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Scontro Tajani-Sanchez, Wilders dà forfait a Firenze

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E’ scontro aperto tra Antonio Tajani e il premier spagnolo Pedro Sanchez sull’estrema destra in Italia e il ruolo del Ppe, mentre Geert Wilders non sarà a Firenze domenica. Il leader sovranista olandese dà forfait alla reunion dei partiti alleati della Lega in Europa – raccolti nel gruppo Identità e democrazia – perché impegnato nelle trattative esplorative per un nuovo governo in Olanda. Questa la motivazione ufficiale ed è il suo partito a diffonderla. Ma non manca chi, tra le righe del dietrofront, intravvede il segno di un pressing riuscito: quello messo in atto nelle ultime ore a Bruxelles perché Wilders evitasse di trovarsi a una manifestazione insieme a chi contesta duramente l’Europa, proprio nei giorni della faticosissima fase della formazione del governo in patria. Avrebbero, insomma, vinto le ragioni di opportunità.

La Lega di Matteo Salvini, invece, perde un ospite di riguardo su cui lo stesso segretario aveva puntato, confermandone la presenza 48 ore fa. Dunque una mossa – quella del trionfatore alle urne in Olanda – apprezzata dai partiti più moderati in Europa e interpretata come un tentativo (forse temporaneo) di smarcarsi dagli alleati di estrema destra. La Lega non si scompone e prende atto dell’assenza. Del resto Salvini aveva già messo le mani avanti martedì, ipotizzando un cambio di programma per cause di forza maggiore interne. La Lega ribadisce l’auspicio che “l’amico” Wilders “riesca a formare un governo di centrodestra”. E poi sposta i riflettori sulla “strategia della sinistra che alimenta tensioni in vista dell’evento di Firenze”, riferendosi alle contromanifestazioni previste nel capoluogo toscano nel weekend. Per la Lega, dietro quelle tensioni ci sono “esponenti di sinistra, perfino con cariche istituzionali” che “stanno aizzando la piazza contro partiti democraticamente eletti”. E, in una nota, conclude: “In caso di disordini se ne assumeranno la responsabilità”.

Domenica nella fortezza Da Basso si troveranno i rappresentanti di 13 delegazioni straniere: dall’Afd tedesca rappresentata da Tino Chrupalla al belga Gerolf Annemans, considerato leader di destra in grande ascesa, fino ai partiti dei paesi dell’Est. Assente annunciata Marine Le Pen, che manderà un videomessaggio e non si esclude che farà lo stesso Wilders. Ci saranno inoltre i ministri della Lega (per ora tutti confermati tranne il responsabile del Viminale, Matteo Piantedosi), i governatori e i sindaci del partito. E chissà che l’assenza dell’ultra destra olandese alla fine non contribuisca a rasserenare gli animi dei leghisti dei territori, da sempre ostili agli alleati più estremi a Bruxelles, da Afd al Rassemblement francese. Gli stessi partiti da cui Forza Italia e il Ppe restano distanti. A ribadirlo, indirettamente, è Antonio Tajani.

Al premier spagnolo che sentenzia: “In Italia governa l’estrema destra: noi qui l’abbiamo fermata”, il segretario forzista e ministro degli Esteri ribatte: “In Italia governa il Partito popolare europeo, in Spagna i secessionisti e l’estrema sinistra”. Una presa di posizione che trova il plauso degli europarlamentari italiani di centrodestra e del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. E che sembra dare virtualmente il là alla visita di Roberta Metsola, che da domenica sarà in varie città del sud Italia. La missione della presidente del Parlamento europeo ed esponente di punta del Ppe rappresenta lo start alla campagna elettorale per le Europee di giugno. Una visita che mercoledì si concluderà con un faccia a faccia con la premier Giorgia Meloni.

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La Reggia di Caserta si amplia, Mattarella all’apertura

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La Reggia di Caserta ha nuovi spazi che saranno fruibili dal pubblico; il museo si è ampliato di altri 3.000 metri quadrati riconquistando quelle che erano le sale della Gran Galleria, ovvero lo spazio più ampio, dopo quello della Cappella Palatina, del palazzo progettato dall’architetto Luigi Vanvitelli. Ed oggi a termine dell’anno vanvitelliano (dodici mesi ricchi di iniziative), indetto in occasione del 250mo anniversario della nascita del Vanvitelli, è stato il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ad inaugurare i nuovi spazi. Una inaugurazione, alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che rappresenta una nuova tappa del lungo percorso avviato qualche anno fa e che vede la Reggia con il suo museo occupare gradualmente tutti gli spazi – circa 55mila metri quadrati – che l’Aeronautica militare sta lasciando.

E la Reggia, che è museo autonomo solo dal 2014, guarda al futuro con programmi ambiziosi che saranno resi possibili, come ha sottolineato la direttrice Tiziana Maffei, grazie all’impegno dei funzionari e degli impiegati. Intanto, gli spazi della Gran Galleria da domani e fino al 15 luglio ospiteranno la mostra “Visioni” dedicata a Luigi Vanvitelli con “Attraversamenti” di Luciano D’Inverno e “Genius et Loci – La drammaturgia dello sguardo” di Luciano Romano. Gli scatti, selezionati dal Museo, sono confluiti in un’unica esposizione, curata da Gabriella Ibello, pensata come un ipertesto e un metatesto che raccontano l’opera, il genio creativo e l’ingegno illuminato del Vanvitelli. Mattarella è giunto a Caserta in mattinata.

Accolto dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca e dal sindaco, Carlo Marino, prima di raggiungere la Reggia ha fatto tappa nella chiesa di San Francesco di Paola, posta al confine con il Comune di Casagiove, dove sono custodite le spoglie di Vanvitelli. E all’uscita Mattarella è andato a salutare i bambini dell’istituto comprensivo che hanno intonato l’inno nazionale.

Ma all’arrivo alla stazione il presidente è stato accolto dall’applauso di un gruppo di una cinquantina di migranti. Un cittadino ghanese ha poi consegnato ad un funzionario della Digos di Caserta, che a sua volta l’ha dato al capo della sicurezza del presidente della Repubblica, un bastone portato dal Ghana che “simboleggia la saggezza dell’autorità che lavora per l’unità del popolo”, e insieme al bastone una lettera in cui si chiede un incontro al Presidente per parlargli della mancanza di spazi sociali a Caserta e un bigliettino di un bimbo con un disegnino. “Sono luoghi che trasudano storia e che vengono restituiti al loro destino originario. La Reggia è un posto iconico conosciuto in tutto il mondo come esempio di bellezza”, ha detto il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sottolineando che oggi grandi spazi “vengono riconsegnati alla collettività”. Nel 1973 fu un altro presidente a visitare la Reggia: Giovanni Leone. Era l’anno del 200mo anniversario della nascita di Vanvitelli.

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Premierato, il fronte del No a battesimo da Landini

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“Un appello per un Movimento unitario a difesa della costituzione” e per contrastare sul piano intellettuale, politico e sociale il premierato e l’autonomia differenziata sarà lanciato domani pomeriggio nella sede della Cgil, che ospiterà l’annuale assemblea dell’associazione Salviamo la costituzione, guidata dal professor Gaetano Azzariti. Un movimento pronto ad andare fino in fondo, nel caso si dovesse arrivare ad un referendum sul premierato. Oltre al costituzionalista e al padrone di casa Maurizio Landini, sono previsti gli interventi di don Luigi Ciotti, di Gianfranco Pagliarulo (presidente dell’Anpi), Rosy Bindi e dell’ex presidente della Consulta Ugo De Siervo, nonché quella di numerose altre associazioni come Magistratura democratica, Antigone, Fondazione Basso, in un fronte che ricorda quelli che animò i Comitati del No ai referendum del 2006 e del 2016 contro le riforme di Berlusconi e Renzi. Solitamente le assemblee annuali di Salviamo la costituzione venigono tenute nelle università, ma questa volta è stata scelta la sede della Cgil, non a caso.

“Siamo molto preoccupati – spiega Azzariti – , domani lanceremo un appello per un Movimento unitario a difesa della Costituzione, un appello a tutte le forze culturali, politiche e sociali unite dalla fortissima preoccupazione per le vicende che vediamo, con una analisi complessiva che va dalle manganellate al premierato”. Il titolo dell’Assemblea è infatti “Un capo assoluto in un’Italia spezzata” e nella locandina viene ritratto Napoleone. Per Azzariti davanti a tutto ciò “sono impossibili atteggiamenti di negoziato”. L’Appello chiederà la formazione di un fronte largo, privo di protagonismi, in cui ci sia rispetto reciproco sul modello dell’associazione Salviamo la costituzione, dove, spiega Azzariti, “ci sono i buoni e i cattivi senza che noi sappiamo chi sono gli uni e chi gli altri, dove stanno Cgil e Cobas che solitamente litigano tra loro”.

Insomma “il massimo allargamento possibile, il massimo rigore davanti ai cedimenti”. “Noi però non siamo conservatori – spiega Azzariti – come diceva Calamandrei siamo rivoluzionari nella legalità costituzionale”. Per questo sarà avanzata una controproposta di un modello parlamentarista e di un regionalismo solidale. “E’ inutile seguire la via degli altri, proponendo un premierato buono. Il tema di fondo è, impegniamoci a evitare il peggio e proponiamo il meglio”. E se si arrivasse a un referendum sul premierato: “il nostro impegno per il no è implicito” conclude Azzariti.

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Stefania Pezzopane: ho pagato un prezzo per amare Simone Coccia

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“Non sono stata ricandidata in Parlamento dal mio partito, il Pd, perché ha pesato la sconfitta delle comunali a L’Aquila. Ma sono anche certa di aver pagato un prezzo per aver scelto di amare Simone Coccia, un ex spogliarellista di 24 anni piu giovane di me”. Stefania Pezzopane, ex onorevole del Partito Democratico, si confida a Storie di donne al bivio da Monica Setta e racconta i dieci anni d’amore con Coccia nella puntata in onda mercoledì 6 marzo, in seconda serata su Rai 2. “Faceva scalpore il fatto che una donna borghese come me, sposata, madre, si fosse innamorata di un giovanotto tatuato che mi corteggiava con una rosa rossa e l’allegria – dice – Me ne hanno dette di tutti i colori: che ero una rincoglionita e che Simone stava con me solo perché ero un personaggio pubblico. Dal Pd nazionale non si è mai levata alcuna voce contraria, ma fra i dirigenti locali la maldicenza su di me c’è stata. Io e Simone siamo stati sottoposti a una pressione infernale e nel marzo scorso ci siamo lasciati. Ma ad agosto siamo tornati insieme e stiamo bene. Abbiamo deciso di non sposarci, ma ci amiamo. Se ho dovuto scegliere tra lui e la carriera politica? Forse si – prosegue – Ho scelto comunque l’amore e tornassi indietro rifarei mille volte la stessa scelta. Continuo a fare politica nel Pd e sempre con passione. Ho ricordi bellissimi come il bacio di Obama. Era venuto in Abruzzo dopo il terremoto e io cercai di fare una foto con lui. Mi vide cosi piccola, si intenerii e mi abbracciò quasi in ginocchio davanti a me. Quella foto ha fatto il giro del mondo”.

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