Collegati con noi

Ambiente

Nemo Sub, il minisommergibile per visitare siti archeologici sommersi è l’attrazione del Salone di Genova

Pubblicato

del

Il  “semisommergibile” rosso o meglio il sottomarino tascabile è l’attrazione del Salone nautico di Genova. Il suo costruttore è Daniel Mueck, 50 anni, operatore nautico tedesco, in Italia da quand’era ragazzino. Dice che non si aspettava tanta attenzione. “Ovviamente ne sono assai felice” racconta e già spiega dove e come si può impiegare la sua creatura.  Il natante si chiama Nemo Sub, si immerge sott’acqua fino a 3 metri di profondità “e grazie alle ampie vetrate sul fondo della cabina consente una visione bella e romantica dei fondali e dei pesci. È come se si facesse snorkeling stando a bordo». Gran parte dei 44 natanti che compongono sinora la flottiglia è stata prenotata in posti come Maldive e Caraibi. Ma immaginate quanto sarebbero utili questi mini sommergibili per consentire ai turisti di visitare i tesori sommersi di Baia e Bacoli, le meraviglie che stanno emergendo dalla baia di Cartaromana a Ischia e altri siti archeologici sommersi d’Italia. L’archeologia subacquea porta a sognare relitti di antiche navi sommerse, forzieri pieni d’oro, piccole o  grandi città modello Atlantide.

 

NemoSub. Il minisommergibile è l’attrazione del Salone Nautico di Genova

 

Gli amanti di questa disciplina possono provare emozioni uniche andando alla scoperta di importanti realtà storico artistiche. E il piccolo sommergibile potrebbe essere assai utile anche a Ventotene, dove ci sono  i relitti di cinque navi romane, ricolme di pregevoli manufatti antichi abbastanza in superficie. Tra le altre aree marine protette e riserve naturali figurano le isole Tremiti, l’isola di Ustica, l’isola d’Elba e l’area naturale del promontorio di Portofino. Parlando di relitti va ricordato che alle isole Tremiti c’è “Il Lombardo” un piroscafo a ruote del XVIII secolo, che altro non è che una delle imbarcazioni utilizzate da Garibaldi nella spedizione dei Mille. A Portofino ci sono il relitto del Croesus, affondato nel 1855, il relitto Mohawk Deer, un piroscafo affondato nel 1967, e il relitto Schooner, un veliero della prima metà del Novecento. Nel golfo di Genova, a 34 metri di profondità, c’è anche La Havenil più grande relitto visitabile dai subacquei del Mediterraneo. A Santa Teresa di Gallura si può ammirare l’Angelika, la nave cargo greca, affondata nel 1981 in circostanze mai chiarite, che si trova di fronte allo scoglio della Marmorata. Nel Golfo di Tonnara, a San Vito lo Capo, c’è il Kent, detto anche Nave dei corani, mentre all’Elba il cosiddetto relitto di Pomonte, l’Elviscot, un piccolo mercantile costruito nel 1960 di 62,25 metri di lunghezza per una stazza di 499 tonnellate. Spostandosi al confine meridionale dello Stretto di Messina, più precisamente a Saline Joniche, la Laura C. era una nave da carico in ferro adibita ad uso militare durante la seconda guerra mondiale, affondata a causa di un siluramento. Ma in tutti questi casi occorrerà migliorare la capacità del sommergibile di scendere più in profondità.
Advertisement

Ambiente

Tre licaoni attraversano lo Zambia per amore: 4.000 chilometri in cerca di compagne e di una nuova casa

Tre licaoni fratelli hanno attraversato lo Zambia percorrendo oltre 4.000 chilometri in nove mesi, dal Kafue fino all’area tra South Luangwa e Lower Zambezi. Il viaggio mostra l’importanza dei corridoi ecologici per collegare le popolazioni selvatiche africane.

Pubblicato

del

Un viaggio di oltre 4.000 chilometri attraverso lo Zambia, alla ricerca di femmine con cui riprodursi e di un nuovo territorio nel quale stabilirsi. Protagonisti dell’impresa sono tre licaoni africani, fratelli della stessa cucciolata, che avrebbero compiuto uno degli spostamenti più straordinari mai documentati per questa specie.

La loro storia è stata ricostruita in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Ecology e offre indicazioni importanti sulla capacità degli animali selvatici africani di muoversi ancora tra popolazioni molto distanti, nonostante la crescente frammentazione degli habitat.

I tre fratelli partiti dal Kafue

I ricercatori li hanno chiamati «Mayukuyuku males». I tre maschi hanno lasciato nel 2025 il Parco nazionale di Kafue, nell’ovest dello Zambia, iniziando un viaggio durato circa nove mesi.

Non si è trattato di una semplice migrazione. I licaoni si sono mossi alla ricerca di un territorio nel quale insediarsi e soprattutto di femmine con cui formare un nuovo branco.

Alla fine hanno raggiunto un’area di conservazione situata tra i parchi nazionali di South Luangwa e Lower Zambezi, attraversando una parte considerevole dello Zambia.

Un viaggio tra città, strade e aree industriali

A rendere eccezionale il percorso non è soltanto la distanza.

I tre animali hanno dovuto muoversi in un territorio profondamente modificato dalla presenza umana, evitando grandi centri abitati e zone industrializzate. Nel loro cammino hanno aggirato aree densamente popolate attorno a città come Lusaka, Kitwe e Ndola.

Una capacità di orientamento e adattamento che mostra quanto i grandi mammiferi africani possano essere in grado di individuare passaggi ancora percorribili tra habitat apparentemente isolati.

Popolazioni forse meno isolate del previsto

Il viaggio potrebbe avere conseguenze importanti anche per la conservazione della specie.

Secondo i ricercatori, infatti, l’impresa dei tre fratelli suggerisce che le popolazioni di licaoni dell’Africa orientale e meridionale possano essere più interconnesse di quanto ritenuto finora.

Spostamenti così lunghi permettono agli animali di incontrare individui appartenenti ad altre popolazioni, favorendo la riproduzione e lo scambio genetico. Un elemento fondamentale per la sopravvivenza nel lungo periodo di popolazioni numericamente ridotte.

La sfida dei corridoi ecologici

La storia dei «Mayukuyuku males» pone però anche una questione decisiva: proteggere non soltanto i parchi, ma anche le vie naturali che consentono agli animali di spostarsi da una riserva all’altra.

Strade, città, industrie e terreni agricoli stanno infatti dividendo progressivamente gli habitat selvatici in aree sempre più piccole e isolate.

Per specie che hanno bisogno di territori enormi, come licaoni ed elefanti, i corridoi ecologici possono fare la differenza tra isolamento e sopravvivenza.

I tre fratelli dello Zambia sono riusciti a trovare la loro strada per oltre 4.000 chilometri. Ora la sfida è fare in modo che anche gli animali che verranno dopo di loro possano continuare a trovarla.

Continua a leggere

Ambiente

Rischio eruzioni e voli, Napoli laboratorio mondiale: arrivano 50 esperti di sicurezza aerea

Napoli ospiterà dal 12 al 15 ottobre una sperimentazione internazionale sulla gestione del rischio vulcanico nell’aviazione civile. Cinquanta esperti di sicurezza, recovery plan e coordinamento studieranno le procedure da adottare in caso di eruzioni capaci di interferire con il traffico aereo.

Pubblicato

del

Napoli diventerà per quattro giorni un laboratorio internazionale sulla gestione del rischio vulcanico per l’aviazione civile. Dal 12 al 15 ottobre la città ospiterà una sperimentazione dedicata alle procedure da adottare quando un’eruzione e le conseguenti emissioni vulcaniche possono interferire con il traffico aereo.

Ad annunciarlo è stato il commissario straordinario dell’Enac, Carlo Mearelli, durante la presentazione del masterplan dell’aeroporto di Napoli-Capodichino.

«L’organizzazione internazionale dell’aviazione civile ha tra i suoi compiti anche quello di studiare fenomeni importanti come quello delle emissioni che vengono dalle eruzioni vulcaniche», ha spiegato Mearelli.

La scelta di Napoli è stata fortemente voluta. Nella città si ritroveranno 50 tra i maggiori esperti di sistemi di sicurezza, recovery plan e coordinamento delle attività in caso di eruzione.

L’obiettivo della sperimentazione sarà verificare sul campo le procedure e soprattutto il coordinamento tra istituzioni e organizzazioni chiamate a intervenire davanti a eventi eccezionali capaci di incidere sulla sicurezza e sulla regolarità del trasporto aereo.

«Saremo qui per sperimentare le dinamiche che sovrintendono al comportamento coordinato di tutte le istituzioni e di tutte le organizzazioni che devono dare una risposta ordinata ad eventi eccezionali come quello delle eruzioni vulcaniche», ha aggiunto il commissario straordinario dell’Enac.

Un tema tutt’altro che teorico. Mearelli ha richiamato quanto avvenuto durante l’estate con l’attività dell’Etna, sottolineando come il rischio vulcanico debba essere affrontato attraverso pianificazione e capacità di intervento.

«È un tema di preoccupazione, ma soprattutto è un tema che deve essere gestito, non sofferto, deve essere governato nella sua complessità».

Per quattro giorni Napoli diventerà così un punto di confronto internazionale su uno dei problemi più delicati per l’aviazione: garantire sicurezza e capacità di risposta quando l’attività vulcanica interferisce con rotte, aeroporti e operazioni di volo.

Continua a leggere

Ambiente

Agosto 2026 da record: è il mese più caldo mai registrato

Agosto 2026 ha raggiunto una temperatura media globale di 16,96 gradi, 1,65 sopra i livelli preindustriali. Record di caldo anche per l’Europa occidentale e gli oceani.

Pubblicato

del

L’agosto 2026 è stato, insieme a luglio 2023, il mese più caldo mai registrato a livello globale. È stato inoltre l’agosto più caldo dall’inizio delle rilevazioni. Lo rende noto Copernicus, il servizio europeo di osservazione della Terra.

La temperatura media globale ha raggiunto i 16,96 gradi, risultando superiore di 1,65 gradi rispetto alla media preindustriale del periodo 1850-1900. È il primo mese, dal novembre 2025, a superare nuovamente la soglia di 1,5 gradi.

L’estate più calda nel mondo

Il trimestre compreso tra giugno e agosto 2026 è stato il più caldo mai rilevato a livello globale, alla pari con l’estate del 2024.

In Europa occidentale è stata invece registrata l’estate più calda di sempre, con temperature superiori anche al precedente record del 2003. La stagione è stata segnata da ondate di calore eccezionalmente precoci, persistenti e intense.

Siccità, incendi e fiumi ai minimi

Ad agosto vaste aree dell’Europa occidentale, centrale e orientale hanno registrato precipitazioni inferiori alla media. La siccità ha favorito una diffusa aridità dei terreni e numerosi incendi.

Le portate dei fiumi sono diminuite soprattutto nell’Europa centrale e orientale. Danubio, Reno, Bug meridionale e Dnepr hanno registrato livelli eccezionalmente bassi.

Situazioni critiche anche per Vistola, Glomma, Rodano, Senna e Po, che hanno mostrato una leggera ripresa soltanto dopo le piogge cadute alla fine di agosto.

Record anche per gli oceani

La temperatura media della superficie degli oceani extrapolari, compresi tra il 60° parallelo Sud e il 60° Nord, ha raggiunto ad agosto i 21,07 gradi.

È il valore più alto mai registrato per questo mese e supera il precedente primato di 20,98 gradi, stabilito nell’agosto 2023.

Continua a leggere
error: Contenuto Protetto