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Economia

Gentiloni, piena flessibilità nel rispetto delle regole

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Un occhio alla sostenibilita’ delle finanze pubbliche e uno all’imperativo di riportare la crescita nei Paesi della zona euro, soprattutto quelli che stanno piu’ indietro perche’ faticano a scrollarsi di dosso le pesanti eredita’ di una crisi economica che sembra riaffacciarsi. Senza rivoluzionare le regole europee, ma cercando di sfruttare al massimo la flessibilita’ che quelle attuali gia’ prevedono. Il futuro commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, descrive per la prima volta la sua visione del mandato che gli ha assegnato la presidente Ursula von der Leyen, e che dovra’ essere confermato dal Parlamento europeo nell’audizione del prossimo 3 ottobre. E tra le priorita’ mette anche lotta all’evasione e lo schema anti-disoccupazione, ma con molti caveat per non agitare la Germania e i rigoristi. “Come membro del Parlamento durante gli anni della crisi ho capito l’importanza sia di salvaguardare la sostenibilita’ dei conti che la capacita’ di dare sostegno economico nei momenti di difficolta’”, scrive Gentiloni rispondendo al questionario degli eurodeputati della commissione Econ che lo interrogheranno giovedi’ prossimo. L’ex premier sottolinea la sua intenzione di “dare risultati su un’agenda che sostenga la crescita” e che trovi “il giusto equilibrio” tra la sostenibilita’ dei conti, “da ottenere nel tempo” e la necessita’ di “affrontare problemi nel breve termine, attraverso l’appropriata flessibilita’ nelle regole Ue”. Gentiloni torna anche una seconda volta sul concetto di flessibilita’, per spiegare che e’ parte integrante del Patto di stabilita’ e crescita, e puo’ essere utile per consentire ai Paesi di mettere in campo manovre espansive per contrastare il rallentamento economico. “Cerchero’ di far applicare alla Commissione il Patto di stabilita’ e crescita facendo pieno uso della flessibilita’ consentita dalle regole” e assieme ai tassi bassi “ci aiutera’ ad avere un orientamento di politica monetaria piu’ amico della crescita, salvaguardando allo stesso tempo la responsabilita’”, sottolinea. L’intenzione e’ quindi di restare all’interno delle regole attuali, per adesso. Ma l’ex premier indica anche gia’ una finestra di opportunita’ per chi vorrebbe vedere un cambiamento: si aprira’ a fine anno, quando la sua Direzione generale (Ecofin) pubblichera’ una revisione delle regole del Patto, incluse le aggiunte piu’ rigide degli anni della crisi, ovvero two e six pack. Sara’ molto probabilmente quella l’occasione in cui, se si trovera’ un consenso nel collegio dei commissari, si potranno allargare le maglie della flessibilita’ e rivedere alcuni criteri di spesa che oggi limitano molto i Governi. Gentiloni ricorda che la priorita’ numero uno e’ “riportare in salute il pianeta”, per questo servono investimenti che le regole Ue non possono ostacolare ma, anzi, devono incentivare. Anche perche’ il circolo virtuoso e’ piu’ ampio: “Visto che aumentano la crescita potenziale, gli investimenti e le riforme strutturali danno un contributo chiave alla sostenibilita’ del debito”. Oltre alla lotta all’evasione fiscale, che il commissario italiano vuole portare avanti anche pensando a sanzioni contro gli evasori, un altro dossier che lo impegnera’ e’ lo schema Ue di assicurazione contro la disoccupazione. Ovvero una nuova forma di stabilizzazione a livello centrale, che dovra’ per forza nascere dalla messa in comune di risorse. Percio’ Gentiloni mette gia’ dei paletti, per non spaventare i Paesi piu’ restii sul tema: “Non deve avere trasferimenti permanenti di risorse tra Paesi, deve dare sostegno solo in caso di importanti shock esterni e non deve creare disincentivi a portare avanti solide politiche di bilancio e ad attuare le necessarie riforme strutturali”.

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80 anni di Confcommercio,’protagonisti del divenire Italia’

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Confcommercio compie 80 anni, “un traguardo significativo che testimonia il ruolo e l’impegno della Confederazione nel sostenere lo sviluppo economico e sociale del Paese”, sottolinea l’associazione. Diverse le iniziative per questo importante compleanno, in primis la mostra che viene inaugurata alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “Ricordare il futuro”. L’esposizione vuole rappresentare e ripercorrere, con un racconto visivo e narrativo, la storia e l’identità associativa della Confederazione attraverso le conquiste e le trasformazioni che ne hanno segnato il cammino insieme a quello delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti, della cultura e delle professioni. Un archivio storico di Confcommercio con un patrimonio di documenti, immagini, oggetti e testimonianze che ripercorre l’evoluzione della Confederazione e del tessuto economico e imprenditoriale del Paese.

Sempre all’Auditorium Parco della Musica, un concerto di Fiorella Mannoia. Con l’avvio dell’evento inaugurale parte anche la campagna social di Confcommercio “Persone, imprese, comunità. 80 anni di idee, progetti e impegno” che raccoglie storie di eccellenza e di ordinaria grandezza dei settori rappresentati su tutto il territorio nazionale. #confcommerciocè, #socioconfcommercio.

“Il 29 aprile 1945 cominciava così – dalla libertà d’intraprendere e dalla volontà di ripartire – quella “storia di popolo” chiamata Confcommercio”, dice il presidente, Carlo Sangalli. Anni da “protagonisti del divenire d’Italia”, fino ad arrivare oggi “a questo ottantesimo compleanno con la responsabilità e l’orgoglio di rappresentare la parte maggioritaria delle imprese italiane, quel terziario di mercato, che sostiene gran parte dell’occupazione e alimenta innovazione e sviluppo”, “consapevoli di rappresentare un modello di vita e di lavoro che dà forma alle nostre città e alle qualità del vivere comune”. Confcommercio, conclude il presidente si sente “parte responsabile del bene comune, costruttori di comunità, tassello indispensabile della storia del Paese. Della sua storia, e anche del suo futuro”.

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Economia

Il costo dei dazi nei prezzi Amazon, scontro Trump-Bezos

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La guerra dei dazi fa salire la tensione fra Donald Trump e Jeff Bezos. Mentre Amazon lancia la sfida a Starlink mandando in orbita il suo primo lotto di satelliti internet, la Casa Bianca critica duramente il colosso delle vendite online per essere pronto – secondo le indiscrezioni di Punchbowl – a evidenziare nei prezzi dei suoi prodotti l’impatto dei dazi. “E’ un atto politico e un atto ostile”, ha detto senza mezzi termini la portavoce Karoline Leavitt, chiedendosi come mai la società non lo abbia fatto “quando l’amministrazione Biden ha fatto salire l’inflazione ai massimi da 40 anni”.

Le pesanti critiche sono state seguite dalla smentita di Amazon. “Il team che gestisce il nostro negozio ultra low cost Amazon Haul ha preso in considerazione l’idea di indicare i costi di importazione su alcuni prodotti. Ipotesi che non è mai stata approvata e non verrà attuata”, ha detto un portavoce sottolineando l’idea “non è mai stata presa in considerazione per il sito maggiore di Amazon”. La spiegazione di Amazon, secondo quanto riportato da Cnn, sarebbe stata preceduta dalla telefonata ‘frustrata’ di Trump a Bezos, il miliardario in prima fila al giuramento del presidente insieme alla sua futura moglie Lauren Sanchez. Una telefonata confermata dal presidente: “E’ stato fantastico, ha risolto il problema molto rapidamente e ha fatto la cosa giusta. Ho apprezzato”.

I rapporti di Trump e Bezos si erano distesi con il secondo mandato presidenziale: se nei primi quattro anni alla Casa Bianca il tycoon non ha risparmiato critiche al fondatore di Amazon, soprattutto per il suo controllo del Washington Post, ora invece fra i due ci sarebbe un legame vero. Bezos è andato diverse volte a Mar-a-Lago e ha visitato più volte la West Wing della Casa Bianca per incontrare Trump, oltre ad aver messo il bavaglio alla pagina degli editoriali del quotidiano del Watergate, ordinando che si scriva soltanto di “libertà personali e libero mercato”. Per Bezos la posta in gioco è alta considerato che il ‘first buddy’ Elon Musk è il maggiore rivale nella sua corsa allo spazio. Dopo anni di ritardo, Amazon ha finalmente lanciato i suoi satelliti internet del Progetto Kuiper nel tentativo di recuperare il terreno perso con Starlink. Bezos ha investito più di 10 miliardi di dollari nel progetto e intende utilizzare questa rete di satelliti per fornire un accesso a internet ad altissima velocità da ogni angolo del mondo, comprese le aree remote e le zone di guerra o disastrate.

Un’impresa non facile visto lo strapotere spaziale di Musk che, però, rischia di pagare anche con Starlink la sua vicinanza a Trump. Lo scontro (rientrato) fra Trump e Bezos mostra, secondo molti osservatori, il pugno duro della Casa Bianca contro qualsiasi società che metta in dubbio le sue mosse. Se Amazon avesse messo in evidenza l’impatto dei dazi nei prezzi dei suoi prodotti, decine di altre aziende avrebbero seguito la stessa strada per difendere la loro reputazione dalla possibile ira dei consumatori contro i rincari, con il rischio di alimentare le critiche a Trump e minare la sua agenda. Per cercare di attenuarne l’impatto Trump ha firmato un ordine esecutivo per allentare la pressione dei dazi sulle case automobilistiche mentre la Casa Bianca lavora ad accordi commerciali.

“Penso che abbiamo un accordo con l’India”, ha detto il presidente criticando allo stesso tempo al Cina. In un’intervista a Abc di cui sono stati diffusi degli estratti, il presidente ha messo in evidenza che Pechino “merita” tariffe al 145%. “Abbiamo una cornice di intesa con la Corea del Sud. Le trattative vanno bene anche con il Giappone”, ha aggiunto il segretario al Tesoro Scott Bessent. A chi gli chiedeva di come andassero i negoziati con l’Ue, Bessent ha risposto: “Posso rifarmi alle dichiarazioni di Henry Kissinger, ovvero chi chiamo? Alcuni Paesi europei”, come la Francia e l’Italia, “hanno imposto ingiuste tasse sui servizi digitali per i nostri internet provider. Altri Paesi non le hanno. Vogliamo veder queste tasse ingiuste rimosse”.

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Bankitalia, più rischi finanziari con dazi e crypto

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La guerra dei dazi, con l’impatto economico che minaccia la crescita mondiale e con i mercati attraversati da forte instabilità, fa salire i rischi per la stabilità finanziaria globale: il segnale più recente arriva dal crollo della fiducia dei consumatori americani ai minimi dal 2020. E c’è attenzione ai rischi legati all’intenzione dell’amministrazione Trump di utilizzare le ‘stablecoin’ per promuovere il dollaro. E’ lo scenario tratteggiato dal Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia: un termometro che misura ogni sei mesi i rischi sistemici e che, rispetto allo scorso novembre, inevitabilmente ruota attorno alle misure ad alto impatto di Trump e al “notevole aumento dell’incertezza e di tensioni sui mercati finanziari” che ne sono seguiti: previsioni di crescita ulteriormente ridimensionate” dopo i maxi-dazi annunciati il 2 aprile, con una probabilità di recessione negli Usa quest’anno “significativamente aumentata”.

Proprio oggi la fiducia dei consumatori Usa è crollata a 86 punti, mai così bassa dal 2020, mentre il sentiment economico nell’area euro è tornato a scendere. L’Italia, come i partner europei, non è al riparo. “L’alto debito pubblico e la scarsa crescita dell’economia italiana rimangono fattori di vulnerabilità”, si legge nel documento di 49 pagine. I dazi potrebbero far peggiorare la qualità dei prestiti bancari, con le banche italiane più esposte della media europea allo scenario di un calo degli utili delle imprese esportatrici superiore all’1% a causa dei dazi Usa. Nel complesso “i rischi per il sistema finanziario italiano restano comunque moderati”. Le banche sono ben capitalizzate, e vengono in aiuto una bassa disoccupazione; uno spread dei Btp sull’ottovolante con i treasuries Usa, ma più basso che nello scorso autunno; una posizione netta creditrice sull’estero che ha indotto S&P a migliorare il rating, a beneficio dell’interesse estero sui titoli italiani.

Il ‘faro’ di Bankitalia guarda anche a rischi specifici come l’alto numero (119) di incidenti operativi o cibernetici che hanno colpito gli intermediari nel 2024, e gli 85 miliardi di euro di ‘certificates’, strumenti finanziari complessi, nei portafogli italiani di cui quasi due terzi retail: il valore più alto fra i Paesi europei, da tempo all’attenzione di Via Nazionale e Consob. Bankitalia – come la Bce – monitora poi con attenzione i piani sul fronte della finanza digitale dell’amministrazione Trump, da cui arrivano segnali di forte sostegno alle attività crypto e avversione all’euro digitale. Per ora i dazi non hanno fatto altro che indebolire il dollaro, creando addirittura un’opportunità per l’euro sottolineata dal membro del board della Bce Piero Cipollone, a patto di realizzare l’Unione dei risparmi e investimenti e un titolo comune europeo.

Ma ci sono due osservati speciali, il ‘Genius Act’ e lo ‘Stable Act’, due proposte di legge americane tese a promuovere le stablecoin, attività che a fronte di un ‘token’ hanno riserve in valuta, specie dollari. Alcuni economisti ipotizzano che serviranno a irrobustire il ruolo internazionale del dollaro. I rischi, per Bankitalia, arriverebbero se nelle due proposte ci fosse una rottura con i principi globali concordati nel Financial Stability Board e con la normativa più stringente del regolamento europeo Micar. Se dal 10% del mercato crypto attuale le stablecoin arrivassero ad assumere una dimensione sistemica – avverte Bankitalia – potrebbe esserci una “eccezionale domanda di titoli pubblici degli Stati Uniti”, ma in caso di dissesto dell’emittente il rischio è una corsa a liquidare che “provocherebbe tensioni sui mercati dei titoli pubblici americani e ripercussioni su altri comparti del sistema finanziario globale”. Non solo: se nell’area dell’euro si affermassero come sistema di pagamento stablecoin in euro offerti da intermediari Usa, secondo il Rapporto si rischiano “implicazioni anche per il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento e per la stessa sovranità monetaria”.

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