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Economia

Italgas completa l’acquisizione di Depa in Grecia

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Italgas chiude il capitolo dell’acquisizione di Depa Infrastructure in Grecia mettendo sul piatto, come previsto, 733 milioni di euro. L’accordo definitivo e’ stato firmato oggi nell’ambasciata italiana di Atene dall’amministratore delegato Paolo Gallo alla presenza, tra gli altri, dell’ambasciatrice italiana Patrizia Falcinelli e del ministro greco dell’Ambiente e dell’Energia Kostas Skrekas. “Abbiamo concluso oggi una lunga Maratona, ma ne sta per iniziare una ancora piu’ lunga – ha detto il manager – per ridurre l’impronta carbonica in Grecia cosi’ come stiamo facendo in Italia e aiutare il Paese nella transizione energetica”. Ha concluso l’operazione la controllata Italgas Newco, che ha rilevato il 100% di Depa da Hellenic Petroleum (Helpe) e dal fondo sovrano greco Hradf. Sono in corso ora trattative con la greca Copelouzos, per farla entrare in Newco con una quota “compresa tra il 10 e il 20%” ha spiegato Gallo indicando come “piu’ probabile” una quota piu’ vicina al limite inferiore. Fa capo a Depa il 51% di Thessaloniki Thessalia Gas Distribution (Eda Thess), il 100% di Attiki Natural Gas Distribution e il 100% di Public Gas Distribution Networks, che gestiscono a loro volta circa 7.500 Km di rete con 600mila utenti. Depa acquisira’ il 49% di Eda Thess da Eni come previsto da “un accordo gia’ in essere prima della conclusione della gara”. “Tutto – ha proseguito – e’ gia’ stabilito in termini di condizioni e di prezzo” in una sorta di “procedimento semi-automatico”. “Il nostro investimento in Grecia – ha indicato l’Ad di Italgas – aiutera’ la rete greca ad essere intelligente, digitale e flessibile”. Dal canto suo “la Grecia ha un potenziale significativo di sviluppo” e Depa punta a raggiungere quota 1 milione di clienti dagli attuali 600mila entro il 2028. L’obiettivo e’ “aumentare il tasso di penetrazione del gas naturale – ha spiegato Gallo – che in Grecia e’ ancora molto piu’ basso rispetto al 92% raggiuno in Italia”. Secondo il manager “nell’area di Salonicco il tasso di penetrazione del gas naturale e’ al 60%, in quella di Atene invece al 30”. Le nuove reti digitali potranno trasportare indifferentemente metano, biogas, idrogeno verde e combustibili sintetici, che insieme al Gnl (gas naturale liquefatto) consentiranno di sostituire il 50% del metano russo entro il 2030, come previsto dal piano RepowerEu, “aumentando – ha concluso Gallo – l’indipendenza energetica dei nostri Paesi”.

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Economia

Mps e Mediobanca volano in Borsa: mercato scommette su fusioni

Mps e Mediobanca in forte rialzo a Piazza Affari dopo l’assemblea del Monte. Crescono le attese su possibili fusioni nel settore bancario.

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Prosegue la corsa a Piazza Affari di Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca. Il titolo Mps sale del 3% a 9,06 euro, mentre Mediobanca guadagna il 3,4% a 20,3 euro, riportandosi sui massimi degli ultimi mesi.

Effetto assemblea e governance

Il mercato reagisce positivamente all’esito dell’assemblea del Monte, che ha visto prevalere la lista di Plt Holding con la riconferma dell’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio.

La stabilizzazione della governance viene interpretata dagli investitori come un fattore di certezza dopo mesi di incertezza.

Crescita a doppia cifra in pochi giorni

In tre sedute, Mps è passata da 8,22 a 9,06 euro, con un incremento complessivo del 10,2% e un aumento della capitalizzazione di circa 2,5 miliardi.

Nello stesso periodo, Mediobanca ha guadagnato il 10,9%, recuperando oltre 1,6 miliardi di valore.

Mercato scommette sulle fusioni

Gli analisti indicano come possibile driver del rialzo le prospettive di operazioni di fusione e acquisizione.

Secondo valutazioni di mercato, il nuovo assetto potrebbe favorire una partecipazione di Mps alla prossima fase di consolidamento del settore bancario italiano.

Il ruolo di Banco Bpm

Tra i possibili partner emerge Banco BPM, anch’essa in crescita a Piazza Affari.

Il voto favorevole all’assemblea e i segnali di interesse per operazioni straordinarie alimentano le aspettative su possibili integrazioni.

Scenario aperto nel settore bancario

Il comparto bancario italiano entra in una fase di potenziale riassetto.

Le prossime mosse strategiche saranno decisive per capire se il rally attuale rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo di consolidamento.

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Economia

Occupazione, Sud in crescita ma resta tra le peggiori in Europa

Eurostat: cresce l’occupazione al Sud, ma Calabria, Campania e Sicilia restano tra le peggiori in Ue. Critico il dato sull’occupazione femminile.

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Secondo gli ultimi dati Eurostat, il tasso di occupazione nel Mezzogiorno mostra segnali di miglioramento, ma resta tra i più bassi in Europa. Nel 2025, dopo la Guyane francese, tra le cinque regioni peggiori dell’Ue figurano Calabria (46,4%), Campania (46,7%) e Sicilia (47,3%).

Progressi ma divario ancora ampio

Tutte e tre le regioni registrano un miglioramento rispetto all’anno precedente, segnale di una crescita in atto.

Tuttavia, il divario rispetto alla media europea resta significativo, confermando una difficoltà strutturale del mercato del lavoro nel Sud.

Occupazione femminile: Italia fanalino di coda

Il quadro è ancora più critico sul fronte dell’occupazione femminile.

Le quattro regioni con i tassi più bassi nell’Unione europea sono tutte italiane: Campania (33,9%), Sicilia (34,6%), Calabria (34,9%) e Puglia (37,9%).

Il confronto con il Nord

Il divario interno al Paese resta marcato.

Nella provincia autonoma di Bolzano il tasso di occupazione femminile raggiunge il 68,5%, mentre in Emilia-Romagna si attesta al 64,7%.

Tendenze e criticità

Campania, Calabria e Puglia mostrano segnali di miglioramento nell’occupazione femminile, mentre la Sicilia registra un lieve arretramento.

I dati confermano una dinamica a due velocità del mercato del lavoro italiano, con progressi al Sud ancora insufficienti a colmare il gap con il resto d’Europa.

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Economia

Bankitalia: guerra in Medio Oriente pesa su crescita e consumi

Bankitalia avverte: la guerra in Medio Oriente frena crescita, consumi e credito. Pil 2026 a +0,5%, ma rischio stagnazione.

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La Banca d’Italia segnala l’impatto negativo della guerra in Medio Oriente sulle prospettive economiche italiane ed europee.

Nel bollettino economico, l’istituto conferma una crescita del Pil pari allo 0,5% per il 2026, con il rischio di una stagnazione in caso di scenario avverso legato a prezzi energetici elevati.

Energia e incertezza frenano i consumi

L’aumento dei costi dell’energia e il clima di incertezza hanno già inciso sulla spesa delle famiglie nei primi mesi dell’anno.

Il rallentamento dei consumi rappresenta uno dei principali fattori di debolezza per l’economia, in un contesto globale instabile.

Credito più difficile

Il protrarsi del conflitto potrebbe inoltre influenzare il sistema bancario.

Secondo Bankitalia, la percezione di un rischio più elevato potrebbe spingere le banche a ridurre la concessione di prestiti, con effetti negativi su investimenti e attività economica.

Scenario legato al prezzo del petrolio

Un elemento chiave resta l’andamento del prezzo del petrolio: se i costi energetici dovessero rimanere elevati a lungo, la crescita potrebbe azzerarsi.

Il legame tra geopolitica ed economia emerge con forza, evidenziando la vulnerabilità delle economie europee agli shock esterni.

Un quadro fragile

Il bollettino conferma un contesto economico fragile, in cui guerra, inflazione e condizioni finanziarie restrittive si combinano.

Le prospettive restano quindi condizionate dall’evoluzione del conflitto e dalla capacità di contenere gli effetti sui mercati energetici e finanziari.

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