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Filorussi, 2 uccisi da missili ucraini in regione Zaporizhzhia

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Due civili sono stati uccisi e quattro feriti oggi da un bombardamento con missili effettuato dalle forze ucraine su Pologi, località della regione di Zaporizhzhia sotto il controllo dei russi. Lo ha detto un membro dei servizi d’emergenza regionali dell’autorità filorussa, citato dall’agenzia Interfax. Secondo la fonte, le vittime sono due dipendenti di una compagnia attiva nel settore del gas. I servizi d’emergenza precisano che le testate dei missili, sei in tutto, sono esplose vicino agli uffici amministrativi e che anche tre case private sono state danneggiate. (

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Davos, gelo in Europa dopo l’attacco di Zelensky: sostegno confermato, ma irritazione nelle cancellerie

Le parole di Volodymyr Zelensky a Davos deludono Bruxelles e le capitali europee. Sostegno all’Ucraina confermato, ma cresce l’irritazione politica.

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Una certa delusione, accompagnata da un evidente fastidio, ha attraversato le cancellerie europee dopo la sferzata lanciata da Volodymyr Zelensky nel suo intervento al Forum di Davos. Le parole del leader ucraino, molto dure nei confronti dell’Europa, non hanno raccolto consensi convinti a Bruxelles, dove si riconosce che in alcuni passaggi l’Unione avrebbe potuto fare di più, ma si rivendica anche il peso concreto dell’impegno finora sostenuto.

A Commissione europea ricordano che l’Unione è composta da 27 Stati e che i processi decisionali sono per loro natura complessi e non sempre rapidi. Un dato, però, viene ribadito con forza: finora l’Ue ha garantito a Kiev circa 200 miliardi di euro tra aiuti finanziari, politici e militari.

Le reazioni del governo italiano

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, da sempre sostenitore della causa ucraina, ha definito le parole di Zelensky “ingenerose” nei confronti dell’Europa. Una posizione condivisa, seppur con toni più diplomatici, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di “dispiacere”.

“La prima a dire che l’Europa deve svegliarsi sono stata io – ha osservato Meloni – ma per quello che riguarda Zelensky dobbiamo anche ricordare che abbiamo fatto tutto quello che potevamo. Per questo mi è dispiaciuto”.

A Bruxelles nessuno intende aprire uno scontro frontale con il presidente ucraino, soprattutto in una fase delicata sul piano militare e negoziale. Resta però la convinzione, espressa da Tajani, che “l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina e fatto tutto il possibile per sostenerla”.

Le voci critiche nella maggioranza

Di segno opposto le reazioni di chi, all’interno del governo italiano, ha spesso espresso posizioni più fredde sull’assistenza a Kiev. Matteo Salvini ha invitato Zelensky a “firmare al più presto un accordo”, sostenendo che il conflitto stia costando all’Ucraina uomini e territori. Ancora più netto Roberto Vannacci, secondo cui il presidente ucraino “vuole solo miliardi e armi”.

Verso nuove sanzioni e il piano per il dopo-guerra

L’intervento di Zelensky arriva alla vigilia di un mese cruciale per gli equilibri del conflitto. Già dalla prossima settimana i ministri degli Esteri dell’Ue discuteranno il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, con particolare attenzione alle misure economiche e alla cosiddetta “flotta ombra” di Mosca. L’obiettivo è approvare il pacchetto il 24 febbraio, nel quarto anniversario dell’inizio della guerra.

Parallelamente, la Commissione europea ha iniziato a pianificare il futuro dell’Ucraina. In un documento informale inviato alle 27 capitali, Bruxelles prevede investimenti per circa 800 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni tra capitali pubblici e privati, prestiti e sovvenzioni. Cinquecento miliardi sarebbero necessari solo per coprire il deficit di Kiev, ricostruire le abitazioni e rilanciare le aree devastate dal conflitto.

Il testo, intitolato “Roadmap per la prosperità dell’Ucraina: una visione per l’Ucraina 2040”, definisce la ricostruzione come “un’opportunità unica per costruire un’economia resiliente, digitalizzata e competitiva”.

Pace e sicurezza restano il nodo centrale

Prima di qualsiasi piano, però, resta una pace da costruire. L’Ue guarda con interesse ai negoziati di Abu Dhabi, ribadendo che la sicurezza dell’Ucraina coincide con quella europea. Per ora, tuttavia, a Bruxelles si ritiene prematuro avviare un confronto diretto con Mosca.

Il gelo seguito alle parole di Zelensky non mette in discussione il sostegno europeo, ma segnala una frattura comunicativa che, in una fase così delicata, rischia di pesare sugli equilibri politici interni all’Unione.

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A Caracas migliaia di sostenitori di Maduro in piazza per chiederne la liberazione

A Caracas migliaia di sostenitori dell’ex presidente Nicolás Maduro hanno manifestato per chiederne la liberazione, in coincidenza con l’anniversario della caduta della dittatura militare del 1958. Le accuse restano da verificare nelle sedi competenti.

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Migliaia di sostenitori dell’ex presidente de facto Nicolás Maduro si sono radunati nei giorni scorsi a Caracas per chiedere la sua liberazione, in una manifestazione coincisa con l’anniversario della caduta della dittatura militare del 1958. La protesta si è concentrata in piazza O’Leary, nel centro della capitale, con partecipanti che hanno esibito striscioni e slogan in favore del ritorno del presidente e della sua famiglia, detenuti negli Stati Uniti d’America dopo la loro cattura il 3 gennaio scorso nell’ambito dell’Operazione Absolute Resolve.

Richieste e messaggi dei manifestanti

I partecipanti alla mobilitazione hanno definito “ingiusta e illegittima” la detenzione di Maduro e della moglie Cilia Flores, invocandone il rilascio e il ritorno al potere. Secondo filmati e immagini diffuse dalla protesta, gruppi di sostenitori hanno sfilato e scandito slogan di sostegno alla figura dell’ex presidente e alla sua leadership.

Ruolo delle autorità ad interim

La presidente ad interim di fatto, Delcy Rodríguez – già vicepresidente sotto Maduro – ha avviato un canale di dialogo con Washington nel tentativo di negoziare il rilascio dei leader arrestati. Nel corso della manifestazione il ministro dell’Interno, Diosdado Cabello, ha ribadito in un intervento televisivo trasmesso dalla rete statale VTV il sostegno dell’attuale governo alla richiesta di rientro di Maduro e della moglie.

Un quadro politico complesso

La protesta di Caracas segue un periodo di forte tensione politica in Venezuela, segnato dalla rimozione di Maduro dall’incarico e dalla presa di potere di Rodríguez su mandato del Tribunale supremo di giustizia, dopo un’operazione militare statunitense che ha catturato l’ex presidente e la sua consorte.

La situazione interna resta frammentata, con fazioni politiche e sociali che reagiscono in modi differenti al nuovo corso politico e allo spostamento dell’asse di potere. Manifestazioni di sostegno a Maduro e richieste di liberazione si intrecciano con altre mobilitazioni e iniziative pubbliche su temi nazionali, in un contesto segnato da divisioni e dalla continua evoluzione degli equilibri istituzionali.

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Protesta contro le deportazioni in Minnesota: arrestati circa 100 religiosi all’aeroporto di Minneapolis

Circa 100 membri del clero arrestati all’aeroporto di Minneapolis-St. Paul durante una manifestazione contro la politica migratoria dell’amministrazione Trump.

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Circa 100 membri del clero sono stati arrestati al Minneapolis–St. Paul International Airport durante una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Donald Trump. Lo riferiscono gli organizzatori della protesta, che si è svolta in Minnesota.

Secondo quanto ricostruito, all’iniziativa hanno preso parte soprattutto religiosi cristiani e leader di diverse comunità confessionali, che si sono radunati all’interno dell’aeroporto per denunciare presunte operazioni di deportazione di migranti detenuti.

Preghiere e canti prima degli arresti

I manifestanti si sono inginocchiati in segno di protesta, cantando inni religiosi e recitando il Padre Nostro, nonostante le temperature polari. Le immagini diffuse sui social mostrano i partecipanti ammanettati e portati via dalle forze dell’ordine al termine del sit-in.

Secondo il racconto di Justin Lind-Ayres, tra gli organizzatori della protesta, alcuni aerei in partenza dallo scalo sarebbero stati utilizzati per trasferire migranti detenuti verso destinazioni di deportazione. Si tratta, al momento, di affermazioni che rientrano nella denuncia politica dei manifestanti e non di accertamenti giudiziari.

Il contesto politico e le reazioni

La protesta si inserisce in un clima di forte tensione legato alle politiche migratorie federali, che negli ultimi mesi hanno suscitato critiche da parte di associazioni civili e religiose. Gli arresti, avvenuti durante una manifestazione dichiaratamente pacifica, hanno alimentato il dibattito sul diritto di protesta e sul ruolo delle comunità religiose nel confronto pubblico.

Le autorità aeroportuali e di polizia non hanno al momento diffuso un bilancio ufficiale dettagliato né indicazioni su eventuali accuse formali a carico degli arrestati. Le verifiche sono in corso.

Un gesto simbolico

Per gli organizzatori, l’iniziativa aveva un valore simbolico e morale: richiamare l’attenzione sul destino dei migranti e sulla responsabilità etica delle istituzioni. L’episodio riporta al centro del dibattito statunitense il tema dell’immigrazione, tra sicurezza, diritti e libertà di espressione, in un confronto che resta fortemente polarizzato.

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