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I Sentieri del Bello

L’amore per la natura, una via per essere felici

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“In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca”.
Nelle parole di John Muir, autore che ho già citato in passato (https://www.juorno.it/ritornare-alle-origini-per-riscoprire-il-benessere/), traspare tutta la potenza della natura e la sua capacità intrinseca di generare benessere, della quale non possiamo fare a meno: come un bambino dipende da sua madre, gli esseri umani sono sempre dipesi dalla natura per la loro sopravvivenza. 

Provate a recarvi in un luogo naturale, un bosco per esempio. Prima di addentrarvi, provate ad alleggerire il vostro cuore e la vostra mente, focalizzando la vostra attenzione sul respiro e sul momento che state vivendo. Dedicate qualche minuto alla preparazione del vostro mindset. Vi assicuro che l’esperienza che vivrete sarà entusiasmante. Aprite i vostri sensi con curiosità e con sguardo aperto attivata una forma di attenzione involontaria (o soft fascination) che, diversamente da quella volontaria o diretta (che sperimentiamo quando siamo in città o quando siamo concentrati su qualcosa per esempio), non richiede uno sforzo cosciente e quindi consente alla mente di vagare, ripristinando così la capacità di pensare in modo lucido. Ecco, entrate quindi in profonda connessione con tutto ciò che è attorno a voi. 

Stare in un ambiente naturale ci procura benessere, ci fa sentire a nostro agio, dà un grosso beneficio a livello emotivo e fisico. Questa idea che il contatto con la natura sia un’esigenza imprescindibile per l’essere umano prende il nome di biofilia, dal greco “amore per la vita”. Insomma abbiamo “impresso” nei geni un legame istintivo con la natura e con gli organismi viventi con cui condividiamo il nostro pianeta.

Un concetto questo introdotto da Erich Fromm negli anni ’60 e ripreso da Edward O. Wilson negli anni ’80 del secolo scorso. Secondo questa teoria, le persone hanno un’affinità, anche emotiva, intrinseca con la natura, sviluppata nel corso dell’evoluzione e poiché abbiamo trascorso la maggior parte della nostra storia evolutiva nella natura prima di iniziare a formare delle comunità o costruire città, noi proviamo un amore innato per i paesaggi naturali. La natura, quindi, avrebbe la capacità di affascinare l’essere umano, permettendogli di riposarsi e rigenerarsi mentalmente. È sufficiente immergersi in un ambiente biofilico, adatto per stimolare l’amore per la Natura, per sentirci subito meglio. Oggi tale concetto viene utilizzato anche per modificare gli ambienti artificiali e renderli il più possibile naturali. Si parla proprio biophilic design (progettazione biofilica).


Il nostro amore per la natura quindi pare essere innato, ma non istintivo. E quindi va coltivato, studiato, alimentato da un sapere che è naturale, ma anche culturale. La questione ce la spiega meglio Giuseppe Barbiero, docente di biologia e di ecopsicologia, nonché direttore del Laboratorio di Ecologia Affettiva all’Università della Valle d’Aosta.  E’ venuto ad Ischia un paio di anni fa nell’ambito della seconda edizione del Festival della Natura, organizzato dalla sezione isolana del CAI (Club Alpino Italiano). Nel suo intervento lo studioso evidenziò come la biofilia sia un concetto eco-psicologico e quindi con due accezioni: psicologica ed ecologica. La prima è stata introdotta, come accennavo prima, dallo psicologo Erich Fromm nel 1964; la seconda dall’ecologo E.O. Wilson nel 1984. Fromm usa il termine biofilia per descrivere l’orientamento psicologico ad essere attratti da tutto ciò che è vivo e vitale. Wilson usa il termine per descrivere il tratto evoluzionisticamente adattivo dell’essere attratti da ciò che è vivo e vitale.
La biofilia è dunque una predisposizione genetica che tutti noi possediamo, ma che dobbiamo stimolare ed educare se vogliamo che fiorisca. E, a parte quanto si dimostri necessario per il nostro benessere, è indubbio che questa potrebbe essere la via che ci (ri)condurrebbe verso una concreta e consapevole transizione ecologica. Intanto io continuo ad alimentare la mia voglia di natura. Che fate, mi seguite?

 

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Brand Ischia e sana comunicazione, le sfide del sindaco di Serrara Fontana Irene Iacono per l’isola

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Scenari diversi denotano caratteristiche differenti con le proprie sfide e le proprie peculiarità. Il comune di Serrara Fontana è viva espressione di questa territorialità eterogenea e il suo Sindaco ne coordina le vicende con intenzioni unitarie. “Occorre un brand Ischia”, una sana comunicazione ed un tavolo di intenti. Sono queste alcune delle ricette nella visione di rilancio della prima cittadina, Irene Iacono. Ascoltiamola.

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“La vicinanza del Governo la si sente al di là dei numeri” questa la dichiarazione del Sindaco Pascale al netto degli interventi post alluvione. “Era mio desiderio la creazione di una Ctl (Consulta turistica locale) con intervento di enti sovracomunali”: questo l’organismo che il Sindaco auspica e che potrebbe favorire una nuova organizzazione del comparto turistico e della sua riqualificazione su scenari più ampi. 

Dall’inverno difficile alla riprogrammazione turistica toccando l’occupazione giovani e la necessita’ di fare impresa cosciente: ascoltiamo le lucide parole di Pascale nell’intervista che segue.

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Le sfide che aspettano Ischia: l’analisi del commercialista Antonio Tuccillo

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L’Italia, la Campania e Ischia devono dimostrarsi al passo con i tempi per esserne protagonisti. Le sfide sono ardue e le possibilità da cogliere tante. Ma le si devono affrontare con dignità e cognizione di causa. I giovani devono essere consapevoli dell’impegno richiesto e messi in condizione di poterlo espletare. Ce ne parla il Dottor Antonio Tuccillo, Presidente della Fondazione nazionale di ricerca dei commercialisti italiani.

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