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Sarà l’Italia a curare il raffreddore e le malattie respiratorie dei cinesi grazie al Fluimucil del gruppo Zambon

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I problemi respiratori e la tosse dei cinesi la cureranno gli italiani. L’attacco contro le malattie respiratorie dei cinesi non partirà dalla Cina della medicina tradizionale. No, comincerà da ottomila chilometri di distanza, dall’Italia, e da una delle aziende farmaceutiche più antiche d’Europa, simbolo della ricerca chimica nazionale. Oggi a Shanghai, dove si inaugura la prima ” China International import Expo”, l’annuncio dell’accordo tra il gruppo Zambon di Vicenza e la multinazionale britannica Astrazeneca, secondo nella classifica dei colossi del farmaco presenti in Cina.
La buona notizia, dopo vent’ anni di delocalizzazioni forzate da mercato e competitività industriale, è che la produzione di uno dei farmaci più popolari e collaudati nella lotta alle patologie respiratorie, il Fluimucil, non verrà spostata in Asia: resterà in Italia, grazie a un investimento di 30 milioni di euro e a 120 assunzioni nell’arco di tre anni. Per crescere in quello che promette di diventare presto il più grande mercato mondiale della salute, il gruppo Zambon ha scelto di puntare sui giovani scienziati e sui lavoratori specializzati italiani: il 70% delle assunzioni sarà destinato alle linea produttiva, il 30% ai laboratori di ricerca. Nei prossimi tre anni gli addetti italiani ai pazienti cinesi, portati dagli attuali 60 a 180, continueranno a lavorare in uno degli stabilimenti storici di Vicenza, appositamente ampliato.

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Campi Flegrei, viaggio al centro della terra di fuochi e della storia

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Non saremo certo noi a potervi illustrare le infinite bellezze naturali e storiche dei meravigliosi Campi Flegrei, ma sicuramente possiamo consigliarvi di passare la prossima domenica in almeno due dei tanti siti storici dell’area che parte da Nisida e si spinge ai confini del comune di Giugliano sulla costa e verso l’interno copre buona parte del comune di Quarto comprendendo ovviamente le isole flegree Ischia, Procida e Vivara.

Terra di fuoco, terra di grande caldera, terra amata dagli antichi, terra di mistero ma anche terra di vacanza e ricchezza.

Via abbiamo già parlato nelle scorse settimane del Museo del Castello di Baia, oggi vi indichiamo il Rione Terra a Pozzuoli, primo nucleo abitativo di Pozzuoli, sgomberato negli anni della crisi bradisismica è stato per tantissimi anni oggetto di scavi e restauri che dal 2014 hanno visto la completa fruibilità da parte di visitatori provenienti da tutto il mondo.

La seconda tappa che Vi consigliamo per domenica, che il meteo ci dice che sarà giornata mediamente soleggiata, sono gli scavi di Cuma con il famoso antro della Sibilla, iconograficamente il piu’ conosciuto ed anche il piu’ ricco di misteri e leggende, ma sono da godere il panorama su ampia parte dei Campi Flegrei passeggiando sulla via Sacra i resti dei templi di Apollo e Giove.

Benchè le prime campagne di scavi furono iniziate nella prima metà dell’800, poi interrotti, ripresi e interrotti di nuovo, colpisce che la maggior parte dei ritrovamenti e degli scavi definitivi siano molto recenti e datati anni ’20, 30 e addirittura ’60, ’70 e ’93 del secolo scorso, quindi, , proprio per questa ragione, se nella Vostra escursione domenicale doveste ritrovare qualche reperto sfuggito alle campagne di ricerca, segnalatelo immediatamente ai guardiani del sito e alla soprintendenza, sarà un po’ come sentirsi Indiana Jones. Buona fortuna e buona domenica.

Mario Laporta/KONTROLAB

 

 

 

 

 

 

 

 

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Guida Michelin, 3 stelle a Uliassi, 2 a Cannavacciuolo, Cracco-flop e chef rivelazione è Emanuele Petrosino, allievo del grande Nino Di Costanzo a Danì Maison

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La decima terza stella italiana è Mario Uliassi dell’Uliassi di Senigallia. Lo scorso anno nell’olimpo dei tristellati entrò l’altoatesino Norbert Niederkofler. Ancora una delusione per il celebratissimo cuoco divo televisivo di Sky Carlo Cracco, che non prende la stella in Galleria a Milano. Mentre “spacca” Antonino Cannavacciuolo, lo chef di Vico Equense, che prende altre due stelle: una  per ciascuno dei suoi bistrot di Torino e Novara. Come faccia a tenere tutto in ordine e a soddisfare i suoi ospiti lo sa solo lui,  visto che è sempre in tv. Si vede che è da stella Michelin il suo gruppo di lavoro. Nessuna novità invece sul fronte dei bistellati. Resta lì, in attesa della terza stella, che arriverà perchè lui è una eccellenza ed è maniacale nella cure dei suoi ospiti, Nino Di Costanzo, col suo Danì Maison di Ischia, l’isola Verde del Mediterraneo. All’Auditorium Paganini di Parma si è appena conclusa la presentazione della 64esima edizione della Guida Michelin dei migliori ristoranti italiani. La Guida Rossa italiana più agognata dai ristoratori conta così, ad oggi, 318 ristoranti ad una stella, 39 due stelle e 10 tre stelle. Il nostro Paese è così la seconda nazione più stellata del mondo (con anche l’8 per cento di tutte le tre stelle Mondiali). Segno certo che ci sono eccellenti cuochi ma anche materia prima per cucinare che da nessun parte si può trovare.

Mauro Uliassi, 60 anni, diventa il decimo che di ristoranti tristellati italiani. Una spiegazione a questo riconoscimento? “Sono riuscito a trovare un bilanciamento tra cucina di terra e cucina di mare, che poi è quello che si mangia davvero a Senigallia, dove ho il mio ristorante. Sono almeno 5 anni che mi concentro sul ristorante, ho lasciato perdere showcooking, tv ed eventi per stare in cucina, e ho innescato un circolo virtuoso che è stato premiato”. Carlo Cracco potrebbe ascoltare qualche consiglio da Mauro Uliassi?

Antonino Cannavacciulo. Altre due stelle per lo chef di Vico Equense. Qual è il segreto del suo successo? Sua moglie, che lui ammira in questa foto

Sono 29 le nuove stelle italiane. Antonino Cannavacciuolo ne prende una sia al suo bistrot di Torino che in quello di Novara (che si aggiungono alle due del suo ristorante principale, Villa Crespi, sul Lago d’Orta). Diventano stellati poi: a Porto Cervo, Confusion Lounge, Italo Basso; a Catania, Sapio di Alessandro Ingiulla; a Taormina, Saint George by Heinz Beck chef Giovanni Solofra; a Santa Cristina d’Aspromonte, Quafiz di Antonino ‘Nino’ Rossi; a Savelletri, Due Camini, chef Domingo Sghingaro; a Lecce, Bros, Floriano Pellegrino e Isabella Potì; Bacoli, Caracol, chef Angelo Carannante; a Matera, Vitantonio Lombardo col locale che porta il suo nome; a Caggiano, Locanda Severino, Giuseppe Misuriello; a Vitorchiano, Casa Iozzia, chef Lorenzo Iozzia; a Viterbo, Danilo Ciavattini del locale omonimo; a Roma, il Moma con Andrea Pasqualucci; a Cerbaia, La Tenda Rossa con Maria Probst e Cristian Santandrea. 

A Lucignano, Al 43, chef Maurizio Bardotti; a Lucca, Il Giglio, Stefano Terigi, Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini; a Rimini, Abocar Due Cucine, Mariano Guardianelli; a Trieste, Harry’s Piccolo, Alessandro Buffa; a Madonna di Campiglio, Stube Hermitage, chef Giovanni D’Alitta; a Bolzano, In viaggio chef Claudio Melis; a Collepietra (Bz), Astra, chef Gregor Eschgfaeller; a San Bonifacio, Degusto Cuisine chef Matteo Grandi; a Verona, 12 Apostoli, Mauro Buffo; a Cernobbio, Materia, Davide Caranchini; a Pudiano (Bs), Sedicesimo Secolo, Simone Breda; a Torino, Spazio 7, Alessandro Mecca; a Torino, Carignano, Marco Miglioli; a Cioccaro, Locanda del Sant’Uffizio by Enrico Bartolini, Gabriele Boffa; a Novara, Cannavacciuolo Bistrot, chef Vincenzo Manicone; a Torino, Cannavacciuolo Bistrot, chef Nicola Somma. Ogni anno la Guida Michelin 2019 assegna dei premi speciali. Il «Passion for wine 2019» va al Bib Gourmand Locanda Devetak di San Michele del Carso (Gorizia), dello chef Augustin Devetak. Mentre il riconoscimento per il «Servizio di sala» va a Casa Perbellini di Verona, due stelle Michelin, con Barbara Manoni. «Qualità nel Tempo» va invece La Bottega del 30 a Castelnuovo Berardenga con Hélène Stoquelet.

Il giovane chef Michelin 2019 è, invece, Emanuele Petrosino, classe 1986, del ristorante I Portici di Bologna. E indovinate da dove arriva questa stella? Emanuele si è fatto le ossa ed ha imparato a lavorare per diventare stellato come  Executive Sous Chef fino a poco fa al Danì Maison Nino Di Costanzo.

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Campania, il turismo è un’industria che tira: crescono le presenze di stranieri

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Cina, Russia e Argentina. Sono i mercati protagonisti della stagione estiva in Campania. Nei  mesi scorsi c’è stata una leggerissima ripresa degli arrivi e delle presenze dei turisti italiani che, negli anni della crisi economica, avevano ridotto la durata dei soggiorni o addirittura rinunciato alle vacanze. Molto bene invece i mercati esteri grazie proprio ai nuovi mercati a cui si sono aggiunti i consueti flussi storici inglesi, americani, tedeschi e francesi. Di segno positivo potrebbero essere anche le prossime festività natalizie.

Mare Blu. Il mare che bagna Napoli

Il trend degli arrivi dall’estero continua a crescere segnando record ogni semestre. Nei primi sei mesi del 2018 la crescita del settore si è attestata sul 7%, con una leggerissima ripresa degli arrivi e delle presenze dei turisti italiani che, negli anni della crisi economica, avevano ridotto la durata dei soggiorni o addirittura rinunciato alle vacanze. A determinare il boom, tuttavia, sono gli stranieri: ai flussi storici di inglesi, americani, tedeschi e francesi si aggiungono i vacanzieri originari di Paesi – quali Cina, Russia e Argentina – protagonisti di un forte sviluppo economico oppure legati da particolari rapporti con l’Italia e con la Campania. E anche per le festività natalizie si prevede un soldout.

Di questo ed altro ancora se ne è discusso all’Hotel Real Continentale sul lungomare di Napoli nel corso di una  cerimonia di consegna delle 92 borse di studio che l’Ente Bilaterale Turismo Campania (Ebtc) ha messo a disposizione dei figli dei dipendenti di alberghi, pubblici esercizi, agenzie di viaggio, campeggi e stabilimenti balneari aderenti. “Nel 2019 pensiamo di dare alla Campania un codice del Turismo – ha detto Corrado Matera, assessore regionale al turismo – è necessario avere una regolamentazione chiara. In questo modo speriamo di semplificare tante procedure con una procedura ben chiara. Andremo a definire un piano triennale del turismo che parte da un ascolto territoriale partito qualche anno fa. Un piano che sarà proposto dall’assessore al turismo ma che dovrà essere condiviso da tutti gli assessori perché il turismo cresce nel momento in cui concorrono tutti. Nel 2019 andremo a definire anche gli ambiti territoriali e i poli turistici per completare tutto il lavoro messo in campo negli anni passati. «Nel comparto – ha sottolineato l’esponente del governo regionale – servono regole certe per combattere il sommerso e una strategia precisa per diversificare l’offerta turistica”.

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