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M5S, De Vito lascia il Movimento: troppe capriole ideologiche

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“ll mio percorso nel M5S finisce qui. Dopo 9 lunghi anni, intensi, importanti, decido di uscirne”.Lo annuncia su facebook Marcello De Vito, Presidente dell’ Assemblea Capitolina. “Il motivo e’ che non avverto piu’ alcun senso di appartenenza. Non riesco piu’ a dire alle persone ‘Noi del Movimento 5 Stelle…’. E questo per me e’ difficile da superare, impossibile direi”.

“Questo – scrive De vito sui Fb – e’ il risultato delle tante “capriole ideologiche” degli ultimi due anni. Mi riferisco al “mai col PD” di fine luglio 2019, poi smentito nel mese successivo con la nascita del governo giallorosso; alla mancata sostituzione del capo politico dimessosi a gennaio 2019 nel termine previsto di 30 giorni; al “reggente aeterno” Vito Crimi che non ha voluto capire che il suo doveva essere un ruolo con una funzione limitata nel tempo (Demurtas docet); mi riferisco agli stati generali rinviati all’infinito con la motivazione del Covid; allo smantellamento di due totem, come il divieto di alleanze ed il vincolo dei due mandati, in 24 ore con una votazione agostana senza alcun vero dibattito”. ” Mi riferisco – prosegue – alla battaglia tra Conte e Casaleggio/Rousseau per “il possesso” dei dati degli iscritti, trattati come oggetti, come il vero oro, il “mio tesssoro” come diveva Gollum nel noto film; mi riferisco al fatto che ormai quello che era il movimento della partecipazione dal basso appare uno strumento in mano a pochi, piu’ sensibili ai sondaggi ed ai loro destini personali che all’attuazione dei principi statutari. Mi riferisco a quel… “ormai siamo nel campo progressista” cui io rispondo: “buon campo progressista a tutti voi”. “Mi riferisco al ben noto video di questo sedicente “Elevato”. A tutto c’e’ un limite. Ringrazio le quasi 7000 persone che hanno scritto il mio nome sulla scheda il 4 giugno 2016, conferendomi quel mandato che onorero’ sino alla fine come ritengo di aver svolto sino ad oggi, con conoscenza della macchina amministrativa, del territorio, della sua politica. A breve – conclude – formalizzero’ la mia uscita dal gruppo consiliare, come ho fatto con il MoVimento 5 Stelle, volontariamente e non da espulso. Prosegue il mio impegno politico. Guardo avanti con forza, determinazione e fiducia”.

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Don Alfonso Iaccarino, l’emozione per la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione

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“Sono talmente emozionato che mi trema la voce: tutta la mia vita è stata dedicata alla consacrazione del cibo sano”. Con queste parole, Alfonso Iaccarino, il decano dell’arte culinaria e patron del pluristellato relais “Don Alfonso 1890” di Sant’Agata sui Due Golfi, ha espresso la sua emozione nel ricevere la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione al Suor Orsola Benincasa.

In una gremita Sala degli Angeli, lo chef, visibilmente commosso, ha ricevuto la pergamena dal rettore Lucio d’Alessandro. A tenere la laudatio, gli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola, condirettori del “Mediterranean Diet Virtual Museum”, e la pedagogista Margherita Musello, promotori della proclamazione.

Alfonso Iaccarino, sostenitore da oltre mezzo secolo dell’alimentazione biologica e vero professor della Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco dal 2010, ha promosso la cultura enogastronomica italiana e la cultura d’impresa sostenibile in tutti i continenti, contribuendo alla crescita del soft power dell’Italia nel mondo.

Con la sua filosofia eco-culinaria, praticata anche nella sua azienda agricola “Le Peracciole” a Punta Campanella, Iaccarino svolge il ruolo di ambasciatore della cucina mediterranea nel mondo. Durante la sua lectio magistralis, intitolata “La cucina del cuore fra terra, cibo e anima” (pubblicata nel 2010 da Mondadori), il neo dottore ha dichiarato: “Sono felice quando il mio cibo, attraverso il sapore, si fa ambasciatore del mio concetto di vita, che è equilibrio, pace, armonia. La cucina, come la musica, è un linguaggio universale”.

Un riconoscimento speciale è andato anche a Livia Iaccarino, cofondatrice del relais col marito Alfonso. A lei è stato conferito il “Calamaio d’argento”, un’onorificenza accademica che simboleggia la capacità di diffondere nel mondo prestigio e cultura.

L’onore conferito ad Alfonso Iaccarino al Suor Orsola Benincasa non solo celebra i suoi successi e il suo impegno nel promuovere la cucina sana e sostenibile, ma riconosce anche il suo ruolo fondamentale nel diffondere la cultura enogastronomica italiana nel mondo. La sua visione etica della ristorazione come impresa green continua a ispirare e a influenzare chef e appassionati di cucina a livello globale.

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Lo chef Massimo Bottura: con l’intelligenza Artificiale si potrà replicare una ottima pizza napoletana

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Massimo Bottura, celebre chef dell’Osteria Francescana di Modena, ha recentemente fatto un’affermazione audace durante un’intervista con Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn. Nel podcast “Possible”, Bottura ha sostenuto che la pizza napoletana può essere replicata perfettamente a Modena come nella Repubblica Ceca grazie all’intelligenza artificiale.

Secondo Bottura, l’uso della tecnologia permetterebbe di ottenere una pizza napoletana perfetta in qualsiasi parte del mondo. “C’è un’incredibile azienda chiamata ItalPizza che fa la pizza. Fare la pizza è un esercizio molto complesso. Ma se hai una macchina, con approccio freddo a tutto quel che fai, se sei alla ricerca della perfezione per la qualità del pomodoro, dell’olio extravergine d’oliva, dell’origano, e poi l’impasto alla giusta temperatura, puoi fare una pizza uguale a Modena o nella Repubblica Ceca. La macchina elimina gli errori umani quotidiani e lo chef può concentrarsi su nuove creazioni”.

Bottura teorizza la separazione dell’atto creativo, spettante all’intelligenza umana, da quello realizzativo, affidato all’intelligenza artificiale. Questo approccio, secondo lui, libererebbe gli chef dalla ripetitività, permettendo loro di focalizzarsi sull’innovazione.

Tuttavia, questa visione non tiene conto di un particolare cruciale: il riconoscimento dell’arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano come parte del patrimonio immateriale dell’UNESCO. Non si tratta solo del prodotto finale, la pizza, ma delle pratiche tradizionali tramandate di generazione in generazione. Queste includono la lavorazione dell’impasto, la gestualità della stesura del panetto, la messa a dimora nel forno con l’apposita pala e il sapiente spostamento nel forno stesso.

Privare la pizza napoletana della liturgia che ne accompagna la preparazione significa profanarne la sacralità. L’UNESCO ha riconosciuto come uniche e non replicabili da chiunque queste pratiche artigianali.

L’argomentazione di Bottura potrebbe ritorcersi contro di lui. La cucina, e in particolare l’alta cucina, non può essere paragonata a una catena di montaggio. I clienti che si recano in un ristorante stellato cercano un’esperienza unica e personale. La presenza dello chef in cucina è spesso considerata un valore aggiunto, poiché ogni artigiano del cibo ha una sua manualità, uno stile riconoscibile.

Infine, molte grandi creazioni gastronomiche sono nate da errori. Un esempio emblematico è il soufflé al limone de La Caravella di Amalfi, realizzato senza aggiunta di farina per una disattenzione della chef. Questo piatto, ribattezzato “il sole nel piatto” dal premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo, celebra le imperfezioni e la creatività spontanea.

Sia lode dunque alle imperfezioni e alla manualità degli artigiani del cibo. La tecnologia può sicuramente supportare la cucina, ma non potrà mai sostituire l’arte e la tradizione che rendono unica la pizza napoletana.

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Esteri

Niger: principale miniera uranio torna sotto controllo pubblico

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Il Niger ha confermato che una delle più grandi miniere di uranio del mondo è tornata sotto il controllo pubblico, dopo aver revocato la licenza di esercizio al produttore francese di combustibile nucleare Orano. La settimana scorsa la società ha dichiarato di essere stata esclusa dalla miniera di Imouraren nel nord del Niger, con una mossa che ha evidenziato le tensioni tra la Francia e i governanti militari del Paese dell’Africa occidentale.

Il governo ha rilasciato una dichiarazione ieri sera in cui afferma che il sito di Imouraren è tornato “di dominio pubblico dello Stato”, giustificando la revoca della licenza affermando che Orano “non ha mai onorato i suoi impegni” nonostante due “avvisi formali” consegnati dal Ministero delle Miniere nel febbraio 2022 e nel marzo di quest’anno. Orano ha dichiarato giovedì di aver “preso atto” del ritiro della licenza alla sua controllata Imouraren Sa. La mossa è avvenuta nonostante la recente ripresa delle “attività” nel sito realizzata in linea con i desideri del governo, secondo Orano. La società ha aggiunto di essere “disposta a mantenere aperti tutti i canali di comunicazione” con le autorità, riservandosi il diritto di contestare la decisione nei tribunali nazionali o internazionali.

La miniera di Imouraren contiene circa 200.000 tonnellate di uranio, utilizzato per l’energia nucleare e le armi. Ma lo sviluppo è stato congelato dopo il crollo dei prezzi mondiali dell’uranio in seguito al disastro nucleare di Fukushima del 2011 in Giappone. I governanti militari del Niger hanno promesso di rivedere le concessioni minerarie nel Paese da quando hanno preso il potere con un colpo di Stato nel luglio del 2023, come parte della loro attenzione alla sovranità nazionale.

Hanno anche rotto i legami con la Francia, ex potenza coloniale e partner tradizionale, e si sono rivolti alla Russia che sta cercando di estendere la sua influenza nella regione. Secondo i dati dell’organizzazione atomica Euratom, nel 2022 il Niger rappresentava circa un quarto dell’uranio naturale fornito alle centrali nucleari europee.

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