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Economia

Il Pil cinese accelera, a sorpresa sale del 5,3%

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La Cina cresce del 5,3% nel primo trimestre, a sorpresa oltre il 4,8-5% atteso e il 5,2% dell’intero 2023. Mentre Pechino è alle prese con gli sforzi per guidare la ripresa trainata dal settore manifatturiero. A dispetto dei dati macro contrastanti delle ultime settimane, “l’economia ha iniziato bene l’anno con fattori positivi, ponendo le solide basi per il raggiungimento degli obiettivi annuali di sviluppo”, ha affermato il vicecapo dell’Ufficio nazionale di statistica Sheng Laiyun, riferendosi al target governativo di “circa il 5%” annunciato a marzo.

Guardando al futuro, “la Cina coltiverà e svilupperà in modo attivo le nuove forze produttive di qualità”, ha detto Sheng, in un ambiente esterno che “sta diventando più complesso e incerto”. Ad esempio, c’è l’ipotesi di nuovi scontri commerciali: il presidente Xi Jinping ha respinto le critiche occidentali sulla sovraccapacità nell’incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz. L’export cinese di veicoli elettrici, batterie al litio e prodotti fotovoltaici “ha arricchito l’offerta e alleviato la pressione inflazionistica globale”, dando un “grande contributo” alla lotta al cambiamento climatico, ha detto il leader comunista.

La produzione industriale è salita del 6,1% nei tre mesi e i prezzi alla produzione sono scesi del 2,7% tra le pressioni deflazionistiche su manifattura e consumi. Invece gli investimenti in immobilizzazioni sono aumentati del 4,5% grazie alla parte manifatturiera (+9,9%) a bilanciare quella immobiliare (-9,5%). Le vendite al dettaglio hanno avuto un progresso del 4,7% nel trimestre. In altri termini, il Pil è stato guidato dalle industrie per l’export (la produzione di veicoli elettrici è salita del 33%) e dagli investimenti per la nuova energia, facendo per ora accantonare i nuovi stimoli all’economia perché la crescita è in linea con gli obiettivi ufficiali.

Questo scenario ha pesato sulle Borse (Shanghai a -1,65%, Shenzhen a -3,77% e Hong Kong a -2,12%) per la percezione che l’effetto manifattura possa assottogliarsi. L’incognita resta il settore immobiliare in crisi che colpisce l’attività edilizia e la fiducia di imprese e famiglie. Gli investimenti immobiliari residenziali si sono contratti del 10,5%. La scorsa settimana Fitch ha tagliato l’outlook sulla Cina a ‘negativo’, citando la “crescita dipendente dal settore immobiliare” come fonte di maggiore incertezza. Il ministero delle Finanze cinese in risposta ha lamentato che l’agenzia “non è riuscita ad anticipare in modo efficace il ruolo positivo delle politiche fiscali nel promuovere la crescita economica”.

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Nuovo balzo del gas, l’Austria teme lo stop dalla Russia

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La Russia è ancora in grado di muovere il prezzo del gas in Europa, nonostante il ruolo marginale delle sue forniture in alcuni Paesi, tra cui l’Italia. E’ bastato l’allarme dell’operatore austriaco Omv a far scattare gli acquisti sul mercato di Amsterdam, dove i future sul mese di giugno hanno aperto in calo sotto i 33 euro (-0,62% a 32,8 euro al MWh), per chiudere con un rialzo del 4,2% al 34,39 euro al MWh.

Un “messaggio urgente” , quello di Omv, che è stato diffuso nella mattinata per informare il mercato sul rischio di un blocco delle forniture da parte di Gazprom Export. Un timore – spiegano a Vienna – dovuto alla decisione di una “corte straniera” ottenuta da una “grande compagnia energetica europea” che, se applicata in Austria, costringerebbe Omv a pagare le forniture di gas a tale compagnia europea anziché a Gazprom Export, con il rischio che quest’ultima decida di chiudere i rubinetti. “Nel caso in cui scatti la restrizione della corte sui pagamenti – spiega Omv – è possibile che Gazprom Export interrompa le forniture di gas, colpendo il mercato del gas austriaco”, come già avvenuto altrove in situazioni analoghe.

L’operatore sottolinea che la propria controllata Ogmt (Omv Gas Marketing & Trading) sarà comunque in grado di “garantire le forniture di gas ai propri clienti con alternative provenienti da fonti non russe, grazie agli sforzi di diversificazione compiuti negli ultimi anni”. Già oggi Vienna si procura il gas dai giacimenti in Norvegia e in Austria e da altri produttori internazionali. Inoltre sono attivi contratti di fornitura di gas naturale liquefatto di lungo termine che viene importato attraverso il rigassificatore di Omv di Rotterdam (Olanda). L’operatore austriaco partecipa poi come “potenziale acquirente” alle aste comuni della Piattaforma Ue per l’Energia. Infine Vienna precisa di avere accesso a “tutti i principali mercati dell’Europa Centrale e del Nordovest” e di disporre della “corrispondente capacità di trasporto” del gas. Proprio l’Austria, con il 77,32% di stoccaggi a 756,52 TWh è il 4/ paese europeo per scorte di gas dopo la Germania (71,37% a 176,58 TWh), l’Italia (71,33% a 142,7 TWh) e i Paesi Bassi (60,72% a 87,45 TWh).

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Alis: transizione ecologica più concreta, Ue miope e dura

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La transizione ecologica deve essere più concreta e meno ideologica, e l’Europa finora “dura e miope” deve aiutare le imprese a crescere e ad essere più competitive non a penalizzarle con regole che alla fine favoriscono i Paesi extra Ue. E’ in sintesi la riflessione che ha trovato convergenza fra i partecipanti all’evento ‘Un caffè a Villa Borghese…la logistica europea al centro degli scenari geopolitici mondiali’ organizzato da Alis, l’associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, anche in vista della prossima legislatura europea. Il presidente di Alis, Guido Grimaldi, ha rilevato la strategicità del settore logistico che in Europa dà lavoro a oltre 6 milioni di persone e in Italia a 1,6 milioni.

La stessa associazione è cresciuta negli anni con oltre 2.300 imprese, 82 miliardi di euro di fatturato aggregato e 261.000 lavoratori. Alis punta allo sviluppo dell’intermodalità – sia per i vantaggi economici per imprese e famiglie sia per quelli ambientali con il taglio di emissioni cimalteranti – per la quale, ha ribadito Grimaldi, “occorrono maggiori incentivi pubblici ed auspichiamo pertanto l’aumento della dotazione finanziaria per Sea Modal Shift e Ferrobonus a 100 milioni di euro annui”. Sono necessari poi “interventi per ridurre i costi e i tempi di accesso alle nostre professioni nonché semplificare le relative procedure ed abilitazioni.

C’è infatti l’impegno di spiegare ai giovani “le innumerevoli opportunità lavorative offerte dal comparto”. Il viceministro all’Ambiente e alla sicurezza energetica, Vannia Gava, ha assicurato che “il governo è al fianco delle imprese per la eco transizione, la decarbonizzazione è un punto fermo ma dobbiamo considerare i tempi e la necessaria gradualità per il mondo dell’impresa e la loro riconversione per uno sviluppo sostenibile vero. Dobbiamo tutelare l’ambiente e la salute ma anche l’economia di questo Paese”. Da parte sua il sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali, Claudio Durigon, ha affermato che bisogna “cambiare l’Europa che frena le imprese” e “quello che sarà nell’8 e il 9 giugno sarà un cambiamento, speriamo di spostare questo asse”.

Anche il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi si è detto d’accordo che “la commissione europea non sempre ha la sensibilità delle cose, l’abbiamo visto con la tassazione Ets, con la direttiva sui carburanti che il governo italiano è riuscito a bloccare ma che avrebbe creato ulteriori problemi ai nostri operatori”. Rixi auspica “regole omogenee a livello mondiale o almeno tra i paesi che commerciano tra di loro”, “bisogna armonizzare questo processo non creando dei vantaggi competitivi a chi sta fuori dall’Unione europea”.

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Economia

Le scorte di gas in Italia sopra al 71%, nell’Ue al 67%

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Le scorte di gas hanno superato il 71% in Italia a 142,16 TWh. Il dato supera in percentuale la media dell’Unione Europea (67,15% a 760,85 TWh) e piazza l’Italia in seconda posizione per scorte di gas. Prima è la Germania (71,10% a 174,954 TWh), mentre la percentuali di riempimento più alte sono di Austria (77,20% a 76,4 TWh) e Ungheria (73,8% a 49,96 TWh). Terza in stoccaggi è l’Olanda (60,53% a 87,18 TWh), mentre la Francia (56% a 72,15 TWh) è quinta dopo l’Austria.

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