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Spettacoli

Barbie presenta collezione Tokyo, ma manca quella asiatica

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Dopo le scienziate che stanno lottando contro il Covid, le atlete che hanno partecipato alle Olimpiadi di Tokyo. Mattel ha presentato una nuova collezione di Barbie in omaggio ai Giochi che pero’ ha scatenato la furia dei social media. Tra le nuove bambole, infatti, manca infatti una Barbie asiatica. Nella collezione, riporta la Cnn, figurano cinque bambole che rappresentano altrettanti sport introdotti alle Olimpiadi per la prima volta quest’anno: baseball/softball, arrampicata sportiva, karate, skateboard e surf. Ma nonostante il tentativo di creare una serie “inclusiva e innovativa”, come si legge nel comunicato ufficiale, l’assenza di una bambola dai tratti asiatici e’ balzata subito all’occhio scatenando un dibattito su Twitter e Instagram. E molti si sono anche chiesti come sia stato possibile proprio quest’anno che i Giochi si sono tenuti a Tokyo con molti atleti asio-americani che hanno vinto medagli. Tra questi Sunisa Lee la prima hmong-americana a vincere la medaglia d’oro nella ginnastica artistica.

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Cinema

Agli Oscar, l’Italia candida “È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino

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E’ stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino e’ il film che rappresentera’ l’Italia nella selezione per il miglior film internazionale agli Oscar. Lo ha deciso la commissione di selezione, istituita presso l’Anica su richiesta dell’Academy, riunita oggi. E’ stato scelto tra i 18 di cui era stata proposta candidatura tra film distribuiti in Italia o in previsione di essere distribuiti tra il 1 gennaio 2021 e il 31 dicembre 2021. L’annuncio ufficiale di tutte le nomination sara’ l’8 febbraio 2022 e la cerimonia di consegna degli Oscar si terra’ a Los Angeles il 27 marzo. Presentato da Netflix, prodotto da Lorenzo Mieli e Paolo Sorrentino, una produzione The Apartment (societa’ del gruppo Fremantle), dopo essere stato in anteprima mondiale alla Mostra del cinema di Venezia, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria e il premio Mastroianni al giovane protagonista Filippo Scotti, E’ stata la mano di Dio uscira’ in cinema selezionati il 24 novembre e su Netflix il 15 dicembre 2021. Scritto dallo stesso Sorrentino, il film dal regista Premio Oscar per La grande bellezza racconta di Fabietto, un ragazzo della Napoli degli anni Ottanta. Personale, autobiografico, il film e’ una storia di crescita tra innamoramenti come quello per il calciatore del Napoli Diego Maradona e una tragedia familiare che cambiera’ per sempre la vita del protagonista. Un racconto di destino e famiglia, amore e perdita, con l’orizzonte gia’ segnato dal cinema. Filippo Scotti (premiato a Venezia) e’ il protagonista Fabietto Schisa. Nel cast corale Toni Servillo e Teresa Saponangelo sono i suoi genitori e poi ancora Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, Biagio Manna, Enzo Decaro.

“E’ stata la mano di Dio” e’ il mio film piu’ importante e doloroso e sono felice che tutto questo dolore oggi sia approdato alla gioia”, dice il regista Paolo Sorrentino dopo la notizia della scelta del suo film per rappresentare l’Italia agli Oscar. “Quello di oggi e’ solo il primo passo e il bello di questa gara e’ che l’unica competizione al mondo in cui arrivare gia’ tra i primi cinque e’ una vittoria”, prosegue. “Sono felice che il film sia stato selezionato. Ringrazio di cuore la commissione dell’Anica, che ha scelto il mio tra tanti bei film.Ringrazio The Apartment, Fremantle e Netflix per avermi sostenuto. W il cinema italiano”.

La Scheda del film di Sorrentino

Con coraggio si e’ messo a nudo Paolo Sorrentino in E’ STATA LA MANO DI DIO, il film che l’Italia ha designato oggi per la corsa alla selezione per l’Oscar per il miglior film internazionale (prossima tappa: entrare nella shortlist il 21 dicembre. Il film, che ha vinto ha Venezia 78 il Gran premio della giuria) e’ ancora inedito in sala. Uscira’ in cinema selezionati il 24 novembre e su Netflix il 15 dicembre 2021. E’ stata la mano di Dio non e’ solo un film intimo ma il racconto doloroso nei particolari della sua infanzia, dei suoi genitori, dei suoi parenti, della sua citta’ e, apparentemente, con davvero poche licenze poetiche. Un film-autoanalisi che e’ un omaggio dichiarato a Federico Fellini, quasi un Amarcord sorrentiniano, un omaggio alla sua Napoli e, manco a dirlo, a Maradona che lo avrebbe salvato dalla morte. Nel 1987, infatti, per assistere a una partita di calcio del Napoli e vedere in azione il Pibe de Oro, il regista all’epoca 17enne super tifoso non segue, per una volta, i genitori che come ogni weekend vanno in montagna. Nella casa di Roccaraso la coppia viene uccisa da una perdita di monossido di carbonio, lasciandolo orfano. E qui la scena piu’ forte di tutto il film: la corsa di Fabietto Schisa (alias Sorrentino, interpretato da Filippo Scotti) insieme al fratello (Marlon Joubert) all’ospedale per scoprire, dopo un lungo imbarazzo dei medici, che entrambi i genitori (Toni Servillo e Teresa Saponangelo) sono morti. Prima della tragedia, la felliniana famiglia del regista da’ il meglio di se’: l’amatissimo padre e’ un uomo pieno di spirito ed e’ sempre presente (ma, si scoprira’, ha una storica collega come amante), la madre e’ una donna che ama fare gli scherzi, il fratello e’ invece un aspirante attore e, infine, c’e’ una sorella, Daniela, sempre chiusa in bagno. E ancora, la zia Patrizia (Luisa Ranieri) bellissima, sexy ed esibizionista, sposata con il geloso Franco (Massimiliano Gallo), l’anziana Baronessa Focale vicina di casa (Betti Pedrazzi), l’amico contrabbandiere e tanti altri personaggi. Tra realta’ e finzione accade di tutto. Si parte da splendide sequenze di Napoli dal mare, c’e’ un inseguimento tra finanzieri e contrabbandieri nel golfo, un San Gennaro in una Rolls Royce d’epoca, un Munaciello (spiritello leggendario del folclore napoletano) in carne e ossa, Federico Fellini (solo in voce) alle prese con dei provini, lui in vespa con entrambi i genitori sul sellino (impossibile non pensare a Nanni Moretti), il suo incontro con Antonio Capuano che, senza nessuna grazia, gli da’ indicazioni rispetto alla sua confusa volonta’ di fare il regista. In un film del tutto inedito nella produzione del regista napoletano sono di scena piu’ emozioni che estetica. Il regista questa volta non guarda, ma si fa guardare. E questo senza il narcisismo morettiano, ma nella sua umanita’, senza nascondere nessuna fragilita’. Cosa animava Sorrentino giovane nel voler fare il regista? La stessa visione che aveva spinto Fellini, ovvero il fatto che “la realta’ e’ scadente”.

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Spettacoli

Ad Alec Baldwin era stato detto che la pistola era sicura, così pensando di sparare a salve ha ucciso

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Ad Alec Baldwin era stata consegnata un’arma carica da un assistente alla regia che gli aveva indicato fosse sicura, poco prima del tragico incidente costato la vita al direttore della fotografia Halyna Hutchins durante le riprese di un film western in un ranch di Santa Fe. Lo rivelano i primi documenti sull’indagine diffusi dai media americani. Secondo gli investigatori, comunque, l’assistente alla regia, David Halls, non sapeva che l’arma avesse proiettili veri prima di consegnarla a Baldwin.

L’assistente Halls aveva consegnato la pistola a Baldwin urlando “cold gun”, il che significava che l’arma non avesse proiettili veri. A quel punto l’attore ha colpito il direttore della fotografia Halyna Hutchins al petto, uccidendola. Mentre il regista Joel Souza, che si trovava dietro di lei, e’ rimasto ferito. Gli investigatori hanno sequestrato tutte le armi e le munizioni presenti nel set, le macchine fotografiche e le apparecchiature informatiche e gli abiti indossati dagli attori al momento della sparatoria. L’ufficio dello sceriffo della contea di Santa Fe ha affermato che l’indagine “rimane aperta” e che non sono state presentate accuse. Secondo il Los Angeles Times e altri media, diversi membri della troupe hanno abbandonato la produzione a causa di preoccupazioni sulle condizioni e sui problemi di sicurezza, comprese le procedure di sicurezza delle armi, e sui protocolli Covid non seguiti prima delle riprese. Ma in una nota la casa di produzione, Rust, ha sottolineato che “la sicurezza del nostro cast e della troupe e’ la massima priorita’. Ed “anche se non siamo stati informati di alcun reclamo ufficiale riguardante la sicurezza di armi o oggetti di scena sul set, condurremo una revisione interna delle nostre procedure, mentre la produzione viene interrotta”.

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Omicidio sul set di Alec Baldwin, il responsabile del controllo armi era al debutto

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La responsabile del controllo delle armi sul set del film western ‘Rust’, dove l’attore Alec Baldwin ha ucciso accidentalmente la direttrice della fotografia Halyna Hutchins con un colpo di pistola, era una ventenne al primo incarico in quel ruolo. E’ quanto emerge da un documento, ottenuto dalla Bbc, che elenca i membri della troupe che erano previsti sul set quel giorno. L’assistente alla regia che diede la pistola a Baldwin aveva riferito all’attore che l’arma fosse scarica, emerge dai documenti del tribunale, e non sapeva che contenesse un proiettile vero. Baldwin e’ stato interrogato dalle forze dell’ordine e il suo abito di scena sporco di sangue e’ stato acquisito come prova insieme alla pistola. Al momento nessuno e’ indagato per l’incidente, nel quale e’ rimasto inoltre ferito alla spalla il regista Joel Souza.  Baldwin ha affermato di stare “cooperando pienamente” con l’ufficio dello sceriffo della contea di Santa Fe, nel New Mexico. “Il mio cuore e’ spezzato per suo marito, il loro figlio e per tutti coloro che conoscevano e amavano Halyna”, ha scritto su Twitter l’attore sessantatreenne, anche produttore della pellicola, nella quale interpreta un fuorilegge il cui nipote viene condannato all’impiccagione per un omicidio colposo. “Non ci sono parole per esprimere il mio shock e la mia tristezza per il tragico incidente che ha strappato la vita di Halyna Hutchins, una moglie, madre e una nostra collega molto ammirata”. Hutchins, 42 anni, di nazionalita’ ucraina, era cresciuta in una base militare sovietica nell’Artico, aveva studiato giornalismo a Kiev e cinematografia a Los Angeles. Due anni fa era stata definita un “astro nascente” dalla rivista American Cinematographer. Lo scorso anno aveva lavorato sul set di ‘Archenemy’ di Adam Egypt Mortimer.  Secondo il ‘Los Angeles Times’ alcuni cameraman avevano abbandonato il set alcune ore prima della tragedia dopo aver protestato per le condizioni di lavoro. I membri del sindacato hanno lamentato che erano state promesse loro stanze d’albergo a Santa Fe, vicino ai luoghi delle riprese, ma, iniziata la lavorazione, era stato chiesto loro di guidare per 80 chilometri da Albuquerque ogni mattina per raggiungere il set nel Bonanza Creek Ranch. Incidenti di questo genere sono estremamente rari sui set cinematografici, dove le armi sono di solito caricate a salve. Il precedente piu’ noto e’ la morte di Brandon Lee. Il figlio ventottenne della star delle arti marziali Bruce Lee era stato colpito da un vero proiettile durante le riprese del film ‘Il Corvo’.

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