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AfroNapoli prepara una manifestazione contro Salvini, le calciatrici: vogliamo solo giocare

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Ormai è diventata una telenovela. Da un lato c’è la dirigenza dell’Afro-Napoli femminile, dall’altro Titty Astarita e le sue compagne di squadra. Su entrambi i fronti si cerca una via d’uscita onorevole da questa brutta storia di calciatrici cacciate, squadra ritirata dal campionato. La società Afro Napoli, sollecitata dalla Lega nazionale dilettanti guidata da Cosimo Sibilia, prima si è detta disponibile ad incontrare la squadra (compresa la capitata Titty Astarita candidata al consiglio comunale di Marano in una coalizione vicina alla Lega), dall’altra, poi, ha bloccato ogni tipo di dialogo. I dirigenti della squadra di calcio, infatti, hanno creato l’evento “Contro la Lega e i suoi complici: organizziamoci, mobilitiamoci”. “La squadra non vuole essere associata a queste cose”, hanno detto le atlete. E continuando: “A noi non interessa questa manifestazione come qualsiasi altra manifestazione, né la politica. A noi interessa solo lo sport ed il calcio. Ciò che è fuori dal campo, non ci riguarda”. Per la società, invece, “l’AfroNapoli in questi giorni subisce una campagna di odio a mezzo social per aver scelto di mettere gli ideali di una squadra antirazzista al di sopra di ogni interesse”. E chiedono partecipazione alla manifestazione spiegando come “un giorno qualcuno racconterà questa stagione della storia del Paese e la racconterà come uno dei periodi più bui, odiosi, pericolosi dell’Italia repubblicana: quando questo racconto verrà scritto, noi vogliamo essere fieramente messi dalla parte di quelli che si opposero. Chi sceglie di essere neutrale in una condizione di ingiustizia, sta scegliendo la parte degli oppressori: è il momento di scegliere da che parte stare, è il momento di ribellarsi”. Un vero e proprio manifesto politico che allontana ancora di più la società calcistica e le atlete.

“L’accordo al momento non c’è” ribadiscono le ragazze dell’AfroNapoli femminile. Attraverso Alessandra Righetti, vice capitano della squadra, le atlete hanno sottolineato di “essere disponibili all’incontro promosso dal Presidente della Lega Nazionale Dilettanti Cosimo Sibilia”. “Incontro che – evidenziano –ancora non c’è stato. In attesa di capire che cosa succederà stiamo valutando l’ipotesi di chiedere alle altre società iscritte al nostro girone di poter rimandare l’inizio delle partite di campionato. In modo da poter avere un quadro più chiaro della situazione. Speriamo che le nostre avversarie capiscano il nostro stato e ci vengano incontro. Il nostro desiderio è che tutta questa vicenda si risolva prima possibile”. E chiosano: “A noi interessa il calcio, solo quello, niente altro”.

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Autovelox non omologati, a rischio sanzioni per milioni

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Le multe per eccesso di velocità rilevate sulle strade italiane attraverso apparecchiature uguali a quelle adottate dal Comune di Treviso sulla strada regionale n.53, meglio nota come “Tangenziale”, potrebbero essere annullate. E’ la conseguenza che rischia di derivare da una sentenza della Corte di Cassazione la quale, come riportano i giornali, ha accolto l’impugnazione di un avvocato di Treviso che, da automobilista, aveva ricevuto una sanzione per aver viaggiato a 97 chilometri orari dove il limite è di 90. L’iniziativa del ricorrente era stata assunta anche alla luce di un contenzioso nato due anni fa tra il giudice di pace, al quale si era rivolto un precedente guidatore multato, e la magistratura ordinaria, nel corso del cui svolgimento si erano ottenuti pronunciamenti contrapposti.

Le motivazioni della Suprema Corte risiedono nel fatto che le apparecchiature sarebbero state autorizzate dal ministero delle Infrastrutture ma non sottoposte dallo stesso Governo ad una verifica tecnica più puntuale necessaria alla loro omologazione. Vi sarebbe in sostanza un vuoto normativo che, in assenza di correzioni, metterebbe al riparo d’ora in poi da conseguenze pecuniarie gli automobilisti colti dagli Autovelox per ora giudicati non regolamentari. Per quanto riguarda le finanze pubbliche del Veneto, mediamente le sanzioni per violazioni al codice della strada valgono circa 50 milioni l’anno e sono per un terzo addebitabili al superamento dei limiti di velocità riscontrato dalle apparecchiature elettroniche. La quota normalmente riscossa dal Comune di Treviso sarebbe di poco inferiore ai 4 milioni.

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Spari in piazza ad Afragola dopo i battesimi, due feriti

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Due persone sono rimaste ferite da alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi oggi, intorno a mezzogiorno, in piazza Castello, ad Afragola, in provincia di Napoli. Poco prima che scoppiasse la lite – tra due gruppi di persone – sfociata prima in rissa a colpi di mazze da baseball e poi in sparatoria, nella vicina chiesa di San Giorgio si erano tenuti dei battesimi. Secondo quanto si appreso i due feriti sono stati colpiti uno alla gamba e l’altro anche all’addome. Altre persone sono rimaste ferite a causa dei colpi inferiti anche alla testa da corpi contundenti. Per uno dei due feriti dai colpi d’arma da fuoco si è reso necessario un intervento chirurgico in ospedale: le sue condizioni sarebbero gravi ma non rischierebbe la vita. Sul posto sono intervenute diverse ambulanze del 118, la Polizia di Stato e i carabinieri. Per ricostruire la dinamica dell’accaduto, che avrebbe potuto provocare il ferimento di persone estranee alla vicenda, sono in corso indagini da parte della polizia di Afragola e della squadra mobile della Questura di Napoli. Trovati a terra e sequestrati, alcuni proiettili inesplosi e alcuni bossoli. Sequestrato anche uno scooter.

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Porta la droga al figlio in carcere, arrestata

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Portava al figlio la droga in carcere ed è stata arrestata dalla Polizia penitenzaria. E’ successo ieri, ad Avellino. La donna, che si accingeva ad avere un colloquio con il figlio detenuto, nascondeva addosso “un ingente quantitativo di hashish. Grazie ai controlli svolti dagli uomini della Polizia Penitenziaria, è stata scoperta ed associata nella casa circondariale irpina”, rende noto Tiziana Guacci, segretaria regionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, Sappe, che sottolinea la “professionalità ed astuzia” con cui il personale della penitenziaria “porta avanti ogni giorno una battaglia per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti all’interno del penitenziario, nonostante la critica carenza di organico, che si attesta a circa 83 unità in meno rispetto ai poliziotti previsti, ed il grave sovraffollamento”.

Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “il problema dell’ingresso della droga in carcere è questione ormai sempre più frequente, a causa dei tanti tossicodipendenti ristretti nelle strutture italiane. Dai dati in nostro possesso sappiamo che quasi il 30% delle persone, italiane e straniere, detenute in Italia, ossia uno su tre, ha problemi di droga. La loro presenza comporta da sempre notevoli problemi sia per la gestione di queste persone all’interno di un ambiente di per sé così problematico, sia per la complessità che la cura di tale stato di malattia comporta. Non vi è dunque dubbio che chi è affetto da tale condizione patologica debba e possa trovare opportune cure al di fuori del carcere”.

In evidenza la foto di una delle tante carceri italiane dove purtroppo la droga entra 

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