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Lavoro

Fnsi e Ordine non vogliono discutere di equo compenso con Di Maio che li invita al ministero

Marina Delfi

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Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio convoca Ordine e sindacato dei giornalisti per un tavolo di confronto sull’equo compenso e sul precariato. Loro rifiutano. “Prima dovete chiederci scusa per gli insulti” e poi e ne parla. EÈ questa in soldoni la motivazione ufficiale fornita al governo. Dunque è ufficiale, i vertici della stampa italiana non andranno la settimana prossima al ministero dello Sviluppo economico. Anzi, quel giorno il segretario della Federazione, Raffaele Lorusso, e il presidente dell’Ordine, Carlo Verna, saranno già impegnati a Bruxelles, a parlare di libertà di stampa. Un convegno organizzato al parlamento europeo dal Partito democratico. Se Di Maio sperava di seppellire l’ascia di guerra per discutere della famosa legge sull’equo compenso e più in generale del problema del precariato che affligge la categoria, evidentemente dovrà aspettare. Cosa e fino a quando non si capisce perchè la risposta di Ordine e Fnsi  è stata gelida: “Nel ringraziare il ministro per l’invito, il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso, e il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, gli hanno fatto presente che un confronto costruttivo fra il governo e gli enti dei giornalisti non può prescindere da un preventivo atto di pubblica ammenda degli insulti rivolti alla categoria”. Gli attacchi sono “infimi sciacalli” del vicepremier e “puttane e pennivendoli” scritto da Di Battista dopo la assoluzione di Virginia Raggi. Ed erano rivolti ai giornalisti che avevano ricamato accuse “false” contro la Raggi. Certo è che non andare a discutere di equo compenso e dei diritti dei precari sottopagati per i litigi con il M5S, aldilà delle simpatie personali o politiche, fa del male non a Di Maio (nella foto con un giornalista che non ha problemi di equo compenso) ma alla categoria, quella parte maggiormente esposta ai quotidiani ricatti degli editori.

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Amazon apre un deposito di smistamento da 13mila mq ad Arzano creando 150 posti di lavoro

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“Napoli, così come tutto il Sud, è una realtà molto importante. Per noi è fondamentale incrementare la velocità di consegna ed essere sempre all’avanguardia con i servizi che offriamo ai nostri clienti. Avere un nodo di ultimo miglio in una zona strategica come Arzano è fondamentale per ottenere questo tipo di obiettivo”.

Con queste parole Gabriele Sigismondi, direttore di Amazon Logistics in Italia, a margine dell’inaugurazione ad Arzano (Napoli) del nuovo deposito di smistamento della più grande internet company al mondo, ha inaugurato una superficie di 13mila metri quadrati che entro la fine dell’anno vedrà impiegate 150 persone a tempo indeterminato, tra dipendenti di Amazon e autisti dei corrieri partner. Il sito lavorerà in collaborazione con cinque corrieri locali indipendenti per aggiungere capacità e flessibilità alla rete di consegna e soddisfare la domanda dei clienti in Italia.

Alla visita del nuovo deposito hanno partecipato Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, Antonio Marchiello, assessore alle Attività produttive, e Russel Grandinetti, vicepresidente di Amazon International Retail.

“Quello che ci interessa – sottolinea De Luca – è intercettare le nuove opportunità, ma dando stabilità al mondo del lavoro. Ho espresso il mio apprezzamento per questo investimento, ma mi sono permesso anche di fare due raccomandazioni: tutelare i lavoratori con la stabilità e utilizzare prodotti di qualità dei nostri territori” come ad esempio “nel campo del grande artigianato e soprattutto in quello agroalimentare”.

In occasione della visita inaugurale del nuovo deposito, Amazon ha ospitato 30 ragazzi della scuola calcio locale, Asd Sporting Arzano, a cui l’azienda ha donato un set di attrezzature sportive come riconoscimento del servizio educativo svolto nei confronti della comunità cittadina. Prima dell’evento, è stato chiesto ai ragazzi di scrivere una storia che raccontasse la loro passione per lo sport e come quest’attività li stia aiutando a crescere: i 30 racconti sono diventati un libro, disponibile in formato cartaceo e elettronico, dal titolo ‘Senza calcio non so stare’.

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Lavoro

Arcelor Mittal, tutele o si chiude il 6 settembre: scontro duro con Di Maio

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O si trova una soluzione e permangono le tutele legali per l’attuazione del piano ambientale per l’ex Ilva di Taranto o chiudera’ il 6 settembre: e’ netta la posizione dell’Ad di ArcelorMittal Europa, Geert Van Poelvoorde. Come e’ secca la replica del vicepremier Luigi Di Maio: “Io non accetto ricatti. Qui la legge e’ uguale per tutti. Ilva resti aperta, non hanno nulla da temere, le soluzioni si trovano”, ha detto, a quanto si apprende, in una riunione con i suoi collaboratori. Mentre il vicepremier Matteo Salvini rimarca anche su questo fronte una distanza tra Lega e M5s: “Io avrei lasciato la garanzia legale. Di Maio mi assicura che non rischia, io mi fido”. E avverte: “Con 15 mila posti di lavoro non si scherza. Non si puo’ cambiare un contratto in corso d’opera. Non ci possiamo permettere la chiusura”, “gli imprenditori arrivati adesso hanno ereditato una situazione disastrosa e in nove mesi non possono sistemarla” “Il Governo – ha spiegato Van Poelvoorde da Bruxelles – continua a dirci di non preoccuparci, che trovera’ una soluzione, ma finora non c’e’ niente. Quindi il 6 settembre l’impianto chiudera’. Abbiamo ancora due mesi, spero che il Governo trovi una soluzione, siamo aperti a discutere”; “Noi ci fidiamo delle dichiarazioni del Governo, stiamo andando avanti con il piano, non rallentiamo e aspettiamo che il Governo trovi una soluzione perche’ non c’e’ motivo per cui ci mandino via. Ma apparentemente non vedono questo problema grave come lo vediamo noi”. E Arcelor Mittal Italia ribadisce: “L’entrata in vigore del Decreto Crescita non consentirebbe ad alcuna societa’ di gestire l’impianto oltre il 6 settembre, una data che e’ stata fissata dal Governo, a meno che non sia garantita la necessaria tutela ambientale”. E’ una posizione accolta con “molta preoccupazione” dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: “Spero – ha detto il primo cittadino – che il Governo agisca in fretta per mettere in sicurezza la vicenda”. Il gruppo Pd alla Camera chiede che il ministro Di Maio si rechi immediatamente in Aula per riferire. E l’ex premier Matteo Renzi dice: “Questi che ci governano non sono cialtroni: sono semplicemente pazzi. Licenziano 15mila persone”. Intanto l’azienda ha anche annunciato il numero delle giornate di cassa integrazione che partira’ dall’1 luglio prossimo e coinvolgera’ 1395 dipendenti per 13 settimane, scatenando le proteste dei sindacati. Fim, Fiom e Uilm hanno inviato un comunicato all’Ad Matthieu Jehl e al responsabile della Risorse Umane, Annalisa Pasquini, definendo “irresponsabile” l’atteggiamento dell’azienda che dimostrerebbe “la scarsa propensione al dialogo e soprattutto l’arroganza di chi vuole procedere con l’avvio della Cigo, cosi’ come d’altronde comunicato al tavolo alle organizzazioni sindacali, senza un reale confronto di merito ed un approfondimento della fase di incertezza che vive lo stabilimento di Taranto”. Fim, Fiom e Uilm invitano l’azienda “a sospendere quest’atto unilaterale in attesa di una verifica di merito con le organizzazioni sindacali che si dovranno incontrare il prossimo 1 luglio”.

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Economia

“Ripartire dal Sud”, Cgil, Cisl e Uil portano migliaia di persone in piazza a Reggio Calabria e chiedono di parlare di lavoro

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La  manifestazione nazionale “Ripartire dal Sud” è stata organizzata da Cgil, Cisl e Uil. La scelta di Reggio Calabria non è casuale. In testa al corteo, aperto da uno striscione con la scritta “#futuroalLavoro. Ripartiamo dal Sud per unire il Paese”, ci sono i segretari generali Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.  “Una mobilitazione nazionale unitaria – hanno sostenuto i sindacati – per rivendicare dal Mezzogiorno la centralità del lavoro come leva per eliminare le profonde disuguaglianze sociali, economiche e territoriali che esistono in Italia”. Una prova di solidarietà e forza del sindacato nelle stesse ore in cui Eurostat dice che le regioni più povere e senza lavoro dell’Europa sono quelle del Sud dell’Italia-

A Reggio Calabria, protagonista dopo 47 anni di una nuova grande manifestazione sindacale unitaria, sono giunti piu’ di 200 pullman di manifestanti provenienti da diverse regioni del Sud e del Paese. Ai colori delle bandiere sindacali che animano il corteo si sono uniti slogan come “Lavoro, Lavoro” e cori sulle note di “Bella ciao”.

“E’ sotto gli occhi di tutti la contraddizione di chi ha raccontato che saremmo un Paese invaso e che i problemi si risolvono chiudendo i porti, senza rendersi conto pero’ che i giovani, soprattutto del Mezzogiorno, se ne stanno andando” ha detto Maurizio Landini. “Purtroppo – ha aggiunto Landini – questo è un modo per disperdere intelligenze e capacità a beneficio di altri Paesi più furbi che ne beneficiano”.

“E’ necessario intervenire in favore del Sud affinchè si ponga fine a quello che sta sempre più diventando un gravissimo problema sociale: i cosiddetti ‘viaggi della speranza’ nel settore della sanità”ha spiegato  il segretario della Cisl Annamaria Furlan. “Attualmente – ha aggiunto – sono migliaia i cittadini del Mezzogiorno che si recano nelle strutture ospedaliere del Nord del Paese per curarsi. E’ necessario mettere mano con strumenti adeguati a questa situazione restituendo dignita’ alla sanita’ del Mezzogiorno, agli operatori che vi lavorano e ai cittadini bisognosi di cure”.

“Il Sud ha il reddito al 50% di quello del Nord, ma abbiamo un debito pubblico uguale per tutti. Come faremo a onorare gli impegni del debito, che non è aumentato in questi anni, se le regole europee sono sbagliate? Ripartiamo dal Sud” è l’opinione di Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil. “Nel ’72 – ha aggiunto – ero qui. Ora spero si vada oltre la partecipazione di allora. Noi continuiamo ad essere in mezzo ai lavoratori, ai pensionati, ai giovani che sono costretti a cercare prospettiva all’estero. Il Paese ha anche un problema demografico, ma se non c’e’ lavoro i giovani non fanno famiglia. Dobbiamo fare in modo che ci sia la speranza per loro e per il Paese. C’e’ la sensazione con l’autonomia differenziata di lasciare le risorse al Nord e creare nel Paese scuola, sanita’ e diritti di serie A e di serie B”.

 

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