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È Kamala Harris il vero volto del futuro democratico, non l’anziano Biden

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Con l’investitura di Joe Biden a candidato per la Casa Bianca, i Democratici USA hanno  dimostrato di temere davvero tanto Mr. Trump, e forse a buona ragione, perché il presidente uscente aveva fatto volare l’economia americana fino alla recente pandemia da Covid, nel cui pantano ha dato il peggio di sé facendo così rimettere in discussione una riconferma che poteva essere alla portata di mano.

Essendo praticamente certo che il settantottenne democrat il Presidente degli USA per i prossimi quattro anni, il vero elemento di novità e forse di speranza arriva dall’investitura di Kamala Harris (senatrice dal 2017 e procuratore distrettuale dalla carriera stellare) a vicepresidente, che premia una persona che è massima espressione di tenacia, professionalità e capacità, al di là del sesso ed altre caratteristiche che per troppo tempo sono state sinonimo di zavorre, perché da Obama in poi gli USA hanno dimostrato ancora una volta che ci sono chance per tutti. Vero è che per una donna di colore, moglie e madre, il percorso professionale e politico sarà stato di certo più difficile e per questo la nomina in questione sicuramente emoziona un po’ di più. Anzi decisamente tanto di più rispetto a quella dello stesso Biden, che con tutti i pregi che ha non sembra esprimere il massimo senso di rinnovamento democratico.

E’ la Harris dunque ad interpretare il segnale di vera modernità, soprattutto se attorno alla sua figura non si affibbieranno le moderne ipocrisie, che invocano il cambiamento solo dei segni esteriori, sbandierati da un vero e proprio populismo alla rovescia che ha l’unico “pregio” di essere rivolto alla schiera avversaria. Perché a Trump è stato addossato di tutto, finanche i fallimenti degli stessi democratici, che pur essendo al vertice dell’amministrazione americana da decenni e per decenni, non hanno debellato i veri fenomeni di violenza razzista, come quelli che si registrano ancora tra Polizia ed afroamericani, così come non hanno garantito equità sociale ed economica a tutti i cittadini. Eppure Obama ce l’ha messa tutta, ma mentre ricorreva a giuste politiche sociali e green, l’Iran ha accelerato il programma atomico e la Cina ha continuato indisturbata ad inquinare il pianeta e a calpestare i diritti umani del suo popolo, inondando il mondo di prodotti a basso costo che sono in larga parte frutto di una vera e propria moderna schiavitù. Per non parlare dell’infame silenzio sull’iniziale diffusione del  Coronavirus. Che farà dunque Biden? Sarà capace di rilanciare l’economia del suo Paese senza inquinare? Aprirà le frontiere al Messico? Riuscirà a non intraprendere guerre come ha fatto Trump? Garantirà Diritti Civili e Sanità gratuita per tutti? Tutto questo assieme sarebbe un miracolo ma noi ci auguriamo che possa riuscire in questa titanica impresa, ma come abbiamo visto, quando a non compierla è stato il presidente Repubblicano allora tutti si sono indignati ai massimi livelli. Così come quando lo stesso Donald ha indicato una donna, Coney Barret, madre di sette figli, come nuovo giudice della Corte Suprema. In tal caso però, pur avendo un curriculum stellare come quello della Harris, l’essere portatrice di valori conservatori ha rappresentato un motivo di aggressione politica e mediatica, prima ancora che ideologica, nei suoi confronti. E tanto ciò perché all’evidenza, la bianca madre in carriera, non era rappresentante dei sentimenti dello schieramento progressista.


Ed è proprio in contrapposizione a questa ipocrisia di parte, dove una
componente politica ritiene di poter stabilire in modo arbitrario chi sia nel giusto o  meno, a seconda dunque di che casacca si indossa, che nasce il sentimento di smarrimento e confusione che può allontanare un popolo dai veri ideali, e che cercherà illusorio riparo sotto l’ala del leader forte al quale finirà di perdonare anche l’imperdonabile.

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Esteri

Caos eredità Maradona: le figlie accusano l’ex avvocato Morla di frode e chiedono la restituzione di 13 milioni di dollari

Le figlie di Diego Maradona accusano l’ex legale Morla di frode: spariti 13 milioni dai conti esteri. Al centro del caso la società Sattvica e i diritti d’immagine.

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Dove sono finiti 13 milioni di dollari? È la domanda che oggi agita il tribunale di Buenos Aires e infiamma lo scontro tra gli eredi di Diego Armando Maradona e l’avvocato Matías Morla (nella foto con Diego), il rappresentante legale e uomo di fiducia del Pibe de Oro negli ultimi anni della sua vita. A portare la questione in tribunale sono state Dalma e Gianinna, figlie di Diego e di Claudia Villafañe, che accusano Morla di aver sottratto fondi e di aver agito alle spalle degli eredi legittimi.

Secondo le figlie dell’ex campione, il patrimonio occultato ammonterebbe a oltre 13 milioni di dollari, presenti su conti bancari esteri a nome del padre. Le accuse non si fermano qui: Morla avrebbe anche trasferito in modo sospetto il controllo della società Sattvica – che gestisce i diritti commerciali sul nome e sull’immagine di Maradona – alle sorelle di Diego, Rita e Claudia Norma Maradona, eludendo così il passaggio naturale ai figli eredi.

La frode secondo le figlie

Nel dossier presentato in tribunale, i legali di Dalma e Gianinna parlano apertamente di frode post mortem, sostenendo che la firma apposta da Maradona sui documenti che affidavano pieni poteri a Morla potrebbe essere stata falsificata. La società Sattvica, secondo la loro ricostruzione, sarebbe stata solo formalmente intestata a Morla e al cognato Maximiliano Pomargo, ma in realtà sottostava alla volontà di Diego, che ne era il socio occulto. Dopo la morte del Pibe, il rifiuto di Morla di riconsegnare ai figli il controllo della società rappresenterebbe un’ulteriore violazione dei loro diritti.

Conti bancari e attività commerciali

Nel programma argentino “Intrusos”, sono stati resi noti i dettagli dei presunti conti esteri:

  • 1,6 milioni presso Bank Caribbean

  • 1,9 milioni presso la North National Bank di Abu Dhabi

  • 5 milioni presso Paribas

  • 5 milioni presso HSBC

Fondi che, secondo l’accusa, Morla avrebbe occultato e che ora gli eredi chiedono di recuperare e suddividere tra i cinque figli riconosciuti di Maradona: Dalma, Gianinna, Diego Jr, Jana e Diego Fernando.

Il ruolo controverso di Morla

Morla, attraverso il suo legale Rafael Cuneo Libarona, ha rigettato ogni accusa, sostenendo che la gestione dei diritti d’immagine fu affidata alle sorelle di Diego su esplicita volontà del Pibe, che aveva interrotto ogni rapporto con l’ex moglie Claudia e le figlie. Nonostante ciò, la sua figura resta al centro delle polemiche. Nel 2021, in occasione di una manifestazione a Buenos Aires per chiedere giustizia sulla morte del campione, Morla fu duramente contestato, insieme al neurochirurgo Luque, rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio con dolo eventuale.

Il marchio Maradona e Sattvica

Intanto Sattvica, la società al centro della disputa, continua a gestire le licenze commerciali legate a Maradona: abbigliamento, tequila, caramelle, palloni e gadget firmati dal campione. La società ha sede sia in Argentina che in Spagna, e a oggi Morla avrebbe confermato di avere rapporti quotidiani solo con le sorelle del Pibe.

La battaglia legale, appena iniziata, si preannuncia lunga e complessa. Sul piatto non ci sono solo soldi e proprietà, ma anche il controllo del nome e del mito di Diego Armando Maradona, che continua a vivere nei cuori dei tifosi e nei tribunali.

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Esercito Usa crea nuova zona militare a confine Messico

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L’esercito statunitense ha creato una seconda zona militare lungo il confine con il Messico, aggiungendo un’area in Texas dove le truppe possono trattenere temporaneamente migranti o intrusi, dopo che un’altra area simile era stata designata nel New Mexico il mese scorso. Lo scrive l’agenzia Reuters sul suo sito web. Il mese scorso l’amministrazione Trump aveva designato una prima striscia di 440 km quadrati lungo il confine del New Mexico come “Area di Difesa Nazionale”. Ora arriva la “Texas National Defense Area”, una striscia lunga 101 km che si estende a est dal confine tra Texas e New Mexico a El Paso.

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Ok Usa a equipaggiamenti F-16 per l’Ucraina

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Il Dipartimento di Stato americano ha approvato la potenziale vendita di parti e equipaggiamenti del caccia F-16 all’Ucraina per 310 milioni di dollari: lo ha reso noto il Pentagono. Tra i principali appaltatori figurano Lockheed Martin Aeronautics, Bae Systems e Aar Corporation. (

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