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Lula, la fenice in corsa per il terzo mandato

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Molti lo avevano dato per spacciato quando e’ finito dietro le sbarre per 18 mesi con l’accusa di corruzione. Ma Luiz Inacio Lula da Silva e’ risorto dalle sue ceneri ed e’ pronto a dare una nuova svolta a sinistra al Brasile. L’obiettivo e’ riconquistare a 76 anni e per la terza volta la presidenza del Paese alle elezioni di domenica, dove e’ favorito contro l’attuale capo di Stato e acerrimo nemico ideologico Jair Bolsonaro. Primo presidente di sinistra, il primo operaio e primo senza un diploma universitario a raggiungere la massima carica dello Stato, Lula e’ stato eletto per la prima volta alla guida del Paese nel 2002 e riconfermato nel 2006. Idealista ma pragmatico, durante il suo governo ha strappato alla fame milioni di persone con il programma di sovvenzioni ‘Bolsa Familia’, diventando uno dei leader latinoamericani piu’ popolari. Per conquistare il terzo mandato, Lula punta sulla nostalgia dei suoi governi, promettendo di “prendersi cura del popolo” ripetendo l’impresa di debellare la fame che attanaglia il Paese. Nato il 27 ottobre 1945 a Caetes, nello stato del Pernambuco (nord-est), figlio di un contadino analfabeta, Lula e’ cresciuto in una famiglia povera, iniziando a lavorare a 12 anni. Nel 1964, dopo aver perso un dito mentre lavorava in fabbrica, ha cominciato a interessarsi di attivita’ sindacale e nel 1978 e’ stato eletto presidente del sindacato dei lavoratori dell’acciaio. Due anni dopo, nel pieno della dittatura militare, ha contribuito a fondare il Partito dei lavoratori (Pt), movimento di sinistra a cui appartiene anche l’ex presidente Dilma Rousseff. Appassionato di calcio e telenovelas, ha sposato a maggio scorso la sociologa Rosangela ‘Janja’ da Silva, di 21 anni piu’ giovane di lui, dopo aver perso la moglie Marisa Leticia Rocco, deceduta nel 2017. Le origini operaie hanno reso Lula un fenomeno di massa. Ma oggi non attira piu’ le folle di un tempo, soprattutto per via degli scandali di corruzione per i quali e’ stato condannato due volte e ha trascorso un anno e mezzo in prigione tra il 2018 e il 2019, fatto che gli ha impedito di candidarsi alle elezioni di quattro anni fa. Un anno dopo, la Corte Suprema ha annullato le sentenze rimettendo in liberta’ Lula, restituendogli i diritti politici e rimettendolo definitivamente in pista.

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Usa condannano gli incontri di Dodik con Putin e Lukashenko

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L’amministrazione americana ha condannato gli incontri avuti nei giorni scorsi dal leader serbo-bosniaco Milorad Dodik con i presidenti russo e bielorusso Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko, nel corso di visite a Kazan e Minsk. “Tali visite sono gli ultimi di una serie di esempi che mostrano quanto Milorad Dodik sia isolato dalla comunità euro-atlantica”, ha riferito in una nota il Dipartimento di Stato.

“Gli Stati uniti – ha aggiunto – sono al fianco di tutto il popolo della Bosnia-Erzegovina e sostengono il futuro sicuro e prospero di quel Paese nella comunità euro-atlantica”.

Nella nota del Dipartimento di Stato – ripresa dai media a Sarajevo – si afferma al tempo stesso che “riterremo responsabili anche gli individui e le istituzioni che minacciano la stabilità e la sicurezza della Bosnia-Erzegovina”. Critiche agli incontri di Dodik con Putin e Lukashenko sono giunte anche dalla rappresentanza Ue a Sarajevo, secondo cui tali visite “non sono in linea con il percorso europeo della Bosnia-Erzegovina”.

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Media opposizione: sono circa 80.000 i russi morti in Ucraina

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Sarebbero circa 80.000 i soldati russi morti nei due anni di conflitto in Ucraina, secondo uno studio realizzato dalle testate dell’opposizione Meduza e Mediazona. Almeno 75.000 risultano deceduti fino alla fine del 2023, ma se si suppone che durante l’offensiva per conquistare Avdiivka, dall’inizio dell’anno, le perdite siano state almeno le stesse dell’ultimo trimestre del 2023, i morti sarebbero 83.000, affermano le due testate.

Almeno 20.000 caduti sarebbero ex detenuti che hanno ottenuto l’amnistia a condizione che si arruolassero nelle forze armate per andare a combattere. I calcoli sono stati fatti sulla base dei dati del registro per le eredità, quelli dell’istituto statistico nazionale Rostat e di una lista di caduti che Mediaziona tiene aggiornata in collaborazione con il servizio russo della Bbc. Una decina di giorni fa lo Stato maggiore delle forze armate ucarine affermava che i russi caduti erano 400.000. I dati relativi ai propri morti e feriti non vengono pubblicati né da Mosca né da Kiev, trattandosi di un segreto militare.

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007 Gb, 350mila soldati russi morti o feriti in 2 anni

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Secondo il report quotidiano dell’intelligence militare britannica su X, durante i due anni di guerra in Ucraina le perdite russe sono pari e in molti casi superiori al numero di soldati inviati sul campo nei primi giorni dell’invasione: 350.000 militari russi sono rimasti uccisi o feriti dal 24 febbraio 2022 a oggi. Tuttavia, Mosca è riuscita a recuperare le perdite. “L’esercito russo in Ucraina è attualmente più numeroso rispetto al 2022. I russi sono in grado di continuare gli attacchi in prima linea e applicare la strategia di logoramento per esaurire le forze ucraine”, hanno affermato i servizi britannici.

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