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Cultura

Torna il premio “Napoli c’è”, quest’anno si celebrano i 70 anni della Costituzione

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Il Premio “Napoli c’è” è giunto alla 14esima edizione. Al timone c’è sempre l’imprenditore-editore Rosario Bianco. Anche quest’anno il premio sarà assegnato dal mensile l’Espresso napoletano a quanti si sono distinti nella promozione dei valori della legalità, della cultura, della solidarietà attraverso la professione, la vita privata o associativa. Tema di questa edizione è l’omaggio alla Costituzione italiana nel suo settantesimo anniversario; il Premio Napoli c’ è è una scultura del maestro Lello Esposito creata per l’occasione. La serata finale, presentata da Gino Rivieccio e Ornella Mancini, si terrà lunedì, alle ore 20.30, presso il Teatro Acacia. In apertura, settanta bambini del 38° Circolo Quarati canteranno l’Inno di Mameli. Quindi, spazio alle premiazioni.

Premiati l’Arma dei Carabinieri, il Corpo della Polizia di Stato e il Corpo della Guardia di Finanza; a ritirare i premi il generale di Corpo d’ Armata Vittorio Tomasone, il questore di Napoli Antonio De Iesu e il generale di Divisione Virgilio Pomponi. Il riconoscimento sarà consegnato, poi, al giornalista e scrittore Vittorio Del Tufo, a Francesco Fimmanò, vicepresidente del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti; Nicola Graziano magistrato, giornalista e scrittore, giudice delegato per il fallimento dell’ Edenlandia e dello Zoo che si è impegnato a restituire alla città; e ancora al Procuratore generale della Repubblica Luigi Riello, al presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, e a Bianca Iengo, coordinatrice del progetto “Un farmaco per tutti”, ideato dall’arcivescovo di Napoli con Federfarma e l’Ordine dei Farmacisti. Saranno premiati anche il compositore e pianista Antonio Fresa, ideatore, insieme a Fabrizio Fiore, dei South Designers, che, con Napoli Files, propongono un viaggio contemporaneo nella storia della canzone napoletana, e l’ imprenditrice Alessandra D’Antonio. Come lo scorso anno, ci sarà il Premio #Vivinapoletano, che l’ Espresso napoletano condivide con la Banca di Credito Cooperativo di Napoli. Nel corso della serata diversi saranno i momenti dedicati alla musica: oltre ai South Designers, che presenteranno con Pietra Montecorvino anche un brano inedito di Napoli Files, si esibiranno Antonio Onorato, Caterina Molfino con Luca Amitrano, e Panama Group. Anche Gino Rivieccio, oltre a regalare allegria con i suoi sketch, presenterà una canzone accompagnata da un video, “Questa Napoli”, che mira a stimolare una riflessione sulla Napoli di ieri e di oggi.

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“Mi ho pensato”, un libro di speranza che nasce dalla sofferenza

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“Mi ho pensato” è il titolo, appositamente politicamente (e grammaticalmente) scorretto, del giovane autore Rocco Casillo. 22 anni, campano di origine, in questo testo Rocco affronta delle tematiche molto più grandi della sua giovane età, e lo fa con determinazione e, in alcune liriche, rabbia. La sua rabbia, infatti, nasce proprio dalla voglia di squarciare il velo di Maya che circonda la nostra società, una società che, secondo Rocco, è superficiale, interessata più ai social, più alle apparenze, che alla vita vera, quella che fa anche soffrire. Perché Rocco, durante la sua giovane età, ha sofferto, e non per un brutto voto a scuola o per una discussione con gli amici, ma perché ha vissuto sulla sua pelle cosa vuol dire essere ricoverato per una malattia oncologica. Ed allora ecco che prende forma questo libro, per esprimere tutte le sfumature della vita, gli alti ed i bassi. Ma soprattutto per urlare all’umanità di svegliarsi da questo stato di calma piatta e di preoccuparsi anche del prossimo.

Già dal titolo, Rocco definisce la formula del “pensare all’altro pensando a sé stesso”, come egli stesso afferma “Ho cercato di rielaborare la filosofia di Lèvinas incentrata sul problema dell’Etica: il volto dell’altro, per Lèvinas, è traccia dell’Infinito, per cui l’etica non è solo fatta di regole o direttive, ma anche, e soprattutto, di attenzione all’essere umano”.

Rocco Casillo

 

Leggendo l’introduzione di “Mi ho pensato”, appare chiaro quello che Rocco ha voluto trasmettere ai lettori. Basta leggerne qualche passo per capirlo : “Essere qualcuno obbliga gli altri a considerare, sempre questo egocentrismo costante degli anni 2000 (…) Bisogna soffrire per sentire qualcosa, bisogna nascere per vivere e vi assicuro che è doloroso ci sono passato (…) Con questo ho voluto condividere con voi il mio coro di latrati, il mio circo di animali incazzati che vive nella testa. Spero possiate trasformarli in fuoco per me”. Si resta spiazzati a leggere queste parole considerando la giovane età di Rocco, ma ancora di più si rimane senza molte parole leggendo l’ultima poesia che compone il testo, “Mi ho Pensato”, che, nemmeno a dirlo, è la poesia preferita da Rocco.

“Mi ho pensato guardando il dissidio umano diviso fra sacro e profano sedendo al fianco sano perché malato sono io ed è lì che nasce il pianto stretto al letto disturbato dai pensieri di un malato ed è lì che davvero ho nato mi ho pensato chiuso in corpo ‘tto curvato esposto il riso sul mio viso per quello che ho penato mi ho pensato in bocca il fumo boccheggiato nel sangue un essere stregato con il fuoco ho palleggiato pur di essere approvato per avere ancora in mano la mediocre sanità e dire che “Noi siamo nemici all’aldilà” mi ho pensato”.

La poesia, futuristicamente senza punteggiatura, è drammaticamente autobiografica. Ed è per questo che il libro va letto: perché è una grande lezione di vita offerta da un giovane ragazzo. Anche la copertina è stata scelta da Rocco con attenzione: colori sfumati e curve che rappresentano le montagne russe su cui lui per primo si è trovato a salire, come ognuno di noi, almeno una volta nella nostra vita.

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Van Gogh a Trieste con la mostra dei record: dal 22 febbraio al 30 giugno al Museo Revoltella

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E’ la ‘mostra dei record’, vista a Roma in pochi mesi da 600mila visitatori, quella dedicata a Vincent Van Gogh che il Museo Revoltella di Trieste ospita dal 22 febbraio al 30 giugno. Nelle sale del quarto piano si possono ammirare oltre 50 capolavori di Van Gogh arricchiti da video, documenti, spazi scenografici e due ritratti iconici, esposti per la prima volta insieme: Monsieur e Madame Ginoux, meglio nota come ‘L’Arlesiana’. Sono i proprietari del Café de la Gare di Arles, frequentato dal pittore, che ritrasse nel 1890 in due tele conservate rispettivamente nel Kröller-Müller Museum di Otterlo e nella Galleria Nazionale di Roma, a cui si deve anche il prestito di un’altra opera di grande bellezza, il ‘Giardiniere’. L’esposizione, a cura di Maria Teresa Benedetti e Francesca Villanti e realizzata con la collaborazione del Museo Kröller-Müller di Otterlo, documenta in 4 sezioni e in ordine cronologico l’intero percorso creativo del pittore, partendo dal racconto dei suoi primi cinque anni di attività, soffermandosi sugli scuri paesaggi della sua giovinezza e sulle numerose figure dedite al lavoro della terra.

E’ il periodo in cui il pittore ritrae seminatori, raccoglitori di patate, boscaioli e contadine occupate in mansioni domestiche. Qui la sua grandezza si rivela nell’espressività dei volti, negli atteggiamenti dei corpi, nella fatica intesa come ineluttabile destino. Opera iconica della sezione, intitolata ‘Il disegno è l’origine di tutto’, è ‘Il seminatore’. Nei due anni del soggiorno parigino, dal 1886 al 1888, il pittore assorbe il clima artistico vitale della città, si lega ad artisti come Émile Bernard, Toulouse-Lautrec e Louis Anquetin, e definisce se stesso e gli amici come gli artisti del Petit Boulevard, mentre riserva ai grandi protagonisti dell’Impressionismo come Monet, Degas, Renoir, Sisley e Pissarro l’appellativo di artisti del Grand Boulevard. E’ ciò che emerge dalla seconda sezione, intitolata ‘Parigi’. Poi, la terza dedicata ad Arles, illustra il ritorno alla scelta del colore sulla scia impressionista; qui Van Gogh conquista un linguaggio più immediato e cromaticamente vibrante.

L’immersione nella luce e nel calore del sud, a partire dal 1888, genera sconvolgimenti emotivi che lo portano verso eccessi cromatici che, con violente pennellate, rendono la rappresentazione della natura un esempio unico nella storia dell’arte. E’ ciò che mostra la quarta sezione, intitolata ‘Saint-Rémy-De-Provence e Auvers-Sur-Oise’. L’esilio volontario nella primavera del 1889 nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul de Mausole, vicino a Saint Remy, sigla un periodo creativamente fecondo: l’arte di Van Gogh tocca vertici fino ad allora mai raggiunti, individuando nel rapporto con la natura e con gli esseri umani nuove forme di bellezza. Ecco, quindi, che torna l’immagine de ‘Il Seminatore’, realizzato ad Arles nel giugno 1888, con la quale Van Gogh avverte che si può giungere a una tale sfera espressiva solo attraverso un uso metafisico del colore.. Negli ultimi tre mesi trascorsi a Auvers-sur-Oise Van Gogh produce un gran numero di opere. A fine luglio 1890 l’artista decide di porre fine alla sua esistenza.

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La Flagellazione di Cristo del Caravaggio esposta al Museo di Donnaregina di Napoli dal 28 febbraio al 31 maggio

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Caravaggio nel cuore di Napoli. E’ anche un messaggio alla città del neo direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt, l’esposizione al Museo diocesano Donnaregina de ‘La Flagellazione di Cristo’, dal 28 febbraio al 31 maggio. Dipinto nel 1607 per la Chiesa di San Domenico Maggiore, il capolavoro di Caravaggio da oltre un cinquantennio è una delle opere iconiche di Capodimonte, molto in viaggio negli ultimi tempi: appena rientrato dal Louvre, si fermerà ora tre mesi nel centro storico di Napoli.

Per Schmidt, che è già da qualche anno presidente del Consiglio di amministrazione del Fondo Edifici di Culto, “l’esposizione della Flagellazione di Caravaggio al Museo diocesano di Donnaregina non offre solo la possibilità a tutti i napoletani di rivedere il capolavoro di Michelangelo Merisi dopo le lunghe assenze dalla città per mostre all’estero, ma consente anche un approfondimento teologico-pastorale e storico-artistico del quadro, e consolida i rapporti forti e reciproci tra le tre istituzioni coinvolte”. Iniziativa voluta fortemente dall’arcivescovo Domenico Battaglia in occasione della Pasqua, per il curatore Pierluigi Leone de Castris la mostra “costituisce un coraggioso tentativo di riavvicinare quest’opera così straordinaria al territorio e alla città” e di farlo attraverso il racconto delle grandi chiese costruite o ricostruite nel cosiddetto ‘secolo d’oro’ dell’arte napoletana.

Passeggiando con Caravaggio tra i suoi vicoli, un biglietto unico consentirà di ammirare insieme a “La Flagellazione” anche le “Sette Opere di Misericordia”, tesoro del vicinissimo Pio Monte. Il valore religioso ed etico dell’esposizione è sottolineato da mons. Adolfo Russo: “Nel periodo antecedente la Pasqua saranno moltiplicati gli incontri culturali per consentire a tutti di fissare, nella tela di Caravaggio, quella testa di Cristo reclinata, abbandonata sulla spalla sinistra, con i suoi occhi socchiusi e le labbra serrate. Là dove tutto preannuncia pittoricamente che il momento della crocifissione si sta avvicinando. Mentre la luce bianca che illumina il corpo di Cristo, per quanto ne sottolinei le sofferenze, ne preannuncia già la futura risurrezione.

Per la città – conclude Russo – tutta l’esposizione della Flagellazione sarà uno stimolo a non arrendersi alle difficoltà incontrate lungo il cammino del proprio riscatto sociale”. La mostra “Caravaggio a Donnaregina” è sotto l’egida dell’arcidiocesi di Napoli, del ministero dei Beni culturali e del ministero dell’Interno Fondo Edifici di Culto, proprietario dell’opera; curatore anche del catalogo è Pierluigi Leone de Castris, coordinamento di Elio de Rosa. “Obiettivo strategico del ministero dell’Interno è quello di adeguatamente tutelare le opere dello Stato, ricercando anche opportunità di consona valorizzazione – spiega il prefetto Angelo Tortorella, direttore del Fondo Edifici di Culto -. La mostra rappresenta una ulteriore opportunità per visitatori, appassionati e viaggiatori di conoscere ed approfondire le radici che caratterizzano la storia del nostro Paese”.

Si annuncia intanto un altro evento dedicato al grande pittore lombardo: dal 1 marzo a Palazzo Ricca – Fondazione Banco di Napoli arriva “La presa di Cristo” dalla Collezione Ruffo.

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