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In vista del congresso, nel Pd si litiga su tutto

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Doppio ruolo: segretario e candidato premier. Quali regole per andare alle primarie. Chi può votare. Insomma solite cose già viste, scritte, lette e sentite nel Pd quando si avvicina una normale scadenza interna e occorre contare chi sta con chi e per fare che cosa nel partito. Anche stavolta è così. E anche stavolta tutto viene rimandato. La riunione del comitato per lo Statuto ha deciso di disinnescare lo scontro: nessun voto in Assemblea, meglio evitare di rimescolare le carte e di cambiare le regole alla vigilia di un congresso difficile, dove il Pd si gioca il tutto per tutto dopo la sonora sconfitta del 4 marzo. “Non litighiamo e non dividiamoci proprio nell’ultima Assemblea prima del congresso” hanno detto un po’ tutti del Comitato. Anche Andrea Orlando, l’ex Guardasigilli che nel 2017 proprio della divisione segretario-candidato premier fece uno dei suoi punti-forza alle primarie, non ha voluto forzare: “Prendiamo atto che la maggioranza ha cambiato idea, perché quelle proposte erano state fatte dal presidente della commissione Dal Moro, noi a questo punto non vogliamo andare in Assemblea a produrre un caos, rinviamo tutto al congresso”. “È mancata l’intesa”, dice il presidente dem, Matteo Orfini.

All’ordine del giorno dell’Assemblea del 17 sarà stralciato quindi il voto sulle modifiche allo Statuto. La mediazione nella commissione ad hoc presieduta da Gianni Dal Moro, renziano, è stata: congeliamo tutto, indichiamo i nodi per rinnovare il partito ma saranno poi gli sfidanti alle primarie a indicare le soluzioni. Spetterà perciò a Nicola Zingaretti, a Francesco Boccia, a Matteo Richetti – gli sfidanti per ora in corsa – e a Marco Minniti e Maurizio Martina, se scenderanno in campo, di dire quale è la strada da intraprendere.

 

 

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Politica

Democrazia e Autonomia (DeMa) di Luigi de Magistris ha un consigliere comunale anche in Campidoglio, è Cristina Gancio eletta con il M5S

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“Sono molto emozionata, ho aderito a DeMa. È un passaggio che sento molto e che ho maturato e che viene da un percorso. Ho comunicato che è definitivamente chiuso il mio percorso nel M5S”. L’annuncio è della consigliera comuna di Roma Cristina Grancio, ex  M55 entrata in rotta di collisione con la maggioranza in Campidoglio,  espulsa dal Movimento e passata al gruppo misto. Grancio ha annunciato la sua adesione a Dema nel corso di una conferenza stampa alla Biblioteca Angelica di Roma insieme all’ex assessore all’Urbanistica di Roma Paolo Berdini e al sindaco di Napoli e presidente di Dema, Luigi de Magistris. Al centro della conferenza una proposta di delibera per il recupero urbano degli edifici abbandonati. “Mi sono avvicinata prima a Napoli che a de Magistris attraverso gli atti proposti ai cittadini, poi quando ho visto cosa il sindaco voleva proporre per tutti noi mi sono chiesta che cosa avrei potuto fare di buono accanto a lui per portarlo poi anche in Assemblea capitolina – ha detto Grancio -. Ho scelto Napoli per l’inversione di tendenza che ha saputo mostrare ai suoi cittadini, e non mi dite che partiva da una situazione migliore di Roma. È importante che la politica dia risposte chiare e in trasparenza senza quell’opacità che si vede in Campidoglio, che è il contrario di ciò che mi ha fatto avvicinare al M5S” ha detto la Gancio. “Da statuto per poter formare nuovo gruppo consiliare dobbiamo essere in due – ha risposto Grancio a chi le chiedeva se volesse costruire il gruppo Dema in Campidoglio – dobbiamo trovare il secondo. Per ora resterò nel gruppo misto però potrò parlare di Dema a Roma. Lavoreremo anche nei municipi, sono in contatto con più di qualche consigliere municipale che è interessato”.

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Politica

Berlusconi attacca il Governo: anticamera della dittatura. Salvini durissimo: sciocchezze da frustrato

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Comincia Silvio Berlusconi. “Se si continua così, siamo davvero all’anticamera di una dittatura..”. Dal congresso nazionale dei giovani di Forza Italia in corso a Roma, Berlusconi ha parlato degli attacchi alla stampa di Luigi Di Maio. “Sono convinto – ha aggiunto – che questo governo non potrà durare cinque anni, la Lega si accorgerà presto di non poter tradire il programma del centrodestra presentato ai nostri elettori. Questo governo cadrà e allora ci saranno due possibilità”. La prima, ha spiegato, è quella di “un mandato al centrodestra che trovi i voti necessari in Parlamento per formare una maggioranza”. La seconda è ricorrere a nuove elezioni, che vedrebbero – secondo lui — “il centrodestra vincere, perché sono sicuro che gli italiani, quelli dell’altra Italia — che non è un partito politico ma solo una definizione — che il 4 marzo sono andato a votare prendendo un abbaglio, credo che questi italiani in gran numero capiranno l’errore e si porteranno nei seggi per garantire al paese un futuro di democrazia e di libertà”.
Alle parole di Berlusconi ha replicato Matteo Salvini: “Io certe sciocchezze le lascerei dire ai burocrati di Bruxelles e ai frustrati di sinistra. Chi parla di rischio dittatura in Italia non ha ben presente che l’Italia sta bene”, ha chiarito il ministro dell’Interno e vicepremier. “Mi dispiace che Berlusconi usi le parole che di solito usano i Renzi, le Boldrini e gli Juncker”, ha concluso.

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Cronache

Contro il decreto sicurezza di Salvini in migliaia in piazza a Roma. Controlli asfissianti ai pullman dei manifestanti, il Viminale non gradisce le misure della questura

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Piazza San Giovanni è piena di bandiere, lingue e colori della pelle diversi. È la giornata di lotta contro il razzismo, Salvini, il decreto sicurezza e il governo. Ci sono migliaia persone provenienti da tutta Italia. Più di 20 mila, dicono gli organizzatori. “Nonostante i pullman bloccati dalla polizia all’altezza di Roma Nord e Roma Sud senza alcun motivo” denunciano sempre gli organizzatori. Che hanno accusati la polizia di aver fatto scendere chi era a bordo, hanno perquisito gli zainetti, hanno scattato foto ai volti di persone incensurate, hanno chiesto documenti, si sono fatti mostrare gli striscioni (in alcuni casi, quelli che spernacchiavano Salvini e il suo decreto sicurezza, contestandone il contenuto). Il tutto ha contribuito a far lievitare inutilmente la tensione. Un’operazione giudicata “inutile” dagli stessi vertici della polizia, al punto che, dal Viminale, più di una telefonata sarebbe arrivata alla questura di Roma per chiedere spiegazioni. Ma c’è anche un’altra versione, ancora più inquietante alla vigilia delle nomine ai vertici dei nostri 007, secondo la quale alla base dell’iniziativa della polizia ci sarebbe una informativa dei Servizi di sicurezza. Si tratterebbe del solito, indefinito allarme sulla presenza dei centri sociali, del Nord Est e di Napoli e di possibili atti di violenza. Una bolla di sapone, come si è visto.

Manifestazione pacifica, allegra e colorata. Che ha acclamato al grido di “fratello vai avanti”, Mimmo Lucano, ormai diventato una icona antisalviniana. Il sindaco sospeso di Riace è apparso visibilmente emozionato. “Siamo una minoranza, certo, ma oggi siamo tanti. Loro, quelli che stanno costruendo la società dell’ odio e della paura, non vinceranno mai. Non riusciranno a spegnere la speranza di un mondo giusto, accogliente e fraterno. Noi restiamo umani, loro sono la faccia della barbarie”. Sfila il corteo aiutato anche da una splendida giornata di sole. “Uniti e solidali contro il razzismo del governo e il decreto Salvini”, si legge su uno striscione”. “Accoglienza umana per tutti i profughi e gli immigrati”.

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