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Economia

New York lancia la stretta su Airbnb, limiti ad affitti

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New York lancia la stretta su Airbnb per allentare l’emergenza abitativa. Le nuove regole, in vigore del 5 settembre, limitano nella Grande Mela gli affitti a breve termine, ritenuti in parte responsabili della carenza di abitazioni e del caro-casa. Dopo anni di braccio di ferro fra le autorità di New York e Airbnb, la Grande Mela introduce così norme più stringenti che si tradurranno probabilmente nella scomparsa di migliaia di annunci sulla piattaforma. In base alle nuove regole, chi vorrà affittare la propria abitazione dovrà registrarsi presso il comune e Airbnb, Vrbo e Booking.com potranno riscuotere le loro commissioni solo dopo essersi accertate che i proprietari di casa sono stati regolarmente autorizzati dalle autorità. In caso di violazioni, le piattaforme si troveranno a pagare fino a 1.500 dollari per gli affitti illegali mentre per i proprietari di casa la multa può arrivare fino a 5.000 dollari. Sanzioni quindi salate ma necessarie secondo le autorità per risolvere una situazione ormai fuori controllo.

Il far west degli affitti a breve termine – è la tesi – ha esacerbato la carenza abitativa e reso le case ancora più costose, facendo schizzare i prezzi degli affitti. A questo si aggiungono le denunce dei residenti dei palazzi in cui ci sono affitti a breve, che lamentano problemi sanitari e di pulizia oltre che un maggiore rischio di criminalità. Ma secondo i critici le nuove norme sono il risultato del pressing della potente lobby degli alberghi, alleata del sindaco Eric Adams e da sempre contraria all’espansione delle piattaforme. Airbnb ha definito la stretta come “un bando de facto” della piattaforma. “La città sta inviando un chiaro messaggio a milioni di potenziali visitatori che avranno ora meno opzioni quando visitano New York: non siete i benvenuti”, ha detto Theo Yedinsky, global policy director di Airbnb, al New York Times. Per lo staff del sindaco Adams le nuove regole indicano invece una “strada chiara per i proprietari che seguono le leggi”.

La normativa vigente prevede che non si possano affittare case a New York per meno di 30 giorni, a meno che il proprietario di casa non sia presente. Inoltre non è possibile ospitare più di due persone alla volta. Queste regole, secondo il consiglio comunale, sono state violate ripetutamente e per questo è necessaria una stretta. Lo scorso luglio in alcuni documenti depositati in tribunale le autorità hanno osservato che più della metà degli 85 milioni di ricavi netti realizzati nel 2022 da Airbnb con gli affitti a breve termine a New York è arrivava da attività illegale. Una cifra che la piattaforma non ritiene corretta. Airbnb da tempo difende gli affitti di breve termine, convinta che aiutino il turismo nella città soprattutto nelle aree dove ci sono pochi hotel. Una tesi che però non ha convinto, spingendo New York ad allungare l’elenco delle città americane e non che hanno già imposto paletti.

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Economia

Pil oltre le attese ma il deficit vola con il Superbonus

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L’eredità del Superbonus pesa ben più del previsto sui conti pubblici italiani. Il governo non ha mai fatto mistero degli squilibri creati dal 110%, motivando la sua avversione per la maxiagevolazione proprio con il suo peso spropositato sulle casse dello Stato. Ma i calcoli sull’impatto dei bonus edilizi sembrano aver superato, in peggio, le stime già non ottimiste. Ad ammetterlo è anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

“L’emorragia dell’irresponsabile stagione del Superbonus ha avuto un effetto pesante sul 2023, andando purtroppo oltre le già pessimistiche prospettive”, spiega, assicurando però di aver ormai voltato pagina optando per “un sentiero di ragionevole sostenibilità”. Al Mef però avrebbero preferito avere, dall’interno, contezza di questo scenario con margini temporali più ampi. Il fatto è che nel 2023 il deficit italiano si è fermato al 7,2%: è diminuito di quasi un punto e mezzo rispetto al 2022 ma la discesa è ben lontana dal 5,3% stimato dal governo nella Nadef. A poco è valsa la crescita del Pil, stavolta leggermente superiore alle attese.

Lo scorso anno l’economia italiana ha messo a segno un +0,9% migliore del +0,8% fissato come obiettivo macroeconomico nella Nota al Def. La crescita è riuscita a incidere sul debito, molto migliore delle aspettative, calato a sorpresa al 137,3% anticipando di due anni il target di discesa sotto il 140%. Ma sul deficit ha potuto poco. Così come nel 2022. L’Istat ha rivisto la crescita dell’anno in deciso rialzo (dal 3,7% al 4%), ma il deficit è andato in controtendenza peggiorando dall’8% all’8,6%. La spiegazione è proprio nei crediti di imposta e nella loro contabilizzazione. Come da istruzioni arrivate da Eurostat lo scorso anno, i bonus edilizi ma anche Transizione 4.0 (le agevolazioni concesse alle imprese sugli investimenti) sono stati considerati ‘payble’ e registrati quindi come spesa per l’intero ammontare nell’anno di attivazione. Con la corsa a chiudere i cantieri prima dello stop al 110%, l’importo nel 2023 è stato superiore alle attese e il risultato è stato un’impennata dell’indebitamento.

Non a caso non più di 48 ore fa la premier, Giorgia Meloni, è tornata a lanciare l’allarme parlando di un costo di ben 160 miliardi di euro. Di fatto aggiornando le stime fatte nei mesi passati dalla Ragioneria. La partita potrebbe però riaprirsi ancora, visto che l’interlocuzione tra Istat e Eurostat sta andando ancora avanti con una possibile conclusione attesa ad aprile. L’eventuale distribuzione del carico negli anni alleggerirebbe i conti di 2022 e 2023 ma aprirebbe nuove incertezze per il futuro. Già nel 2024 i conti andranno comunque in qualche modo aggiornati nel Def: anche se quest’anno il Superbonus non dovrebbe incidere quanto in passato, passare dal 7,2% dello scorso anno al 4,3% attualmente stimato nella Nadef non sarebbe poca cosa. Nessuno ne parla ufficialmente, ma nel tam tam parlamentare il convitato di pietra è in questo caso una manovrina estiva, finora respinta come ipotesi di fantasia.

Non è esclusa però nemmeno una revisione al rialzo degli obiettivi, scommettendo da una parte sul benestare della Commissione europea alle prese con il cambio della guardia e con il passaggio al nuovo patto di stabilità e dall’altra su una crescita economica forse un po’ più robusta delle attese. Nonostante l’instabilità geopolitica l’economia italiana ha infatti retto e l’inflazione sta dando segnali di stabilizzazione. La Bce ha già ripetuto più e più volte che il taglio dei tassi è ora prematuro, sopratutto perché in Europa il calo dei prezzi è inferiore alle attese, ma in prospettiva una riduzione del costo del denaro nel corso dell’anno, come ribadito anche da Giorgetti al G20, potrebbe dare una spinta generalizzata all’economia. Intanto però il clima politico segnato dalle regionali si scalda anche sui numeri. A reagire sono innanzitutto i Cinquestelle, ‘padri’ del Superbonus. Quando il 110% era operativo, spiega Emiliano Fenu, “il nostro debito pubblico è diminuito del 17 punti. Giorgetti pensi piuttosto al buco di 10 miliardi che tra poco l’Ue ci chiederà di coprire, non per il Superbonus, ma per la mancata crescita e la conseguente variazione dei parametri di bilancio”.

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Economia

Il Btp valore è da record, chiude a 18,32 miliardi

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La terza edizione del Btp Valore è da record. Il titolo destinato ai piccoli risparmiatori chiude la quinta giornata di collocamento con sottoscrizioni per oltre 1,37 miliardi di euro, che portano a 18,32 miliardi il totale raccolto. Il dato supera sia i 18,14 miliardi di giugno scorso sia i 17,2 miliardi di euro di ottobre 2023.

I contratti passati di mano nell’ultimo giorno di collocamento ammontano a più di 56 mila. Il bond, che ha durata di sei anni, offre una cedola del 3,25% nei primi tre anni e del 4% nei restanti tre, con un premio dello 0,7% per chi lo tiene a scadenza che porta il rendimento medio annuo al 3,74%. All’esordio, lunedì, il titolo ha raccolto 6,4 miliardi di euro. Il giorno successivo le sottoscrizioni sono state pari a 4,61 miliardi. Mercoledì 3,6 miliardi e ieri più di 2,28 miliardi.

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Economia

Confindustria, inizio d’anno in calo per l’economia

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L’economia italiana sta affrontando un inizio difficile nel 2024, secondo quanto riportato dal nuovo indice lanciato dal Centro studi di Confindustria. Questo indice, denominato Rtt (Real time turnover), si basa sull’elaborazione dei dati di fatturazione elettronica delle imprese e mira a fornire un’indicazione tempestiva sull’andamento dell’economia. Purtroppo, a gennaio si è registrata una moderata flessione del fatturato a prezzi costanti delle imprese, pari al -0,4%, dopo il +1,6% di dicembre. Questo calo complessivo è principalmente attribuibile al settore delle costruzioni, mentre i dati sono positivi per i servizi e l’industria.

Il settore delle costruzioni sembra essere particolarmente colpito, con un calo marcato nell’indice Rtt di Confindustria a gennaio. Questo trend negativo segue un balzo positivo registrato alla fine del 2023, legato alla scadenza degli incentivi, in particolare al Superbonus. Il 2023, invece, ha chiuso con una flessione dello 0,5% nel fatturato dell’industria, come riportato dall’Istat, mentre il fatturato dei servizi ha continuato a crescere, seppur a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti (+3,9%).

Tuttavia, non tutto è negativo per l’Italia. Nonostante le sfide incontrate, l’industria alimentare ha registrato un aumento del 6,7% nel fatturato nel 2023 rispetto all’anno precedente. Coldiretti sottolinea che questo è il risultato sia dei consumi interni che delle esportazioni, che hanno raggiunto un massimo storico di 64 miliardi di euro nel 2023. Questo conferma il primato dell’agroalimentare Made in Italy.

Al di là dei successi nel settore alimentare, il commercio estero ha riscontrato delle difficoltà, in particolare con i Paesi extra Ue. A gennaio, sia le importazioni (-8,7%) che le esportazioni (-4,5%) hanno registrato una riduzione su base mensile, mentre su base annua l’export è diminuito dell’1,2% e l’import del 19,4%. In particolare, si è osservata una significativa contrazione delle esportazioni verso la Cina (-46,2%) e delle importazioni dalla Russia (-79,6%).

Nonostante queste sfide, il saldo commerciale con i paesi extra Ue27 a inizio 2024 è risultato positivo per 2,9 miliardi di euro, indicando un miglioramento rispetto al saldo negativo registrato nel gennaio 2023. Tuttavia, si è verificato un calo del deficit energetico, il che potrebbe rappresentare un’altra sfida per l’Italia nel corso dell’anno.

In conclusione, mentre l’Italia affronta delle difficoltà economiche all’inizio del 2024, ci sono anche segnali positivi da considerare, soprattutto nel settore alimentare. Tuttavia, resta da vedere come l’economia italiana si evolverà nel corso dell’anno, con molte incertezze ancora da affrontare.

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