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Cultura

Napoletano, una lingua in pericolo di estinzione: l’Università Federico II realizzerà un corso, c’è una legge regionale per tutelarla

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Approvata all’unanimità dal Consiglio regionale della Campania la proposta dei Verdi per la tutela e la promozione della lingua napoletana. Il provvedimento prevede l’istituzione di un comitato scientifico che avrà il compito di individuare le iniziative più consone per valorizzare la lingua napoletana. A fianco del comitato sarà istituito il Centro regionale di documentazione e studi sull’identita’ linguistica e culturale della Campania con la funzione di promuovere iniziative di studio e creare un vocabolario storico, oltre a una audio-videoteca dedicata alla materia. Anche lo scrittore Maurizio de Giovanni, l’attore Mariano Rigillo e i professori Pasquale Scialò e Ermete Ferraro hanno contribuito a mettere a punto il testo della legge. “Questa norma difende uno dei fondamenti dell’identità culturale del nostro territorio – commenta il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli -. La nuova legge permetterà inoltre la creazione di corsi di studio dedicato, anche a livello universitario”. A seguito del via libera al provvedimento, anche il rettore dell’università di Napoli Federico II Gaetano Manfredi ha comunicato al gruppo dei Verdi che “l’ateneo è disponibile a realizzare un corso di lingua napoletana. Un’ulteriore iniziativa – dice Borrelli – che servirà a salvaguardare una lingua che rischia di essere contaminata da slang ed errori tanto ad essere inserita dall’Unesco nell’atlante mondiale delle lingue in pericolo”.

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Cultura

Un altro tesoro emerge dalle viscere di Roma, ai Fori il guerriero Dace

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Non smette di restituire tesori Roma. Dagli scavi di via Alessandrina, gli stessi che qualche mese fa restituirono una statua di Dioniso, ora affiora un busto di un guerriero dell’esercito Dace. Il busto trovato dagli archeologi della Sovrintendenza Capitolina con ogni probabilita’ apparteneva ad una delle circa 60-70 statue di guerrieri Daci che decoravano l’attico del Foro di Traiano, risalente all’inizio del II secolo d.C. Il busto e’ in marmo bianco: il torso e’ alto circa 1,5 metri ed e’ in buono stato di conservazione.

L’esercito di Daci al Foro di Traiano era stato realizzato in marmo ed in particolare il marmo pavonazzetto, il porfido e il marmo bianco, come nel caso di quella ritrovata oggi. “Le meraviglie della Roma antica: gli scavi di via Alessandrina continuano a regalare sorprese. Scoperto un busto grazie all’attento lavoro della Sovrintendenza capitolina. Roma non smette mai di stupire”: cosi’ su Instagram l’entusiasmo della sindaca Virginia Raggi. Gli archeologi della Sovrintendenza Capitolina spiegano che la statua e’ stata rinvenuta “all’interno di un livello di abbandono, successivo ad un crollo da datare al tempo delle demolizioni medievali, presumibilmente nella seconda meta’ del IX secolo d.C”. Un contesto di ritrovamento diverso quindi, da quello della testa di divinita’ rinvenuta lo scorso 24 maggio, che era stata invece intenzionalmente riutilizzata in un muro tardomedievale come materiale da costruzione. Gia’ nel 1998 e nel corso del 2000, analoghi ritrovamenti si erano verificati in occasione degli scavi della piazza del Foro di Traiano e le statue di Daci allora scoperte sono oggi esposte ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali.

A dare il via a questa nuova stagione di scoperte il ritrovamento della statua di Dioniso nel maggio scorso: in marmo bianco, di dimensioni poco maggiori del vero, il volto con i caratteri giovani e femminei, la bocca semiaperta, gli occhi incavati che ne accentuano il pathos. Era stato il direttore dei Musei archeologici e storico-artistici della Sovrintendenza Capitolina Claudio Parisi Presicce a spiegare i tratti iconografici che riconducevano la statua a Dioniso: “Ha una cintura decorata con un fiore tipicamente dionisiaco, il corimbo, e dell’edera. Gli occhi cavi, che probabilmente erano costituiti da pasta vitrea o pietre preziose ce la fanno ricondurre ai primi secoli dell’impero”. Gli scavi in corso a via Alessandrina sono quelli finalizzati al progetto di unificazione dei foro di Traiano, piano finanziato durante l’era di Ignazio Marino con un milione di euro dall’Azerbaigian.

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Cronache

É morto Luciano De Crescenzo, e non è uno scherzo del professor Bellavista: é vero purtroppo

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È morto a Roma, dov’era ricoverato da alcuni giorni per una polmonite, lo scrittore e regista napoletano Luciano De Crescenzo. «Sono stato fortunato». Una frase che riassume lo spirito napoletano e ottimista, positivo e un po’ scanzonato con cui Luciano De Crescenzo ha vissuto, tanto da aver scelto quelle tre parole come titolo della autobiografia che si era regalato l’anno scorso, per i novant’anni.

L’esordio è, nel 1977, con Così parlò Bellavista, pubblicato da Mondadori come tutta la sua opera a seguire. É questo un romanzo destinato a diventare un bestseller. Come lo fu film omonimo, da lui diretto: nel libro fa la sua comparsa il personaggio del professor Bellavista, vice portinaio, che impartisce lezioni di vita (milanese) all’ingegner De Crescenzo. Fin da subito lo scrittore alla vocazione di romanziere affianca con successo quella di divulgatore con opere quali i due volumi de La storia della filosofia greca (1983 e 1986), prima e dopo Socrate, che raggiungono il grande pubblico. Ed è proprio l’affetto dei lettori a non essergli mai mancato in carriera facendo di lui uno degli autori più venduti in Italia e all’estero.

 

De Crescenzo ha scritto una quarantina di opere;è stato tradotto in 21 lingue e ha venduto oltre 14 milioni di copie nel mondo. Tra i suoi titoli più noti: Oi dialogoi (1985), Fosse ’a Madonna! (2012), Garibaldi era comunista (2013) e Stammi felice (2015).

Molto tempo prima dell’autobiografia “Sono stato fortunato” si era raccontato con divertito umorismo in Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo (1989), pure diventato un bestseller.

De Crescenzo è stato anche attore (memorabile nei panni di se stesso nel film di Renzo Arbore FF.SS. – Cioè: «…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?», 1983), regista (di Così parlò Bellavista, 1984, Il mistero di Bellavista, 1985, e altri) e sceneggiatore ( tra cui Il pap’occhio, 1980). Tornando alla carriera di scrittore con il volume Non parlare, baciami (2016) aveva trovato una sintonia con i giovani, un canale per parlare ai ragazzi di amore e filosofia con le frasi del libro condivise sui social o diventate hashtag.

Con l’ultimo lavoro, Napolitudine (2019) firmato con un altro partenopeo doc, Alessandro Siani, De Crescenzo, irresistibile istrione, inventa il modo, seduto al tavolino di un bar della Capitale, di catturare l’attenzioni dei giovanissimi, una scolaresca di bambini in gita. In quelle pagine, per raccontare il profondo rapporto con la città natale De Crescenzo, che viveva Roma, scriveva: «A me Napoli manca sempre, persino quando sono lì!». Ora sarà lui a mancare, e non solo ai napoletani.

“Esprimo il cordoglio profondo mio personale e della città di Napoli per la fine terrena del grande Luciano De Crescenzo, uomo di immensa  cultura che ha saputo interpretare al meglio l’anima del popolo napoletano. Persona di estrema intelligenza, enorme cultura e di una naturale simpatia tutta partenopea. Luciano mancherà molto a Napoli e alla sua gente, lo ricorderemo tutti con immenso affetto e gratitudine”. É stato questo il messaggio di cordoglio del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris appena appresa la notizia della scomparsa dello scrittore.

 

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Cultura

A Capodimonte team esperti per accelerare Grande Progetto

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Per un piu’ rapido ed efficace utilizzo delle risorse disponibili per il Grande Progetto di valorizzazione del Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, sara’ possibile un rafforzamento della struttura di gestione del Grande Progetto, con il possibile impiego di professionalita’ qualificate per il supporto alla progettazione e realizzazione. Il team di esperti sara’ individuato dal Mibac. E’ quanto emerso dall’incontro tra segretario generale del Ministero per i beni e le attivita’ culturali, Giovanni Panebianco e il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger, per approfondire contenuti e modalita’ attuative del progetto. Nella riunione, informano dal Mibac, e’ stato fatto il punto sul complesso dei processi avviati e da avviare le valutazioni si sono soffermate, in particolare, sul Campus e realizzazione cabinet delle porcellane.

Il direttore del mueso di Capodimonte. Sylvain Bellenger in una foto di Mario Laporta/KONTROLAB

Hanno partecipato alla riunione, oltre all’architetto Dora Di Francesco dell’autorita’ di Gestione PON-FESR-FSC, anche qualificati funzionari del Ministero e del Museo. “Il grande progetto di Capodimonte”, finanziato nell’ambito del “Piano strategico Grandi Progetti Beni Culturali – annualita’ 2020”, si inserisce in un piu’ ampio programma di interventi finalizzati a trasformare il complesso di Capodimonte in un “Campus Culturale” unico in Europa, capace di coniugare arte, storia, architettura, design, natura, spettacoli ed esecuzioni artistiche, ristoro e svago. Un intervento di grande valenza strategica, che integra le risorse nazionali e comunitarie gia’ destinate a Capodimonte, per un valore complessivo di 104 milioni di euro. Il Progetto consentira’ di potenziare l’offerta culturale e l’attrattivita’ di Capodimonte, ampliandone numero e qualita’ dei servizi, sia per i visitatori che per la comunita’ residenziale, a partire dai quartieri limitrofi di Sanita’, Miano, Stella, San Carlo all’Arena e Scampia, attraverso iniziative di promozione, divulgazione e coinvolgimento attivo che contribuiranno a qualificare il Progetto, anche in relazione alla sua importante connotazione sociale.

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