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Cronache

Processo per la sparizione di Cristofer Oliva a Napoli: Interpol coinvolta nella ricerca di due testimoni chiave

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La Corte di Assise d’appello a Napoli ha deciso di intensificare gli sforzi per rintracciare due testimoni cruciali, Karim Sadek e Agostino Di Lorenzo, nel contesto del processo sulla scomparsa di Cristoforo “Cristofer” Oliva. Questa iniziativa arriva dopo che i due testimoni non si sono presentati all’ultima udienza, creando un ostacolo nel procedere del processo che vede imputato Fabio Furlan per omicidio e occultamento di cadavere, a distanza di 16 anni dall’accusa.

Durante l’ultima udienza, fissata per l’8 gennaio, i testimoni non si sono presentati, e le notifiche formali della data non hanno raggiunto i destinatari, presumibilmente a causa della loro residenza all’estero. Karim Sadek lavora attualmente in Egitto, pur risultando domiciliato a Napoli, mentre Agostino Di Lorenzo vive e lavora in Francia.

Di fronte a questa situazione, la Corte di Assise ha deciso di coinvolgere l’Interpol per garantire la presenza dei testimoni in aula, almeno attraverso un video collegamento dall’estero. Questo nuovo sviluppo dimostra la determinazione della Corte nel cercare di far luce sulla scomparsa di Cristofer Oliva e sulla possibile responsabilità di Fabio Furlan.

Il processo, che era atteso per decollare durante l’ultima udienza, ha subito un rinvio a causa dell’assenza dei testimoni chiave. La Corte ha quindi stabilito un nuovo appuntamento in aula per gli inizi di marzo, dando il via a ricerche più approfondite con il coinvolgimento dell’Interpol.

L’interesse nei confronti di Sadek e Di Lorenzo si basa sul fatto che i due erano legati sia all’imputato Furlan che alla vittima Cristofer Oliva durante gli anni dell’adolescenza. La Procura generale vuole interrogare i testimoni per fare chiarezza su alcuni punti cruciali, partendo dal giorno della scomparsa di Cristofer, avvenuta il 17 novembre 2009.

Il processo ha subito diversi colpi di scena, compresa la recente decisione della Cassazione di annullare la condanna di Fabio Furlan nei gradi precedenti, rimandando gli atti a Napoli. Difeso dai penalisti Luigi Petrillo e Dario Vannetiello, Furlan continua a dichiararsi innocente e presente in aula per difendersi dalle accuse.

L’interrogatorio dei due testimoni diventa ora cruciale per la prosecuzione del processo, con la speranza di gettare nuova luce su una vicenda drammatica che ha lasciato senza risposte la famiglia di Cristofer Oliva per oltre un decennio.

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Cronache

Camorra: clan minorenni in Quartieri Spagnoli Napoli, 3 arresti

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Un vero mini-clan, con tanto di summit e azioni intimidatorie. Tutto formato da minorenni dei Quartieri spagnoli di Napoli. E’ la scoperta di una indagine dela polizia che ha portato a una misura di custodia cautelare del gip partenopeo con il carcere nei confronti di tre ragazzi, ritenuti vicini ai Di Biasi, meglio conosciuti come Faiano, e indagati, a vario titolo, di lesioni personali, porto e detenzione di armi da fuoco, violenza privata, rapina, reati tutti aggravati anche dalle modalita’ mafiose. Il provvedimento nasce dalle indagini sul ferimento a colpi d’arma da fuoco di Vincenzo Masiello il 5 novembre 2022.

L’agguato e’ da ricondurre alla mira espansionistica di un gruppo di giovanissimi ambiziosi che volevano ritagliarsi il loro spazio all’interno delle dinamiche criminali dei Quartieri Spagnoli. La vittima, attualmente detenuta, e’ da considerarsi elemento di spicco della camorra del quartiere. Durante le indagini e’ emerso che il nascente gruppo criminale e’ dedito a reati contro il patrimonio, ha un’ampia disponibilita’ di armi, ha stabilito la sua base operativa in vico Lungo San Matteo che e’ controllato militarmente. Gli indagati costantemente armati di pistola, per evitare attacchi da componenti di altri gruppi antagonisti, hanno in piu’ occasioni perquisito le persone che, in particolare nelle ore notturne, transitavano nella loro zona di influenza.

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Pizzaiolo ucciso: risate e gesti a fine udienza tra gli imputati

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Risate e gesti anche quello delle manette, a fine udienza, tra gli imputati al processo in corso a NAPOLI sull’omicidio di Francesco Pio Maimone, l’aspirante pizzaiolo ucciso nelle prime ore del 20 marzo 2023 sul lungomare di NAPOLI da un proiettile vagante esploso al culmine di una lite scoppiata solo per un pestone su un paio di scarpe griffate a cui la vittima era estranee. Il comportamento di alcuni degli accusati – collegati in video conferenza dalle carceri dove sono detenuti – non è passato inosservato in aula, quando ormai l’udienza, particolarmente importante quella di oggi, si era ormai conclusa. Oggi, infatti, per la prima volta uno dei testimoni, un amico della vittima, che era lì e nelle cui braccia Maimone è spirato, ha indicato colui che ha sparato, puntando il dito verso il riquadro del monitor in cui c’era Francesco Pio Valda.

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Terra dei Fuochi: M5s, fare luce su restituzione beni ai Pellini

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“I fratelli Pellini, condannati definitivamente per traffico illecito di rifiuti, sono responsabili di aver avvelenato la Terra dei Fuochi seppellendo e spargendo nelle campagne di Acerra rifiuti speciali e pericolosi. Era stata disposta la confisca del loro patrimonio per ben 222 milioni, quei soldi dovevano essere destinati alle bonifiche.

Invece, la Cassazione glieli ha restituiti perchè la Corte d’Appello di Napoli si sarebbe attivata oltre i termini previsti. Ministro, per rispetto verso tutti i cittadini e per affermare i valori della Giustizia, chiediamo che si accerti, anche tramite ispezioni, cosa è realmente successo negli uffici giudiziari di Napoli e che si faccia tutto il possibile per recuperare quei soldi alla causa collettiva. Questa non può essere solo una battaglia del Movimento 5 Stelle, deve essere un impegno di tutte le forze politiche”.

Lo ha detto il deputato M5S Sergio Costa, vice presidente della Camera, illustrando un’interrogazione al ministro Nordio. Nella replica, la deputata M5S Carmela Auriemma, prima firmataria dell’atto, ha osservato come “non sia sufficiente la risposta del ministro. 222 milioni di euro sono stati restituiti a dei delinquenti per un vizio procedurale, è doveroso che si faccia la massima chiarezza su quello che è accaduto, lo Stato lo deve a tutti i cittadini cresciuti nella Terra dei Fuochi e alle troppe famiglie che piangono le vittime di quell’inquinamento criminale. Lo Stato non può perdere così davanti agli eco-delinquenti, deve essere forte e inflessibile con questa gente. Bisogna tutelare il lavoro svolto per 15 anni dai magistrati di ben tre procure della Repubblica”.

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