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Cronache

Voto e mafia a Palermo, il pm inquirente: voto come merce scambio, a rischio la democrazia

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“Volevamo comunicarvi che mio padre e’ ancora candidato al Consiglio comunale di Palermo e che il 12 giugno potete andare tutti a votarlo per dimostrare realmente che persona e’ e che non e’ come l’hanno definito. Papa’ siamo con te, ti vogliamo bene”. Credono fermamente nell’innocenza del padre e rivolgono su Fb un appello agli elettori Giulia e Federica, le figlie di Francesco Lombardo, candidato di FdI al Consiglio comunale di Palermo arrestato, ieri, insieme al boss Vincenzo Vella. Lombardo e Vella compariranno davanti al gip lunedi’, a urne ormai chiuse, per l’interrogatorio di garanzia e per difendersi dalle pesanti accuse che contesta loro la Procura di Palermo: l’avere stretto un patto con la mafia per farsi eleggere. Scambio elettorale politico-mafioso il reato contestato dai pm coordinati dall’aggiunto Paolo Guido che, in pochi giorni, ha chiuso l’inchiesta e chiesto al gip la misura cautelare. “Sussistono urgentissime esigenze di tutela di beni primari in ragione della prossima competizione elettorale del 12 giugno: in assenza di adeguate misure cautelari l’esercizio del diritto-dovere di voto di una estesa parte dell’elettorato diverrebbe merce di scambio da assoggettare al condizionamento e all’intimidazione del potere mafioso e dunque sottratto al principio democratico”, hanno scritto i magistrati. Parole analoghe a quelle usate qualche giorno fa nella richiesta di arresto per un altro candidato al Consiglio comunale di Palermo di centrodestra, Pietro Polizzi, finito in manette insieme al costruttore mafioso Agostino Sansone al quale aveva chiesto sostegno elettorale. Due casi simili con gli aspiranti consiglieri pronti a mettersi a disposizione del boss. “Se sono potente io, siete potenti pure voi”, diceva Polizzi a Sansone che si impegnava, non sapendo di avere un trojan nel telefono, a mobilitare i suoi. “Me li raccogliete una ventina di voti?”, chiedeva invece il candidato di Fdi. “Se salgo io sono in commissione urbanistica. Sono all’edilizia privata, che appena c’e’ un problema io salto”, prometteva a Vella. “Non mi sono sempre messo a disposizione di voialtri a prescindere dalla politica?”, ricordava al boss. “Quelli nostri tutti li prendi”, gli assicurava il capomafia di Brancaccio. Una conversazione, come quella dell’aspirante consigliere di Fi, registrata da un trojan che la polizia ha immediatamente ascoltato e riferito alla Procura che ha provveduto a stretto giro. Due arresti in tre giorni, indagini concluse in due settimane, un intervento in tempi record per evitare l’inquinamento del voto. Ritmi “anomali” per una giustizia ingolfata che solitamente procede in termini di anni. E’ il frutto della nuova organizzazione del lavoro decisa dal procuratore aggiunto Paolo Guido. La svolta e’ nel metodo investigativo: visione unitaria dei fatti e delle inchieste, la polizia giudiziaria chiamata ad ascoltare le intercettazioni quotidianamente, i pm tenuti ad acquisire le informazioni dagli investigatori in tempo reale, decisioni prese in via esclusiva dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

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Casamicciola, recuperati anche i corpi di una bimba e di una donna anziana

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Frana a Ischia. Sale a tre il bilancio delle vittime. È stata recuperata  una bambina di 5-6 anni: aveva addosso il pigiamino rosa. È stata ritrovata in via Celario. E’ stata recuperata la salma di una terza vittima dell’alluvione sempre nella zona di via Celario. I soccorritori che da alcune ore scavano a mano hanno rinvenuto il cadavere di una donna anziana, di cui al momento non è possibile determinare l’identità. Come per le altre due vittime, la salma sarà portata presso l’obitorio dell’ospedale Rizzoli. Almeno 10 i dispersi.  È stato disposto lo stato di emergenza. Il ministro Musumeci annuncia che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà a Ischia prima possibile. Si cercano gli altri dispersi ma si fa anche il conto delle case distrutte dall’ondata di fango. Sono 167 gli sfollati.

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Napoli, fermati nei pressi della caserma Pastrengo dei Carabinieri due ragazzi armati di mitra: sfiorata la tragedia

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All’alba, verso le 5.30, a Napoli, due ragazzi a bordo di uno scooter percorrono Piazza Carità. Hanno il volto coperto, il mezzo è senza targa e provengono dai quartieri spagnoli. I Carabinieri della compagnia Napoli centro gli intimano l’alt, lo scooter fa inversione e i 2 imboccano via Toledo, lì verranno bloccati. Chi guida ha 17 anni mentre il passeggero ne ha 18. Sono entrambi di Ponticelli e sono già noti alle forze dell’ordine. Il 18enne è armato, ha con se una pistola mitragliatrice tipo SKORPION cal. 7,65, senza matricola e con 13 colpi inseriti nel caricatore. Attimi di tensione durante la colluttazione per disarmarlo.


Il 18enne – in un probabile delirio di onnipotenza – si mette in piedi sullo scooter e punta l’arma verso i Carabinieri. I militari si lanciano verso il ragazzo e lo atterrano, parte un colpo dalla mitragliatrice. Il proiettile, partito per l’estrema sensibilità dell’arma, per un riflesso incondizionato del ragazzo o per altri motivi ancora non chiari, non ha ferito nessuno.
Perquisite le abitazioni dei due. I militari dell’Arma hanno rinvenuto e sequestrato a casa del maggiorenne 3 coltelli a serramanico, 2 sfollagente, 1 tirapugni, 1 giubbotto e una balestra.
I due sono stati arrestati per porto di armi da guerra e trasferiti rispettivamente nel carcere di Poggioreale e ai colli Aminei.

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Cronache

Ridotta in schiavitù, il gip: genitori violenti e prevaricatori

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Siamo in presenza di “personalità violente e prevaricatrici, determinate a trarre fonti economiche per il soddisfacimento delle loro esigenze personali dall’accattonaggio delle figlie” e del tutto “incapaci di considerare il dissenso e il disagio di una di loro, di rispettare l’obbligo scolastico e di occuparsi delle sue esigenze primarie”. Lo scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui ha disposto misure cautelari nei confronti di due genitori, entrambi bosniaci, accusati di avere ridotto in schiavitù la figlia di 14 anni. L’indagine è stata coordinata dall’aggiunto Michele Prestipino. Nelle esigenza cautelari il giudice scrive che “a fronte delle confidenze della minore con le insegnanti, lungi dal manifestare segni di resipiscenza, non hanno esitato a picchiarla all’evidente fine di evitare l’intervento dei servizi sociali e delle forze dell’ordine, e mantenerla in uno stato di soggezione per sfruttarne l’accattonaggio”.

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