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Politica

Ferragosto di relax “vigile” per la politica

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E’ Ferragosto anche per la politica. E nella prima estate indenne da crisi di governo e toto liste elettorali,prevale il relax “vigile”. Tra le mete, la più gettonata è la Puglia. Anche i ministri, tranne due eccezioni, mettono la marcia in folle.In campo solo Il responsabile del Viminale, Matteo Piantedosi, impegnato nel tradizionale collegamento con le questure e il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che ha riunito i suoi dirigenti (come promesso ad aprile) per fare il punto e guardare al futuro. Nella Puglia del mare e degli ulivi si è rifugiata anche la premier Giorgia Meloni. Da qualche giorno ha scelto una masseria di Ceglie Messapica, nella valle d’Itria, per staccare la spina. E qui è attesa di nuovo, dopo il blitz semivanziero di queste ore in Albania, insieme al compagno ed alla figlia, invitata dal premier Edi Rama.

Pochi giorni ancora prima del ritorno a Palazzo Chigi e ai dossier che l’aspettano. Compresa la legge di bilancio che impegnerà il governo da settembre. Le opposizioni, ricompattate dalla battaglia sul salario minimo, dalle località di villeggiatura continuano anche oggi a far sentire la loro voce. Lo fa Giuseppe Conte in un lungo post su Facebook che titola così: “Da Meloni un Ferragosto tutto fumo e niente arrosto”. Il presidente del M5s ribadisce che “è necessario contrastare il racconto edulcorato di una premier che non ha uno straccio di idea per cambiare il Paese”. Elenca quindi le pecche del governo (dagli “stipendi bassi” agli “sbarchi più che raddoppiati” fino al carovita e ai “tagli nella spesa del Pnrr”) e provoca: “se la premier “non sa che scelte fare, possiamo scrivere noi la prossima legge di bilancio”, perché “noi siamo pronti e anche senza gli applausi di qualche burocrate a Bruxelles, come succede a lei”. Nel dibattito si inserisce, quasi casualmente, Beppe Grillo che sul suo blog fa gli auguri di Ferragosto specialmente “a chi resta a casa e a chi una casa non ce l’ha”.

E aggiunge una poesia di Rodari con “l’augurio di poter vivere in un’Italia più equa”. Altro fronte caldo resta la norma sugli extraprofitti bancari. Per Conte, il governo “può seguire le nostre ricette, ma senza perdere 5 mesi di tempo e scrivere male la norma”. Malumori e distinguo che, sulla nuova tassa, covano anche nella maggioranza. Lo dice esplicitamente Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia. “La consultazione preventiva” sulle attività di governo è “il metodo necessario” rammenta in un’intervista e avverte che FI è pronta a modificare la norma cercando di escludere le piccole banche. Tace invece l’altro vicepremier, Matteo Salvini, volato a Polignano a mare con la fidanzata. Alla perla del Barese dedica foto e un video di qualche minuto, sui social, con le note di ‘Meraviglioso’ di Domenico Modugno in sottofondo.

E agli italiani arrivano gli auguri “resistenti” di Nicola Fratoianni. “L’Italia che vogliamo, quella che immaginiamo e quella per cui facciamo politica è un’Italia che non abbia paura del domani e che anzi lo guardi con ottimismo e speranza. Ci troverete nelle piazze e nelle strade, anche ad agosto – prosegue il leader di SI – a raccogliere firme per la proposta di legge sul salario minimo garantito, un primo passo per dare respiro a milioni di lavoratori che nonostante i sacrifici guadagnano una miseria per il loro lavoro. Il governo Meloni non fa che rinviare, per noi non c’è più tempo da perdere. Ma non finisce qui. A settembre torneremo in Parlamento con tante nuove proposte, per un Paese più verde, più giusto e soprattutto senza più paura. In questo caldo Ferragosto 2023 – conclude- i miei auguri resistenti”.

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Politica

Istituto Cattaneo: a Cagliari oltre 1/3 dei voti leghisti a Todde

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A Cagliari “più di un terzo degli elettori leghisti hanno votato per Alessandra Todde”. Questa la stima contenuta nell’analisi dell’istituto Cattaneo sui risultati delle ultime regionali in Sardegna. Lo studio definisce, invece, “marginale” a Sassari “la quota di elettori leghisti che hanno defezionato”. Se a Cagliari si stima che sul 3,6% dei voti incassati dalla lista della Lega, l’1,5% sia andato a sostenere Todde presidente (e il 2,1% Paolo Truzzu), a Sassari la percentuale per Todde – sul 2,6% alla lista – scende allo 0,3%. L’istituto premette che i dati raccolti “non consentono di rispondere in maniera definitiva al quesito riguardo al peso dei ‘tradimenti’ di cui, secondo una congettura diffusa, sono indiziati gli elettori della Lega”. Quindi rimarca che “risulterebbe improprio addebitare” la responsabilità della sconfitta di Truzzu “ai soli voti leghisti ‘dissenzienti. L’analisi rivela che sia a Sassari sia a Cagliari ci sono stati apporti alla candidata del centrosinistra di dimensioni nel complesso pari o superiori provenienti anche dagli elettorati di altri partiti del centrodestra”. Todde, infatti, emerge come “l’unica candidata che intercetta trasversalmente voti provenienti da elettori delle liste di altre coalizioni. Ottiene voti sia da elettori del ‘terzo polo’ guidato da Renato Soru sia dal elettori di partiti di centrodestra”. La conclusione è che il risultato sardo, nella sua conclusione inattesa, “è principalmente dovuto alle caratteristiche intraviste dagli elettori nei due principali candidati, e soprattutto dalla capacità attrattiva personale della neo-presidente, potenziata dalla forte intesa e dal convinto sostegno del Pd sardo”.

A Sassari risulta ad esempio che l’1,3% del 7,5% dei voti alla lista del terzo polo (che in Sardegna si è sostanziato nell’appoggio di Azione e Più Europa a Soru) sia andato a Todde e il 6,1% a Soru presidente. Nello stesso Comune, viceversa, si stima che abbia votato per Soru lo 0,7% di coloro che hanno espresso preferenze per la lista del Pd (16,2%). Sempre qui la neopresidente avrebbe raccolto i favori dello 0,9% degli elettori di centrodestra (0,3% della Lega e una percentuale addirittura maggiore di quelli di FdI, lo 0,5%). A Cagliari l’1% degli elettori di FI (sul 5,2% di lista) avrebbe votato per Todde e lo 0,3% per Soru. A quest’ultimo si stima sia andato anche l’1% dei voti della lista dem (13,2%). Una percentuale parzialmente ‘ricompensata’ dai voti del cosiddetto terzo polo finiti a Todde (0,6 dei 5,8 di lista).

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Economia

La Cgil prepara i referendum, nel mirino il Jobs act

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Licenziamenti individuali, precarietà del lavoro e appalti: la Cgil si prepara a mettere in campo referendum abrogativi su questi tre campi. Nel mirino c’è il Jobs act ma non solo. Visto che i tre temi intersecano più leggi. L’obiettivo del sindacato è “cambiare le leggi sbagliate e proporre un altro modello sociale e di sviluppo, che metta al centro la dignità e la libertà delle persone”. Leggi “balorde”, dice il segretario generale Maurizio Landini, “che stanno mettendo in discussione il futuro dei giovani. Il lavoro deve essere dignitoso, il lavoro povero e precario deve essere cancellato”. Intanto la Cgil si prepara a scendere in piazza per la pace e contro i manganelli. Sul lavoro – per estendere le tutele nei casi di licenziamento e negli appalti e per ridurre l’occupazione precaria – ricorre, quindi, anche allo strumento referendario. Il via libera arriva dall’assemblea generale che dà il mandato alla segreteria ad avviare il percorso. Percorso lungo, che prevede una serie di tappe.

La formulazione dei quesiti e il numero dei referendum dovrebbero essere definiti entro il 31 marzo, per poi procedere al deposito dei quesiti in Cassazione e alla raccolta delle firme (almeno 500mila) per poter andare al voto nella primavera 2025. A questi la Cgil si dice pronta ad affiancare anche un referendum abrogativo dell’autonomia differenziata, che intende promuovere non appena il ddl Calderoli verrà approvato definitivamente. E assicura che sarà protagonista di quella che definisce “la madre di tutte le battaglie per difendere la nostra democrazia: il contrasto al premierato”. Il percorso per arrivare al referendum è comunque aperto al confronto e, intanto, al coinvolgimento del mondo delle associazioni che già con la Cgil hanno dato vita alla “Via maestra, insieme per la Costituzione” scese in piazza insieme ad ottobre scorso.

Ora la Cgil ci riprova, già nel 2016 aveva percorso la strada del referendum contro il Jobs act, entrato in vigore il 7 marzo 2015 con il governo Renzi, che ha introdotto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. E che in casi di licenziamento illegittimo ha previsto il superamento del reintegro nel posto di lavoro sostituito da un indennizzo economico commisurato all’anzianità di servizio (da 4 a 24 mensilità). Di fatto, come sostenuto più volte dalla Cgil, ha mandato in soffitta l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Ma il quesito non era stato ammesso. La Cgil poi scenderà in piazza sabato 9 marzo a Roma, insieme alle associazioni della mobilitazione del 24 febbraio, per il cessate il fuoco a Gaza. Ma andrà in piazza anche in difesa del diritto di manifestazione e di sciopero. Perché, rimarca la Cgil, c’è “profonda disapprovazione e preoccupazione democratica per le violente cariche delle forze dell’ordine sui cortei di studenti”.

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Politica

Todde prima governatrice da 75 anni, ora al lavoro

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Sorridente, emozionata, certamente stanca. La prima cosa che fa Alessandra Todde mentre prende il suo posto nella grande sala di un hotel cagliaritano per la sua prima conferenza stampa da presidente della Regione Sardegna, è ringraziare i giornalisti, “che ieri per sedici ore hanno atteso i risultati” nella sede elettorale. Un’emozione palpabile, come altrettanto la soddisfazione: “Sono orgogliosa di essere la prima donna presidente della Regione in Sardegna”, ribadisce a distanza di nove ore dalla prima frase pronunciata da eletta, non ancora ufficiale, quando nel comitato elettorale era passata da poco l’una di notte. “Dopo 75 anni di autonomia siamo riusciti a rompere questo tetto di cristallo”, ribadisce. La notte è stata lunga e si vede dai volti di tutto lo staff, che lei ringrazia per il grande lavoro.

Insieme ai leader del Pd e M5s, Elly Schlein e Giuseppe Conte, si concede un momento di festa e commozione, nel tratto di strada chiuso dalla polizia locale, tra brindisi e canti a tenore. Conclusi i festeggiamenti, Todde si mette subito al lavoro elencando nel corso della conferenza stampa e successivamente, nel giro di interviste in diretta nei talk televisivi nazionali, le priorità del suo programma. Sulla premessa, la neo governatrice non ha dubbi “l’alleanza tra Pd e M5s è l’unica strada percorribile”, dice convinta. Da qui passa ad illustrare i primi atti del suo governo: “Innanzitutto la prima cosa da fare è mettere mano all’organizzazione della Regione, visto anche l’esempio terrificante che abbiamo dato ieri, di un’amministrazione che non riesce nemmeno a gestire le proprie elezioni”, sottolinea. Quanto agli assessorati, Todde ripete quanto detto in campagna elettorale: “Abbiamo una legge vecchia del 1977 che blinda il sistema in 12 assessorati-silos, a compartimenti stagni, va cambiata prima ancora della nascita della giunta”, precisa.

Le altre due priorità sono la sanità, con la rete di cura territoriale da far funzionare, e l’energia. In particolare l’urgenza di “una moratoria che sostenga la transizione energetica e permetta di lavorare sulla mappa delle aree idonee per le rinnovabili”. C’è ancora tempo però per commentare la vittoria: “È stata come una scalata di un ottomila, un’impresa difficile, ma come tutte le imprese difficili anche entusiasmante”. E poi “quello che ha vinto è il progetto, costruito da una squadra che ha deciso di riunirsi di fronte ai temi che interessano i sardi”. Lo ripete microfono dopo microfono. In bella vista un monile in filigrana della tradizione sarda che la presidente indossa da diversi giorni a prescindere dal colore dell’outfit, ieri lilla, oggi blu. “Sono felice di aver avuto una squadra e una coalizione che ha lavorato con determinazione, come la mia, di donna nuorese”, ripete la governatrice della Sardegna, che ora con i colori della sua terra dovrà tingersi una ciocca di capelli, come promesso.

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