Collegati con noi

In Evidenza

Napoli e il razzismo, storia di Umberto e Alberto a Napoli come Totò e Peppino a Milano

Pubblicato

del

Sorseggiare il caffè. Fatto! Fare visita al pescivendolo ché fa colore e folclore quando prende in mano il polpo e dice qualcosa in lingua madre. Fatto. La visita in metropolitana, quella di via Toledo è la più figa in centro. Fatto! Una capatina alla farmacia Incurabili. Fatta! Un pit stop sui binari della Circum per ragioni d’ufficio. Fatto! E poi il bigliettino lasciato ai napoletani per ricordare e suggellare la discesa al Sud del commendatore Brambilla Alberto da Merate di professione imprenditore, economista, analista, opinionista, leghista ed ex sottosegretario con delega alla previdenza ai tempi del Governo Berlusconi.

Umberto de Gregorio e Alberto Brambilla (foto dal profilo Fb di Umberto de Gregorio)

Le foto sono pubbliche, sono sulla pagina Fb del presidente dell’Eav (sì, Eav ovvero Ente autonomo del Volturno), Umberto de Gregorio, e immortalano la calata al sud dell’uomo del nord efficiente, ricco, civile e produttivo che pochi giorni fa dagli schermi di mamma Rai, nel commentare un servizio sui trasporti locali in Campania, aveva spiegato che le ragioni di tanto sfascio sono da addebitare in buona sostanza ai napoletani che “sono antropologicamente diversi, non vogliono fare il biglietto. 

I mezzi per loro devono essere gratis e fatiscenti, a Milano invece possono avere mezzi ultramoderni che si pagano”. C’erano anche altre scemenze ma ve le risparmiamo. Davanti a queste espressioni che in studio la conduttrice e un giornalista bollarono come razziste, Brambilla ha trovato a Napoli chi l’ha accolto, gli ha fatto da Cicerone e s’è preso la briga di conservare e tramandare il bigliettino lasciato dal sciur Brambilla ai napoletani in cui ripete “napoletani vi amo ma siamo antropologicamente un po’ diversi”. Che dire: Napoli è davvero una città tollerante.

Nel senso che tollera tutto e tutti. Persino che certe espressioni idiote e razziste possano ricevere in cambio l’ospitalità con la coda di ogni visione stereotipata di Napoli. Ovviamente con tanto di assist e complicità parte nopea e parte napoletana. E ci fermiamo qua. Sperando che il caffè e tutto il resto non l’abbia offerto l’Eav.

Advertisement

In Evidenza

Affari Tuoi, Damiano dal Trentino Alto Adige accetta l’offerta: a casa 29mila euro

Ad Affari Tuoi Damiano gioca con la figlia Sophie. Finale al cardiopalma: accetta 25mila euro più il jackpot iniziale.

Pubblicato

del

Ad Affari Tuoi è di scena Damiano, in rappresentanza del Trentino Alto Adige. Alla conduzione c’è come sempre Stefano De Martino. Assente ormai da giorni Herbert Ballerina, rimpiazzato ironicamente da un cartonato, mentre sul palco arriva una ballerina che si rivela una sorpresa apprezzata dal pubblico.

Damiano gioca affiancato dalla figlia Sophie e la partita entra subito nel vivo.

Jackpot iniziale e pacchi pesanti

Al terzo tiro padre e figlia pescano il pacco di Gennarino, il jackpot da 4mila euro. Subito dopo, però, esce il pacco da 300mila euro, che complica la partita.

A sei pacchi dalla fine, Damiano ha davanti a sé due pacchi blu da 209 e 200 euro e quattro pacchi rossi: 100mila, 50mila, 10mila euro e il temuto pacco nero.

Il finale al cardiopalma

La tensione sale quando viene eliminato il pacco da 100mila euro. A tre pacchi dalla fine restano il pacco nero, quello da 10mila e quello da 50mila euro. L’uscita del pacco da 10mila lascia Damiano davanti a un bivio: pacco nero o 50mila euro, con la possibilità che nel nero si nasconda una cifra molto più alta.

Il “dottore” offre 25mila euro. Dopo qualche istante di riflessione, Damiano accetta l’offerta.

La scelta finale

La partita si chiude con un risultato complessivo di 29mila euro: 25mila dall’offerta finale più i 4mila euro del jackpot iniziale di Gennarino. Un epilogo prudente ma vincente, che chiude una puntata ricca di tensione e colpi di scena.

Continua a leggere

Economia

Pensioni, dal 2029 possibile slittamento di tre mesi: scontro politico e sindacale

Secondo la Ragioneria dello Stato dal 2029 potrebbero servire tre mesi in più per andare in pensione. Sindacati e opposizioni chiedono lo stop all’adeguamento automatico.

Pubblicato

del

Dal 2029 potrebbero essere necessari tre mesi in più per accedere alla pensione. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del Rapporto n. 26 “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2025”, pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso la Ragioneria generale dello Stato.

Secondo le nuove proiezioni, per la pensione di vecchiaia – con almeno 20 anni di contributi – il requisito salirebbe a 67 anni e 6 mesi, mentre per la pensione anticipata a 43 anni e 4 mesi (un anno in meno per le donne). Uno scenario più severo rispetto alle stime di giugno 2025, che indicavano un aumento di due mesi.

Il nodo Istat e la speranza di vita

Il rapporto precisa che gli adeguamenti effettivi saranno definiti sulla base dei dati a consuntivo dell’Istat, attesi in primavera. Le ultime tabelle, aggiornate nel 2024, indicano una speranza di vita a 65 anni pari a 21,3 anni, il valore più alto dall’inizio delle serie storiche nel 2002.

Dal 2019 l’età per la pensione di vecchiaia è ferma a 67 anni, mentre il requisito contributivo per l’anticipata è di 42 anni e 10 mesi (41 e 10 per le donne). Dal 2027, però, tornerà in vigore il meccanismo di adeguamento biennale alla speranza di vita, ridimensionato dall’ultima legge di bilancio: un mese nel 2027 e due mesi dal gennaio 2028.

Pressioni politiche e posizione del governo

La questione è già diventata terreno di confronto politico. La Lega, storicamente contraria all’aumento dell’età pensionabile, ha impegnato il governo a sterilizzare l’aumento previsto. Sul punto ha mostrato apertura il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha ipotizzato, compatibilmente con i conti pubblici, una possibile riduzione già dal 2027.

La Ragioneria, che proietta gli effetti fino al 2084, stima ulteriori incrementi: due mesi dal 2031 e un mese dal 2033.

Sindacati e opposizioni all’attacco

Dura la reazione dei sindacati. La segretaria confederale della CGIL Lara Ghiglione parla di dati che “smentiscono il blocco dell’aumento dell’età pensionabile” e chiede di fermare per legge il meccanismo automatico, aprendo un confronto strutturale sulla riforma del sistema. Anche la CISL, con la segretaria Daniela Fumarola, sollecita l’istituzione di un tavolo di confronto stabile.

In Parlamento le opposizioni hanno presentato mozioni sul tema. Il Partito Democratico ha ottenuto la discussione in Aula, mentre il Movimento 5 Stelle chiede una presa di posizione netta del governo. La maggioranza valuta una mozione unitaria, ma al momento non c’è una decisione definitiva.

Il quadro parlamentare e le altre misure

Intanto alla Camera prosegue l’iter del decreto milleproroghe, con oltre mille emendamenti all’esame delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio. Tra le proposte in discussione, il rinvio della tassa sui piccoli pacchi e la proroga di un anno della permanenza volontaria in servizio fino a 72 anni per i dirigenti medici, con l’esclusione dei professori universitari.

La partita sulle pensioni resta aperta e legata a un equilibrio delicato tra sostenibilità dei conti pubblici e tutela sociale, con la decisione finale che spetterà alla politica sulla base dei dati definitivi.

Continua a leggere

Cronache

Casoria, crolla palazzo in via Cavour: il gesto di Domenico salva vite, ma perde tutto

A Casoria crolla un palazzo evacuato poche ore prima grazie all’allarme lanciato da un giovane residente. Nessun ferito, ma famiglie senza casa e rabbia tra i cittadini.

Pubblicato

del

A Domenico Ferraiuolo i ringraziamenti dei residenti ai quali ha salvato la vita forse serviranno a poco. È stato lui, giovane sposo, a lanciare l’allarme che ha consentito di evacuare lo stabile di via Cavour a Casoria, crollato poche ore dopo senza provocare vittime. Un gesto decisivo che ha evitato una tragedia annunciata.

I segnali ignorati e il sopralluogo

Nella giornata precedente al crollo, qualcosa non tornava: le porte degli appartamenti non si chiudevano più correttamente, poi i rumori sordi, i boati. I condomini hanno chiesto un sopralluogo a un ingegnere, che ha riscontrato una forte perdita d’acqua in una profonda cavità alla base del fabbricato. La segnalazione ai vigili del fuoco è stata immediata: la situazione è apparsa subito gravissima.

L’evacuazione e il crollo all’alba

Alle 18.30 di ieri è stata disposta l’evacuazione senza esitazioni di circa venti famiglie. Alcune hanno trovato alloggio in albergo, altre si sono arrangiate con sistemazioni di fortuna. L’area è stata transennata. Alle 4 del mattino si sono avvertiti scricchiolii sinistri, alle 6 il crollo: è venuto giù l’arco di Carmignano, trascinando con sé buona parte dello stabile già evacuato.

Paura, rabbia e accuse

Sul posto si sono radunati i residenti, tra paura e rabbia. C’è chi accusa le istituzioni e chi chiede soluzioni immediate. Le mura rimaste in piedi continuano a cedere e, in via precauzionale, sono stati sgomberati anche alcuni edifici vicini. Senza casa sono rimasti anche i proprietari di animali domestici, recuperati grazie all’aiuto dei residenti e dei vigili del fuoco.

L’intervento dei soccorsi e della Regione

I vigili del fuoco hanno confermato che lo sgombero è avvenuto “fra le proteste dei residenti”, mentre oggi le famiglie hanno ringraziato i pompieri per la tempestiva valutazione che ha salvato vite. Il Comune ha attivato il COC per coordinare assistenza e soccorsi. Sul posto sono arrivati mezzi della Protezione civile regionale e della SMA Campania, con 30 volontari e 3 psicologi dell’emergenza. Inviate anche transenne e due autobotti per il rifornimento idrico.

Le voci dei residenti

“Morirò qua sotto ma non me ne vado. Sono anni che diciamo che le cose non vanno bene”, è lo sfogo di Roberto Maida, che viveva con la famiglia in uno degli appartamenti crollati. La richiesta è una sola: interventi immediati e il ripristino delle abitazioni.

L’eroe senza casa

Resta lo sconforto di Domenico Ferraiuolo. “Sono disoccupato e mi sono sposato da poco. Quella casa l’avevo acquistata con enormi sacrifici miei e della mia famiglia. Ora sono un nullatenente”, racconta. “Mi dicono che ho salvato molte vite, ne sono felice, ma stanotte ho perso tutto. Ho bisogno di aiuto, perché non ho praticamente più niente”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto