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Economia

Fininvest lascia Mediobanca, quota verso Del Vecchio

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Fininvest dice addio a Mediobanca e cede la sua quota del 2% con un’operazione sul mercato del blocchi per 174 milioni di euro attraverso il broker Unicredit. Il compratore finale, con ogni probabilita’ unico acquirente del pacchetto, non e’ ancora ufficialmente noto ma tutte le strade portano a Leonardo Del Vecchio. Attraverso Delfin il fondatore di Luxottica, oltre che socio del gruppo Gae Aulenti, detiene gia’ il 13% di Piazzetta Cuccia, dove era entrato a fine 2019 in parallelo con l’uscita di Unicredit, e ha in mano il via libera della Bce a salire fino al 20% Da parte sua la holding della famiglia Berlusconi, che in Mediobanca era arrivata in due tappe nel 2007 e 2008 come azionista del patto di sindacato ormai andato in soffitta, ha spiegato che l’uscita rientra in una logica di razionalizzazione e di ribilanciamento del proprio portafoglio di investimenti finanziari”. La vendita, avvenuta a un prezzo di 9,814 euro per azione, pari al valore di carico ai quali i titoli sono stati svalutati, avviene senza plusvalenze ne’ minusvalenze per il bilancio della cassaforte di Berlusconi. Nel frattempo Mediobanca si trova ad affrontare il rinnovato pressing di Francesco Gaetano Caltagirone sulla governance di Generali che nel pomeriggio ha riunito il Cda con all’ordine del giorno la trimestrale. Come anticipato da Repubblica, senza trovare smentite, il primo azionista privato, nonche’ vicepresidente vicario del Leone, con una mail inviata agli altri consiglieri ha chiesto un confronto approfondito sul sistema di governo della compagnia che ha come primo socio Mediobanca. Tra le idee proposte dal costruttore romano ci sono l’introduzione di un comitato esecutivo e di un direttore generale e piu’ poteri al presidente. Si tratta, di fatto, di circoscrivere i poteri del futuro amministratore delegato che potrebbe essere ancora Philippe Donnet se sara’ il cda uscente, che secondo lo statuto decide a maggioranza, a proporre per la prima volta la lista del nuovo board da portare all’assemblea del prossimo aprile. I giochi su questo fronte si apriranno verosimilmente non prima dell’estate ma la sfida lanciata da Caltagirone all’indirizzo di Mediboanca, dove e’ entrato con l’1% nel capitale, non risulta sgradita a Leonardo del Vecchio. Defilata e’ invece Edizione coi Benetton impegnati in questa fase nella partita cruciale di Atlantia-Aspi. Oltre che sulla governance l’attenzione e’ puntata sui risultati del trimestre di Generali. Secondo il consensus la compagnia dovrebbe segnare un utile netto di 705 milioni (a meta’ di un range fra 605 e 841 milioni) tornando sui valori pre-covid del 2019 dopo essere sceso a 113 milioni nei primi tre mesi del 2020 a causa delle svalutazioni.

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Nuovo balzo del gas, l’Austria teme lo stop dalla Russia

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La Russia è ancora in grado di muovere il prezzo del gas in Europa, nonostante il ruolo marginale delle sue forniture in alcuni Paesi, tra cui l’Italia. E’ bastato l’allarme dell’operatore austriaco Omv a far scattare gli acquisti sul mercato di Amsterdam, dove i future sul mese di giugno hanno aperto in calo sotto i 33 euro (-0,62% a 32,8 euro al MWh), per chiudere con un rialzo del 4,2% al 34,39 euro al MWh.

Un “messaggio urgente” , quello di Omv, che è stato diffuso nella mattinata per informare il mercato sul rischio di un blocco delle forniture da parte di Gazprom Export. Un timore – spiegano a Vienna – dovuto alla decisione di una “corte straniera” ottenuta da una “grande compagnia energetica europea” che, se applicata in Austria, costringerebbe Omv a pagare le forniture di gas a tale compagnia europea anziché a Gazprom Export, con il rischio che quest’ultima decida di chiudere i rubinetti. “Nel caso in cui scatti la restrizione della corte sui pagamenti – spiega Omv – è possibile che Gazprom Export interrompa le forniture di gas, colpendo il mercato del gas austriaco”, come già avvenuto altrove in situazioni analoghe.

L’operatore sottolinea che la propria controllata Ogmt (Omv Gas Marketing & Trading) sarà comunque in grado di “garantire le forniture di gas ai propri clienti con alternative provenienti da fonti non russe, grazie agli sforzi di diversificazione compiuti negli ultimi anni”. Già oggi Vienna si procura il gas dai giacimenti in Norvegia e in Austria e da altri produttori internazionali. Inoltre sono attivi contratti di fornitura di gas naturale liquefatto di lungo termine che viene importato attraverso il rigassificatore di Omv di Rotterdam (Olanda). L’operatore austriaco partecipa poi come “potenziale acquirente” alle aste comuni della Piattaforma Ue per l’Energia. Infine Vienna precisa di avere accesso a “tutti i principali mercati dell’Europa Centrale e del Nordovest” e di disporre della “corrispondente capacità di trasporto” del gas. Proprio l’Austria, con il 77,32% di stoccaggi a 756,52 TWh è il 4/ paese europeo per scorte di gas dopo la Germania (71,37% a 176,58 TWh), l’Italia (71,33% a 142,7 TWh) e i Paesi Bassi (60,72% a 87,45 TWh).

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Alis: transizione ecologica più concreta, Ue miope e dura

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La transizione ecologica deve essere più concreta e meno ideologica, e l’Europa finora “dura e miope” deve aiutare le imprese a crescere e ad essere più competitive non a penalizzarle con regole che alla fine favoriscono i Paesi extra Ue. E’ in sintesi la riflessione che ha trovato convergenza fra i partecipanti all’evento ‘Un caffè a Villa Borghese…la logistica europea al centro degli scenari geopolitici mondiali’ organizzato da Alis, l’associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, anche in vista della prossima legislatura europea. Il presidente di Alis, Guido Grimaldi, ha rilevato la strategicità del settore logistico che in Europa dà lavoro a oltre 6 milioni di persone e in Italia a 1,6 milioni.

La stessa associazione è cresciuta negli anni con oltre 2.300 imprese, 82 miliardi di euro di fatturato aggregato e 261.000 lavoratori. Alis punta allo sviluppo dell’intermodalità – sia per i vantaggi economici per imprese e famiglie sia per quelli ambientali con il taglio di emissioni cimalteranti – per la quale, ha ribadito Grimaldi, “occorrono maggiori incentivi pubblici ed auspichiamo pertanto l’aumento della dotazione finanziaria per Sea Modal Shift e Ferrobonus a 100 milioni di euro annui”. Sono necessari poi “interventi per ridurre i costi e i tempi di accesso alle nostre professioni nonché semplificare le relative procedure ed abilitazioni.

C’è infatti l’impegno di spiegare ai giovani “le innumerevoli opportunità lavorative offerte dal comparto”. Il viceministro all’Ambiente e alla sicurezza energetica, Vannia Gava, ha assicurato che “il governo è al fianco delle imprese per la eco transizione, la decarbonizzazione è un punto fermo ma dobbiamo considerare i tempi e la necessaria gradualità per il mondo dell’impresa e la loro riconversione per uno sviluppo sostenibile vero. Dobbiamo tutelare l’ambiente e la salute ma anche l’economia di questo Paese”. Da parte sua il sottosegretario al Lavoro e alle politiche sociali, Claudio Durigon, ha affermato che bisogna “cambiare l’Europa che frena le imprese” e “quello che sarà nell’8 e il 9 giugno sarà un cambiamento, speriamo di spostare questo asse”.

Anche il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti Edoardo Rixi si è detto d’accordo che “la commissione europea non sempre ha la sensibilità delle cose, l’abbiamo visto con la tassazione Ets, con la direttiva sui carburanti che il governo italiano è riuscito a bloccare ma che avrebbe creato ulteriori problemi ai nostri operatori”. Rixi auspica “regole omogenee a livello mondiale o almeno tra i paesi che commerciano tra di loro”, “bisogna armonizzare questo processo non creando dei vantaggi competitivi a chi sta fuori dall’Unione europea”.

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Economia

Le scorte di gas in Italia sopra al 71%, nell’Ue al 67%

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Le scorte di gas hanno superato il 71% in Italia a 142,16 TWh. Il dato supera in percentuale la media dell’Unione Europea (67,15% a 760,85 TWh) e piazza l’Italia in seconda posizione per scorte di gas. Prima è la Germania (71,10% a 174,954 TWh), mentre la percentuali di riempimento più alte sono di Austria (77,20% a 76,4 TWh) e Ungheria (73,8% a 49,96 TWh). Terza in stoccaggi è l’Olanda (60,53% a 87,18 TWh), mentre la Francia (56% a 72,15 TWh) è quinta dopo l’Austria.

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