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La madre di Rubiales chiusa in chiesa, sciopero della fame

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Nuovo capitolo, stavolta degno di una soap opera, della vicenda Rubiales. Nel giorno in cui la procura spagnola ha annunciato indagini preliminari per “aggressione sessuale”, Ángeles Béjar, la madre del presidente della Federcalcio sospeso dalla Fifa per il bacio senza consenso alla calciatrice Jenni Hermoso, si è chiusa nella chiesa della Divina Pastora di Motril, la città natale della famiglia, dove, ha annunciato, osserverà uno sciopero della fame finché non si troverà una soluzione alla “caccia all’uomo disumana e sanguinosa” scatenata a suo giudizio ai danni del figlio. Contro la Hermoso, sempre fuori della chiesa andalusa, sono intervenute in diretta tv anche le cugine del presidente, Vanessa e Demelza: “Una donna che si sente aggredita agisce in modo diverso. Luis sta soffrendo un linciaggio mediatico”, hanno denunciato. Intanto prosegue lo scontro senza esclusione di colpi tra i pochi rimasti fedeli al dirigente sportivo e praticamente il resto della Spagna, a cominciare dal governo.

Se la vicepremier Yolanda Diaz ha chiesto le dimissioni dei due Ct delle nazionali, quella maschile e quella femminile, di prima mattina si è saputo che venerdì scorso, quindi alla vigilia della clamorosa sospensione da parte della Fifa, il braccio destro di Rubiales, il segretario della Federcalcio Andereu Camps, ha inviato una lettera all’Uefa, l’organismo del calcio europeo di cui Rubiales è vicepresidente, per chiedere aiuto. Nella nota Camps ha chiesto all’Uefa di agire nei confronti del governo di Madrid accusato di essere intervenuto con misure drastiche, come la sospensione e la squalifica, in modo illegittimo. Tornando alle azioni legali, va ricordato che il procedimento penale avviato dalla procura non avrà alcun esito nel caso in cui Jenni Hermoso non sporga denuncia entro il termine di 15 giorni. Tuttavia, sia il governo sia le associazioni femministe, per ottenere la cacciata del presidente, puntano tutte le loro carte sul processo amministrativo.

Quindi occhi puntati sul Tribunale dello Sport che deve decidere di avviare le sue procedure. Lo stesso governo, per voce del sottosegretario allo Sport Victor Francos, ha ribadito che l’esecutivo non può che prendere atto delle risoluzioni del giudice amministrativo. “Si tratta di un organo autonomo che ha i suoi tempi che intendiamo rispettare scrupolosamente”, ha aggiunto. Francos ha poi espresso qualche preoccupazione circa l’assegnazione alla Spagna, insieme al Portogallo e al Marocco, del Mondiale del 2030: “Ammetto che due settimane fa eravamo in una situazione migliore di oggi. Tuttavia siamo un governo tosto e saremo capaci di dimostrare che il calcio spagnolo è rappresentato dalle nostre 23 meravigliose campionesse del mondo”.

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Mbappé: Se sarò all’Olimpiade? Non dipende solo da me

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“Se parteciperò all’Olimpiade di Parigi? utti conoscono la situazione, non è una decisione che dipende da me. Qualunque cosa accada, sarò felice. Le Olimpiadi vanno oltre la mia presenza o meno. Spero che dimostreremo che la Francia è un paese di sport e che sappiamo accogliere il mondo. Non sarò mai lontano da qui”. Così Kylian Mbappé, premiato come ‘giocatore dell’anno’ in Ligue 1 tramite referendum fra i suoi colleghi di ogni squadra, ha risposto a chi gli ha chiesto se ci sarà ai Giochi di casa, come auspicato perfino dl Presidente francese Emmanuel Macron.

Inevitabile, visto che già annunciato che lascerà il Psg, anche la domanda su quale sarà la sua prossima squadra. “0Nella vita bisogna prendersi il tempo per tutto – la risposta di Mbappé -, l’unica cosa da sapere è che lascio il Psg. Il resto forse non è il momento per scoprirlo”. “È difficile, molto più di quanto possa sembrare – ha aggiunto riferendosi al suo addio al Psg -. È un capitolo della mia vita che si chiude, ma la Ligue 1 ha ancora un posto importante nella mia vita. Ho cercato di essere il degno rappresentante di questo campionato. Parto a testa alta, ma non avrei mai potuto farcela senza il Monaco e ovviamente il Psg dove tutti hanno avuto fiducia in me”.

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Tar conferma multa a Tim e Dazn per intesa su diritti calcio

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Restano confermate le sanzioni inflitte a metà dello scorso anno dall’Antitrust a Tim e Dazn per alcune clausole del loro accordo sulla trasmissione delle partite del campionato di calcio di Serie A nel triennio 2021-2024. L’ha deciso il Tar del Lazio con una lunga e complessa sentenza con la quale ha giudicato i ricorsi proposti da Dazn Ltd, Dazn Media Services, Telecom Italia, Fastweb e Sky Italia.

In base ai ricavi che sarebbero derivati a Tim e Dazn dalla commercializzazione dei diritti televisivi per la stagione sportiva 2021-2022, l’Autorità ha sanzionato Tim con 760.776,82 e Dazn con 7.240.250,84 euro. Per l’Antitrust, l’accordo, che prevedeva l’esclusiva a favore di Tim e il divieto di partnership con i concorrenti, poteva determinare effetti dannosi per le dinamiche competitive nel mercato di settore. E Tim, quindi, avrebbe commercializzato un’offerta in bundle non replicabile dai suoi concorrenti. Sky e Fastweb intervenivano in giudizio con proprie impugnative formulando specifiche censure di segno opposto a quelle spiegate da Dazn e Tim.

Il Tar, respingendo in premessa la censura di tardivo avvio del procedimento istruttorio, ha in primo luogo ribadito come “l’intesa sia stata correttamente qualificata dall’Autorità come ‘restrittiva per oggetto’, atteso che lo scopo precipuo dell’accordo era pacificamente quello di escludere una serie di concorrenti sia dal mercato della pay tv sia da quello delle telecomunicazioni”, osservando in più come “l’Agcm abbia comunque fornito piena prova degli effetti (quanto meno potenziali) di natura anticoncorrenziale dell’intesa”.

Conseguentemente “appare evidente che la strategia commerciale” puntasse “al fine di aumentare la clientela Tim: difatti, rendendo difficoltosa la fruizione dei contenuti Dazn svincolata dai servizi Tim, l’utente sarebbe stato indotto a rivolgersi prioritariamente a tale operatore, soprattutto considerando che l’offerta prevedeva, con un’unica bolletta, una serie di servizi (c.d. triple play) a prezzi inferiori rispetto a quelli di regola praticati separatamente sul mercato”. In merito poi alla censura di mancata applicazione delle esenzioni previste dal Vber, il Regolamento europeo sugli ‘accordi verticali’, “va rilevato come correttamente l’Agcm qualificava l’intesa esaminata come orizzontale, operando sia Dazn sia Tim nel mercato della fornitura dei servizi audiovisivi”; e tale circostanza risulta dirimente per escluderne l’applicabilità.

Quanto ai ricorsi proposti da Sky e Fastweb – società entrambe partecipanti al procedimento istruttorio anche in qualità di ‘soggetti segnalanti l’illecito’ – il Tar, premettendo come palese il fatto che “le censure rivolte avverso la valutazione dell’accordo del 3 agosto 2022 risultino infondate, atteso che sembrano ignorare un dato di fatto incontestabile, ossia la legittima assegnazione dei diritti tv a Dazn”, ha ritenuto che “emerge con evidenza la contraddittorietà (quale figura sintomatica dell’eccesso di potere) del provvedimento impugnato, atteso l’insanabile e inspiegabile contrasto tra la comunicazione delle risultanze istruttorie e la decisione finale”. Ecco che allora i giudici hanno ritenuto che “alla luce della parziale fondatezza delle censure spiegate da Sky e Fastweb, vanno accolti i loro ricorsi, con obbligo dell’Autorità di riavviare il procedimento istruttorio”.

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Al Hilal vince il campionato in Arabia, CR7 senza titoli

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L’Al Hilal ha conquistato il quarto titolo della Saudi Pro League in cinque anni, negando ancora una volta alla superstar portoghese Cristiano Ronaldo dell’Al Nassr la possibilità di vincere il trofeo. L’Al Hilal, che ha ingaggiato Neymar la scorsa estate ma che da ottobre è privo del brasiliano infortunato, si è imposto per 4-1 sull’Al-Hazem. Ancora imbattuto in 31 partite di campionato, l’Al Hilal ha ora 12 punti di vantaggio sull’Al Nassr a tre turni dalla fine.

Per CR7 è la seconda stagione in Arabia Saudita senza vincere il campionato. Dopo il clamoroso trasferimento del portoghese nel regno, altri grandi nomi del calcio hanno firmato contratti importanti con diversi club del Paese, tra cui Neymar, Karim Benzema, Sadio Mané, N’Golo Kanté e Riyad Mahrez. I membri delle “Big Four” saudite – Al Hilal, Al Nassr, Al Ittihad, il club di Benzema, e Al Ahli, la squadra di Mahrez – appartengono tutti al Public Investment Fund (PIF), un fondo sovrano che sta lavorando per diversificare l’economia saudita. L’Al Hilal e l’Al Nassr si incontreranno nuovamente nella finale della Coppa del Re il 31 maggio.

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