Collegati con noi

In Evidenza

Nordio: i sindaci brinderanno dopo lo stop all’abuso d’ufficio

Pubblicato

del

“Penso che la grandissima parte degli amministratori, che magari hanno votato contro (l’abolizione dell’abuso d’ufficio, ndr) in ossequio a un ordine di scuderia, siano contenti e magari quando mercoledì sarà approvata questa riforma, apriranno una bottiglia di spumante”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, riferendosi al disegno all’esame della Camera che contiene anche lo stop all’abuso d’ufficio. Nordio l’ha detto nell’intervento fatto ieri e diffuso oggi alla cena privata del ‘Forum in masseria’, che si è svolta nella tenuta di Bruno Vespa a Manduria.

“Ho proposto l’abrogazione dell’abuso di ufficio – spiega Nordio – perché i dati in nostro possesso ci dicono che, su circa 5000 procedimenti pendenti, in un anno le condanne si contano sulle dita di una mano, peraltro condanne collegate con reati connessi. È un reato evanescente che serve soltanto a intimidire i pubblici amministratori”. Secondo il ministro, la conseguenza per gli amministratori è che la loro “carriera politica e la vita stessa sono travolte con danni irreparabili alla reputazione” e ciò deriva dall’invio dell’informazione di garanzia che “diventa uno strumento politico di neutralizzazione dell’avversario che non riesce a eliminare attraverso l’ordinaria competizione elettorale”.

Advertisement

Esteri

Donne d’Islanda, la forza geopolitica di una piccola isola

Nell’analisi di Angelo Turco, l’Islanda dimostra come un piccolo Stato possa esercitare autorevolezza internazionale attraverso la diplomazia e la difesa della sovranità. Al centro, il ruolo di Kristrún Frostadóttir e Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir, la posizione strategica nel GIUK Gap e la legittimità come risorsa politica.

Pubblicato

del

C’è una piccola isola, sperduta nell’Atlantico settentrionale, che sta impartendo qualche lezione di dignità diplomatica alle grandi potenze. È l’Islanda, circa 400.000 abitanti, senza esercito permanente, ma con una posizione geografica di straordinaria importanza strategica. E a incarnare questa singolare centralità geopolitica sono oggi soprattutto due donne: la Prima ministra Kristrún Frostadóttir (nella foto Imagoeconomica in evidenza) e la ministra degli Esteri Þorgerður Katrín Gunnarsdóttir.

La replica alle Nazioni Unite

La prima scena si svolge alle Nazioni Unite. Benjamin Netanyahu, di fronte ai delegati che abbandonano l’Assemblea in segno di protesta contro la guerra a Gaza, li apostrofa come «codardi morali». La risposta arriva dalla ministra islandese: codardi morali sono piuttosto quei dirigenti che rifiutano di negoziare una pace giusta e duratura, impediscono l’accesso degli aiuti umanitari e calpestano ripetutamente il diritto internazionale. Una replica che rovescia il dispositivo retorico di Netanyahu, restituendo alle parole il loro significato morale e politico. Non è soltanto una presa di posizione sulla Palestina: è una rivendicazione della funzione del diritto contro la pretesa della forza di stabilire autonomamente ciò che è giusto.

Reykjavík e la difesa della sovranità

La seconda scena si svolge a Reykjavík, il 6 ottobre. Stavolta l’interlocutore è Marco Rubio, segretario di Stato americano. Sul tavolo c’è la sicurezza dell’Atlantico settentrionale, ma aleggia un precedente imbarazzante. Anzi, una sequenza di episodi. Poco dopo la sua elezione, nel novembre 2024, Trump avrebbe suggerito all’allora Primo ministro islandese di considerare l’annessione agli Stati Uniti. Nel gennaio 2026, Billy Long, designato ambasciatore americano a Reykjavík, scherza sull’Islanda come futuro 52° Stato dell’Unione, con lui stesso nel ruolo di governatore. Infine, nel settembre scorso, Trump pubblica su Truth Social una carta nella quale l’intero Nord America, compresi Canada, Messico, Groenlandia e Islanda, appare ricoperto dalla bandiera americana. La Prima ministra Frostadóttir reagisce duramente: non c’è niente di divertente o normale nel prendersi gioco della sovranità degli Stati. La ministra degli Esteri convoca l’ambasciatore americano e, incontrando Rubio, torna sull’argomento. Il segretario di Stato evita di commentare i post presidenziali. Reykjavík, invece, ribadisce che la cooperazione non equivale alla subordinazione.

Il ruolo strategico del GIUK Gap

Ma è la geografia a rendere particolarmente significativo questo confronto. L’Islanda occupa una posizione cruciale tra Groenlandia, Regno Unito e Scandinavia, nel sistema di passaggi marittimi attraverso cui le forze navali russe possono proiettarsi dall’Artico verso l’Atlantico. Il cosiddetto GIUK Gap costituisce da decenni uno dei dispositivi fondamentali della sicurezza euroatlantica. L’isola non è dunque una periferia del mondo, ma una cerniera strategica tra spazi oceanici, sistemi militari e interessi globali.

Tra geopolitica fattuale e geopolitica mediale

Qui emerge il paradosso islandese. Da un lato, la «geopolitica fattuale». Ecco dunque la riaffermazione dell’autonomia nazionale, testimoniata anche dal referendum del 29 agosto scorso, quando il 52,8% degli elettori ha respinto la ripresa dei negoziati di adesione all’Unione Europea, senza per questo rinunciare alla cooperazione con Bruxelles. Ed ecco la pressione militare russa, concreta e strutturale, con navi e sottomarini impegnati in attività di ricognizione, anche intorno ai cavi sottomarini delle comunicazioni. Dall’altro, la «geopolitica mediale» americana, nella quale carte, dichiarazioni e provocazioni presidenziali trasformano simbolicamente territori sovrani in oggetti di appropriazione. Quella russa e quella statunitense sono due forme profondamente differenti di pressione, che tuttavia convergono nel mettere alla prova l’autonomia dell’isola.

La legittimità come risorsa politica

Emerge qui la lezione delle donne d’Islanda. La loro forza non consiste nel contrapporre una potenza militare a un’altra, ma nel valorizzare una risorsa politica spesso sottovalutata: la legittimità. La piccola dimensione territoriale non impedisce di esercitare un’autorevolezza internazionale, purché si sappia trasformare la propria posizione geografica in capacità diplomatica.

In un mondo dove i grandi Stati sembrano talvolta confondere la potenza con il diritto, l’Islanda ricorda che la centralità geopolitica non dipende soltanto dalla grandezza di un territorio, ma anche dalla capacità di difenderne il significato politico.

Continua a leggere

In Evidenza

Vasco Rossi, dottorato a Salerno: «Prima di parlare, ascoltare»

L’Università di Salerno ha conferito a Vasco Rossi il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione. Nella lectio al campus di Fisciano, il rocker ha riflettuto sulla responsabilità delle parole, sul ruolo sociale delle canzoni e sull’importanza dell’ascolto nell’epoca dei social, tra ironia e applausi degli studenti.

Pubblicato

del

«Prima di parlare bisognerebbe imparare ad ascoltare». Vasco Rossi porta all’Università di Salerno una riflessione sul potere delle parole, sulla musica e sulla responsabilità di chi comunica. Il rocker ha ricevuto il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione, alternando nella sua lectio magistralis ironia, emozione e richiami alla tolleranza.

La cerimonia si è svolta il 7 ottobre nell’aula magna “Vincenzo Buonocore” del campus di Fisciano, dove Vasco è stato accolto dal rettore Virgilio D’Antonio. Il riconoscimento premia un percorso artistico capace di interpretare sensibilità e inquietudini di generazioni diverse, costruendo un rapporto con il pubblico che va oltre la musica.

L’ironia sul dottorato: «Continuerò a fare concerti»

«Un dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione… per me? Questa proprio non me l’aspettavo», scherza Vasco all’inizio dell’intervento.

Poi gioca sul nuovo titolo: «Dottorato significa che potrei anche insegnare, ma tranquillizzo subito i miei affezionati detrattori: continuerò a fare concerti».

Le battute accompagnano un’emozione dichiarata davanti alla comunità universitaria. Il conferimento del dottorato honoris causa è un riconoscimento accademico e non comporta, di per sé, l’attribuzione di un incarico di professore.

Essere Vasco, una responsabilità verso il pubblico

«Essere Vasco Rossi? La risposta breve è: una grande responsabilità», racconta l’artista.

Una responsabilità che collega alla necessità di restare fedele a se stesso, senza modificare la propria identità per ottenere approvazione. Le canzoni nascono da un’esperienza personale, ma quando raggiungono il pubblico assumono significati che appartengono anche a chi le ascolta.

È in questa relazione che Vasco colloca il legame tra musica, politica e comunicazione: materie che, spiega, non ha studiato sui libri, ma ha vissuto, subito e talvolta provocato attraverso il proprio lavoro.

La canzone come messaggio che attraversa la società

«Una canzone non è soltanto una canzone. È un messaggio che viaggia senza ufficio stampa», afferma.

La musica, nella sua riflessione, raggiunge le persone attraverso emozioni, ricordi e domande. Può dare voce a un disagio prima che questo trovi le parole per diventare una richiesta collettiva.

Anche la politica viene descritta in una dimensione più ampia di quella istituzionale: «È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini».

Vasco precisa che una canzone non sostituisce l’impegno politico o civile. Può però preparare il terreno, rendere riconoscibile un problema e mettere in discussione ciò che sembra inevitabile.

Il potere delle parole nell’epoca dei social

Un passaggio centrale riguarda la responsabilità del linguaggio. Le parole possono manipolare, costruire nemici e alimentare paure, ma possono anche aiutare chi non riesce a farsi sentire e difendere inclusione e tolleranza.

«Ogni parola costruisce un clima», sottolinea Vasco. Un clima che può favorire odio o confronto, rassegnazione o volontà di reagire.

Nell’epoca dei social e degli algoritmi, l’artista osserva che «siamo tutti con il microfono acceso». Da qui l’invito ad ascoltare prima di intervenire: «Avere più microfoni non significa avere più chiarezza».

Il voto unanime e il richiamo ai pregiudizi

Vasco torna all’ironia quando ricorda di avere saputo che il conferimento era stato approvato all’unanimità: «A me? Che sono sempre stato considerato divisivo…».

Richiama poi la falsa attribuzione di dichiarazioni offensive verso il Sud e ringrazia l’ateneo per avere guardato oltre etichette e pregiudizi.

Il passaggio diventa anche una distinzione tra critica e menzogna: di fronte alle falsità diffuse per infamare, afferma, si può ricorrere alla querela.

Applausi e cori sulle note di “Vita spericolata”

Al termine della lectio, la platea si alza tra applausi e cori. Fuori dall’aula, gli studenti accompagnano la conclusione della cerimonia sulle note di “Vita spericolata”.

«Vedervi qui, tutti in toga, e ricevere questo riconoscimento in quest’aula magna mi emoziona davvero», dice Vasco.

Il saluto conserva il tono dell’intervento: «Grazie, cari colleghi professori… da oggi sono un prof anch’io. Tranquilli: non darò voti. Al massimo chiederò il bis».

(Le foto del servizio sono tratte dal profilo Facebook dell’Università che ringraziamo)

Continua a leggere

Economia

SpaceX cerca 40 miliardi per i chip Nvidia: Apollo guida il piano

SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per un maxi acquisto di chip Nvidia: 10 miliardi attraverso prestiti bancari e 30 miliardi con debito investment grade. Apollo dovrebbe coordinare l’operazione, mentre Pimco è tra i soggetti in trattativa. La chiusura è prevista nel 2027, ma l’accordo non è ancora concluso.

Pubblicato

del

SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvidia e rafforzare le proprie infrastrutture di intelligenza artificiale. Il gruppo guidato da Elon Musk sta trattando un finanziamento che combinerebbe prestiti bancari e debito destinato agli investitori istituzionali, con Apollo Global Management attesa alla guida dell’operazione.

Il piano prevede circa 10 miliardi di dollari di prestiti bancari e 30 miliardi di debito investment grade. Tra i soggetti in trattativa figura Pimco, uno dei maggiori gestori obbligazionari mondiali. La chiusura è prevista nel 2027, ma l’accordo non risulta ancora concluso.

Un maxi finanziamento per la potenza di calcolo

L’obiettivo è sostenere un grande ordine di semiconduttori Nvidia, necessari per ampliare la capacità di elaborazione utilizzata nei progetti di intelligenza artificiale.

Il piano evidenzia le dimensioni finanziarie della corsa all’IA: lo sviluppo dei modelli richiede investimenti ingenti in processori, reti, data center e infrastrutture energetiche.

Per SpaceX, il ricorso al debito consentirebbe di finanziare gli acquisti senza effettuare una nuova raccolta di capitale azionario. Comporterebbe però maggiori obblighi di rimborso e oneri finanziari.

Il ruolo di Apollo e le trattative con Pimco

Apollo dovrebbe coordinare il finanziamento e contribuire a collocare il debito presso una platea ampia di investitori.

Pimco sarebbe tra i soggetti coinvolti nei negoziati. La partecipazione e gli importi definitivi restano da stabilire, insieme alle condizioni economiche dell’operazione.

Apollo e Pimco non hanno commentato le trattative. SpaceX e Nvidia non hanno fornito una risposta immediata alle richieste di chiarimento riportate negli aggiornamenti disponibili.

Il rating BBB e gli investitori istituzionali

Il rating BBB di SpaceX colloca il debito nella categoria investment grade, il livello considerato di qualità creditizia superiore a quella speculativa.

Questa classificazione può favorire l’interesse di compagnie assicurative e fondi pensione, i cui mandati spesso limitano l’esposizione ai titoli con rating più basso.

Il giudizio creditizio, tuttavia, non elimina i rischi: la sostenibilità del finanziamento dipenderà anche dai flussi di cassa, dalle condizioni del debito e dal rendimento degli investimenti.

Musk punta sulla piattaforma Vera Rubin

Il progetto rafforzerebbe il rapporto tra SpaceX e Nvidia, dopo la scelta indicata da Musk di basare le infrastrutture di intelligenza artificiale sulla tecnologia del gruppo californiano.

Durante la presentazione dei risultati di agosto, Musk ha espresso una preferenza per Vera Rubin, la nuova architettura Nvidia destinata al calcolo avanzato e all’IA.

Per Nvidia, un ordine di queste dimensioni rappresenterebbe un ulteriore consolidamento della propria posizione nel mercato degli acceleratori per l’intelligenza artificiale, mentre cresce la concorrenza di altri produttori e delle soluzioni sviluppate dai grandi gruppi tecnologici.

Dopo l’Ipo, altri investimenti finanziati a debito

SpaceX ha completato a giugno un’offerta pubblica iniziale da circa 86 miliardi di dollari. Nello stesso mese ha emesso 25 miliardi di dollari di obbligazioni senior non garantite, articolate in cinque scadenze.

Il nuovo piano da 40 miliardi si aggiungerebbe quindi a una raccolta finanziaria già molto consistente.

Dopo il collocamento obbligazionario, i titoli di debito hanno subito pressioni legate alle preoccupazioni per l’indebitamento e gli elevati investimenti. La capacità di trasformare la nuova potenza di calcolo in ricavi e liquidità resta un elemento centrale per la valutazione del progetto.

Un accordo ancora da definire

La struttura prospettata segnala l’ambizione di SpaceX nell’intelligenza artificiale, ma restano aperti i dettagli del finanziamento e dell’ordine di chip.

Tempi di consegna, condizioni del debito e utilizzo delle infrastrutture saranno determinanti per misurare gli effetti dell’operazione. I 40 miliardi rappresentano un obiettivo di raccolta in trattativa, non un finanziamento già ottenuto.

Continua a leggere
errore: Contenuto Protetto