Collegati con noi

Salute

Tumori, con prevenzione salva-vita si riduce mortalità

Pubblicato

del

La prevenzione effettuando gli screening, soprattutto quelli basati sull’utilizzo di tecnologie avanzate come la mammografia digitale, per diagnosticare precocemente i tumori puo’ davvero salvare la vita. E’ emerso oggi a Roma al convegno “Il valore sociale dei dati in sanita’” organizzato dal network di promozione della salute Presa, in cui e’ stata presentata una ricerca dell’Eehta del Ceis di Tor Vergata per la direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Ministero della Salute. Utilizzare moderne tecnologie nella fase di screening di patologie tumorali come quello al seno, al colon retto, o il cancro della prostata puo’ portare effetti molto importanti: diminuisce la mortalita’ nel caso del colon retto del 79% rispetto a differenti tipologie di screening. Rispetto a nessuno screening la colonscopia si rivela l’esame piu’ efficace per ridurre la mortalita’. Nel tumore al seno l’adesione allo screening puo’ ridurre del 45-50% la mortalita’ della malattia e la mammografia digitale, seppure piu’ costosa, e’ efficace rispetto ai costi. Nel tumore della prostata si riscontra una riduzione della mortalita’ del 30% a seguito dello screening. “Un utilizzo appropriato e tempestivo dei Dispositivi Medici – spiega il professor Francesco Saverio Mennini, Reseach Director dell’Eehta del Ceis – potrebbe permettere una forte riduzione dei costi indiretti quale conseguenza di una precoce presa in carico del paziente ed individuazione di una patologia che puo’ garantire un rallentamento ed anche una cura di una malattia con conseguente riduzione dei costi indiretti, delle prestazioni previdenziali e dei costi a carico dei caregivers.” “La prevenzione in Italia – dice Marcella Marletta , direttore generale della direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico del Ministero della Salute – e’ davvero una fetta troppo piccola di investimenti, la spesa per la prevenzione e’ troppo bassa. La salute e il suo mantenimento non sono un costo ma un investimento e in quest’ambito investire in tecnologia e’ importante”.

Advertisement

In Evidenza

Streptococco fra bambini, carenza di alcuni antibiotici

Pubblicato

del

Ci sono carenze di alcuni antibiotici legati all’aumento di casi di streptococco, in particolare fra i bambini nonostante le scuole chiuse. Ma i farmaci equivalenti sono disponibili per fare fronte alla domanda, rassicurano i farmacisti. E l’Europa gia’ in passato ha consigliato di far fronte anche con le formulazioni galeniche, alternative preparate in farmacia. La questione è ora al centro dell’attenzione in alcune Regioni come l’Emilia Romagna e la Lombardia, ma anche in ambito europeo dove si lavora per monitorare le carenze negli stati membri. A Como, come riferisce la stampa locale, nelle farmacie ci sono casi in cui gli antibiotici si dispensano anche in forma sfusa per ottimizzare la disponibilità limitata.

Il medico deve comunicare dosaggio e durata e il farmacista consegna al paziente l’esatto quantitativo. Il caso più recente di carenza è quello dell’amoxicillina, che desta particolare preoccupazione: rappresenta l’antibiotico d’elezione per lo streptococco e, dunque, un farmaco di prima scelta per l’età pediatrica. Una carenza, quella dell’amoxicillina, acuitasi a partire corso delle ultime settimane, complice l’esplosione proprio di casi di streptococco e scarlattina tra i bambini. L’assessore alla Salute della Regione Raffaele Donini ne ha parlato in Consiglio Regionale solo alcuni giorni assicurando l’impegno per far fronte al problema, anche cercando di ridurre gli sprechi. Ma sull’approvvigionamento degli antibiotici contro lo streptococco, il segretario nazionale di Federfarma Roberto Tobia ricorda che “il farmaco equivalente ha le stesse caratteristiche farmacologiche e terapeutiche del farmaco di marca e rispetta i tre requisiti fondamentali necessari ad ogni farmaco per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio: qualità, sicurezza ed efficacia”.

“Tutti gli equivalenti disponibili sul mercato – prosegue Tobia – sono stati autorizzati dall’AIFA e sono efficaci come i farmaci di marca perché contengono lo stesso principio attivo nella medesima quantità; sono inoltre uguali per numero di unità posologiche, forma farmaceutica e via di somministrazione”. Esistono comunque diverse alternative terapeutiche – sottolinea infine il segretario di Federfarma – a partire proprio dagli equivalenti, che hanno un minor costo per la scadenza del brevetto del principio attivo. Lo streptococco è un batterio comune che può causare diverse infezioni, molte delle quali si manifestano frequentemente nei bambini, come faringiti, tonsilliti e infezioni delle vie respiratorie superiori.

La carenza non riguarda solo l’Italia ma anche altri paesi, a causa dell’elevata domanda, problemi produttivi, l’impatto della guerra, della pandemia e della crisi energetica sui costi dei principi attivi e packaging. Oltre alla faringite e alla tonsillite, ciò che lo Streptococcus Pyogenes (Sbea) può determinare nei bambini colpiti è anche la glomerulonefrite acuta (Apsgn), condizione che può portare allo sviluppo della malattia renale cronica. E a tal proposito, i dati che sono stati resi noti in occasione dell’ultimo congresso Sinepe (Società Italiana di Nefralogia Pediatrica) dimostrano infatti che, nell’ultimo anno, sono raddoppiati i casi.

Continua a leggere

In Evidenza

Tumori più frequenti tra Generazione X rispetto a Babyboomer

Pubblicato

del

I tumori colpiscono sempre più di frequente, da una generazione all’altra: uno studio pubblicato sulla rivista Jama Network Open e condotto dal National Cancer Institute statunitense mostra chiaramente un trend in crescita, con le persone della Generazione X (nate tra 1965 e 1980) che presentano e presenteranno nel tempo tassi di incidenza maggiori rispetto ai Baby Boomers (nati tra 1946 e 1964) per diversi tumori. Lo studio è stato condotto da Philip Rosenberg e Adalberto Miranda-Filho della Division of Cancer Epidemiology and Genetics, Biostatistics Branch, National Cancer Institute di Rockville nel Maryland e si basa sull’analisi di dati relativi a 3,8 milioni di pazienti oncologici americani diagnosticati tra 1992 e 2018 a un’età tra i 35 e gli 84 anni. Sulla base di questi dati i ricercatori hanno stimato i tassi di incidenza per ciascun tumore. “Questi risultati suggeriscono che, in base alle traiettorie attuali, l’incidenza del cancro negli Stati Uniti potrebbe rimanere elevata per decenni”, scrivono gli autori.

Gli esperti hanno visto che a diminuire significativamente nella Generazione X sono solo le incidenze dei tumori del polmone e del collo dell’utero. Tuttavia la Generazione X potrebbe registrare un aumento pro-capite dell’incidenza dei principali tipi di cancro maggiore rispetto a qualsiasi altro gruppo nato tra il 1908 e il 1964. Scegliendo i 60 anni come età di riferimento per la diagnosi, gli esperti hanno stimato l’incidenza dei tumori, ovvero il numero di nuovi casi l’anno per 100 mila individui delle due generazioni. Infine, per giungere a una conclusione generale, gli esperti hanno utilizzato una semplice misura di sintesi: l’incidenza combinata dei principali tumori (20 siti nelle donne e 18 siti negli uomini).

Ebbene, è emerso che l’aumento dell’incidenza del cancro tra i membri della Generazione X rispetto ai loro genitori è stato sostanziale, soprattutto tra le donne ispaniche (aumento del 34,9%) e gli uomini (aumento del 14,1%). Al contrario, gli aumenti corrispondenti tra le donne e gli uomini bianchi non ispanici sono stati rispettivamente del 15,1% e dell’11,9%. Risultati simili sono stati ottenuti confrontando la Generazione X e dei Baby Boomer. “Le nostre conclusioni sono più preoccupanti rispetto agli aumenti dell’incidenza del cancro nelle fasce d’età più giovani riportati in precedenza”, concludono gli esperti.

Continua a leggere

In Evidenza

Zoom sul cervello umano, mai visto così in dettaglio

Pubblicato

del

Sviluppata al Massachusetts Institute of Technology una nuova piattaforma che permette di studiare interi emisferi del cervello umano in 3D osservandoli con una risoluzione senza precedenti su più livelli, a partire dall’architettura del tessuto e dalla morfologia delle cellule per scendere poi nei dettagli cellulari e molecolari più minuti, come le connessioni tra neuroni, le loro strutture subcellulari e perfino le proteine espresse. Questa sorta di zoom è già stato sperimentato per indagare le lesioni causate dall’Alzheimer, come dimostrano i risultati dello studio pubblicati su Science. L ‘obiettivo ultimo è creare un atlante tridimensionale delle cellule cerebrali umane a risoluzione subcellulare, ma non solo.

“Prevediamo che questa piattaforma tecnologica scalabile migliorerà la nostra comprensione delle funzioni degli organi umani e dei meccanismi delle malattie per stimolare lo sviluppo di nuove terapie”, affermano i ricercatori guidati da Juhyuk Park. Il loro lavoro, svolto nell’ambito della Brain Initiative Cell Census Network, ha portato a sviluppare e combinare tre tecnologie innovative: MEGAtome, un microtomo vibrante che affetta i tessuti con un taglio ultra preciso senza perdere le connessioni tra cellule; mELAST, un idrogel che rende i campioni di tessuto chiari, elastici, espandibili e marcabili in modo reversibile, per studiarli su più scale; infine Unslice, un software che ricompone le fettine di tessuto per ricostruire l’emisfero cerebrale in 3D ripristinando perfino l’allineamento dei singoli vasi sanguigni e delle connessioni fra neuroni.

Il mix di queste tecnologie consente di studiare i campioni senza degradarli, anzi: i tessuti diventano durevoli e possono essere analizzati più volte, potenzialmente per anni. Osservare interi emisferi del cervello umano intatti e fino alla risoluzione delle singole connessioni (sinapsi) è doppiamente importante, sottolineano i ricercatori. Innanzitutto consente di studiare più aspetti contemporaneamente su un unico cervello, senza dover ricorrere a cervelli di persone diverse che possono presentare differenze anche significative rendendo difficile un confronto. In secondo luogo, la scalabilità e la rapidità di esecuzione di questo approccio (l’imaging di un intero emisfero cerebrale, una volta preparato, richiede 100 ore anziché molti mesi) permettono di creare molti campioni per rappresentare diversi sessi, età e stati patologici, facilitando i confronti per ottenere statistiche più robuste.

Il coordinatore dello studio Kwanghun Chung, ingegnere chimico del Mit, ipotizza già la creazione di una banca di cervelli interamente sottoposti a imaging che potrebbero essere analizzati ed etichettati nuovamente con vari marcatori a seconda delle necessità. Per il momento la piattaforma è stata messa alla prova su due cervelli umani donati alla scienza, uno sano e uno colpito da Alzheimer. Senza pianificare troppo, i ricercatori hanno cominciato a esplorare dei campioni di tessuto della corteccia orbitofrontale. Dopo aver individuato le regioni che avevano subito una sostanziale perdita di neuroni, hanno deciso di andare ancora più a fondo usando vari marcatori per evidenziare le relazioni tra fattori patogeni e i diversi tipi di cellule. E’ così emerso che la perdita di sinapsi si concentra nelle aree in cui c’è una sovrapposizione diretta con le placche di amiloide.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto