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Cronache

‘Ndrangheta, sciopero della fame di Pittelli: avanti fino alle estreme conseguenze

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Ha iniziato lo sciopero della fame Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia e avvocato, imputato per associazione mafiosa nel processo “Rinascita Scott” in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme contro le cosche di ‘ndrangheta del vibonese. Pittelli ha informato della sua iniziativa il direttore de “il Riformista”, Piero Sansonetti, che ha pubblicato sul sito del quotidiano il testo della comunicazione inviatagli dall’ex parlamentare. “Ieri pomeriggio – scrive Sansonetti – ci e’ arrivato un telegramma dal carcere di massima sicurezza di Melfi firmato da Giancarlo Pittelli, avvocato, ex parlamentare, arrestato su richiesta della Procura di Catanzaro con accuse molto gravi che si sono via via sgretolate. Messo ai domiciliari dopo un anno di carcere duro e poi di nuovo arrestato per aver commesso il terribile delitto di aver scritto una lettera a Mara Carfagna”. “Il telegramma che ci ha mandato Pittelli – aggiunge Sansonetti – dice testualmente cosi’: ‘Caro Piero, portero’ lo sciopero della fame fino alle estreme conseguenze contro un’ingiustizia mostruosa. Grazie di tutto”. Giancarlo Pittelli, arrestato il 19 dicembre del 2019 nell’ambito dell’operazione “Rinascita Scott” condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia su direttive della Dda di Catanzaro, aveva ottenuto successivamente il beneficio della detenzione domiciliare. Nell’ottobre del 2021 l’ex parlamentare era stato nuovamente arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria su un presunto traffico di rifiuti gestito dalla cosca Piromalli della ‘ndrangheta. Anche in questo caso, a distanza di un mese, Pittelli aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Beneficio che gli era stato pero’ revocato a dicembre per violazione degli obblighi impostigli dall’autorita’ giudiziaria dopo che si e’ scoperto che aveva inviato una lettera alla segreteria del ministro per il Sud, Mara Carfagna, chiedendole di aiutarlo e fornendole il numero di cellulare della moglie per eventuali comunicazioni. La segreteria del ministro aveva poi inviato la missiva di Pittelli all’Ispettorato di Palazzo Chigi che, a sua volta, l’aveva trasmessa alla Squadra mobile di Catanzaro e, da qui, era arrivata alla Procura della Repubblica di Catanzaro. “Pittelli, perseguitato dalla giustizia (come e’ successo in questi anni a tanti personaggi politici, ultimi casi noti quelli di Mannino, di Lombardo e di Cateno de Luca) – scrive ancora Sansonetti – ha deciso di sfidare la morte per denunciare la furia che si e’ abbattuta su di lui”.

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Abusi su sorelle minori: vittime sono tre, anche maggiorenne

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Sono tre, e non due, come si era appreso in un primo tempo, le vittime degli abusi di cui e’ accusato un 46enne, arrestato a San Giovanni in Fiore e condotto in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata dai carabinieri della Compagnia di Cosenza insieme alla madre delle ragazze, posta ai domiciliari, alla quale viene contestato il concorso nello stesso reato. Oltre alle due minorenni, una delle quali disabile, il 46enne avrebbe abusato, infatti, anche di un’altra sorella di poco maggiorenne ed anche lei affetta da disabilita’. La potesta’ genitoriale e’ stata sospesa nei confronti dei genitori delle vittime delle violenze soltanto per quanto riguarda le due figlie minorenni.

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Pedofilia: Cei non esclude indagine abusi anche in Italia

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Sull’onda dello scossone imposto dal rapporto sugli abusi nell’arcidiocesi di Monaco dal 1945 al 2019, che ha coinvolto per presunti “comportamenti erronei” in quattro casi di preti pedofili perfino il Papa emerito Joseph Ratzinger, l’episcopato italiano per la prima volta non esclude alla radice la possibilita’ di un’inchiesta analoga anche in Italia. “Non ci interessa tanto la quantita’ ma ci interessa puntare alla qualita’: anche se si dovessero pubblicare dei dati si vuole che siano attendibili, e’ un lavoro che coinvolge tutto il territorio italiano”, risponde il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, alla domanda dei giornalisti se la Cei abbia preso in considerazione l’eventualita’ di muoversi sul modello di altre conferenze episcopali o diocesi europee che hanno incaricato commissioni indipendenti di svolgere indagini sul fenomeno. “La questione naturalmente e’ oggetto anche di una riflessione, di un dialogo, non so pero’ se si possa parlare di modelli. Bisogna anche qui avere un’attenzione alla comunita’ in cui si vive, quindi non si puo’ generalizzare dicendo esiste un modello – prosegue Russo -. Noi dobbiamo, e il lavoro che stiamo facendo lo testimonia, avere un’attenzione, una cura al ‘noi’, ed e’ un ‘noi’ che in Italia si configura in una rete ecclesiale che e’ costituita da 227 diocesi. E quindi anche un eventuale lavoro che i vescovi dovessero decidere di affrontare rispetto a una indagine sugli abusi deve tener conto di questo”. “Da questo punto di vista – aggiunge -, mi sembra molto importante il lavoro di approfondimento che si sta facendo diocesi per diocesi”. Cioe’, spiega il segretario della Cei, “quello di attenzione alle persone e di vicinanza alle vittime, e quindi questa attenzione che si e’ spostata sulle vittime. C’e’ un lavoro anche di formazione che si sta facendo con tanti momenti di incontro ma anche con documenti che si stanno producendo, e che ci sono richiesti anche da altre Conferenze episcopali proprio per la profondita’ anche di questo lavoro”. “Questo – ribadisce Russo – non esclude che i vescovi possano anche decidere di realizzare un’indagine: vedremo nel caso e come questa si andra’ a realizzare”. Parole diverse da quelle del cardinale presidente Gualtiero Bassetti, che solo l’ottobre scorso aveva liquidato una petizione online per un’inchiesta anche in Italia affermando che “e’ pericoloso affrontare la piaga della pedofilia in base a statistiche”, “la conoscenza del fenomeno, a mio avviso, va fatta scientificamente, non per indagini”. In ogni caso, anche il Comunicato finale del Consiglio Cei oggi dice che “la ricerca della giustizia nella verita’ non accetta giudizi sommari, ma si favorisce sostenendo quel cambiamento autentico promosso dalla rete dei Servizi diocesani per la Tutela dei Minori e dai Centri di ascolto, che vanno sempre piu’ crescendo”. Intanto, la bufera sollevata dal rapporto di Monaco ha trovato eco oggi in una conferenza stampa dell’arcidiocesi, in cui il cardinale arcivescovo Reinhard Marx, accusato dal dossier di “comportamenti erronei” in due casi, ha affermato di essere “pronto ad assumersi la responsabilita’”. Aggiungendo pero’: “sono ancora pronto a svolgere il mio servizio se questo e’ utile ai prossimi passi per una elaborazione affidabile, una piu’ forte dedizione alle vittime degli abusi e per una riforma della Chiesa”. Il rapporto rappresenta “una profonda cesura per l’arcidiocesi di Monaco e una cesura anche al di la’ di questa”, ha detto, rilevando che “la Chiesa era diventata un luogo di sciagura, un luogo di paura e non di consolazione”: chi nega che vi sia bisogno di una riforma strutturale “non ha capito la portata della sfida”. “La mia colpa piu’ grande e’ stata quella di aver trascurato le vittime degli abusi, questo e’ imperdonabile”, ha ammesso il card. Marx, tra i piu’ stretti collaboratori di papa Francesco. “Avrei dovuto impegnarmi di piu'”, ha dichiarato, riconoscendo una “responsabilita’ morale”. Il cardinale ha chiesto quindi “scusa” alle vittime. Marx, che l’anno scorso aveva presentato le dimissioni, respinte dal Papa, ha ribadito: “Non mi incollo all’incarico”. Infine rispondendo a una domanda sulla dichiarazione del Papa emerito Joseph Ratzinger smentita dal rapporto di Monaco e che Benedetto ha poi corretto, “io accetto che lui interpreti i fatti diversamente su questo punto, che se ne dispiaccia, e penso che lui si esprimera’ di nuovo su tutta la questione – ha commentato Marx -. Questa sarebbe una cosa positiva e io la vedrei positivamente”.

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Pnrr: Vallone (Dia), mafie guardano ai fondi a livello europeo

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“Le mafie stanno guardando ai fondi del Pnrr. Ma non solo a livello nazionale, anche a livello europeo”. Lo ha detto il direttore della Dia Maurizio Vallone a margine del convegno “Istruzione per l’affermazione della legalita’” organizzato a Reggio Calabria nell’aula magna dell’universita’ Mediterranea in occasione del trentennale della nascita della Direzione investigativa antimafia. Per Vallone “non soltanto le mafie italiane stanno guardando a questi finanziamenti, ma anche le mafie degli altri Paesi europei. In Italia pero’ abbiamo la fortuna di avere una legislazione di prevenzione estremamente avanzata. Abbiamo un grande vantaggio tattico. Dobbiamo trasformarlo in un vantaggio strategico”. “Grazie alle iniziative che il governo ha intrapreso – ha sottolineato il direttore della Dia – saremo in grado di prevenire qualsiasi tentativo di infiltrazione in questi appalti del Pnrr ed impedire che anche un solo euro dei soldi europei possa arrivare alle organizzazioni criminali. Le mafie guardano sempre ai fondi per acquisire maggiore potere. In questo momento stanno arrivando tanti soldi quindi l’appetito delle mafie e’ sicuramente maggiore. Ma e’ molto piu’ forte la nostra capacita’ di prevenire questi appetiti e di reprimerli”. In merito al tema del convegno, Vallone ha spiegato che “non puo’ esistere legalita’ senza istruzione. Se i giovani non vengono educati sin dalla piu’ tenera eta’ al rispetto delle regole, delle istituzioni e al rispetto reciproco non ci puo’ essere una societa’ degna di questo nome. Se noi riusciamo a sottrarre all’ideologia mafiosa le giovani generazioni, la mafia si dissolvera’ nell’arco di una generazione. Dobbiamo puntare sui giovani per far si’ che quello che non siamo riusciti a fare noi con gli adulti possa essere fatto nel prossimo futuro. L’istruzione alla legalita’ ci consentira’ di dare una nuova vita a questa terra e consentira’ ai giovani di oggi di non dovere emigrare”.

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