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Cronache

Speranza negli Usa per Jo, una bimba affetta da una malattia rara: raccolta fondi a Pisa

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Il comitato “I sogni di Jo” supporta una raccolta di fondi lanciata dalla famiglia della bambina di 2 anni affetta da una rara malformazione congenita, la emimelia, che comporta la mancanza di uno o piu’ segmenti ossei degli arti. I fondi dovranno essere utilizzati per le spese di costosi interventi chirurgici e terapie da sostenere negli Stati Uniti. Jo ha compiuto 2 anni il 24 marzo scorso e la sua famiglia ha chiesto un solo grande regalo: permetterle di camminare e per questo ha attivato la raccolta fondi. “E’ possibile – scrive il comitato in una nota – fare una donazione tramite bonifico all’Iban IT46Q0503414055000000002407 o Paypal iryanne25@gmail.com”. I genitori della bimba hanno recentemente scoperto che al Paley Institute in Florida c’e’ una speranza e dopo i primi contatti con la struttura, prosegue il comitato, “il dottor Paley conferma che Jo puo’ essere curata e che c’e’ ancora la speranza di non dover amputare la gamba (unica opzione possibile prospettata invece in Italia, dove ci sono altri cinque casi analoghi) ma il costo medio per questi interventi si aggira intorno ai 500.000 euro tra operazioni e fisioterapie: in piu’ ci sono viaggi, soggiorni, e tutto cio’ che ne consegue e la decisione di creare un comitato per riuscire a raccogliere la cifra necessaria”.

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Corinaldo, tutti assolti i responsabili della sicurezza

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Assolti dalle accuse più gravi, quelle di omicidio colposo plurimo e disastro colposo per la strage della discoteca di Corinaldo. Le condanne, per gli amministratori, responsabili della sicurezza, sono arrivate solo per falso, con pene che vanno da un anno a un anno e due mesi di reclusione, ma tutte sospese per i benefici di legge. Nessun risarcimento è dovuto ai familiari delle vittime che oggi dicono: “E’ una sentenza vergognosa che ha ucciso di nuovo i nostri figli. Non riconosco più questo Stato” ha commentato Fazio Fabini, padre di Emma. Per Paolo Curi, il marito di Eleonora, “è scomodo condannare certe persone, ci hanno lasciati soli”. Per l’ex sindaco Principi, invece, “non c’è nessuna vittoria, solo ulteriore sofferenza per chi ha perso i propri cari”. Una conclusione amara, per i parenti delle vittime della tragedia, quella del processo bis sulla strage, per i morti della discoteca Lanterna Azzurra, dove la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2018 persero la vita cinque minorenni e la mamma di 39 anni.

La sentenza oggi pomeriggio, al tribunale di Ancona, dopo cinque ore e mezzo di camera di consiglio della giudice Francesca Pizii. Hanno preso un anno di condanna l’ex sindaco di Corinaldo Matteo Principi, che presiedeva la commissione di pubblico spettacolo, Massimo Manna, responsabile del Suap, Francesco Gallo dell’Asur ex area vasta 2 di Senigallia, Massimiliano Bruni, il perito esperto di elettronica e Stefano Martelli della polizia locale. Un anno e due mesi al vigile del fuoco Rodolfo Milani, anche lui nella commissione di pubblico spettacolo, che avrebbe attestato falsamente il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa antincendio.

Condannato a 4 mesi per falso ideologico Francesco Tarsi, l’ingegnere ingaggiato dalla società Magic Srl che gestiva la discoteca, per alcune certificazioni sui parametri microclimatici determinanti per la capienza di pubblico. L’assoluzione perché il fatto non sussiste è arrivata per l’omicidio colposo plurimo e il disastro colposo anche per Tarsi, per Quinto Cecchini, socio della Magic Srl e Maurizio Magnani, tecnico della famiglia Micci, proprietaria dell’immobile. Cecchini è stato assolto con la stessa formula anche per l’apertura abusiva della discoteca. Condannata la società Magic Srl, ad una sanzione amministrativa di 90.300 euro. Il processo, iniziato due anni fa, con quasi 50 udienze, ha riguardato gli aspetti amministrativi legati alla sicurezza del locale e ai permessi rilasciati dalla commissione di pubblico spettacolo alla discoteca.

I pubblici ministeri Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, avevano chiesto condanne per 50 anni di reclusione complessivi per tutti i nove imputati la Lanterna Azzurra non sarebbe dovuta stare aperta. La notte in cui morirono nella calca, per una fuga di massa dettata dallo spruzzo di una sostanza urticante ad opera di una banda di ladri di collanine (in sei già condannati in un precedente processo e in via definitiva mentre per il settimo pende l’appello), persero la vita Asia Nasoni, 14 anni, di Mondolfo, Daniele Pongetti, 16 anni, di Senigallia, Bendetta Vitali, 15 anni, di Fano, Mattia Orlandi, 15 anni di Frontone, Emma Fabini, 14 anni, di Senigallia ed Eleonora Girolimini, 39 anni, anche lei di Senigallia. Novanta giorni per l’uscita delle motivazioni della sentenza.

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Caso Lamborghini, Borzone assolta, multa alla madre

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featured, Stupro di gruppo, 6 anni ,calciatore, Portanova

Il Tribunale di Bologna ha assolto Flavia Borzone, la 36enne napoletana che si dichiara figlia di Tonino Lamborghini – erede del fondatore dell’omonimia casa automobilistica Ferruccio – dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’imprenditore. La giudice Anna Fiocchi ha condannato invece la madre, la cantante lirica 63enne Rosalba Colosimo, al pagamento di una multa da mille euro, con la sospensione condizionale della pena. La sentenza è arrivata dopo un procedimento durato quasi un anno e una camera di consiglio di oltre un’ora.

La giudice Fiocchi ha accolto solo in parte le richieste della procura e dei legali delle due donne, gli avvocati Gian Maria Romanello, Sergio Culiersi e Carlo Zauli, che avevano sollecitato l’assoluzione per madre e figlia perché le prove erano incerte e contraddittorie. Flavia Borzone e la madre sono finite a processo per due diverse interviste, rilasciate nel 2019, ad un settimanale e ad un programma televisivo. Per le loro difese, madre e figlia non avrebbero utilizzato toni lesivi della dignità e dell’onore di Tonino Lamborghini. Tesi condivisa anche dalla Procura.

Nel corso delle loro arringhe, inoltre, gli avocati di madre e figlia hanno citato alcune testimonianze raccolte in fase di indagini difensive, tra cui quella della zia materna della 36enne, dalle quali emergerebbe che Tonino Lamborghini avrebbe sempre saputo che Flavia era sua figlia. L’imprenditore, inoltre, per i difensori delle due donne, si sarebbe anche offerto si sostenere economicamente Flavia Borzone pur non volendola riconoscere. Nel corso del procedimento, i legali di madre e figlia avevano anche presentato un test del Dna dal quale sarebbe emersa una parentela con Elettra Lamborghini, la secondogenita e più nota figlia di Tonino.

Un investigatore privato aveva raccolto una cannuccia gettata via da Elettra, che poi era stata analizzata da un docente dell’Università di Ferrara. Dal test sarebbe emersa una ‘sorellanza unilaterale’ tra le due ragazze. Da parte sua, l’imprenditore, che oggi non era presente in aula, tramite il suo legale, il professor Mauro Bernardini ha da subito contestato questa prova, affermando che il Dna di Elettra è stato prelevato in maniera illegale. “Questa è la prima di una serie di vittorie”, ha detto Flavia Borzone dopo la sentenza, mentre la madre, con una punta di commozione, ha sottolineato la sua soddisfazione per l’assoluzione della figlia ma ha aggiunto, con una punta di amarezza, che “il tempo è galantuomo”.

Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni e non è escluso che i legali di Rosalba Colosimo impugnino la decisione in appello. In sede civile, madre e figlia sono state condannate a pagare un risarcimento da 30mila euro per le medesime dichiarazioni finite anche la centro del processo penale. Decisione che è stata poi impugnata dai loro avvocati. Sono ancora pendenti, inoltre, un procedimento davanti alla Corte d’appello di Napoli per il disconoscimento di paternità promosso da Flavia Borzone nei confronti del marito della mamma e una causa parallela per un eventuale riconoscimento di paternità da parte di Tonino Lamborghini, che per ora è alle battute iniziali.

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Tragedia a Senigallia, uccide la madre e si suicida

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Si è consumata nell’arco di poche ore la tragedia in una abitazione nell’estrema periferia nord di Senigallia (Ancona) dove un figlio, instabile, con problemi psichici e alcuni ricoveri alle spalle, ha ucciso l’anziana madre 73enne. Dopo aver sparato alla madre ha avvertito uno dei due fratelli del suo gesto. A dare l’allarme un vicino che sentito il colpo di pistola. Bisognerà capire come mai aveva una pistola. Il porto d’armi infatti gli era stato revocato due anni fa alla luce dei problemi psichici manifestati. Per una manciata di ore attorno all’edificio, una casa di colore giallo al confine della città, in un contesto marginale, vicino alla linea ferroviaria adriatica e la spiaggia, proprio al confine con la provincia di Pesaro Urbino, c’è stato il coprifuoco. Da lontano si intravedeva il corpo della donna, immobile, sul terrazzino.

Si è sperato che fosse solo ferita tant’è che è stato chiamato l’elisoccorso che però non è neppure atterrato e ha fatto dietrofront in volo. I carabinieri e le forze di polizia hanno immediatamente messo in sicurezza la zona temendo che l’omicida potesse fuggire ancora armato, predisponendo un cordone di sicurezza per evitare che altri venissero coinvolti. Interrotta anche la viabilità dalla statale 16 adriatica dalle 19 circa fino alle 21, ora dell’epilogo. Ora saranno le indagini a cercare da fare luce sulla dinamica dell’accaduto anche se i precedenti sanitari dell’uomo non lasciano molti dubbi sull’impossibilità di prevenire l’estremo gesto dell’uomo. I precedenti ricoveri non avevano evidentemente sortito effetti di miglioramento. Potrebbe essere bastato un litigio, un diniego dell’anziana madre, per scatenare la rabbia. Ma dovranno anche far luce su come sia stato possibile che un’arma sia finita nelle mani di una persona così instabile.

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