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Dopo “Air Force Renzi” rottamato anche il bonus da 80 euro per finanziare la Flat tax

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Il bonus da 80 euro di Renzi è stato cancellato. Era una delle promesse elettorali del M5S e della Lega, è nel contratto di Governo, ed è stato fatto. La maggioranza di Governo è politicamente solida sull’accordo di programma. La decisione di rottamare  il bonus Renzi degli 80 euro consente di racimolare le risorse che servono alla manovra economica che il Governo dovrà fare. Il “premio” da 80 euro netti mensili in busta paga per i lavoratori dipendenti sotto i 26 mila euro di reddito costa circa 10 miliardi euro l’anno, finisce nelle tasche di circa 11 milioni di Italiani dal 2014.

C’è l’accordo tra Di Maio e Salvini per il via libera alla manovra economica 2019 che dovrebbe ammontare a 25 miliardi di euro

Nel vertice di ieri sera a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte ed i ministri economici, a quanto si apprende, pare sia stata pronunciata la sentenza definitiva sul bonus di Renzi, su quella che leghisti e soprattutto grillini definirono mancetta elettorale. Sarà azzerato e i findi utilizzati per finanziare il primo modulo della flat tax per le persone fisiche, che debutterà con la legge di Bilancio del 20129, assieme all’estensione della tassa forfettaria del 15% per le imprese la cui tassazione oggi può arrivare fino al 68 per cento. Parliamo soprattutto delle piccole e medie imprese. Per il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il “bonus Renzi” è troppo complicato.

Manovra economica 2019. Rottamato il bonus ma sgravi fiscali forti per imprese e famiglie

Non è uno sgravio (e non riduce la pressione fiscale complessiva, cosa che faceva dannare Padoan), e crea problemi al momento dei conguagli, con troppa gente costretta a restituirlo in tutto o in parte per aver superato il tetto di reddito. Meglio utilizzare i 9 miliardi per una prima riduzione delle aliquote o un accorpamento degli scaglioni Irpef. Il primo modulo della flat tax per i cittadini, appunto. 

L’idea è quella definire da subito, con la legge di bilancio del 2019, ma triennale, il percorso dei tagli fiscali sulle famiglie per l’intero arco della legislatura. Un programma a tappe, ma credibile perché scritto in una legge. Il governo sfrutterebbe l’effetto annuncio, capace di incidere positivamente sui consumi e sulla crescita, ed avrebbe tempi più comodi per le coperture. Qualsiasi sgravio fiscale si decidesse per il 2019, avrebbe i principali effetti contabili nel 2020, cioè nel momento della dichiarazione dei redditi. Lo stesso discorso vale per le imprese. Qui il piano è ancora più semplice, perché basta alzare i tetti di fatturato sotto i quali si applica il regime forfettario dei minimi, con l’aliquota già al 15%.

Sia la Lega che il Movimento sono decisi a varare gli sgravi sia per le famiglie che per le imprese e dare così un segnale di cambiamento all’economia. Sulla copertura della manovra fiscale c‘è ancora qualche distanza. Se il sacrificio del bonus Renzi mette tutti d’accordo, come la “pace fiscale” che però darebbe un gettito una tantum, ci sono differenze sulla linea da tenere con la Ue nel negoziato per ottenere la possibilità di fare un deficit un po’ più alto. Salvini e i suoi sono prontissimi allo scontro, mentre Di Maio appoggia la linea di Tria della “compatibilità” e nessuno scontro ma negoziato a oltranza con la Commissione. L’Italia può farcela ad ottenere il via libera a fare un po’ di deficit per far ripartire i consumi con la scelta di allegerire il fisco su imprese e famiglie. 

Con la flat tax, l’avvio del reddito di cittadinanza e probabilmente un primo allentamento della legge Fornero sulle pensioni, la manovra del 2019 costerebbe sulla carta circa 25 miliardi di euro, di cui metà per sterilizzare gli aumenti dell’Iva. Sul fronte delle coperture, per ora, ci sono il bonus Renzi, un paio di miliardi di altre detrazioni per le imprese che potrebbero sparire, e il gettito della «pace fiscale». Altro fronte delicato tra Lega e 5Stelle, con questi ultimi che puntano a circoscrivere la sanatoria solo ai piccoli contribuenti, mentre la Lega la ipotizza anche per le imprese. Da come la si imposta dipenderanno anche gli incassi, che oscillano tra uno e 3 miliardi.

Nelle intenzioni dell’esecutivo le coperture dovrebbero fermarsi qui. Metà manovra, 12 miliardi su 25, dovrebbe dunque essere finanziata in deficit per evitare che tagli di spesa o nuove entrate deprimano troppo l’economia. Non è detto che la Ue sia d’accordo. Il negoziato è in corso e per il momento non depone male. Ma anche ieri sera i ministri della Lega sono stati chiari. Il programma di governo deve essere attuato. Checché ne dica Bruxelles.

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Fisco, arriva la riforma delle sanzioni, multe più lievi

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Sanzioni più leggere per le violazioni in materia di tasse. Dalla dichiarazione fiscale omessa o infedele ai casi in cui si comunica al Fisco meno di quanto accertato, finisce l’era delle maxi-multe fino al 240%: al contribuente verrà chiesto non più del 120% dell’ammontare dovuto. E’ in dirittura d’arrivo il decreto legislativo per la revisione del sistema sanzionatorio tributario, che dopo il passaggio in Parlamento per i pareri, arriverà mercoledì in consiglio dei ministri per il disco verde definitivo. Tavolo su cui si attende anche il piano Salva-casa firmato da Matteo Salvini, che dopo i distinguo emersi nella maggioranza incassa l’apertura di Forza Italia.

L’arrivo in cdm del decreto attuativo sulle sanzioni, approvato in via preliminare il 21 febbraio, è stato anticipato nei giorni scorsi dal viceministro all’Economia Maurizio Leo. Il nuovo regime, che dovrebbe scattare da settembre, prevede sanzioni amministrative ridotte da un quinto a un terzo. Parte intanto la stagione della dichiarazione dei redditi (da oggi al via il canale diretto con l’Agenzia delle Entrate per l’invio della precompilata 2024). Il modello precompilato, che era già possibile visionare dal 30 aprile, può ora essere accettato, modificato o integrato rispetto alla versione messa a punto dall’amministrazione fiscale. Ma si tratta solo del fischio d’avvio perché per chiudere la partita ci sarà tempo fino al 30 settembre per il ‘730’ o fino al 15 ottobre nel caso si utilizzi il modello ‘Redditi’. Alcune novità del decreto sanzionatorio riguardano proprio violazioni relative alle tasse comunicate al fisco.

Per chi non presenta la dichiarazione dei redditi o dell’Irap oppure la dichiarazione del sostituto d’imposta, la multa sarà del 120%, anziché dal 120 al 240% previsto ora. Mentre per dichiarazione infedele, si passa da 90-180% al 70%. Le sanzioni tributarie riscosse ogni anno ammontano a circa 2,27 miliardi: il taglio delle multe, che vengono ridotte nel complesso di circa il 10%, si spiega nella Relazione Tecnica, avrà necessariamente un “effetto negativo” in termini di entrate da sanzioni; ma con multe più proporzionate, e di minore importo, si scommette su una maggiore adesione all’accertamento. Novità anche per i commercianti: per l’omessa o tardiva trasmissione o con dati incompleti o non veritieri dei corrispettivi giornalieri arriva un tetto di 1.000 euro alle sanzioni, mentre l’omessa, incompleta o infedele comunicazione delle minusvalenze sarà punita con una sanzione massima di 30mila euro (anziché 50mila).

Il provvedimento si arricchisce anche di alcune modifiche sulla base delle indicazioni date dalle commissioni parlamentari nei loro pareri. In particolare è in arrivo una revisione delle definizioni normative di crediti non spettanti e crediti inesistenti attraverso una loro “più puntuale distinzione”. Ma sul tavolo del governo ci sono anche le nuove norme per sanare alcune irregolarità nelle abitazioni. Il testo sarà mercoledì in cdm, promette Salvini, che manda rassicurazioni agli alleati: “non è un condono”. Sul provvedimento, oltre all’interlocuzione in corso col Quirinale, che ha acceso un faro sull’effettiva necessità di ricorrere alla decretazione d’urgenza, si registra la cautela di Forza Italia.

Che oggi apre, ma resta vigile: “Stiamo parlando, vediamo quando ci sarà il testo definitivo ma mi pare che si stia andando nella giusta direzione”, dice il leader azzurro Antonio Tajani. In attesa del testo definitivo, Salvini spiega: “Riguarda tutte le piccole irregolarità interne” dentro le case degli italiani. Quindi niente per chi si è fatto “la villa abusiva con piscina in riva al mare o al fiume”. Si punta ad intervenire su difformità minori che non incidono sulla struttura di un edificio, ad esempio tutte le modifiche interne ad un appartamento, ma anche potenzialmente l’ampliamento di finestre e balconi.

Allo studio anche interventi non eccessivamente pesanti e impattanti, che non richiedono alcun titolo abilitativo, come le tende, anche da esterno. Per le parziali difformità, per esempio finestre o balconi soprattutto per gli edifici prima della fine anni ’70, si pensa ad una regolarizzazione con semplice sanzione. Non sarà nel decreto invece la norma salva-Milano, per consentire lavori in alcuni grattacieli nel capoluogo lombardo al centro di uno stop della procura: l’idea, come chiarito venerdì dopo una telefonata tra Salvini e il sindaco Sala, è lavorare a una norma bipartisan da inserire in fase di conversione del decreto.

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Mattarella a Dublino, focus su Iran e Stato palestinese

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Ucraina, conflitto israelo-palestinese e focus sull’Iran. I colloqui politici che Sergio Mattarella ha avuto nella visita di due giorni in Irlanda con il presidente Michael D. Higgins si sono concentrati sulle principali aree di crisi del pianeta. Ma un’attenzione speciale è stata posta, da parte irlandese, sulla necessità di progettare sin da oggi una soluzione politica che possa raffreddare le tensioni in Medio Oriente.

“La gravissima aggressione russa all’Ucraina, il disumano attacco dei terroristi di Hamas e la spirale di violenza, con azioni e reazioni che ha innescato, con le drammatiche conseguenze per il popolo palestinese, ci spingono a rafforzare il nostro impegno per un ruolo sempre più incisivo dell’Unione Europea, attore di pace sin dalla sua nascita”, ha detto il presidente Mattarella sintetizzando la posizione italiana al suo omologo irlandese. Il governo di Dublino spinge molto su una presa di posizione forte a favore dei palestinesi che possa presto alzare il livello negoziale nei confronti di Israele: da tempo l’Irlanda ha fatto sapere di essere pronta, insieme a Spagna, Malta e Slovenia, a riconoscere lo stato di Palestina come “unico modo per raggiungere la pace e la sicurezza” in Medio Oriente.

Anzi, indiscrezioni non confermate, indicavano il 21 maggio, cioè domani, come data per il clamoroso annuncio. Probabilmente Mattarella non si è sbilanciato su un tema così delicato di politica estera e di competenza dell’esecutivo ma il presidente in diverse occasioni formali, come alle Nazioni Unite, si è sempre detto convinto che si debba guardare al futuro e che l’unica soluzione rimane quella propria dell’Unione europea dei “due popoli e due Stati”. Come se non bastasse, la visita del capo dello Stato in Irlanda è stata accompagnata dal susseguirsi di notizie e smentite sulla morte del presidente iraniano Ebrahim Raisi e dal timore che non si trattasse di una disgrazia.

Comprensibile quindi l’estrema prudenza con la quale il Quirinale ha costruito il doverso messaggio a Teheran: “Esprimo il mio cordoglio per la morte del Presidente Ebrahim Raisi, del Ministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian e di tutte le vittime della sciagura aerea che si è consumata nella giornata di ieri”.

Non una parola di più, non una di meno. In questa situazione delicatissima si riunisce martedì al Quirinale il Consiglio Supremo di Difesa (CSD). Una riunione convocata prima della tragedia iraniana ma che certamente affronterà in dettaglio con governo e Servizi le scarne informazioni che escono dall’Iran e i rischi che permangono dall’assedio di Gaza e dalla debolezza militare dell’Ucraina di queste settimane. Tra Mattarella ed Higgins esiste stima reciproca e consuetudine di rapporti ed oggi si è manifestata in una piccola cerimonia alle porte di Dublino dove è stato inaugurato “Parco Italia” sorto in quella che è stata la residenza degli ambasciatori italiani ed ora venduta al South Dublin County Council.

Uno splendido parco dove una eccezionale giornata di sole ha accompagnato il passaggio di consegne. La Lucan House, dimora in stile palladiano di fine ‘700, è stata la residenza degli Ambasciatori d’Italia in Irlanda per decenni fino a quando il governo italiano ha deciso di cederla alla Contea di Sud Dublino per trasferirsi in centro città. Da ricordare il fatto che su iniziativa dell’Ambasciatore Corrias e della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il parco Italia ora ospita l’esposizione permanente “Grazing in Lucan” composta da otto bufale di bronzo e un cavallo bianco in ferro dell’artista italiano Davide Rivalta.

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Rackete-Salvini,questa volta è duello elettorale

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Con l’avvicinarsi delle europee, si riaccendono vecchi conflitti. E’ il caso della ex comandante della Sea Watch Carola Rackete e del vicepremier Matteo Salvini: lei – durante un incontro pubblico per la candidatura di Ilaria Salis con Avs – ha accusato il leader della Lega di “incentivare” con le sue parole “i crimini d’odio”; lui – di rimando – l’ha definita ironicamente “la speronatrice”. Rackete, che senza permesso attraccò per far scendere migranti salvati in mare a Lampedusa nel 2019, ora è in corsa alle europee in Germania con Die Linke. Da quando Rackete, cinque anni fa, forzò il blocco a Lampedusa imposto proprio da Salvini. tra i due è partito un lungo braccio di ferro fatto anche di scontri verbali, culminati in un’accusa di diffamazione aggravata per Salvini ai danni di Rackete (per cui il Senato negò l’autorizzazione a procedere). Oggi è ‘la capitana’ ad attaccare: “Penso che le parole” di Matteo Salvini “continuino ad infiammare l’estrema destra, incentivando i crimini d’odio e polarizzano la società al posto di creare unità e giustizia sociale – afferma l’attivista -. Noi a sinistra siamo per i diritti umani, dignità e rispetto della vita e per un’equa transizione ecologica che ci garantisca un futuro sicuro su questo pianeta”.

Il capo della Lega le risponde a tono dopo qualche ora: “Io incentiverei i ‘crimini d’odio’ dice la speronatrice… E che bella coppia con la Salis! Il miglior antidoto a questi sinistri personaggi è un voto massiccio alla Lega”. Nel frattempo, la campagna elettorale mette pepe anche nei rapporti tra gli alleati di governo. A generare fibrillazioni tra Forza Italia e Lega è il decreto Salva-Casa, il provvedimento fortemente voluto da Salvini e atteso a giorni in Consiglio dei ministri. Pochi giorni fa, il ministro delle Infrastrutture e il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si erano sentiti per parlare del destino di alcuni grattacieli al centro di un intervento della Procura. E l’idea del vicepremier era di lavorare a una norma bipartisan da inserire in fase di conversione del decreto in questione.

“Non consentiremo l’abusivismo del Pd – fa sapere il capogruppo forzista al Senato, Maurizio Gasparri -. Siamo contrari ai condoni che la sinistra vorrebbe per i grattacieli di Milano. Io starò molto attento perché il condono che vorrebbe Sala mi inquieta” e “sono certo che il Capo dello Stato non firmerà le sanatorie”. “Una volta c’era Berlusconi che difendeva la casa come bene fondamentale degli italiani, ora c’è la Lega che porta avanti una norma di buonsenso”, attacca la deputata del partito di via Bellerio Giovanna Miele. E lo stesso Salvini rilancia: “Sanatoria’? Non è una brutta parola, come vorrebbe qualcuno, se significa semplicemente regolarizzare piccole anomalie, liberando oltretutto gli uffici comunali dalle troppe pratiche bloccate”

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