravi ferite prima di barricarsi all’interno della sua abitazione.

L’aggressione ha avuto luogo nella serata di ieri, quando Alba, in un raptus di violenza, ha ferito la moglie e i figli. Il figlio maggiore, un bambino di sette anni, ha riportato gravi ferite all’addome e si trova attualmente in condizioni critiche. Il piccolo è stato prontamente trasportato con l’elisoccorso all’ospedale dei bambini di Palermo, dove i medici stanno facendo il possibile per salvargli la vita.

La moglie di Alba, sebbene ferita, non è in pericolo di vita ed è stata ricoverata nell’ospedale di Sciacca. La figlia minore, anch’essa aggredita dal padre, è stata ricoverata a Palermo, dove riceve le cure necessarie.

Dopo aver compiuto l’atroce gesto, Daniele Alba ha fatto uscire i suoi familiari dall’abitazione e si è poi barricato all’interno. Le forze dell’ordine sono intervenute immediatamente, cercando di negoziare con l’uomo per convincerlo a uscire e consegnarsi senza ulteriori violenze.

La comunità di Cianciana è sconvolta dall’accaduto. Il sindaco ha espresso profonda vicinanza alle vittime e ha assicurato che il comune farà tutto il possibile per sostenere la famiglia in questo momento di dolore.

Le indagini sono in corso per chiarire i motivi che hanno portato Daniele Alba a compiere un gesto così estremo e violento. Ma sono ancora tutti con il fiato sospeso in attesa degli sviluppi di questa vicenda.

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Il presidente della Liguria Giovanni Toti interrogato nella caserma della Finanza

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Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e falso, è arrivato alla caserma della Guardia di Finanza di piazza Cavour per essere interrogato dai pubblici ministeri Federico Manotti e Luca Monteverde, titolari dell’inchiesta sulla corruzione in porto. Presente all’interrogatorio anche il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati.

Giovanni Toti, agli arresti domiciliari dal 7 maggio, ha oggi l’opportunità di fornire la sua versione dei fatti riguardo alle accuse mosse contro di lui. Accompagnato dal suo legale, l’avvocato Stefano Savi, il governatore è pronto a difendere la sua posizione, affermando che non ci sono stati finanziamenti illeciti e che i fondi ricevuti erano erogazioni liberali da parte di cittadini che non hanno ricevuto nulla in cambio. Toti sostiene inoltre che le decisioni prese durante il suo mandato sono sempre state “per il bene della comunità” e che tutte le spese erano tracciate e destinate a iniziative politiche.

I pubblici ministeri, tuttavia, non condividono la stessa opinione. Nelle carte dell’inchiesta emerge che dal conto del Comitato Toti, presso Intesa San Paolo, 55 mila euro sarebbero stati trasferiti al conto personale del governatore presso Carige, una mossa che solleva sospetti di mescolanza tra finanziamenti legali e patrimonio personale. La Guardia di Finanza ha precisato che il conto Carige, utilizzato dalla segretaria del governatore, era abitualmente impiegato per sostenere spese politiche, una circostanza che i magistrati potrebbero voler chiarire ulteriormente durante l’interrogatorio.

L’interrogatorio odierno rappresenta il primo passo verso una possibile richiesta di revoca degli arresti domiciliari, che verrà presentata al giudice per le indagini preliminari. Se la richiesta dovesse essere accolta, Toti potrebbe confrontarsi con la sua maggioranza e prendere una decisione riguardo alle sue eventuali dimissioni.

 

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