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Napoli

Ruesch, la clinica svizzera di Napoli compie 100 anni

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È la clinica svizzera nel cuore di Napoli. Compie 100 anni. Si tratta della clinica Ruesch che iniziò la propria attività nel 1919. L’industriale svizzero Arnoldo Ruesch diede vita alla struttura sanitaria per ricordare la memoria del fratello Carlo Giorgio, da poco scomparso in un incidente e con cui aveva condiviso il sogno di far sorgere a Napoli un ospedale che coniugasse uno standard di eccellenze con intenti sociali. Per celebrare il centenario della fondazione della Casa di Cura si svolgeranno nel corso dell’anno una serie di iniziative che saranno illustrate il 27 marzo in una conferenza stampa che si terrà alle ore 11 nella Sala Cenzato dell’Unione Industriali di Napoli.
All’incontro con i giornalisti interverranno il presidente e il direttore generale della Ruesch, Antonio e Francesco Merlino, i quali illustreranno il processo di cambiamento e di sviluppo realizzato nel corso dei 100 anni di vita della Clinica.

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Cronache

Capodanno a Napoli, Manfredi: “Successo straordinario dei festeggiamenti diffusi, città pulita già all’alba”

Il sindaco Manfredi celebra il successo del Capodanno a Napoli: festeggiamenti diffusi, sicurezza garantita e città pulita già all’alba.

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“La serata di Capodanno è stata uno straordinario successo che conferma la formula vincente dei festeggiamenti diffusi”. Così il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha tracciato il bilancio delle celebrazioni che si sono svolte tra piazza Plebiscito, piazza Municipio, il lungomare e i fuochi a Castel dell’Ovo.

Festeggiamenti diffusi e sicurezza

Secondo Manfredi, migliaia di napoletani e turisti hanno potuto vivere la notte di San Silvestro in sicurezza, “al netto di singoli gesti di inciviltà e illegalità”, condividendo un momento di gioia e spirito di comunità. Un modello di eventi prolungati fino al 1° gennaio che, ha sottolineato il sindaco, ha permesso di distribuire i flussi e ridurre le criticità.

Città pulita già all’alba

Un passaggio centrale del bilancio riguarda il ripristino del decoro urbano: “Quello spirito – ha spiegato Manfredi – ha portato sin dall’alba ad avere una città pulita e pronta ad accogliere nuovi visitatori, rimasti soddisfatti dagli spettacoli offerti e dai servizi garantiti”.

I ringraziamenti

Il sindaco ha ringraziato i lavoratori di Asia, Anm, Napoli Servizi e Abc, oltre agli agenti di Polizia locale, alle forze dell’ordine e ai Vigili del fuoco. Un ringraziamento specifico è andato al Michele Di Bari per il coordinamento delle misure di sicurezza.

Napoli capitale europea

In chiusura, Manfredi ha ribadito che Napoli “si conferma una capitale europea in grado di reggere sfide impegnative, coniugando il calore umano con l’efficienza amministrativa”, rilanciando il modello dei grandi eventi diffusi come leva di attrattività e coesione.

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Cronache

Napoli, indignazione per l’aumento del pedaggio sulla Tangenziale: salasso ingiusto e discriminatorio

L’ennesimo aumento di 5 centesimi sul pedaggio della Tangenziale di Napoli scatena l’indignazione degli automobilisti: una tassa urbana che pesa ogni giorno sulle tasche dei cittadini e alimenta critiche su incassi e gestione.

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L’’inizio del 2026 ha portato con sé un aumento del pedaggio della Tangenziale di Napoli dello 1,5%, pari a soli 5 centesimi di euro in valore assoluto. Apparentemente una somma esigua, ma che per gli automobilisti napoletani rappresenta l’ennesimo balzello in un quadro di costi di mobilità già insostenibile. Questo rincaro, imposto dall’applicazione tecnica di formule tariffarie, riaccende la protesta di cittadini e pendolari, che ricordano come a Napoli si paghi per circolare su una strada urbana, cosa unica in Italia.

La Tangenziale, un salasso quotidiano

La Tangenziale di Napoli, arteria di circa 20,2 chilometri che attraversa l’area metropolitana collegando la zona est a quella flegrea, è transitata ogni giorno da centinaia di migliaia di veicoli. Secondo dati diffusi, il pedaggio frutta circa 6 milioni di euro al mese, ovvero circa 72 milioni di euro l’anno solo dagli utenti, in un sistema che ormai appare una tassa permanente sulle spalle dei cittadini partenopei.

Il fatto che questa infrastruttura sia costruita con soldi pubblici ma gestita da una società privata appartenente al gruppo Autostrade per l’Italia alimenta un sentimento di ingiustizia. La Tangenziale è stata infatti realizzata negli anni Settanta e, pur essendo infrastruttura urbana, mantiene un pedaggio fisso con tariffazione “semi chiusa”, applicata anche su brevi spostamenti quotidiani.

Automazione e riduzione del personale, ma incassi che restano

Con l’avanzare dell’automazione ai caselli e la riduzione del personale operativo, molti automobilisti si chiedono perché gli incassi non si traducano in servizi migliori o in una riduzione della tariffa. Al contrario, la percezione diffusa è che i soldi ricavati vengano utilizzati per mantenere privilegi e stipendi elevati nei vertici della società di gestione, con l’ingresso di politici o magistrati in ruoli di governance a fronte di un personale operativo sempre più ridotto. Sebbene non esistano dettagli pubblici sui compensi di ogni singolo membro dei consigli di amministrazione, la critica riguarda l’uso dei proventi – decine di milioni di euro l’anno – non per investimenti visibili sulla viabilità urbana o per l’abbattimento del pedaggio, ma per alimentare posizioni di potere.

Una protesta che diventa sociale e politica

Dell’indignazione, espressa da molti cittadini, se ne è sempre fatto carico il deputato dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, che da sempre conduce una battaglia che non è soltanto economica ma anche di principio: gli automobilisti denunciano una discriminazione territoriale. Mentre in altre città italiane tangenziali e arterie urbane simili sono gratuite, a Napoli la mobilità quotidiana è ostacolata da un pedaggio che grava soprattutto sui lavoratori e sui pendolari.  

I cittadini puntano il dito contro strutture di governance che, a loro avviso, favoriscono ex politici e figure professionali “cooptate” nei consigli di amministrazione, spesso già pensionati e lontani dalle esigenze quotidiane di chi percorre ogni giorno l’infrastruttura. Questo contrasto tra incassi consistenti e gestione percepita come opaca alimenta un risentimento crescente.

Il simbolo di una ingiustizia persistente

Cinque centesimi qui o là sono il simbolo di una questione ben più profonda: una tassa che non dovrebbe esistere, imposta su una strada urbana già pagata con soldi pubblici, trasformata in una rendita di posizione a vantaggio dei gestori. Per molti automobilisti napoletani il continuo aumento delle tariffe è un salasso quotidiano e una discriminazione rispetto ai cittadini di altre aree metropolitane italiane che non devono pagare per spostarsi all’interno della città.

Mentre si moltiplicano le richieste di revisione del modello di gestione o di restituzione dell’infrastruttura alla collettività, resta viva l’indignazione di chi percorre ogni giorno la Tangenziale, costretto a pagare per fare ciò che altrove è considerato normale: muoversi nella propria città senza essere tassato ogni volta.

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In Evidenza

Addio a James Senese, l’anima del neapolitan power

È morto a Napoli James Senese, il padre del neapolitan power. Il sassofonista dei Napoli Centrale aveva 79 anni. La sua musica ha raccontato l’anima della città per oltre mezzo secolo.

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Addio a James Senese, l’anima del neapolitan power

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Suggerimento immagine: Un primo piano di James Senese con il suo sax durante un concerto, illuminato da luci calde.


L’ultimo respiro del padre del neapolitan power

È morto a Napoli James Senese, uno dei più grandi protagonisti della musica italiana e anima del neapolitan power, il movimento che ha fuso jazz, funk e tradizione partenopea creando un suono unico e riconoscibile in tutto il mondo.
Senese, 79 anni, è scomparso a causa di gravi complicazioni dovute a una polmonite, dopo settimane di ricovero. Da tempo si sottoponeva a dialisi periodiche per problemi di salute.


Una carriera lunga più di cinquant’anni

Con James Senese se ne va un pezzo fondamentale della storia dei Napoli Centrale, la band simbolo della rinascita musicale napoletana degli anni ’70. Con il suo sax tagliente e la voce ruvida, Senese ha saputo fondere il linguaggio del soul americano con la rabbia e la poesia di Napoli, raccontando le contraddizioni di una città viva e dolente.

La sua musica era intrisa di orgoglio popolare e impegno sociale, un suono che nasceva nei vicoli di Miano e parlava al mondo intero. Brani come Campagna, Pensione Floridiana, Ngazzate nire e O’ sanghe restano inni senza tempo.


Un’eredità che va oltre la musica

Senese non è stato solo un musicista, ma un simbolo di identità e resistenza culturale. La sua figura, con quel volto segnato e lo sguardo intenso, ha incarnato lo spirito autentico di Napoli.
Con la sua scomparsa, la città perde un maestro e un testimone della sua anima più profonda, un artista capace di portare il dialetto e il ritmo del Sud sui palchi di tutto il mondo.

Con James Senese se ne va una parte di Napoli, quella vera, viscerale, che parla al cuore e non si piega mai”, è il messaggio che in queste ore unisce fan e colleghi, tutti stretti nel dolore per l’addio a una leggenda.

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