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Cronache

Scandalo a Positano, fuga d’amore del prete con una parrocchiana sposata

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Il tranquillo paesino situato tra Avellino e Salerno è stato scosso da un inaspettato scandalo che ha portato alla fuga di un prete originario di Eboli. La notizia ha lasciato i fedeli sconcertati e la parrocchia senza guida, generando un vuoto spirituale inaspettato.

Come riportato da Tgcom24, i fedeli hanno fatto la sconvolgente scoperta quando si sono recati in chiesa e hanno trovato la parrocchia chiusa senza spiegazioni. La mancanza di comunicazione e il silenzio hanno alimentato il mormorio crescente tra i parrocchiani. Nonostante il prete avesse annunciato un viaggio in Africa per una missione umanitaria, la sua assenza ha sollevato sospetti e ha iniziato a circolare la voce che potrebbe essersi innamorato di una parrocchiana e fuggito con lei.

La Curia, dopo essere stata informata della situazione, ha agito prontamente assegnando un nuovo religioso per sostituire il prete fuggito. Tuttavia, la notizia non è stata ancora confermata ufficialmente, lasciando la comunità locale con molte domande irrisolte.

Questo scandalo d’amore ha colpito profondamente i fedeli, che ora cercano risposte e spiegazioni sulle circostanze che hanno portato alla fuga del loro amato prete. La mancanza di trasparenza e la scomparsa improvvisa del sacerdote hanno creato un vuoto emotivo e spirituale nella vita della comunità.

Le storie di romanticismo tra membri del clero sono sempre fonte di scandalo e dibattito all’interno della Chiesa cattolica. La scelta di un prete di abbandonare la sua vocazione per inseguire una relazione romantica porta inevitabilmente a riflessioni più ampie sulla natura del celibato ecclesiastico e sulle sfide emotive che i membri del clero possono affrontare.

La comunità locale ora cerca di rimettere insieme i pezzi, accettando il nuovo sacerdote assegnato dalla Curia e cercando di superare lo scandalo che ha colpito la loro parrocchia. Resta da vedere se la verità dietro la fuga del prete sarà mai completamente svelata, ma questo evento certamente rimarrà nella memoria della comunità per molto tempo.

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Cronache

Camorra: clan minorenni in Quartieri Spagnoli Napoli, 3 arresti

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Un vero mini-clan, con tanto di summit e azioni intimidatorie. Tutto formato da minorenni dei Quartieri spagnoli di Napoli. E’ la scoperta di una indagine dela polizia che ha portato a una misura di custodia cautelare del gip partenopeo con il carcere nei confronti di tre ragazzi, ritenuti vicini ai Di Biasi, meglio conosciuti come Faiano, e indagati, a vario titolo, di lesioni personali, porto e detenzione di armi da fuoco, violenza privata, rapina, reati tutti aggravati anche dalle modalita’ mafiose. Il provvedimento nasce dalle indagini sul ferimento a colpi d’arma da fuoco di Vincenzo Masiello il 5 novembre 2022.

L’agguato e’ da ricondurre alla mira espansionistica di un gruppo di giovanissimi ambiziosi che volevano ritagliarsi il loro spazio all’interno delle dinamiche criminali dei Quartieri Spagnoli. La vittima, attualmente detenuta, e’ da considerarsi elemento di spicco della camorra del quartiere. Durante le indagini e’ emerso che il nascente gruppo criminale e’ dedito a reati contro il patrimonio, ha un’ampia disponibilita’ di armi, ha stabilito la sua base operativa in vico Lungo San Matteo che e’ controllato militarmente. Gli indagati costantemente armati di pistola, per evitare attacchi da componenti di altri gruppi antagonisti, hanno in piu’ occasioni perquisito le persone che, in particolare nelle ore notturne, transitavano nella loro zona di influenza.

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Pizzaiolo ucciso: risate e gesti a fine udienza tra gli imputati

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Risate e gesti anche quello delle manette, a fine udienza, tra gli imputati al processo in corso a NAPOLI sull’omicidio di Francesco Pio Maimone, l’aspirante pizzaiolo ucciso nelle prime ore del 20 marzo 2023 sul lungomare di NAPOLI da un proiettile vagante esploso al culmine di una lite scoppiata solo per un pestone su un paio di scarpe griffate a cui la vittima era estranee. Il comportamento di alcuni degli accusati – collegati in video conferenza dalle carceri dove sono detenuti – non è passato inosservato in aula, quando ormai l’udienza, particolarmente importante quella di oggi, si era ormai conclusa. Oggi, infatti, per la prima volta uno dei testimoni, un amico della vittima, che era lì e nelle cui braccia Maimone è spirato, ha indicato colui che ha sparato, puntando il dito verso il riquadro del monitor in cui c’era Francesco Pio Valda.

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Terra dei Fuochi: M5s, fare luce su restituzione beni ai Pellini

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“I fratelli Pellini, condannati definitivamente per traffico illecito di rifiuti, sono responsabili di aver avvelenato la Terra dei Fuochi seppellendo e spargendo nelle campagne di Acerra rifiuti speciali e pericolosi. Era stata disposta la confisca del loro patrimonio per ben 222 milioni, quei soldi dovevano essere destinati alle bonifiche.

Invece, la Cassazione glieli ha restituiti perchè la Corte d’Appello di Napoli si sarebbe attivata oltre i termini previsti. Ministro, per rispetto verso tutti i cittadini e per affermare i valori della Giustizia, chiediamo che si accerti, anche tramite ispezioni, cosa è realmente successo negli uffici giudiziari di Napoli e che si faccia tutto il possibile per recuperare quei soldi alla causa collettiva. Questa non può essere solo una battaglia del Movimento 5 Stelle, deve essere un impegno di tutte le forze politiche”.

Lo ha detto il deputato M5S Sergio Costa, vice presidente della Camera, illustrando un’interrogazione al ministro Nordio. Nella replica, la deputata M5S Carmela Auriemma, prima firmataria dell’atto, ha osservato come “non sia sufficiente la risposta del ministro. 222 milioni di euro sono stati restituiti a dei delinquenti per un vizio procedurale, è doveroso che si faccia la massima chiarezza su quello che è accaduto, lo Stato lo deve a tutti i cittadini cresciuti nella Terra dei Fuochi e alle troppe famiglie che piangono le vittime di quell’inquinamento criminale. Lo Stato non può perdere così davanti agli eco-delinquenti, deve essere forte e inflessibile con questa gente. Bisogna tutelare il lavoro svolto per 15 anni dai magistrati di ben tre procure della Repubblica”.

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