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Dries “Tris” Ciro Mertens, il folletto napoletano con l’hobby della tripletta e un amore sconfinato e ricambiato per Napoli

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Quando nel 2013 Aurelio De Laurentiis lo compró dal Psv Ehindoven alla modica cifra di 9 milioni e passa di euro, a Napoli tanti grandi commentatori, tecnici e filosofi dell’ovvio sfottevano. Il commento più entusiasta fu: ma chi cazz ‘e? E lui, la piccola ala belga, che mai si sarebbe acclimatato in Italia e meno che meno a Napoli (pure questo dicevano), a Napoli ci ha messo le tende (e che tende: a Palazzo Donn’Annna a Posillipo), s’è preso un nome di battesimo napoletano (per tutti si chiama Ciro) e in città dopo 4/5 anni qualche stesso filosofo dell’ovvio che lo aveva chiamato “chicazz’è” oggi lo osanna al punto di paragonarlo in maniera dissacrante a Maradona. In fondo Dries Mertens ha le stesse iniziali.

Casa Mertens. La vetrinetta dove Dries conserva palloni ‘importanti’ e altri bei ricordi

Scemenze a parte, Dries Ciro ha fatto miracoli nel calcio. Da ala piccola di statura e leggera di peso, da due anni è il falso nueve più prolifico d’Europa. Dietro di lui calciatori considerati bomber di levatura mondiale come Maurito Icardi o Gonzalo Higuaín non riescono a fare gli stessi gol. Contro l’Empoli Dries “Tris” Mertens (per la sua abitudine alle triplette) si è portato (vedi nella foto) il pallone a casa per la ennesima volta. Con i tre gol è diventato il sesto marcatore di tutti i tempi del Napoli. Davanti a lui ci sono Hamsik a 120 gol, Diego Armando Maradona a 115, Attila Sallusto a 108, Edinson Cavani a 104, Antonio Vojac a 103, e poi c’è lui, Dries “Tris” Mertens a 98. Ha superato Altafini che di reti ne ha fatte 97 e Careca 96. È il calciatore belga più prolifico e presente nel campionato di serie A. Ma a lui, a Ciro, fa piacere soprattutto una cosa. Tornare a casa, a Palazzo Donn’Anna, prendere la sua cagnetta trovatella Juliette e andarsene a fare una bella passeggiata sul lungomare assieme a Kat Kerkofs, la sua compagna. Quando c’è, già che lei lavora in tv in Belgio. In fondo ognuno di noi è felice nel posto in cui si sente a casa. E lui, Ciro, a Napoli si sente felice.

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Affari Tuoi, Enrico da Macerata sfiora il colpo ma perde tutto al gioco delle regioni

Enrico e la moglie Elisabetta protagonisti ad Affari Tuoi: partita sfortunata e niente vincita nel finale al gioco delle regioni.

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Serata sfortunata ad Affari Tuoi per Enrico, concorrente di Macerata in gara per le Marche. Dopo 33 puntate di attesa, il concorrente si presenta finalmente al centro dello studio con il pacco numero 19, affiancato dalla moglie Elisabetta.

La partita prende subito una piega complicata e, con il passare dei turni, i pacchi più ricchi escono uno dopo l’altro.

Finale con soli pacchi blu

A quattro pacchi dalla fine, la situazione è ormai compromessa: restano soltanto pacchi blu, quelli di valore più basso. Una condizione che costringe la coppia ad abbandonare ogni speranza di vincita diretta.

Come da regolamento, si passa quindi al gioco delle regioni, ultima possibilità per conquistare un premio.

Il gioco delle regioni decisivo

Nel rush finale, Enrico punta sulla Lombardia come regione fortunata da 100mila euro. La seconda scelta, da 50mila euro, è la sua regione, le Marche.

Il conduttore Stefano De Martino annuncia che le Marche non sono la regione vincente. Resta quindi la Lombardia, ma anche questa scelta si rivela sbagliata.

Epilogo amaro

La regione fortunata è la Valle d’Aosta. Per Enrico ed Elisabetta non resta nulla: la coppia torna a casa a mani vuote dopo una partita segnata dalla sfortuna.

Una serata amara, che conferma quanto il gioco possa ribaltare le aspettative fino all’ultimo momento.

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Trump tra guerra e negoziati con l’Iran: dichiarazioni contrastanti e tensione sul cessate il fuoco

Trump alterna minacce e aperture nei confronti dell’Iran: tensione sui negoziati e sul cessate il fuoco mentre riprendono i colloqui.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna al centro della scena internazionale con una serie di dichiarazioni contrastanti sul conflitto con l’Iran. Nelle ore che precedono la ripresa dei colloqui tra Washington e Teheran, il leader americano alterna aperture diplomatiche e minacce militari.

Trump si dice ottimista su un possibile accordo, ma al tempo stesso avverte che nuovi attacchi potrebbero essere imminenti in caso di fallimento dei negoziati.

Il nodo del cessate il fuoco

Al centro della tensione c’è la tregua in corso. Trump ha accusato l’Iran di violazioni del cessate il fuoco, dichiarando di non essere disposto a prorogarlo. Parallelamente, ha ribadito la disponibilità a riprendere operazioni militari, mentre rivendica il controllo strategico dello stretto di Hormuz, punto chiave per il traffico energetico globale.

Le autorità iraniane hanno contestato alcune delle affermazioni del presidente americano, alimentando un clima di incertezza.

Comunicazione e strategia

L’alternanza tra toni bellici e segnali di apertura è diventata una costante nella comunicazione di Trump. Nella stessa giornata, il presidente ha evocato scenari di escalation, parlando di possibili bombardamenti, per poi tornare a sottolineare la possibilità di un accordo imminente.

Un approccio che riflette una strategia negoziale basata sulla pressione, ma che genera anche reazioni contrastanti a livello internazionale.

Riferimenti storici e messaggi simbolici

Nel corso delle sue dichiarazioni, Trump ha richiamato conflitti del passato, sostenendo che avrebbe potuto concluderli rapidamente se fosse stato presidente all’epoca. Un confronto che ha suscitato attenzione e critiche per il paragone con contesti storici complessi.

Parallelamente, il presidente ha partecipato a un evento istituzionale leggendo un brano biblico, inserendo anche riferimenti religiosi nella sua comunicazione pubblica.

Il caso delle detenute e le smentite

Tra gli interventi più recenti, Trump ha chiesto all’Iran il rilascio di alcune donne detenute, presentando la richiesta come gesto preliminare per favorire il dialogo.

Teheran ha però smentito le informazioni diffuse dal presidente americano, negando l’esistenza del caso nei termini descritti.

Un quadro internazionale instabile

Le dichiarazioni si inseriscono in una fase delicata per gli equilibri globali, con i negoziati tra Stati Uniti e Iran che restano incerti.

Il continuo alternarsi di messaggi contribuisce a mantenere alta la tensione, mentre la comunità internazionale osserva gli sviluppi di un confronto che potrebbe avere ripercussioni rilevanti sull’intera regione mediorientale.

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Palantir e il manifesto di Karp: IA, difesa e Silicon Valley al centro delle polemiche

Il manifesto di Alex Karp accende il dibattito: IA, difesa e ruolo della Silicon Valley tra sostegni e critiche.

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La pubblicazione del “manifesto” in 22 punti legato al libro The Technological Republic dell’amministratore delegato di Palantir Technologies, Alex Karp, ha riacceso il dibattito sul ruolo delle grandi aziende tecnologiche nella sicurezza e nella politica globale.

Le posizioni espresse, che spaziano dal rapporto tra Silicon Valley e apparati militari fino al ruolo dell’intelligenza artificiale nei conflitti, hanno suscitato reazioni contrastanti.

Tecnologia e difesa: la visione di Karp

Nel testo, Karp sostiene che la Silicon Valley abbia un “debito morale” verso gli Stati Uniti e che l’élite tecnologica debba contribuire alla difesa nazionale. Una visione che promuove un legame più stretto tra innovazione e apparati militari, come il Pentagono.

Secondo il manager, il tema non è se le armi basate sull’intelligenza artificiale verranno sviluppate, ma chi arriverà per primo a farlo.

IA e nuova deterrenza globale

Tra i punti più discussi del manifesto vi è l’idea che l’era della deterrenza nucleare stia lasciando spazio a una nuova fase fondata sull’intelligenza artificiale.

Un passaggio che, secondo i critici, apre interrogativi etici e geopolitici, soprattutto alla luce dell’utilizzo crescente di tecnologie avanzate nei conflitti contemporanei.

Le critiche e le reazioni

Il manifesto ha ricevuto forti critiche da parte di osservatori e utenti, che lo considerano una visione eccessivamente militarizzata della tecnologia. Alcuni commentatori hanno parlato di un documento che incoraggia un maggiore coinvolgimento delle aziende tech nelle dinamiche belliche.

Altri, invece, hanno apprezzato la chiarezza della posizione e la volontà di affrontare apertamente il tema della sicurezza nazionale.

Il ruolo di Palantir nel panorama globale

Fondata nel 2004 anche dal miliardario Peter Thiel, Palantir è diventata una realtà centrale nell’analisi di grandi quantità di dati per governi e agenzie di intelligence.

La società è nota per aver collaborato con istituzioni statunitensi in operazioni di sicurezza e controterrorismo, contribuendo a consolidare la sua reputazione nel settore.

Tecnologia, etica e geopolitica

Il dibattito attorno al manifesto di Karp riflette una questione più ampia: il rapporto tra innovazione tecnologica, sicurezza e valori democratici.

Un tema destinato a restare centrale nel confronto pubblico, soprattutto in un contesto internazionale segnato da competizione tecnologica e tensioni geopolitiche.

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